A ciascuno le proprie competenze, ma anche le proprie responsabilità

di Giorgio Brunello, presidente Avis regionale Veneto

Abbiamo sempre a cuore la salute degli ammalati e le nostre Avis da tempo sanno che fare volontariato non vuol dire solo essere generosi ma anche competenti e organizzati; a fronte della diminuzione di donazioni e donatori le Avis venete stanno rispondendo con una migliore organizzazione della chiamata, della prenotazione e negli ultimi tempi si stanno intensificando le presenze per svolgere l’accoglienza presso i Centri trasfusionali. Insomma un impegno forte per invertire le tendenze al ribasso, calano donatori e donazioni. Questa è una caratteristica del volontariato veneto, impegno concreto, in silenzio si lavora e si aiutano ammalati e cittadini a stare meglio, a vivere con dignità e migliorare il loro benessere.

Il presidente Avis regionale Brunello, con l’assessore alla Salute del Veneto Luca Coletto in un convegno di inizio anno.

Sappiamo anche che senza una buona programmazione, pianificazione, azione di monitoraggio e verifica non riusciamo a capire se le azioni che abbiamo intrapreso sono efficaci e questo vale per la promozione del dono, la ricerca donatori, la comunicazione, la fidelizzazione donatori, la raccolta dove Avis la svolge, insomma per tutte le nostre attività.

Solitamente appunto i volontari operano in silenzio, pensano a come fare meglio solidarietà, ma quando serve occorre anche vigilare e denunciare.

Il nostro modo di agire è un impegno costante anche nelle altre parti del sistema sanitario e sociale? Ce lo stiamo ponendo con molta attenzione perché in questi mesi abbiamo assistito a una politica che faceva a gara per raccontarci che se votavamo questi o quelli avremmo risolto tutti i problemi e alla copertura della spesa ci avrebbero pensato dopo. Notiamo che tutti mettono al centro e c’è un grande dibattito sulla programmazione (Documento Economico Finanziario, Bilanci di Previsione) e quasi mai vediamo dare rilevanza ai bilanci consuntivi che consentirebbero di valutare gli scostamenti rispetto a quanto preventivato, capire i risultati dell’azione svolta, “correggere il tiro” se si sono commessi errori. Anche la più piccola delle nostre Avis quando approva preventivi e consuntivi li mette a confronto, discute e si confronta anche animatamente.

Come si sa bene in sanità le tecnologie contano sempre di più, ma sono ben poco senza le competenze del personale sanitario e il rapporto umano medico-paziente e medico-donatore, fiduciario e trasparente. E questo vale ancora di più quando il personale sanitario ha a che fare con una persona sana che volontariamente e disinteressatamente si reca a donare.

Ma si tratta solo di parole vane se nei Centri trasfusionali, come anche in molti altre specialità sanitarie, i medici mancano o sono pochi per far bene il loro lavoro.

Nel numero di Dono&Vita di giugno abbiamo voluto affrontare proprio questo argomento. Se non ci sono medici, la qualità del servizio cala, le idoneità non si fanno, gli esami arrivano tardi, le aperture dei Centri non tengono conto delle disponibilità dei donatori, insomma si fa molta, troppa fatica a donare.

Quale programmazione è stata fatta anni addietro per assicurare il numero di medici che oggi serve? Il Ministero e le Università, chi ha responsabilità formative, quanto ha tenuto conto della domanda di personale proveniente dalle organizzazioni pubbliche e private? Ancora, non vi è traccia di risposte a richieste specifiche per il trasfusionale. Così facendo i medici vanno in pensione, gli infermieri scarseggiano e i Centri trasfusionali chiuderanno?

Il dottor Antonio Breda, responsabile del Crat Veneto (Coordinamento regionale attività trasfusionali)

Ci confrontiamo con la struttura politica e tecnica sia regionale, sia locale. Ai nostri convegni partecipano presidenti, sindaci, assessori, insomma spesso sono con noi le massime autorità regionali e locali. Con i responsabili tecnici ci si confronta sul piano tecnico e con i responsabili politici sul piano delle strategie e degli interessi della Comunità. Tutti ci ringraziano sempre, ogni volta, per il sangue e il plasma che i generosi donatori veneti offrono alle comunità e per il lavoro dei dirigenti associativi, tutti orientati ad assicurare il sangue, emocomponenti e farmaci plasmaderivati agli ammalati.

