Su 700mila confezioni di latte Busche invito a ben nutrirsi e ben donare

Dai valore alla Vita, dai valore a ciò che mangi” è il messaggio stampato su oltre 700mila contenitori di latte fresco che ha iniziato a invadere tutto il Veneto dalla prima settimana di agosto. Lo slogan è stato coniato per l’iniziativa congiunta di LatteBusche e delle tre Associazioni di donatori volontari di sangue (Abvs, Avis e Fidas). Inviterà per mesi i consumatori a mantenere un sano stile di vita e a informarsi su come donare vita anche agli altri tramite il proprio sangue. L’iniziativa è stata presentata nel corso di una conferenza stampa.

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un momento della conferenza stampa

Una campagna capillare, che copre tutto il Veneto e il Friuli – dice il presidente dell’Avis regionale Gino Foffano – e che parte proprio nel mese in cui si rinnovano gli appelli a donare sangue prima delle vacanze. Una campagna che ci aiuta anche a rammentare a chi non è ancora donatore che è possibile informarsi e… diventarlo”. 

I contenitori di latte fresco che LatteBusche distribuirà in più di 700mila pezzi da qui a Natale riportano su un lato, oltre che lo slogan, anche il link www.donacolcuore.org. Il sito è parte della campagna estiva del Fondo Regionale Sangue (finanziato dalle tre associazioni) che punta a sostenere il numero delle donazioni soprattutto in un periodo, l’estate, sempre a rischio carenza.

L’aumento in estate degli incidenti stradali e, anche, in questo prima metà del 2016 del numero dei trapianti – dice il presidente Fidas regionale Fabio Sgarabottolo – mette a rischio le scorte delle emoteche. Ben vengano, quindi, tutte le iniziative che ci aiutano a promuovere il dono”. 

Il binomio LatteBusche – Associazioni Donatori affonda le radici anche in diversi valori comuni: spirito solidaristico, cura della sicurezza e genuinità di quanto “prodotto”, capillarità e vicinanza al tessuto sociale veneto.

È quanto ha detto fra l’altro Luigi Piva, coordinatore del Fondo Regionale Sangue“LatteBusche, che è una Cooperativa, garantisce la genuinità del latte prodotto da centinaia e centinaia di piccoli soci allevatori del nostro Veneto; le nostre associazioni da sempre sono impegnate a garantire con la promozione di un sano stile di vita la salute del donatore e quindi la sicurezza del sangue donato”.

“Essere stati scelti per la diffusione di questa campagna per una corretta alimentazione – afferma Matteo Bortoli, responsabile marketing della Cooperativa – è per noi ulteriore conferma della serietà con cui Lattebusche da sempre opera, mettendo al centro del progetto aziendale la tutela del consumatore e investendo ingenti risorse affinché questa sia sempre garantita.”

L’idea di una nuova collaborazione fra la Cooperativa più importante del Veneto come produzione di latte, latticini, formaggi e gelati e il mondo dei donatori non poteva che nascere in zona bellunese: “Memori della già consolidata disponibilità dell’Azienda verso i temi della solidarietà – afferma Gina Bortot, presidentessa dell’Abvs (Associazione bellunese donatori di sangue) – non potevamo che proporre a loro l’idea nata una sera a tavola con due giovani donatrici-dirigenti Abvs: Barbara Iannotta e Giulia Frigimelica. Un’idea che non poteva restare limitata, naturalmente, al bellunese e che per associazioni e Azienda stessa è quasi a costo zero anche se ampiamente diffusa sul territorio”. 

I cartoni di latte prenderanno la strada di molte catene di supermarket e ipermercati in Veneto. In tutti i punti vendita cooperativi “Bar Bianco” sparsi in Veneto e Friuli, poi, verranno affissi manifesti e locandine che richiamano la campagna di sensibilizzazione. La campagna verrà anche veicolata tramite i siti e le pagine social di associazioni e azienda, nonché tramite il periodico Dono&Vita di Avis regionale Veneto che pubblica regolarmente una rubrica sulla corretta alimentazione.

Calcio a 7 memorial “Zarpellon” a Bassano vince il Trentino ai rigori

È il Trentino-Borgo Valsugana-Tesino ad aggiudicarsi il 7° Torneo interregionale Avis-Forze Armate, organizzato da Avis regionale Veneto (con la poderosa collaborazione dell’Avis Comunale SantaCroce-Bassano), che quest’anno si svolto in terra vicentina. La giovane squadra trentina si è imposta in finale (ma solo ai rigori) sui campioni uscenti della Comunale di Venezia che avevano vinto la scorsa edizione. A premiare i neo campioni il sindaco di Bassano Riccardo Poletto (de sempre donatore Avis, Admo e Aido) che ha voluto sottolineare come il Comune di Bassano sia stato uno dei primi del Veneto a introdurre l’assenso alla donazione di organi e tessuti tramite il rinnovo della Carta d’Identità.

Il Torneo dedicato alla memoria di Giuseppe Zarpellon, primo presidente dell’Avis Bassano scomparso un paio d’anni fa, rientrava nelle manifestazioni per la giornata Mondiale del Donatore di Sangue (14 giugno). Ha visto impegnate 9 squadre che si sono affronate in due gironi di qualificazione. Cinque le formazioni “avisine”, da tre Regioni (Veneto, Friuli e Trentino) e 4 in rappresentanza delle Forze Armate. I gironi avrebbero dovuto essere di 5 squadre ciascuna, ma all’ultimo momento c’è stata la defezione della Provinciale di Treviso. Ecco i gironi e le squadre partecipanti.

