Le due giovani ricercatrici Tes che sfidano l’Emofilia

La rigenerazione delle cartilagini

Si svolgerà a Belluno, anche grazie al fattivo contributo e sostegno dell’Abvs, il progetto di ricerca della Fondazione Tes che porterà allo sviluppo di protesi generate con il gel piastrinico, finalizzate alla rigenerazione delle cartilagini. A condurre il progetto, grazie alla sinergia tra Tes, Avis Veneto, Abvs, Ulss n. 1 di Belluno e Università di Padova, è la giovane dottoressa Elena Stocco che ha già ottenuto risultati importanti. Alla giovane ed entusiasta ricercatrice abbiamo chiesto di spiegare ai nostri lettori in che cosa consiste e quali prospettive ha la ricerca in corso.

 

La mia ricerca si chiama “Condrociti da cartilagine di paziente emofilico come risorsa per il trapianto autologo. Uno studio in laboratorio”. L’emofilia è una malattia genetica rara che si caratterizza per la carenza, o nei casi più gravi per la mancanza, di un fattore della coagulazione. Esistono due tipi di emofilia: l’emofilia A causata dalla carenza/mancanza del fattore VIII e l’emofilia B causata dalla carenza/mancanza del fattore IX. La conseguenza di questa anomalia è che il sangue non coagula normalmente e ciò porta i pazienti emofilici a soffrire di emorragie frequenti, anche spontanee. Le articolazioni (soprattutto ginocchia, caviglie, gomito) sono il bersaglio più colpito: quando il sangue si riversa nell’articolazione (emartro) provoca infiammazione, dolore, difficoltà nel movimento ed esercita un effetto tossico che danneggia le cartilagini fino a distruggerle. È possibile ridurre i sintomi dolorosi, tuttavia per la maggior parte dei pazienti emofilici l’impianto della protesi è spesso inevitabile. Esiste una scienza d’avanguardia, chiamata Ingegneria Tissutale, che aiuta l’organismo a rigenerare i tessuti danneggiati sfruttando le cellule del paziente (autologhe) e combinandole in laboratorio con delle strutture di sostegno. L’obiettivo è quello di creare dei sistemi “intelligenti” capaci, dopo impianto nel paziente, di promuovere la rigenerazione del tessuto e degradarsi nel tempo fino a scomparire, una volta riparato il danno. In questo progetto abbiamo pensato ad una strategia di questo tipo con la prospettiva di poter bloccare lo sviluppo dell’artropatia nell’emofilico. La ricerca si è quindi svolta in due fasi: inizialmente abbiamo isolato e studiato le cellule della cartilagine (condrociti) da emofilico per capire se fossero uguali o diverse rispetto a quelle di pazienti sani; in un secondo momento abbiamo sviluppato un prototipo di protesi con delle caratteristiche adeguate a mimare la cartilagine. Ciò è stato fatto unendo le potenzialità di un nuovo materiale sintetico e biodegradabile che abbiamo recentemente brevettato, con quelle di un tessuto ottenuto dal cordone ombelicale umano (Gelatina di Wharton) e solitamente considerato prodotto di scarto. Dallo studio è emerso che in vitro i condrociti dell’emofilico hanno caratteristiche e comportamento simili ai condrociti del donatore sano e che il nostro modello di protesi derivato dal cordone ombelicale è capace di favorire la crescita delle cellule. Ulteriori studi e valutazioni sono sicuramente necessarie, ma questo è per noi già un buon punto di partenza.

Dott.ssa Elena Stocco

Elena StoccoChi è Elena Stocco

Elena Stocco ha 29 anni, è di San Martino di Lupari (Pd) e si è laureata nel 2011 in Farmacia presso l’Università degli Studi di Padova; a ottobre dello stesso anno ho superato l’esame di ammissione alla Scuola di dottorato di ricerca in biologia e medicina della rigenerazione (UniPd), percorso triennale che termina a dicembre e che ha svolto presso il laboratorio di chimica e biotecnologia delle proteine e biopolimeri nanostrutturati del Prof. Claudio Grandi. 

Dalle cellule progenitrici endoteliali del fegato la cura definitiva?