Li ringraziamo per le… lodi, ma ci piacerebbero meno ringraziamenti e più concretezza nella soluzione dei problemi. Ci gratificherebbero meglio più pianificazione e progettazione condivisa. Non basta essere invitati ai tavoli, ma occorre avere pari dignità, ciascuno ovviamente con le proprie specifiche competenze. Il Sistema Veneto ha funzionato bene finora proprio perché le associazioni sono state coinvolte anche nella formulazione delle leggi e provvedimenti tecnico attuativi.

Crediamo sia venuto il momento di cambiare perché i donatori fanno la loro parte, i dirigenti associativi dedicano il loro tempo, competente e qualificato ma solo insieme alla politica e alle strutture tecniche potremo superare le criticità attuali.

Continuiamo a donare, ancora più di ieri, con maggiore frequenza, con la passione di sempre consapevoli che chi chiede il nostro dono sono solo gli ammalati ma vigileremo ancora più di ieri perché ciascuno faccia la sua parte. Noi continuiamo a donare, sempre.

Da “Dono&Vita” – Dicembre 2017: Etica e responsabilità nell’agire e nel nostro essere donatori

In questi mesi in Avis si sta dibattendo su quali siano i percorsi migliori per assicurare etica e senso di responsabilità.

Ogni nostro donatore, dirigente, collaboratore è chiamato a vigilare perché la nostra associazione operi e si sviluppi mettendo al centro del proprio agire l’etica e la responsabilità. È responsabilità di tutti, non solo dei presidenti, segretari, tesorieri, ma di tutti i nostri soci, donatori e collaboratori.

La correttezza del nostro agire è al centro della nostra attenzione; siamo i primi a voler rendicontare tutto, con trasparenza e chiarezza di lettura, riceviamo risorse per le attività di promozione e sensibilizzazione e ne dobbiamo rendere conto. Il nostro bilancio sociale che ormai è giunto alla 11ª edizione, è la testimonianza più vera; abbiamo scritto che “la trasparenza è la custode della saggezza” riprendendo il poeta fiammingo Ger de Ley.

Abbiamo sempre chiesto alle migliaia di dirigenti associativi, di redigere i bilanci in modo chiaro, secondo le regole che la pubblica amministrazione ci indica, utilizzando solo per i fini stabiliti le risorse affidate ma sono tutti volontari e non possono assumersi responsabilità patrimoniali personali per rispondere a regole molto spesso poco chiare; i nostri revisori controllano contabilità e bilanci, dovremmo forse essere tutti esperti in materie economico finanziarie?   

A questo proposito, dopo l’adozione del Codice Etico, salutiamo il nuovo Comitato etico composto da persone di grande autorevolezza, esperienza e preparazione; chiederemo loro di darci una mano nel definire le regole che aiutino a sostenere la promozione del dono, la ricerca di nuovi donatori e la loro fidelizzazione.

Un’altro settore su cui concentrare la nostra attenzione è quello del plasma, un patrimonio dei donatori italiani, un bene etico da utilizzare solo per la salute degli ammalati; nelle pagine che seguono troverete alcuni approfondimenti molto importanti, un giro d’affari che si prevede raggiungerà nel mondo i 21 miliardi di dollari nel 2021 ma in Italia non si può fare profitto con il sangue e i suoi derivati, questo è il nostro punto fermo.

Proprio in Veneto è stato “inventato” più di 30 anni fa il conto lavorazione, il plasma viene inviato alle industrie di lavorazione per ritornare come medicinali plasmaderivati per gli ammalati. Dobbiamo vigilare perché questo principio voluto da medici illuminati e dai donatori rimanga sempre. Dobbiamo vigilare affinché i quattro accordi interregionali per la lavorazione del plasma siano in grado di collaborare tra di loro, compensando eventuali eccedenze o scarsità di prodotti. Lavoriamo perché gli emoderivati siano identificabili come bene etico, il famoso pittogramma (vedi sotto). Saremo in prima linea nell’utilizzo etico del plasma in ogni parte della filiera di lavorazione, dal plasma donato all’emoderivato che gli ammalati utilizzano.