GIRONE “A” : Avis comunale Venezia, 7° Reggimento Alpini, 5° Reggimento “Superga”, 85° Reggimento F. “Verona”;

GIRONE B”: Avis provinciale Udine, Avis regionale Trentino, 4° Reggimento Genova Cavalleria, Avis comunale Maser, Avis Bassano del Grappa.

Il Trofeo “Memorial Giuseppe Zarpellon” si è svolto presso i campi sportivi dell’Oratorio P. G. Frassati a Santa Croce di Bassano del Grappa. La finale per il terzo e quarto posto ha visto prevalere l’85° Reggimento F.Verona sulla new entry Comunale di Maser, ma solo ai rigori. Si è scelta questa formula infatti a causa del maltempo che nel pomeriggio era intermittente. La finalissima, invece, si è svolta regolarmente ed è finita nei tempi regolamentari in parità 1-1. Anche qui sono stati i rigori a decidere la vittoria.

Nel link tutte le immagini

 

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Pronto il “marchio” per plasmaderivati “Doc”. Ufficializzato il 16 giugno?

I medicinali plasmaderivati italiani, ottenuti in conto lavorazione dal plasma dei donatori volontari, potranno fregiarsi di uno speciale pittogramma che ne attesterà e ne certificherà l’origine “Docg”. Ne ha dato l’annuncio all’80ª Assemblea nazionale Avis, venerdì 20 maggio, il dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue. La giuria del concorso, riservato agli studenti dell’Unione Europea bandito a fine 2015 dal Ministero della Salute, ha già selezionato infatti un vincitore (o un gruppo di vincitori, visto che era aperto anche a intere classi e associazioni) che però è ancora “top secret”.

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“Di certo, ha dichiarato il dottor Liumbruno – raggiunto dopo l’annuncio in assemblea dalla nostra redazione – posso dire che è molto bello e significativo”. Sarà probabilmente la stessa Ministra Beatrice Lorenzin a presentarlo ufficialmente a breve. “Come ipotesi – ha dichiarato Liumbruno al nostro giornale – si è pensato che miglior occasione non possa esserci che la manifestazione in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue che stiamo organizzando a Roma il 16 giugno prossimo”.

Il pittogramma, quindi, come riportato in pratica nel bando di concorso del Ministero della Salute “verrà stampato su tutte le confezioni esterne dei medicinali plasmaderivati distribuiti n Italia e prodotti da plasma nazionale, favorendo così la promozione della conoscenza e del ruolo sociale della donazione di sangue volontaria, anonima, solidaristica, responsabile e non retribuita”.

Plasma fresco
Plasma appena raccolto

In pratica si tratta del famoso marchio “A Denominazione di Origine Controllata e Garantita” per il plasma nazionale. È fin dal 1986, anno della primissima convenzione di c/lavorazione del plasma di una Regione (il Veneto, per l’esattezza) che i nostri donatori e loro dirigenti chiedono una “certificazione di origine” per valorizzare il proprio dono. Un esperimento “corsaro” venne tentato proprio dal Veneto in quegli anni, facendo applicare un’etichetta (da Plasma Veneto) sui prodotti. L’alzata di scudi e le minacce di denuncia da parte di tutte le multinazionali farmaceutiche – che continuavano ad immettere sul mercato medicinali d’importazione da plasma di dubbia provenienza – fece fare immediata marcia indietro alla Regione Veneto. Sarà finalmente obbligatorio, ora, il marchio di qualità e provenienza per i plasmaderivati italiani? In Francia già lo è da tempo.

“Non sarà obbligatorio per legge – ha precisato lo stesso dottor Liumbruno – teoricamente inserirlo sarà facoltà delle aziende di plasmaderivazione che si aggiudicheranno la produzione dei plasmaderviati dai vari Accordi interregionali. Certo possono avere ampia facoltà le Regioni nel poter imporre alle case farmaceutiche tale obbligo in fase di indizione di gara”.

Tre delle nuove aggregazioni di Regioni per la plasmaderivazione, in questo senso, hanno ancora in corso l’iter per le gare d’appalto. Sarebbero in tempo, quindi, a inserirlo nei capitolati. Quella con capofila il Veneto, invece, ha già concluso la gara assegnando la trasformazione del plasma alla CLS Behring. Sarebbe quindi necessario che, pur non obbligata dalla gara già conclusa, l’azienda stessa adottasse autonomamente il pittogramma “Plasma Doc” non appena disponibile. Lo meritano per il proprio impegno di ogni giorno i Donatori volontari di tutte le regioni aderenti e, in particolare, quelli del Veneto. Regione che per prima si è battuta, proprio da metà degli anni ’80, perché il plasma nazionale (più sicuro già allora di quello “a pagamento” proveniente dall’estero che tanti lutti ci ha portato) fosse valorizzato al massimo.

Beppe Castellano

Un sistema trasfusionale all’avanguardia, un convegno e un “addio”

È iniziato stamane presso l’Istituto Superiore di Sanità, e terminerà nel pomeriggio alle 17, il convegno “Il Sistema Sangue Europeo: l’Italia entra in Circolo”. È stato organizzato dall’ISS per concludere il percorso di accreditamento e certificazione dei Centri trasfusionali italiani, portato avanti faticosamente in questi ultimi anni dal Centro Nazionale Sangue. Sono presenti tutti i presidenti nazionali delle associazioni di donatori volontari (Vincenzo Saturni per l’Avis), il presidente della Simti Claudio Velati e tutti i protagonisti ai massimi livelli del mondo trasfusionale italiano.DSC_0005