Tra Castelfranco Veneto (Tv) e Padova si svolge invece la ricerca della trevigiana Silvia Barbon, borsista della Fodazione Tes. A dare una mano alla sua ricerca è la convenzione firmata nel 2012 da Tes, Avis regionale Veneto, Ape (Avis per il progresso ematologico) che riunisce Avis provinciale di Treviso e 32 Avis comunali del territorio tra Castelfranco, Montebelluna, Asolo e la Pedemontana e l’Ulss 8. Il progetto è quindi co-finanziato e costa intorno ai 50mila euro l’anno, si sviluppa nell’arco di più anni con periodiche valutazioni sullo stato di avanzamento della ricerca e sui risultati.

L’emofilia è una malattia genetica ereditaria legata al cromosoma X che consiste in una disfunzione della coagulazione del sangue a causa della mancanza dei fattori coagulanti VIII o IX. Studi precedenti hanno dimostrato che uno dei maggiori siti di produzione del fattore VIII è rappresentato dalle cellule endoteliali dei sinusoidi epatici, ovvero i capillari che irrorano il fegato. Attualmente, la terapia per il trattamento dell’emofilia si basa sulla somministrazione per via parenterale dei fattori di coagulazione mancanti, prodotti per sintesi chimica, derivati dal plasma di donatori sani o ottenuti attraverso tecniche di ingegneria genetica (fattori ricombinanti). Il progetto di ricerca che sto seguendo propone una nuova strategia terapeutica per il trattamento dell’emofilia, con lo scopo di superare i limiti delle terapie attualmente in uso. Tale strategia si basa sul ricorso alla terapia cellulare, ovvero al trapianto a livello epatico di cellule staminali che potrebbero promuovere il rinnovamento della popolazione di cellule endoteliali che nel fegato del paziente emofilico non sono più in grado di produrre i fattori della coagulazione. Il nostro obiettivo è quello di isolare cellule progenitrici endoteliali (EPC), una popolazione staminale con capacità di evolvere in cellule endoteliali mature, dal sangue periferico di un donatore sano, che sarebbe la fonte più accessibile e più economica da utilizzare per il nostro scopo. In seguito, verificheremo in vitro la capacità di queste cellule di produrre i fattori VIII e IX, dopo averle sottoposte ad un trattamento specifico per farle evolvere in cellule endoteliali dei sinusoidi epatici. I dati preliminari ottenuti in vitro permetteranno di procedere con il trapianto delle cellule a livello della circolazione sanguigna epatica di un topo affetto da emofilia, per valutare l’effetto delle cellule trapiantate sul recupero della capacità dell’animale di produrre i fattori della coagulazione.

silviabarbonDott.ssa Silvia Barbon

Chi è Silvia Barbon

Silvia Barbon, 29 anni, di Roncade (Tv) è laureata in Biologia Evoluzionistica. Dopo il dottorato di ricerca in Biologia e Medicina della rigenerazione, che consegue nell’aprile 2013, ottiene una borsa di studio post-doc presso la Fondazione Tes Onlus di Padova. La sua attività di ricerca si focalizza sulla popolazione di cellule staminali isolate da sangue periferico umano e animale per applicazioni di ingegneria tessutale.

Telethon e Ricerca: guerra aperta all’Emofilia insieme con Avis

Giovedì 27 novembre incontro in Avis provinciale di Verona con un ricercatore in prima linea

“Parte” ufficialmente la campagna 2014/2015 Avis Telethon. Centinaia le Avis impegnate in tutta Italia per la Raccolta Fondi a favore della Ricerca genetica sulle malattie del sangue. Quest’anno la Fondazione Telethon ha selezionato un Progetto di Ricerca dell’Università di Ferrara, portato avanti dal gruppo del Prof. Mirko Pinotti. Sarà il tema centrale di un incontro che sì svolgerà giovedì 27 novembre alle 20 a Verona, presso la sede dell’Avis Provinciale in Via dell’Alpo. Sarà Presente il Prof. Pinotti. Già possiamo dare, però, alcune anticipazioni.

“Sviluppo di un nuovo Approccio terapeutico per l’Emofilia B causata da Mutazioni che causano salto dell’esone Mediante Modulazione del processamento di RNA messaggero” , è il titolo del presente Progetto di Ricerca approvato da Telethon e che verrà finanziato – grazie anche a quanto verrà raccolto dalle Avis in tutta Italia – Con 270.300 € in due anni. Messo così il titolo della Ricerca incute in po’ di timore nei non addetti, soprattutto scorrendo l’abstract descrittivo dove a “Esone” e “RNA messaggero” vengono associati termini ultra-specialistici come “U1snRNA” e “ExSpeU1”. Abbiamo quindi raggiunto il prof. Pinotti nel suo laboratorio all’Università di Ferrara perché ci spiegasse il progetto con parole più semplici.