Questo numero esce nell’anno della riforma del terzo settore; un cambiamento che sta interessando tutto il mondo del non profit; non solo il volontariato ma anche la cooperazione, le associazioni di promozione sociale, le fondazioni e tutti gli Enti del Terzo Settore in genere. Una occasione per volare alti, per interpretare la riforma e individuare i cambiamenti che anche la nostra grande associazione dovrà apportare per ripensarsi all’interno di questo grande mondo della solidarietà, gratuita, disinteressata, che costruisce comunità di senso.

Dobbiamo aprire un grande confronto a tutti i livelli di come vogliamo interpretare oggi il nostro modo di fare volontariato e solidarietà, per gli ammalati, le persone più fragili, la comunità. Nell’affrontare la riforma del terzo settore, dobbiamo vigilare perché non ci sia un uso strumentale del lavoro gratuito dei volontari, non possiamo essere la stampella dei servizi pubblici.

Anche sul modello organizzativo i nostri rappresentanti nei coordinamenti/Csv hanno apprezzato il modello veneto che vede la presenza di un Csv (Centro servizi volontariato) in ogni provincia del Veneto.Questo modello va difeso, anche se sarà necessario mettere in comune molti servizi valorizzando le migliori pratiche per ridurre i costi di gestione e aumentare la qualità dei servizi da offrire alle associazioni.

Infine un cenno alle prossime assemblee, partecipate numerosi perché è il nostro principale strumento per confrontarci, i dirigenti si aspettano di avere idee e suggerimenti, forse anche critiche da parte vostra, non mancate, è uno strumento di democrazia associativa molto importante.

Continuate a donare e partecipate sempre di più anche alla vita associativa, nelle vostre Avis comunali troverete tanto impegno per gli altri, tanta passione e non ve ne pentirete se sceglierete di farne parte.

Tanti cari auguri per le prossime feste natalizie a voi e alle vostre famiglie. E un sereno anno nuovo.  

Giorgio Brunello, presidente Avis regionale Veneto   

Qualità, vigilanza, responsabilità: inizia da qui il nostro impegno. L’editoriale del numero di settembre di Giorgio Brunello

Qualità, vigilanza e responsabilità. Vorrei iniziare da queste tre parole questo mio intervento. Siamo in un momento delicato, le donazioni diminuiscono e il fabbisogno di sangue aumenta. È un fenomeno che mette in crisi tutto il sistema trasfusionale italiano e, di riflesso, anche l’intera Sanità. La nostra regione non si può chiamare fuori, perché da sempre svolge un ruolo rilevante nell’autosufficienza nazionale.

Eravamo sempre fra i primi nell’offrire sangue alle altre regioni, dopo avere assicurato quello necessario ai nostri ammalati. Oggi non siamo più nelle condizioni di farlo pienamente. Siamo tra le regioni dove il sistema pubblico e quello associativo hanno saputo creare un modello virtuoso che ha tenuto anche di fronte a problemi importanti e momenti di crisi. Ce lo invidiavano e ce lo invidiano ancora in molti, ma adesso tutto questo non basta più, è indispensabile un rinnovato e aggiuntivo impegno di tutti.

Uno dei motivi dell’aumento dei consumi di sangue è il miglioramento degli impianti e delle tecnologie e il numero dei trapianti. Siamo contenti che la qualità dei servizi sanitari assicuri un miglior benessere, una migliore qualità della vita, una vita più lunga. Per volontari come noi, che guardano prima di tutto all’ammalato, questa è la vera soddisfazione.

Ma il sangue non si compra al supermercato. E per fortuna! Altrimenti, in mano al “mercato”, potremmo avere “qualità da discount” per molti, mentre altri, privilegiati, potrebbero comprare prodotti Dop e Doc da “allevamenti selezionati e Bio”.

Le battaglie di questi decenni hanno garantito che il sangue e i suoi derivati siano dei beni etici, non possano essere oggetto di commercializzazione. Il sangue viene donato da persone sempre più responsabili e coscienti del loro gesto, ma non possiamo darlo a comando!

Oggi abbiamo bisogno di venti sacche, domani cinque e dopodomani cento, donatori, rispondete a queste richieste! Quante volte abbiano sentito donatori che protestano per le continue richieste di rispondere alle emergenze: “non siamo vacche da mungere”.

Tutti i donatori hanno a cuore gli ammalati, ma abbiamo bisogno di seria programmazione e rassicuriamo tutti che come sempre risponderemo prontamente e adeguatamente.