Un mondo che è radicalmente cambiato, portato all’avanguardia europea e mondiale (come ha dichiarato il dottor R. Guerra, (direttore generale della prevenzione sanitaria, Ministero della Salute) grazie alla tenacia e alla professionalità del Dottor Giuliano Grazzini, direttore e fondatore del Centro Nazionale Sangue. Il dottor Grazzini dal 30 giugno ha lasciato l’incarico e il convegno di oggi, per tutti i numerosissimi relatori e presenti al Convegno, è un’occasione anche per festeggiarlo. Noi di Dono&Vita, come sempre, lo facciamo raccontando i fatti e la storia, con un’intervista in esclusiva pubblicata sull’ultimo numero di giugno 2015.DSC_0016

Otto anni di Cns e finalmente il Paese è “rete trasfusionale”

di Beppe Castellano

Era febbraio del 2007, la Legge Trasfusionale del 219 del 2005, tanto faticosamente redatta negli anni precedenti, muoveva i suoi primi, concreti, passi. Tappa fondamentale fu la nomina del direttore dell’istituendo Centro nazionale sangue che avrebbe dovuto coordinare tutto il complesso – e allora in verità piuttosto scombinato – Sistema trasfusionale. Il Ministero scelse il dottor Giuliano Grazzini, toscano verace di Lucca. Dono&Vita, ancor prima che si insediasse e “mettesse su” il nascente Cns, mentre era di passaggio a Verona quel febbraio, lo intervistò in anteprima nazionale (qui a lato).

Dal primo luglio di quest’anno Giuliano Grazzini ha lasciato il suo incarico. Ha scelto di “andare in pensione” (si fa per dire, come vedremo) o, almeno, di non essere più sotto pressione continuamente.

Il mondo, nel frattempo, è cambiato. Ma il “mondo trasfusionale” è invece evoluto in senso contrario e positivo,  nonostante i tagli che dall’inizio della crisi economica nel 2008 hanno falcidiato anche tutta la Sanità o, meglio, le 21 “diverse” Sanità regionali. Non lo diciamo noi, ma lo ha dichiarato a Dono&Vita la dottoressa Maria Rita Tamburrini, Direzione generale della Prevenzione sanitaria, Ministero della salute:

DSC_0030“Il Dottor Grazzini ha avuto il merito di portare il sistema trasfusionale italiano ai livelli attuali partendo da zero – ci ha detto la dottoressa Tamborrini (nella foto, al convegno, la prima da sinistra) – nel 2005 (emanata la nuova legge, ndr) non c’era nulla… Il Cns l’ha costruito da zero e, grazie anche ai suoi collaboratori, l’ha fatto crescere fino ad arrivare alla costruzione di una rete trasfusionale nazionale degna di questo nome. È iniziata con il Cns ed è stata in questi anni un grande successo. La riqualificazione del nostro Sistema trasfusionale è riuscita come ci si aspettava. Mettere insieme le 21 regioni con uno stesso sistema di qualità non era una cosa semplice. È grazie al Centro nazionale sangue, tutto nel suo insieme, diretto da Grazzini – continua Tamborrini – che siamo riusciti ad avere un Sistema trasfusionale all’avanguardia. È l’attività del Cns: tecnica, scientifica, di formazione, di coordinamento di questi anni ci ha permesso di giungere a un punto di arrivo, il Plasma master file, richiestoci dall’Europa, ma anche di nuova partenza”.

E a proposito di partenze, non potevamo certo fare a meno, come periodico Avis, di finire anche noi il lavoro cominciato e “braccare” Grazzini per ottenere l’ultima intervista da Direttore Cns.

Dottor Grazzini: giugno 2007 – giugno 2015. Otto anni di vera e propria “rivoluzione” dei Sistema trasfusionale italiano partendo dal nulla: facciamo un po’ di storia?

“Nulla nulla, proprio no, dai… Per prima cosa siamo però partiti dai dati di sistema, omogenei, che non c’erano. Cosa essenziale  per poter governare tutta la complessa macchina trasfusionale italiana. Poi a bbiamo iniziato un lavoro intenso di coordinamento, in stretta collaborazione con il Ministero della Salute, per porre le basi della costruzione di una reale rete trasfusionale italiana”.

Con il sistema federalista delle “Sanità regionali” la cosa non era semplice…

“Certamente no, lo sapevamo già che la cosa non sarebbe stata facile, credo però che siamo riusciti a realizzaree tutto il realizzabile. E forse anche di più, grazie alla sinergia che – non smetterò mai di dirlo – c’è stata con le istituzioni, i colleghi professionisti e le associazioni di donatori volontari”.

Per la dottoressa Tamburrini è un grande punto di arrivo ma anche di ripartenza…

“Certamente di ripartenza. Abbiamo lavorato, tutti, per la qualità,  sulla formazione, per dare all’autosufficienza una struttura tecnico-scientifica in un sistema di programmazione che potesse avere una sua logica “nazionale”. Perché la legge è e sempre propugnerà l’autosufficienza non frazionabile, sovraziendale e sovraregionale”.

Questo anche a livello di qualità e sicurezza…

“Qualità e sicurezza non possono che essere di livello omogeneo in qualunque parte del Paese, questo è stato il nostro lavoro anche negli ultimi anni con il grande sforzo di tutti su accreditamento e certificazione europeo.

Eredità di otto anni, quindi, che lascerà a chi seguirà?

“Non lasciamo certo un sistema perfetto, ma certamente lasciamo un Sistema trasfusionale con una “entropia positiva”, che “bolle” positivamente e canalizzato su un giusto percorso. Chi proseguirà il cammino dovrà a mio avviso mettere a frutto tutto ciò che di positivo si è riuscito a fare”.

L’ultima cosa portata avanti dal direttore Grazzini è stato il nuovo, emanando, questionario pre-donazione che dovrebbe vedere la luce entro l’estate.