DSC_0074
Il professore Pinotti, In primo piano, con il Suo gruppo di collaboratori all’Università di Ferrara.

Quando gli chiediamo una foto per illustrare il pezzo che scriveremo, il professor Mirko Pinotti prima declina, ma poi ci ripensa e chiama a raccolta “Tutti Quelli che si Stanno occupando della Ricerca Sulle Emofilie!”. È la Squadra che conta per il ricercatore il cui progetto è stato “adottato” da Avis quest’anno. “Senza uno staff entusiasta, formato anche da tanti giovani, non si va nessuna parte”, esordisce Pinotti. Prima però una domanda, che ci balza subito in mente.

Professor Pinotti, lei si occupa di Ricerche sulle Emofilie. Ma Quando è stata la sua “prima volta”, il suo primo approccio a tale difetto genetico?

Praticamente da subito, la mia tesi di laurea (non ce lo dice, ma ve lo diciamo noi: 110/110 con lode in Scienze biologiche, ndr) trattava proprio delle Malattie emorragiche congenite. Il mio interesse in questo campo è nato praticamente da quando ho iniziato a studiare Biologia.

Insomma si può ben dire che lei è “nato” come biologo studiando il sangue e i suoi Difetti.

Direi di sì, Anche per questo siamo davvero soddisfatti, direi addirittura felici, che l’Avis e Telethon abbiano “adottato” la nostra Ricerca.

Ci descrive, ma in parole povere, in che cosa consiste e qual è l’obiettivo finale del vostro Progetto di Ricerca?

L’Emofilia è una patologia ereditaria per la quale, a causa di gene difettoso che non produce uno dei Fattori della coagulazione, non è possibile l’emostasi. Ci sono oggi terapie valide e sicure, ma non una cura definitiva. In pratica l’Emofilico resta tale per tutta la vita non potendo “produrre in proprio” il Fattore della coagulazione. Tutto il nostro approccio parte studiando le mutazioni, le basi molecolari di questi difetti. In particolare, almeno per ora, ci stiamo occupando dell’Emofilia B che colpisce un maschio su 35mila e del fattore della coagulazione carente, il Fattore IX. Obiettivo della nostra Ricerca è quello di correggere il difetto, studiando approcci innovativi e alternativi alle continue infusioni dei Fattori mancanti: SIA plasmatici, SIA ricombinanti.

Vuol quindi dirci che in un futuro non tanto lontano, grazie alle vostre ricerche il difetto genetico delle Emofilie potrà essere corretto e la Malattia curata definitivamente? Non è un’utopia?

No. Negli ultimi anni studiando – mi conceda solo alcuni tecnici termini – una serie di mutazioni che interferiscono con il processamento dell’RNA messaggero (la molecola “copia” del gene che verrà tradotta nella proteina corrispondente) abbiamo identificato una strategia che sfrutta piccoli RNA modificati. QUESTI vengono da noi ingegnerizzati opportunamente per ripristinare il processamento alterato del Fattore IX, pur in presenza della mutazione genetica.

Schermata 2014/11/25 a 16.16.57
Mirko Pinotti, 46 anni, sposato, 2 figli, è Biologo e Dottore di Ricerca in Biochimica. Ha Lavorato presso diversi prestigiosi Centri di Ricerca Internazionali occupandosi sempre di Malattie della coagulazione. È professore di Biochimica all’Università di Ferrara. VIDEO

Una specie di “bluff”, quindi, Una sorta di presa in giro del gene mutante difettoso. Con l’RNA “furbo” nascosto nell’armadio?

Ecco possiamo dire che è una buona metafora: l’RNA “intelligente” va a riconoscere quello che l’RNA endogeno non riconoscerebbe. Questo piccolo RNA si chiama U1.

Questo per l’Emofilia B, Più rara. E per il resto delle Malattie Congenite Emorragiche?

Le mutazioni che compromettono il processamento dell’RNA messaggero sono inoltre causa relativamente frequente delle “emofilie”, come la A (un maschio su 10mila in cui difetta il Fattore VIII, ndr) per la carenza di Fattore VII e perfino di altre Patologie non emorragiche come quelle neuromuscolari . Questo approccio, che riguarda per ora l’Emofilia B, è secondo noi traslabile per disegnare approcci terapeutici anche per altre patologie accomunate dallo stesso tipo di mutazione. Ci stiamo lavorando e i risultati ottenuti con modelli cellulari e animali sono molto promettenti.