Abbiamo voluto che su questo numero si tentasse un approfondimento sulle possibili cause del calo delle donazioni e alcuni indicatori, pur se non ancora sufficientemente raffinati, indicano già quali possono essere le tendenze e le motivazioni. Vi lascio agli articoli delle prossime pagine, possono essere anche spunto per approfondire la discussione anche sul giornale.

Volevo però indicare la via della qualità come una strada da percorrere coinvolgendo tutti. Sappiamo che la qualità dei servizi trasfusionali ha avuto una accelerazione importante negli ultimi anni. Qualificazione dei servizi e accreditamento dei Centri trasfusionali e di raccolta hanno portato a livelli di eccellenza il Sistema sangue.

Anche noi ne siamo stati coinvolti pesantemente e ci siamo impegnati al massimo in questo senso perché la salute degli ammalati e dei nostri donatori viene al primo posto. Una delle cause del calo di donazione è dovuta infatti all’aumento delle sospensioni e autosospensioni dalle donazione per svariati motivi.

Qualità è però non solo quella che scaturisce dalle procedure tecniche e dalla strumentazione. Sono passaggi che non ci competono e che spesso non vediamo neanche. Per i donatori “qualità” vuol dire anche trovare un clima favorevole al momento del loro generoso gesto. Sembra banale dirlo, ma è necessario incontrare persone accoglienti quando andiamo a donare, attente a ciò che facciamo, pronte a rispondere ai quesiti che poniamo anticipando anche i problemi che possono sorgere. Questi comportamenti riguardano in primis, ovviamente, il personale dei Centri di raccolta Avis, ma anche e soprattutto quello dei Centri trasfusionali.

Non sempre questo accade e vi chiedo di vigilare segnalando ogni inefficienza o problema alla vostra Avis comunale e se necessario a me direttamente. Qualche settimana fa, nel veronese, è accaduto un caso che abbiamo prontamente risolto, grazie all’intervento congiunto con il nostro direttore sanitario dott. Giovanni Lenzo.

Sul fronte della qualità dobbiamo vigilare e attueremo tutto quello che sta nelle nostre competenze per assicurare che si vada a donare “in famiglia”. Chiediamo con forza anche che le aperture dei Centri siano coerenti con le disponibilità dei donatori. Dobbiamo programmare tutti insieme (volontari e operatori del Sistema) per evitare che i costi aumentino, ma come volontari non possiamo neanche adattarci supinamente alle, scarse, disponibilità dei servizi pubblici. In questo caso vale la regola che il “fornitore” dei servizi deve rispondere alle esigenze dei clienti. Ricordando anche che non siamo esattamente ”clienti”, ma partner importanti del sistema trasfusionale e della Sanità di “tutti”. È questa un’altra battaglia che dovremo affrontare insieme.

Scusatemi se mi ripeto, ma devo però concludere lasciandovi il solito richiamo al senso di responsabilità che tutti voi avete sempre dimostrato, ma che vi chiedo di aumentare. Andate a donare più spesso, invitate vostri conoscenti a diventare donatori, studiatele e studiamole tutte, portate ognuno almeno un nuovo donatore a entrare nella nostra, grande famiglia che deve crescere ancora. Non per l’Avis, ma per chi dell’Avis ha sempre avuto bisogno in questi 90 anni: gli ammalati. E buona donazione, a tutti.

(dal n° 3 – settembre 2017)

Giorgio Brunello, Presidente Avis regionale Veneto

Dono&Vita giugno, Editoriale del neo Presidente: “Rinnovarsi e innovare per le nuove sfide che avanzano”

Avis regionale ha una nuova dirigenza da Aprile. Da maggio i nuovi consiglieri regionali, che ringrazio, mi hanno affidato l’arduo compito di presidente. È un impegno importante, in un momento difficile per la nostra associazione, ma riteniamo di essere partiti con il piede giusto. Un Consiglio regionale rinnovato in gran parte, quattro donne presidenti provinciali (con Abvs) con le quote rosa che avanzano ovunque in Veneto e che certo infonderanno più sensibilità all’Avis.

Ringrazio Gino Foffano per l’impegno profuso nel suo mandato. Faremo tesoro di quanto ha fatto con il precedente consiglio.