“Una delle ultime è stato il fatto di rispondere sempre più ai dettami di massima sicurezza per il sangue e suoi derivati. È stato un grande lavoro di ricerca, coordinato da noi sul territorio con i Servizi trasfusionali. Questo per avere una selezione dei donatori sempre più accurata e che dia sempre maggiori garanzie al paziente. Le garanzie di sicurezza che l’ammalato ricevente attende. Non dimentichiamolo mai, per chi lavoriamo tutti. Il paziente si attende da noi e ha il diritto di ricevere:

a) che il sangue e i suoi componenti e derivati ci siano quando ne ha bisogno;

b) che tale terapia dia gli esiti attesi e che deve dare, che sia di buona qualità;

c) che non porti ulteriori malattie e che sia quindi totalmente sicuro.

Questi sono i tre imperativi a cui tutto il Sistema trasfusionale deve rispondere. E qualità è tutto ciò che, tutti insieme, abbiamo fatto per l’accreditamento dei centri. È nostro dovere garantire ai cittadini standard di prodotti e di servizi certi, verificati, trasparenti e conformi agli standard europei. In questo un grosso pungolo e impegno diretto è venuto dalle associazioni di donatori, che ringrazio insieme ai colleghi”.DSC_0010

La domanda sorge spontanea, conoscendo il soggetto che, “ a riposo”, è difficile che rimanga. Che progetti ha il dottor Grazzini dopo il primo (anzi il 7) luglio?

“Dopo farò certamente qualcosa ancora nel settore, mettendomi a disposizione del Sistema a titolo praticamente gratuito. Cercherò di lavorare su un altro piano, dando il mio contributo a livello esperenziale. Lavorerò molto per la formazione in medicina trasfusionale di alto livello. In particolare per i master in medicina trasfusionale delle Università di Firenze e Napoli, le uniche in Italia in cui sono presenti questi corsi. Con il patrocinio di fiods, poi, abbiamo pensato di “internazionalizzare” questo master in collaborazione con l’Università di Buenos Aires e con il Sistema sangue francese che da già un forte contributo all’Argentina in termini di conoscenza. Un progetto che sta nascendo e in cui ci sia condivisione di scienza, di esperienze, di competenze. Perché se in Europa si chiede omogeneità e pari sicurezza, questo deve essere esteso al resto del mondo”.

A corredo dell’intervista le dichiarazioni di Grazzini raccolte in tempo reale a Roma da Alessandra Luppi (Ufficio Comunicazione Avis Emilia Romagna) e Beppe Castellano.

Manovra Sanità: a rischio anche il Sistema trasfusionale veneto.

L’allarme nel corso della 43ª Assemblea regionale Avis. Oggi, 23 aprile, anche i ventilati tagli all’esame della Conferenza Stato Regioni.

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Un momento della 43ª Assemblea di Avis Veneto


L’Avis regionale, nel corso della sua 43ª Assemblea svoltasi a Castelfranco Veneto sabato 18 aprile, ha invitato tutti gli amministratori della Regione Veneto e tutti i rappresentanti veneti in Parlamento a prendere netta posizione contro la ventilata riduzione delle tariffe di cessione di sacche di sangue fra le regioni eccedentarie e quelle non autosufficienti e il taglio, previsto del 4%, delle risorse destinate per legge alle Associazioni e Federazioni di donatori volontari e periodici. Tali misure non potrebbero che mettere seriamente in pericolo l’autosufficienza regionale e nazionale che, non dimentichiamolo, è alla base del buon funzionamento dell’intera Sanità.

Se ne parlerà proprio oggi, 23 aprile, in Conferenza Stato-Regioni. All’Ordine del giorno, in particolare, la proposta di Riparto fondi per le attività trasfusionali e la produzione di emoderivati che il Centro nazionale sangue ha trasmesso a marzo per gli 858.969,00 euro che dovrebbero essere stanziati nel 2015 per l’intero comparto trasfusionale nazionale.   

L’opera che ogni giorno le circa 380 Avis del Veneto, con i loro oltre 140mila soci, svolgono nello spirito del puro volontariato, non può essere considerata alla stregua di una azienda “for profit” fornitrice di “beni e servizi”.

L’impegno disinteressato che, ogni giorno dell’anno festivi compresi, centinaia di dirigenti del volontariato del sangue Avis profondono per assicurare a TUTTI gli ammalati ciò di cui necessitano per vivere e guarire (sangue, emocomponenti, plasmaderivati) non possono essere considerati “fornitori di beni e servizi”.

È fatto divieto per legge, in Italia, di “commercializzare il sangue e i suoi componenti”, essendo tra l’altro “esclusivamente pubblici la natura e il governo delle attività trasfusionali” (legge 219/2005).

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Il presidente regionale Gino Foffano

Appare quindi quanto mai bizzarro inserire la donazione volontaria di sangue in un elenco sostanzialmente “merceologico”. Il sangue è un bene primario per tutti gli ammalati e i cittadini ed è gestito in un sistema solidale “a rete” totalmente pubblico. Le tariffe di rimborso per le attività associative, nel nostro Veneto, sono inoltre ferme da dieci anni, tranne che per un parziale aggiornamento Istat sospeso, tra l’altro, dal 2012“.

È quanto ha dichiarato, nel corso della 43ª Assemblea, il presidente dell’Avis regionale Veneto Gino Foffano, in merito alla Manovra Sanità resa nota dal governo venerdì 17 aprile. In questo appoggiando, a nome degli oltre 140mila donatori del Veneto, quanto immediatamente diffuso alla stampa da parte del Civis nazionale (Avis, Fidas, Fratres, Gruppo donatori Croce Rossa) e dallo stesso Direttore del Centro nazionale sangue (CNS), Giuliano Grazzini.