Sa che questo può mettere in crisi un fiorente “mercato” che gravita attorno ai pazienti emofilici, vero? Ma torniamo a noi: è la sua prima volta con Telethon?

Sì alla prima Domanda, no alla Seconda. Con Telethon ho cominciato a lavorare fin da quando ero dottorando con il professor Francesco Bernardi. Ora sono coordinatore di Progetto che è multicentrico e comprende altri Gruppi di Ricerche, come ICGEB del prof. Pagani a Trieste, il Genethon di Parigi (prof. Mingozzi) e Philadelphia (Prof. Arruda). A cui si aggiungono, naturalmente, i tre più grossi Centri clinici per l’Emofilia come quelli di Milano (Peyvandi), Firenze (Castaman) e Castelfranco Veneto (Tagariello). I Pazienti sono il nostro punto di partenza e, soprattutto, di… Arrivo.

Un anno di “Sangue sicuro in Africa”: 20mila euro per 3mila trasfusioni

Padova, 30/09/2014 – Sono quasi 10.000 i clienti dei supermercati Alì, dei Centri Alìper e delle profumeria Unix che quest’anno hanno scelto di mettere Medici con l’Africa Cuamm al centro della loro “spesa”. Per la precisione 9.559 persone che hanno rinunciato a oggetti per la cucina o il bagno, buoni ingresso e buoni sconto, destinando invece il ricavato della loro raccolta punti alle mamme e ai bambini di Angola, Etiopia, Tanzania e Uganda. Alì, come di consueto, ha raddoppiato ciascuna donazione, portando il totale a 19.118 euro.

La consegna dell assegno al Cuamm
La consegna dell assegno al Cuamm

Un assegno di tale ammontare è stato consegnato al direttore dei Medici CUAMM, don Dante Carraro, da Marco Canella, responsabile finanziario di Alì supermercati. Era presente per l’Avis, partner dell’iniziativa, il presidente regionale Gino Foffano.

A che cosa saranno destinate nel concreto queste risorse? “La solidarietà fa buon sangue” è lo slogan del progetto. L’obiettivo è garantire la disponibilità di sangue sicuro a bambini e donne in gravidanza nei 4 ospedali dove è attivo il programma “Prima le mamme e i bambini”. Ovunque nel mondo la donazione del sangue è un gesto d’amore; in Africa non è mai scontato perché spesso mancano donatori disponibili, strumenti per testare il sangue raccolto o presidi per conservarlo. Accade così che un’emorragia provochi, con drammatica facilità, la morte di una giovane mamma o di un bambino colpito da malaria. Negli ospedali africani infatti il 60-80% delle trasfusioni salvavita sono destinate ai bambini, soprattutto per curare la malaria e alle donne, specie per far fronte a emergenze ostetriche. Per garantire una trasfusione sicura è necessario presidiare tutte le componenti del ciclo trasfusionale, dalla formazione di medici e infermieri locali sulla corretta gestione delle trasfusioni, al coinvolgimento delle scuole e autorità per incentivare sempre più persone alla donazione, fino a garantire la presenza in ogni ospedale di attrezzature per eseguire i test sul sangue raccolto e di strutture per conservarlo adeguatamente.

«Solo un anno fa la banca del sangue qui a Wolisso non esisteva ancora, al suo posto c’era solo un edificio vuoto – dichiara Arianna Bortolani, internista Cuamm all’ospedale di Wolisso Poi a settembre l’inaugurazione, l’inizio delle attività e con esse anche delle prime difficoltà: senza il generatore, dovevamo trasportare tutte le sacche nel frigorifero dell’ospedale ogni volta che saltava la luce (praticamente ogni giorno). E i donatori? Neanche i familiari più stretti a volte accettano di donare sangue ai loro cari. Manca ancora la cultura della donazione, sostituita al contrario dai pregiudizi più strani sui rischi per il donatore: diventare pazzo, non riuscire ad avere figli. La strada è ancora lunga, certo, ma è emozionante vedere i primi risultati del lavoro di sensibilizzazione, educazione e promozione nelle scuole e nei luoghi di aggregazione».

DSC_0026
Don Dante Carraro, insieme a Gino Foffano,  mostra una maglietta che viene data ai donatori volontari in Africa per promuovere il dono gratuito.