Innovazione, insomma, ma attenzione per quanto di buono è stato fatto finora. Sappiamo che ci attendono sfide importanti, ma con l’aiuto di tutti – dirigenti e soprattutto voi donatori – sapremo invertire la tendenza negativa delle donazioni in atto da diversi mesi. Al calo delle donazioni si accompagna un aumento del trasfuso (vedi a pag.6). I nostri malati hanno sempre più di sangue per l’aumento del numero di trapianti e per il progredire delle terapie. È un bene, ma noi dobbiamo rispondere puntuali ed efficienti alle mutevoli esigenze.

Questo è il primo obiettivo. È l’OBIETTIVO! Tutto il resto viene di conseguenza. Andare a donare più spesso e aumentare il numero di donatori è compito di tutti. È compito di noi dirigenti, che dobbiamo studiarle tutte, ma anche di voi donatori perché andiate a donare più spesso e portiate, almeno, un nuovo donatore all’anno.

Sappiamo bene che le cose negli ultimi anni sono molto cambiate: selezione più accurata dei donatori, aumento dei non idonei, orari di prelievo non adeguati al mutato mondo del lavoro. La selezione più stringente va a tutela degli ammalati e dei donatori e questa è una battaglia da vincere. Non possono, però, essere solo i volontari ad adeguarsi alle esigenze lavorative degli operatori. È anche il Sistema trasfusionale che deve riorganizzarsi man mano che cambia il mondo.

Dobbiamo coadiuvare il personale sanitario nel far bene il proprio lavoro. Con la chiamata, la prenotazione e l’accoglienza siamo sulla strada giusta. La chiamata alla donazione dei donatori è sempre più organizzata e programmata, in condivisione con i programmi dei relativi Centri trasfusionali. Non siamo ancora alla diffusione capillare, organizzata e puntuale. È questo un preciso compito delle Avis provinciali e comunali. La chiamata va migliorata e abbiamo bisogno che i donatori rispondano. Non vogliamo fare “stalking”, ma dialogare con i nostri soci. È questo un compito che non possiamo delegare a nessuno. È nostro dovere di legge, ma soprattutto diritto: i donatori vogliono parlare con le proprie associazioni, sentirsene parte integrante.

Anche la prenotazione sta aiutando i soci a decidere giorno e  momento per donare riducendo i tempi di attesa. Utilizzatela, dove presente, un po’ per volta anche questo strumento si diffonderà in tutta la regione.

Altra innovazione è l’accoglienza che si sta diffondendo in molti Centri trasfusionali. Personale specializzato è sempre più presente per dialogare con voi donatori. Assieme alla testimonianza di dirigenti avisini, aiuta nel percorso di donazione, informa sulle novità, raccoglie critiche e suggerimenti.

A proposito di suggerimenti, li attendiamo anche su Dono&Vita. Il periodico migliorerà ancora per divenire sempre più vostro giornale, luogo di tutti e confronto d’idee. Scriveteci. Anche al presidente. Non mancherò di rispondere.

A tutti voi, generosi donatori, reiteriamo la richiesta di donare spesso, partecipando anche alla vita associativa. Criticateci, ma collaborate. Avis è associazione vivace, si confronta ed è presente ovunque serva essere solidali e far crescere la comunità. Buona donazione e buon lavoro a tutti noi!

(Nella foto: i quattro presidenti regionali Avis che si sono succeduti nel terzo Millennio. Da sinistra Giorgio Brunello, Gino Foffano, Alberto Argentoni, Maurizio Bonotto.)

Si chiude un anno altalenante, ma un grazie va a voi donatori tutti!

I dati in nostro possesso relativi alla quantità di sangue raccolta nel 2015, anche se non ancora definitivi, ci permettono di dare una valutazione pressoché conclusiva dell’operato associativo di quest’anno. L’estate torrida che ci siamo lasciati alle spalle non è stata foriera di risultati positivi, mentre ha creato notevoli difficoltà ai donatori che desideravano andare a donare.

Fin dai mesi primaverili si era notata una diffusa calma della raccolta, che si è accentuata in particolare nel mese di aprile, registrando un calo significativo.