Veneto OK da dicembre per accreditamento UE dei Centri trasfusionali

Il Veneto è fra le prime grandi Regioni a completare il percorso di autorizzazione

e accreditamento dei Centri trasfusionali e Centri di raccolta grazie anche alle Avis

Il Veneto è sicuramente fra le prime grandi regioni in Italia, secondo gli standard imposti dall’Unione Europea nell’ambito del PMF (Plasma Master File), a essere giunta al traguardo di autorizzazione e accreditamento dei Centri trasfusionali ospedalieri delle sette province e dei Centri di raccolta associativi Avis di Treviso, Padova e Venezia. Un percorso iniziato anni fa, in pole position rispetto al resto d’Italia, per garantire la massima qualità possibile di plasma e plasmaderivati (questi ultimi prodotti in c/lavorazione da un’industria italiana) e, di riflesso, anche di tutte le sacche di sangue donate e trasfuse in Veneto e cedute ad altre regioni. Il “traguardo” è stato raggiunto prima della scadenza del 31 dicembre, indicato come termine ultimo dal Centro nazionale sangue, ma poi prorogato al 30 giugno 2015 dal Governo con il decreto “Milleproroghe”.

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Il dottor Breda in Assemblea Regionale Avis


L’importante traguardo per il Veneto è stato illustrato dal dottor Antonio Breda, responsabile del CRAT (Coordinamento regionale attività trasfusionali) in un Convegno nazionale sullo “stato dell’arte” dell’accreditamento dei Centri trasfusionali italiani, svoltosi lunedì 13 e martedì 14 aprile a Bologna.

Un risultato ribadito dallo stesso Breda nel corso dell’Assemblea annuale dell’Avis regionale del Veneto, svoltasi a Castelfranco Veneto sabato 18 aprile. I Servizi trasfusionali pubblici nel Veneto sono attualmente 19 (organizzati in 7 dipartimenti provinciali: DIMT) e tre Unità di Raccolta associativi Avis che fanno capo alle Provinciali di Treviso, Padova e Venezia. Tutte sono state accreditate regolarmente, con minime prescrizioni, entro dicembre 2014.

“È stato senza dubbio un percorso impegnativo che ha richiesto grandi sforzi da parte di tutti – ha affermato nella sua relazione il presidente Regionale Gino Foffano – anche di moltissime sedi Avis impegnate duramente per arrivare a essere in regola alla data del 31/12/2014. Se oggi il Sistema Trasfusionale Veneto può vantarsi con orgoglio di aver raggiunto nei tempi stabiliti l’accreditamento istituzionale delle strutture di raccolta e delle attività delle Unità di Raccolta – ha continuato Foffano – lo deve al gran lavoro di squadra che ha coinvolto il CRAT regionale, i Servizi Trasfusionali pubblici e l’Associazione tutta. Questo lavoro non è stato fatto per far piacere all’Europa, ma per elevare la qualità e la sicurezza del dono del sangue ed entrare da protagonisti nei percorsi operativi futuri del pianeta sangue. Siamo convinti che AVIS – conclude Foffano – la più numerosa associazione europea e mondiale di donatori volontari, abbia non solo da imparare, ma anche qualcosa da proporre al futuro sistema trasfusionale europeo”.

All’assemblea Regionale di Avis Veneto erano presenti circa 250 delegati provenienti da ogni parte della Regione in rappresentanza degli oltre 140mila soci. È stata occasione di fare il bilancio delle innumerevoli attività di Avis: da quella nelle scuole e fra i giovani, alla comunicazione, dai progetti di cooperazione internazionale (America Latina, Africa con il CUAMM), alla raccolta complessiva del 2014 di sangue, emocomponenti e plasma, fino ai problemi trasfusionali e associativi da affrontare in prospettiva. Fra questi l’invecchiamento della popolazione e la scarsa crescita demografica che in futuro assottiglierà sempre più la base donazionale. 

Avis Regionale rinnova il suo impegno per la ricerca sull’Emofilia

Le Avis del Veneto e Fondazione TES di Padova puntano a una cura definitiva per l’Emofilia.

Su invito della Presidente di Fedemo, Cristina Cassone, Fondazione TES ha preso parte alla XI giornata mondiale dell’emofilia organizzata Lunedì 14 aprile a Roma. Il Prof. Pier Paolo Parnigotto e le due Ricercatrici TES, la Dott.ssa Silvia Barbon e la Dott.ssa Elena Stocco, hanno così avuto modo di interagire strettamente con il mondo italiano dell’emofilia stabilendo importanti contatti con medici e ricercatori che si occupano della gestione clinica dei pazienti emofilici e dello studio di future prospettive di terapia.

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Le ricercatrici di Fondazione TES: Silvia Barbon ed Elena Stocco

La notizia è stata data – proprio all’indomani della Giornata Mondiale dell’Emofilia – nel corso dell’Assemblea di Avis regionale Veneto, organizzata dall’Avis di Castelfranco Veneto; la prima, fin dal 1973, a sostenere uno dei più importanti Centri per l’Emofilia d’Italia, quello dell’ospedale di Castelfranco Veneto. Di Castelfranco anche l’APE (Avis per il Progresso ematologico) che riunisce Avis provinciale di Treviso e le 32 Avis comunali nel territorio compreso tra Castelfranco, Montebelluna, Asolo e la Pedemontana) e l’Ulss 8. APE, insieme ad Avis regionale, sostiene tramite una capillare raccolta fondi, due progetti di ricerca incentrate sull’emofilia.

La ricerca sulle cellule staminali progenitrici endoteliali (del fegato), in particolare, potrebbe portare in tempi ragionevolmente brevi (se supportata adeguatamente) a stimolare il rinnovamento della popolazione di cellule endoteliali che nel fegato del paziente emofilico non sono più in grado di produrre i fattori della coagulazione mancanti. Questo porterebbe alla guarigione definitiva dell’Emofilia, senza dover ricorrere – con la terapia sostitutiva – ai costosissimi farmaci, in particolare ricombinanti, che gli emofilici sono costretti periodicamente a infondersi.