Questa testimonianza che arriva dall’Ospedale di Wolisso fornisce un’idea molto precisa del lavoro che c’è da fare e che grazie al contributo dei clienti Alì e al coinvolgimento di Avis verrà potenziato in Etiopia e si estenderà agli altri tre ospedali. «Il fabbisogno totale stimato nei 4 ospedali è di 3.000 donazioni all’anno dichiara don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm – . Di queste 1.800 circa riguardano le emergenze ostetriche. Ad Alì e Avis, e a tutti i clienti Alì, Aliper e Unix va la nostra riconoscenza e gratitudine. Saper tante persone capaci di guardare fuori dai nostri confini, in questi tempi in cui siamo ripiegati su noi stessi, è un segnale che conforta e ci sprona a fare sempre di più».

DSC_0040
.

«Anche quest’anno il nostro Gruppo non ha voluto far mancare il proprio sostegno ad un progetto così importante – afferma Marco Canella, Responsabile Finanziario di Alì S.p.A. Siamo contenti di aiutare due realtà riconosciute e radicate come Cuamm e Avis e vogliamo innanzitutto ringraziare i nostri clienti che continuano a credere a questa missione devolvendo i punti della loro Carta Fedeltà. Convinti che insieme si possa fare molto anche per la donazione di sangue sicuro in Africa, in Gruppo Alì non farà mancare il suo piccolo contributo, certo che iniziative come questa possano migliorare la vita di tante persone che hanno bisogno».

«Il contributo di Avis è per lo più finalizzato alla creazione di un’organizzazione locale che sia in grado di sostenere l’opera di informazione, sensibilizzazione e formazione nei confronti dei donatori di sangue locali – sottolinea Gino Foffano, presidente Avis Regionale del Veneto. Sappiano che è un compito non facile, non di immediata realizzazione, ma non impossibile.

Esperienze simili sono già in atto, con Avis capofila, nei Paesi dell’America Latina. Oltre all’indispensabile supporto tecnico e logistico che il progetto prevede, il compito specifico di Avis è quello di formare dei partners sul territorio che sappiano gestire l’intero processo organizzativo che il sistema trasfusionale richiede. La raccolta fondi di Avis Regionale Veneto continua fino a dicembre».

Corri con Avis alla 29ª “Venice Marathon” per la ricerca sull’emofilia!

Ogni anno Avis si impegna su nuovi progetti che hanno il preciso scopo di migliorare la vita delle persone; da sette anni Avis Regionale Veneto è impegnata, con le Avis Provinciali, nella governance della Fondazione TES, con la quale promuove e concorda la ricerca nel campo della medicina rigenerativa basata sulle cellule staminali, estratte principalmente dal sangue di donatori volontari. In occasione della 29esima Venice Marathon del 26 Ottobre 2014, l’Avis Regionale Veneto, in collaborazione con Avis Provinciale Venezia e con le Avis Comunali presenti nel territorio interessate alla manifestazione, ha deciso di aderire al Charity Program con l’alto patrocinio del CR CONI.VENICE_MARATHON_esec

Charity Program è progetto di raccolta fondi, nei periodi prima, durante e post maratona, che mira a raccogliere la somma di almeno 5.000 euro a favore della Fondazione TES da destinare alla ricerca sull’emofilia. Infatti nei laboratori Tes, in collaborazione con le Università di Padova e Verona, si studiano le cellule staminali del sangue che potrebbero essere usate per sostituire le cellule che non sono più in grado di produrre i fattori per la coagulazione del sangue, nel paziente emofilico. Cerchiamo runners che credano in questa sfida e, partecipando alla maratona come testimonials, ci aiutino a tagliare il traguardo della solidarietà! Il maratoneta avrà il compito, quindi, di trasmettere, prima e dopo l’evento, questo importante messaggio di speranza. Tante piccole donazioni faranno una grande somma che consentirà di sostenere le attività della Fondazione Tes .

La raccolta fondi è aperta a tutti coloro che vogliono mettere del loro in ciò in cui noi di Avis crediamo fermamente; si può donare con un’offerta libera cliccando sul pulsante “Dona anche tu” sul sito http://www.retedeldono.it/ricerca-cellule-staminali.

Per iscriversi all’evento, in sostegno della Fondazione Tes assieme ad Avis, ci si deve collegare al sito www.run4tes.135.it e compilare il modulo online seguendo le istruzioni. La quota agevolata di iscrizione, pari a 42 Euro, rimarrà tale fino all’ultimo giorno disponibile dato dagli organizzatori per iscriversi alla maratona. Per maggiori informazioni sulle modalità ed i tempi dell’iniziativa, la Segreteria di Avis Veneto è disponibile, con una linea dedicata al progetto, al numero 0422-320316.