Importantissima anche l’altra ricerca promossa da Fondazione TES sulla cartilagine di paziente emofilico come risorsa per il trapianto autologo, portata avanti dalla ricercatrice Elena Stocco. È stata la stessa Dott.ssa Stocco a intervenire Sabato 18 aprile a Castelfranco Veneto, nel corso della 43ª Assemblea regionale, illustrando i progressi che la Fondazione TES sta facendo grazie all’impegno di Avis. Di seguito l’intervento in Assemblea e la scheda delle ricerche in corso.

L’INTERVENTO DI FONDAZIONE TES IN ASSEMBLEA

Buongiorno a tutti, vorrei ringraziare il Presidente Gino Foffano per aver voluto qui oggi una rappresentanza della Fondazione TES. A me e alla Dott.ssa Barbon il compito di portare i saluti del Presidente della Fondazione, il Prof. Pier Paolo Parnigotto, che oggi non può essere presente.

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La dott.ssa Elena stocco in Assemblea

Con alcuni di voi c’è già stato modo di incontrarsi e di conoscersi, con molti altri ancora no, pertanto colgo l’occasione di questa assemblea per presentarmi.

Mi chiamo Elena Stocco, sono laureata in Farmacia presso l’università degli Studi di Padova dove ho conseguito poi un dottorato di ricerca in Biologia e Medicina della Rigenerazione e da quest’anno sono a tutti gli effetti una Ricercatrice della Fondazione TES. E’ presente in sala anche la seconda Ricercatrice della Fondazione, la Dott.ssa Silvia Barbon, la quale dopo la laurea in biologia ha seguito il mio stesso percorso di dottorato.

Attraverso Fondazione TES, il Prof. Parnigotto ha dato il via ad un progetto estremamente ambizioso proponendosi di creare nel territorio una sorta di rete tra le ULSS, l’Università ed il mondo del volontariato.

Le ULSS sono il luogo di interazione tra medico e paziente ovvero il luogo da cui scaturisce la domanda di salute.

L’Università è il luogo della ricerca scientifica d’eccellenza ossia lì dove, grazie alle competenze multidisciplinari dei ricercatori, è possibile trovare risposta a domande di salute ancora insolute, pensiamo alle malattie rare per cui non esiste cura o a tutte quelle patologie, anche largamente diffuse, per cui non esistono terapie risolutive.

Il mondo del volontariato infine, può costituire il nesso tra ULSS ed Università.

Grazie ad AVIS è possibile entrare nelle ULSS, stabilendo contatti in particolare con i Centri Trasfusionali, con gli ematologi e con tutte le figure sanitarie che ruotano attorno al paziente.

Grazie a TES, vista l’estrazione del suo Presidente e vista la Formazione di chi lavora per TES, è possibile percorrere un canale preferenziale per entrare nel mondo della ricerca scientifica d’avanguardia, rappresentata dall’Università.

AVIS e TES possono fare molto assieme e questa sinergia ha già prodotto dei risultati importanti. I nostri studi di rigenerazione di tessuti tramite tecniche di ingegneria tissutale sono stati infatti pubblicati in riviste scientifiche internazionali e Fondazione TES è oggi indicizzata come affiliazione nel database delle pubblicazioni scientifiche mondiali (“Pubmed”).

Tra i progetti di Fondazione TES che AVIS sostiene ce n’è uno a cui sono particolarmente affezionata, poiché è stato l’oggetto della mia tesi di dottorato. AVIS è stato infatti il nostro nesso con il Centro Trasfusionale e per l’Emofilia dell’Ospedale di Castelfranco Veneto il quale ha dato voce all’esigenza di identificare una nuova strategia volta a migliorare le complicanze articolari nei pazienti Emofilici. Lavorando nei laboratori dell’Università è stato possibile ottenere in questo ultimo anno e mezzo dei risultati significativi in merito, i quali sono stati presentati con soddisfazione a diversi Congressi nazionali ed internazionali.

Recentemente anche ABVS ci ha dato un aiuto ed una fiducia importanti stanziando dei fondi per permetterci di realizzare, in collaborazione con l’ULSS di Belluno, un progetto di ricerca con protagonista il gel piastrinico nella rigenerazione dei tessuti.

Vorremmo quindi ringraziare AVIS perché con il suo sostegno ci ha permesso di raggiungere questi primi traguardi; ciò che ci auspichiamo è che questa sinergia continui.

Infine vorrei chiudere questo breve intervento con quello che è il motto di Fondazione TES, un principio che abbiamo riscontrato essere pienamente condiviso anche da AVIS: “VOLONTARIATO E SCIENZA INSIEME PER L’UOMO”.

LE RICERCHE IN ATTO SULLEMOFILIA DI FONDAZIONE TES

Silvia Barbon, 29 anni, di Roncade (Tv) è laureata in Biologia Evoluzionistica. Dopo il dottorato di ricerca in Biologia e Medicina della rigenerazione, che consegue nell’aprile 2013, ottiene una borsa di studio post-doc presso la Fondazione Tes Onlus di Padova. La sua attività di ricerca si focalizza sulla popolazione di cellule staminali isolate da sangue periferico umano e animale per applicazioni di ingegneria tessutale.