A tutti gli avisini rivolgiamo un caloroso invito a collaborare attivamente al successo dell’iniziativa adoperandosi per la ricerca di runners e di raccolta fondi.

Un saluto a tutti ed un in bocca al lupo ai runners. 

Andrea Finotto

Treviso: l’hai fatta, prima di partire… La tua donazione di sangue?

Con l’arrivo dell’estate e delle vacanze, cominciano a calare le donazioni di sangue nella Marca trevigiana. E l’Avis provinciale, con le sue 90 Avis di base, lancia un invito a tutti i donatori, perché ricordino di andare a donare prima di andare in ferie e durante la stagione estiva e non solo.

Spiaggia
Prima di andare in spiaggia… Ricordati dell’Avis

Si può donare usufruendo delle aperture al sabato e domenica di alcuni Centri trasfusionali della provincia e di quelle pomeridiane di Treviso, Conegliano e Vittorio Veneto, oltre che delle raccolte domenicali presso le 37 sedi periferiche (unità di raccolta domenicali).

“È un invito alla donazione che rivolgo a tutti i donatori, anche a nome dei presidenti delle Avis comunali, perché tutti insieme si possa trasmettere un invito forte e  coordinato ai soci della nostra Associazione e un invito ulteriore a chi donatore  non lo  è ancora  a diventarlo”.

La Pradal approfitta dell’invito per rivolgersi anche ai giovani, su cui Avis punta molto. “Abbiamo tanti giovani  donatori, anche grazie alle tante iniziative organizzate nel territorio dalle Avis comunali, a cui va il mio sincero grazie, nelle scuole di qualsiasi grado e livello, ma l’estate  potrebbe essere davvero una buon momento per tanti giovani di approfittare per conoscere l’Avis e  diventare donatori”.

La segreteria dell’Avis provinciale di Treviso è disponibile per qualsiasi informazione allo 0422 405077.

 

Chikungunya: torna allarme in Europa e Italia, occhio alla zanzara tigre

Il Centro nazionale sangue, sul proprio sito sulla base di una segnalazione (un documento di risk assessment) dell’European Centre for Disease and Control (ECDC) il 1° luglio ha lanciato l’allarme sul rischio Chikungunya che potrebbe interessare anche l’Italia. In particolare per i turisti che si recano nei Caraibi. Responsabile, come anni fa, la zanzara Aedes aegypti. La “comune” (ormai) “zanzara tigre” che ci “preleva” anche di giorno. Ecco il comunicato integrale del CNS.

images
La zanzara tigre

L’infezione da virus Chikungunya è trasmessa dalla zanzara della specie Aedes aegypti, attiva nelle ore diurne; in più del 75% dei casi i soggetti infettati sviluppano una sintomatologia caratterizzata da febbre alta, mialgia, rash cutaneo e artralgia, che può persistere per settimane. Nei restanti casi (25%) i soggetti viremici sono asintomatici o presentano una sintomatologia moderata. L’outbreak era cominciato nell’Isola di Saint Martin a dicembre 2013 e si era successivamente esteso ai Caraibi nella prima metà del 2014. Nelle ultime quattro settimane numerosi casi autoctoni sono stati segnalati in Costa Rica ed El Salvador (America centrale) e questa situazione epidemiologica ha indotto l’European Centre for Disease and Control (ECDC) a pubblicare un documento di risk assessment.

In Europa il rischio di diffusione è correlato all’importazione del virus attraverso soggetti/pazienti viremici, che rientrano dalle aree endemiche in paesi, come l’Italia, dove il vettore competente (zanzare della specie Aedes) è presente. Alla luce di questa nuova situazione sono disponibili sul sito del CNS le disposizioni relative alle misure di prevenzione da adottare.

Ad oggi casi importati di infezione sono già stati segnalati in Europa (Francia, Spagna, Italia, Olanda). Grande attenzione deve, pertanto, essere posta alla possibilità che nel corso dell’estate, in Europa, si possano verificare casi autoctoni, determinati dalla trasmissione dell’infezione attraverso il vettore competente, che raccoglie il virus da casi importati.