 

Dott.ssa Silvia Barbon

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Roma, con il Prof. Parnigotto alla Giornata Mondiale Emofilia

Elena Stocco ha 29 anni, è di San Martino di Lupari (Pd) e si è laureata nel 2011 in Farmacia presso l’’niversità degli Studi di Padova; ad ottobre dello stesso anno ho superato l’esame di ammissione alla Scuola di dottorato di ricerca in biologia e medicina della rigenerazione (UniPd), percorso triennale che termina a dicembre e che ha svolto presso il laboratorio di chimica e biotecnologia delle proteine e biopolimeri nanostrutturati del Prof. Claudio Grandi. 

La mia ricerca si chiama “Condrociti da cartilagine di paziente emofilico come risorsa per il trapianto autologo. Uno studio in laboratorio”. L’emofilia è una malattia genetica rara che si caratterizza per la carenza, o nei casi più gravi per la mancanza, di un fattore della coagulazione. Esistono due tipi di emofilia: l’emofilia A causata dalla carenza/mancanza del fattore VIII e l’emofilia B causata dalla carenza/mancanza del fattore IX. La conseguenza di questa anomalia è che il sangue non coagula normalmente e ciò porta i pazienti emofilici a soffrire di emorragie frequenti, anche spontanee. Le articolazioni (soprattutto ginocchia, caviglie, gomito) sono il bersaglio più colpito: quando il sangue si riversa nell’articolazione (emartro) provoca infiammazione, dolore, difficoltà nel movimento ed esercita un effetto tossico che danneggia le cartilagini fino a distruggerle. È possibile ridurre i sintomi dolorosi, tuttavia per la maggior parte dei pazienti emofilici l’impianto della protesi è spesso inevitabile. Esiste una scienza d’avanguardia, chiamata Ingegneria Tissutale, che aiuta l’organismo a rigenerare i tessuti danneggiati sfruttando le cellule del paziente (autologhe) e combinandole in laboratorio con delle strutture di sostegno. L’obiettivo è quello di creare dei sistemi “intelligenti” capaci, dopo impianto nel paziente, di promuovere la rigenerazione del tessuto e degradarsi nel tempo fino a scomparire, una volta riparato il danno. In questo progetto abbiamo pensato ad una strategia di questo tipo con la prospettiva di poter bloccare lo sviluppo dell’artropatia nell’emofilico. La ricerca si è quindi svolta in due fasi: inizialmente abbiamo isolato e studiato le cellule della cartilagine (condrociti) da emofilico per capire se fossero uguali o diverse rispetto a quelle di pazienti sani; in un secondo momento abbiamo sviluppato un prototipo di protesi con delle caratteristiche adeguate a mimare la cartilagine. Ciò è stato fatto unendo le potenzialità di un nuovo materiale sintetico e biodegradabile che abbiamo recentemente brevettato, con quelle di un tessuto ottenuto dal cordone ombelicale umano (Gelatina di Wharton) e solitamente considerato prodotto di scarto. Dallo studio è emerso che in vitro i condrociti dell’emofilico hanno caratteristiche e comportamento simili ai condrociti del donatore sano e che il nostro modello di protesi derivato dal cordone ombelicale è capace di favorire la crescita delle cellule.

Ulteriori studi e valutazioni sono sicuramente necessarie, ma questo è per noi già un buon punto di partenza.

Dott.ssa Elena Stocco

http://www.fondazionetes.it

 

Abvs Belluno e Provinciale Treviso prime verso le donazioni 2.0

loadingAvis provinciale di Treviso e Abvs Belluno possono ormai definirsi “Provinciali 2.0”. Se quella di Treviso ha presentato ufficialmente la sua nuova App per smartphone sabato 28 marzo nel corso dell’assemblea annuale, l’Abvs è in dirittura d’arrivo per presentare il suo. Permetterà al donatore anche di prenotare direttamente giorno ed ora della donazione. Ma vediamole più da vicino, come sono nate e che cosa offriranno. 

QUI TREVISO

L’APP dell’Avis provinciale Treviso è un’applicazione per smartphone e tablet (al momento solo alcuni) che si scarica da Play Store, l’app market ufficiale di Android. Si chiama “Avis Treviso” e permette al donatore di controllare le proprie donazioni, di consultare informazioni sulla donazione e sulle Avis comunali.

L’ideatore è il giovane ingegnere Mauro Frezza, 27 anni di Fontigo di Sernaglia della Battaglia (Tv) noto per aver ideato anche l’app gratuita “Raccolta SAVNO” per notificare i giorni di raccolta dei rifiuti nella sinistra Piave di Treviso.

DSC_0145L’iniziativa ha avuto un certo successo e Avis mi ha contattato per propormi il progetto di un’app per l’Avis provinciale di Treviso – spiega Frezza – idea che mi è piaciuta fin da subito sia perché sono un donatore di sangue sia perché ero alla ricerca di un nuovo progetto su cui impegnarmi. Ho preso l’idea della presidente della Provinciale, Vanda Pradal, e l’ho combinata con quello che secondo me (da donatore e da esperto del settore) poteva essere utile per gli utenti. Cosi abbiamo creato un’app che non fosse di sola consultazione, ma intelligente, ovvero con la quale l’utente può avere un’interazione attiva e che venga percepita come un’assistente attivo nella carriera di un donatore”.

Ma in pratica, che permette di fare al donatore?

L’utente può configurare il proprio profilo ed inserire l’elenco delle donazioni effettuate. L’app penserà a notificare all’utente la data o il calendario delle prossime donazioni indicandogli se può o meno donare, in relazione alla sua ultima donazione. Non solo. L’app fornisce tutta una serie di informazioni sull’iter del dono e passa in rassegna tutte le Avis comunali, con indirizzi, riferimenti…”.