Dal documento ECDC  si evince che l’outbreak sta interessando ad oggi numerose aree del Centro America e dei Caraibi, frequentemente mete di viaggi per molti italiani (vedi Figura 2, pag 4 Documento ECDC allegato).

Alla luce di questa situazione, considerando la capacità diffusiva del virus Chikungunya e la possibilità che soggetti viremici asintomatici possano donare il sangue, si raccomanda di diffondere ed applicare rigorosamente le disposizioni contenute nella specifica circolare emanata dal CNS, consistenti nel rafforzare la raccolta delle informazioni anamnestiche  nei donatori di sangue relative ai viaggi, con particolare attenzione alle aree attualmente interessate dall’outbreak, ed, in caso di anamnesi positiva, nell’applicazione del criterio di sospensione temporanea per 28 giorni. In caso di riscontro di donatore con diagnosi accertata di infezione da Chikungunya, deve essere applicato il criterio di sospensione temporanea per 120 giorni dalla completa risoluzione dei sintomi.

Si raccomanda inoltre di indagare approfonditamente nei donatori di sangue la presenza di sintomi caratteristici dell’infezione e di aumentare la consapevolezza dei donatori stessi sull’importanza di segnalare tempestivamente la comparsa di questi sintomi successivamente alla donazione, fornendo al donatore tutte le informazioni utili per il loro riconoscimento.
– See more at: Centro nazionale sangue

Come difendersi: EPICENTRO

Italo Casagrande: quando l’artista è il vicino di casa!

L’Abvs di Bolzano Bellunese, in collaborazione con l’associazione ricreativa, ha proposto una mostra inaspettata. L’ex latteria ha fatto da ulteriore cornice ai quadri di Italo Casagrande (1923-2003). Opere degne di nota, di quelle collezioni, fantasiose nei temi e nei modi, in cui ognuno può trovare se stesso. Ma la novità dov’è? La novità è che ben pochi sapevano di questa grande passione di Italo, a tutti noto come imbianchino. La pittura era infatti, per lui, non solo un mestiere, bensì una passione che lo teneva impegnato con tavolozza e colori anche fuori dall’orario di lavoro. Grazie al nipote Luigi, ed al resto della famiglia, è nata l’idea di mostrare agli ignari paesani il lato nascosto di Italo. La soddisfazione è grande, lo si legge negli occhi di Luigi che, sempre presente negli orari d’apertura della mostra, spiega quale sia il suo quadro preferito. Spiega poi di un’altra opera, tirata fuori da una cantina, e un’altra ancora che di solito è appesa nel suo salotto, ma che vista con la luce offerta dalla location, assume tutto un altro aspetto! Che dire, mai fermarsi alle apparenze: il vostro vicino di casa potrebbe essere un…talentuoso pittore!

Giulia Frigimelica

Mostra Casagrande

Mostra Casagrande 1

Mostra Casagrande 2

Mostra Casagrande 3

Mostra Casagrande 4

Mostra Casagrande 5

Mostra Casagrande 6

“Urima Pavasia”, albanesi e kosovari insieme ad Avis a Portogruraro

Anche l’Avis alla “Urima Pavasia”, la festa dell’Associazione Kosova di Portogruaro nel sesto anniversario della proclamazione dell’indipendenza del Kosovo. All’oratorio di Lison di Portogruaro vi hanno partecipato oltre 200 persone, numerosissimi bambini e ragazzi kossovari e albanesi. L’assessore Irina Drigo ha portato i saluti dell’Amministrazione comunale. Sami Binakay, presidente di Kosova, ha ringraziato la Drigo per il simbolico conferimento della cittadinanza italiana ai minori figli di immigrati: iniziativa che si ripeterà il 2 giugno. Molto applauditi i rappresentanti dell’Avis di Lison, Emanuele Faccini e dell’Avis regionale, Danilo Riedi, che hanno ribadito il significato universale della donazione del sangue. Riedi ha augurato a tutti di poter rientrare in patria, mentre a chi ha scelto di rimanere in Italia di potersi integrare e di avere una seconda patria. La serata è stata animata da numerosi artisti kosovari ed albanesi che hanno eseguito canzoni e musiche tradizionali. Gjelosh Hajdari e Ali Kurtaj, Ymer Kurtajm, Ledni Bytyqi, Besim Morina, Mentor Mazreilu si sono alternati nel canto accompagnandosi con la Qifeli (Ciftelia) strumento a due corde pizzicate di origine albanese, Sharki (tre corde di origine turca) e la Lahuta (una sola corda) derivata dalla Lira bizantina.