Per ora l’App, che sottolineo essere stata realizzata gratuitamente da Frezza, fornisce questi servizi, ma in futuro, se scatterà la prenotazione online di data e ora della donazione di sangue, si potrebbe integrarla nell’app – spiega Vanda Pradal. E non finisce qui, perché Frezza ha intenzione di rendere accessibile alle altre Avis il codice sorgente dell’app “in modo che le altre Avis provinciali possano creare la propria app partendo dalla struttura della nostra. Credo che creando un ecosistema di app AVIS possiamo aiutare a far conoscere questa splendida organizzazione. Condividere il codice di quest’app è a mio avviso, un altro modo di donare”.

E l’App di BELLUNO sarà operativa da aprile anche per la prenotazione

Screenshot_2015-03-05-22-41-09Si avvicina il momento del lancio ufficiale, ma l’App dell’Abvs è ormai pronta. L’intento è quello di fornire al donatore un’applicazione interattiva e non solo informativa. Tramite la stessa, infatti, l’utente, previa validazione del proprio profilo, potrà prenotare la seduta di prelievo presso il centro trasfusionale oppure presso il centro di raccolta a lui più comodo. Esistono, inoltre, le aree riservate allo storico delle proprie donazioni, delle sospensioni di cui il donatore è stato destinatario nonché il riepilogo delle benemerenze maturate. L’App fungerà anche da utile promemoria inviando al donatore delle notifiche push in prossimità della donazione prenotata e a seguito di un periodo di inattività. L’intento è anche quello di sviluppare un legame con il sito dell’Ulss in modo che anche gli esiti degli esami siano visibili dal donatore sul proprio smartphone.

Al momento è stata rilasciata solo una versione di prova per sistema operativo Android che consentirà agli sviluppatori di testare le funzionalità dell’applicazione interfacciandosi con gli operatori dell’associazione. Entro la prossima assemblea di aprile, l’App dovrebbe essere utilizzabile sui sistemi operativi più diffusi nei nostri smartphone. L’invito ai donatori è quello di tenersi pronti: a breve l’applicazione sarà disponibile per tutti. Per gli aggiornamenti in tempo reale seguiteci sul profilo facebook Abvs Provinciale

Quando il Natale si fa solidale

Il freddo pungente di metà dicembre non ha scoraggiato le 30 associazioni di volontariato che hanno preso parte alla terza edizione di “Natale Solidale”. L’evento, promosso dal comune di Belluno, si propone di essere un’occasione per conoscere le associazioni, scambiare quattro chiacchiere con chi mette a disposizione il proprio tempo libero per la comunità. Tra queste era presente lo stand Abvs, presidiato dai volontari della sezione di Visome-Castoi, che hanno distribuito gadget e materiale informativo agli interessati

Barbara Iannotta
Natale Solidale 2014 001

Dedicata alla Pace e agli avisini la 13ª Festa dei Migranti a Portogruaro

tredicesima festa migrantiIn occasione della Tredicesima Edizione della Festa dei Migranti di Portogruaro, che si svolgerà domenica 14 dicembre, in evidenza anche i “nuovi cittadini” entrati in Avis.

Saranno infatti consegnate 6 Targhe Extra ad altrettanti cittadini immigrati donatori del sangue avisini. I nominativi ci sono stati segnalati dalle sezioni Avis di Concordia Sagittaria, San Stino di Livenza ed Annone Veneto. Le nazionalità di provenienza sono: Egitto, Ucraina, Macedonia, Bosnia Erzegovina, Marocco e Moldavia. Quattro donne e due uomini.

Di seguito il comunicato stampa di “Noi Migranti” con le motivazioni della Festa.

La pace è la nostra bandiera. E’ il titolo che le associazioni degli immigrati e il Comune di Portogruaro hanno voluto dare alla XIII edizione della Festa dei Migranti che si svolgerà domenica 14 dicembre a Portogruaro presso la Palestra Mecchia (10.30-12.00). Storiche ed attuali le motivazioni del titolo. Quelle storiche sono legate alle celebrazioni del centenario della Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra. Quelle attuali considerano le parole di Papa Francesco pronunciate nella sua visita a Fogliano e Redipuglia “forse si può parlare di una terza guerra combattuta ‘a pezzi’, con crimini, massacri, distruzioni”.

“Vogliamo ricordare che cento anni fa gran parte dei nonni e dei bisnonni delle persone di tutte le nazionalità che oggi convivono nel nostro territorio combatterono gli uni contro gli altri. La “inutile strage” portò solo milioni di morti e feriti e grandi distruzioni in Europa, in Asia, in Africa e nelle Americhe. Anche in Italia, sulle due sponde del Piave, combatterono e morirono giovani provenienti da tutti i Continenti”. Il messaggio della festa agli italiani e agli immigrati di oggi è che con la guerra non si costruisce nulla perché “il suo piano di sviluppo è la distruzione”.

Il programma della festa è quindi tutto collegato a questo tema. Dopo gli interventi delle Autorità, il coro multietnico dell’Istituto Bertolini, diretto dal Maestro Michele Bravin con l’accompagnamento al piano del Maestro Fabrizio Della Bianca, eseguirà canti della guerra e della pace. E così anche il coro ucraino Roksolana con la cantante russa Glafira.

I rappresentati dell’associazione islamica Assalam (Pace) leggeranno e commenteranno alcuni versetti del Corano dove si condanna la guerra e l’odio. Una chiara condanna dei terroristi che si nascondono sotto il nome dell’Islam infangando questa religione che ama la pace.

Anche quest’anno saranno consegnate le Targhe Extra ad alcuni cittadini immigrati donatori del sangue con l’AVIS. Il gran finale è affidato al gruppo dei percussionisti dell’Istituto Bertolini diretto dal Maestro Francesco Bardelle. Dopo l’Inno Fratelli d’Italia il Babbo Natale con i doni per i bambini e una degustazione di cuscus preparato dal Gruppo Donne di Assalam.

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