157007_639210029466334_1024711740_n 1797526_639209759466361_1237073144_n 1898073_639209806133023_594435150_n 1920232_639209909466346_1419269535_n

 

Avis Veneto “sotto processo”, sabato 8 febbraio a Treviso

“In nome del popolo avisino…”.

Sarà con queste parole che il collegio giudicante chiuderà il ciclo di appuntamenti organizzato dalla Scuola di Formazione delle Avis del Triveneto. L’ultimo incontro è in programma per sabato 8 febbraio a Treviso: sul banco degli imputati l’Avis. Il capo d’imputazione è chiaro: mancanza di apertura all’innovazione e poco spazio per i giovani…un must di questi tempi, dove la “rottamazione” è sulla bocca di tutti. Sarà un vero e proprio processo (simulato) quello che prenderà vita a Treviso, con tanto di accusa, difesa e testimoni. Un’occasione per confrontarsi, scontrarsi e, perché no, togliersi qualche sassolino dalla scarpa. L’obiettivo, però, è comune: crescere ed evolversi per stare al passo con i tempi, ma senza dimenticare le proprie radici. (B.I.)

Vediamo come si svolgerà il “processo”:tribunale

Le Parti e gli attori in causa

Il Pubblico Ministero: che preciserà gli elementi di critica verso l’associazione e presenterà al giudice le idee e richieste per correggere difetti nelle mentalità, negli usi e nelle consuetudini.

La “Convenuta”: ovvero l’Avis stessa, chiamata in causa per interrogarsi sul tema, avrà diritto ad un avvocato difensore. Questi potrà produrre ogni elemento e testimonianza utile in supporto della difesa.

I Testimoni: ovvero tutti i dirigenti e quadri avisini che vorranno partecipare per portare la propria testimonianza per l’accusa o per la difesa.

GiudiceIl Giudice collegiale: rappresentato dalla dott.ssa Clara Deffendi, psicologa e formatrice esperta, e da altre figure extra associative (Alessandro Lion dir. CSV Padova e Michela Saviane HEADS) avrà la funzione di facilitare il corso del procedimento stimolando un confronto costruttivo; dopo la requisitoria emetterà il proprio giudizio per contribuire a definire una giusta prospettiva su questo fondamentale tema.

 Il procedimento

 Ore 9.30 – Apertura del processo, benvenuto ai convenuti e registrazione

Ore 9.45 – Esposizione dell’oggetto del processo, la domanda per la quale si chiede il giudizio.

Ore 10.00 – Requisitoria del Pubblico Ministero che può addurre prove e chiamare i propri testimoni a parlare.

Ore 10.30 – Istruttoria e contraddittorio per permettere alle parti di fornire tutti gli elementi di prova utili, documenti e testimonianze comprese , per vagliare i dati di fatto e gli interessi rilevanti così da pervenire ad una valutazione fondata nel merito.

Ore 12.30 – Emissione della sentenza ovvero comunicazione della decisione del giudice, delle sue motivazioni e delle ragioni che l’hanno giustificata.

Ore 13.00 – Conclusioni e prospettive per l’associazione

 

Concerto Telethon a Castelfranco Veneto

A Castelfranco Veneto

Concerto Avis/Telethon il 20 dicembre

 

Straordinario Natale con i giovani alla Chiesa S. Maria della Pieve di Castelfranco Veneto.

Nell’ambito delle iniziative per Telethon e per aiutare la ricerca scientifica sulle malattie rare, l’Avis cittadina, in collaborazione con il Coordinamento del Volontariato Laboratorio Scuola e il patrocinio del Comune di Castelfranco, ha organizzato un concerto di Natale per venerdì 20 dicembre, alle ore 20.30, ad ingresso libero.

Ad esibirsi saranno il Coro “Le Cinque Note” dell’Istituto comprensivo di Vedelago, diretto da Chiara Cattapan, il coro “Magiche Note” di Selva del Montello diretto da Elisa Gastaldon con Loris Sovernigo alla tastiera, la voce solista Fabiana Visentin, accompagnata alla tastiera da Elena Basso, le voci soliste Marta Ferronato e Sonia Battilana. Presenta Laura Squizzato.

Collaborano il Coordinamento del Volontariato di Castelfranco, gli Alpini di Castelfranco, Castello di Godego e Castione di Loria.

Inizia a Donare per salvare una VitaDona su AvisVeneto.it