Questo andamento si è verificato anche in altre regioni d’Italia ed essendo raro che si manifesti in modo così diffuso, ha suscitato la giusta preoccupazione di Avis nazionale. Il perdurare della mancanza di evidenti segnali di ripresa capaci di garantire una più tranquilla autosufficienza, ha spinto il Ministero della Salute ad avviare una campagna a favore delle donazioni di sangue, seguita da altre proposte da Avis Veneto e alcune nostre Avis provinciali.

La risposta dei nostri bravi donatori è stata complessivamente soddisfacente, anche se in un paio di Dipartimenti si sono verificate delle difficoltà. Tuttavia l’attuale sistema di compensazione interna alla struttura regionale ha permesso un corretto livello di riequilibrio fra i vari Dipartimenti.

Analizzando i dati forniti dal Crat della Regione relativi alla raccolta di sangue intero, si possono rilevare all’incirca i medesimi valori del 2014, mentre il trasfuso registra un leggero incremento dello 0,8%.

Diversa, invece, l’analisi dei dati relativi alla plasmaferesi che sta segnando un 8,3% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma nello specifico va considerato l’anomalo dato di raccolta relativo al 2014 che ha registrato un calo rispetto al 2013 del 13%.

Tuttavia non si registra la mancanza dei prodotti plasmaderivati, in quanto le richieste terapeutiche di tali prodotti sono diminuite, mentre si evidenza un parziale aumento del plasma inviato all’industria.

Comunque possiamo affermare che il bilancio  complessivo nella nostra Regione, grazie anche all’impegno dei responsabili associativi e dei nostri soci, ha un andamento positivo che permette di  confermare l’obiettivo dell’autosufficienza locale in linea con quanto programmato e di supportare altri Dipartimenti e altre realtà regionali.

Sicuramente come Associazione dobbiamo migliorare in alcuni settori come:

– lo sviluppo della convocazione alla donazione dei soci donatori in maniera sempre più organizzata e programmata, in condivisione con i programmi dei Centri trasfusionali di riferimento (azione strategica per il futuro del Sistema trasfusionale Veneto);

– lo stimolare i Direttori dipartimentali ad applicare, laddove le condizioni non siano ancora soddisfacenti, dei piani organizzativi strutturali e strumentali omogenei che permettano il monitoraggio dei volumi di raccolta e  favoriscano la disponibilità del cittadino donatore e l’organizzazione associativa;

– L’estensione di una comunicazione “integrata” sia sul piano interno associativo che con le strutture sanitarie di riferimento, necessaria per una adeguata pianificazione e programmazione della raccolta;

– L’attivazione di servizi di accoglienza nei punti di raccolta con personale qualificato;

– La programmazione di incontri di formazione permanente per i soci, i giovani e per i futuri responsabili associativi.

Nel 2015 è continuato anche il programma di qualificazione del sistema sangue regionale per l’autorizzazione all’esercizio e all’accreditamento istituzionale.

È un percorso impegnativo soprattutto per le Provinciali di Padova, Venezia e Treviso che effettuano la raccolta associativa. Ricordo che in Veneto il 14% della raccolta viene ottenuta tramite la gestione Avis. Come previsto dalla normativa, le visite di verifica per il rinnovo dell’autorizzazione ad esercitare la raccolta avranno una cadenza biennale.

Ad ogni passaggio vengono sempre rilevate delle non conformità che comportano automaticamente dei nuovi assetti del processo organizzativo. Rimane questo un considerevole impegno da parte delle Avis interessate che mette a dura prova la professionalità delle nostre Articolazioni Organizzative.

Bravi tutti per i risultati sin qui ottenuti, per lo zelo e la pazienza con cui state affrontando questo percorso che permette il raggiungimento degli standard previsti.

Infine desidero fare un richiamo al vigoroso patto associativo, grazie al quale possiamo attuare compiutamente la missione che Avis si prefigge, che ci unisce, ci sostiene e rafforza l’azione avisina di tutti coloro che garantiscono la quantità, la qualità e la sicurezza dei percorsi terapeutici degli ammalati.

A voi tutti e alle vostre famiglie un caro augurio per le imminenti festività natalizie.

Gino Foffano

Avis lavora per gli ammalati anche nei nuovi scenari futuri

Il Quarto Piano Sangue e plasma regionale, approvato ormai più di dieci anni fa,

è ancora attuale o andrebbe aggiornato?

Avis, con il suo bagaglio etico e solidale, opera costantemente per raggiungere i propri obiettivi e realizzare la propria missione, all’interno di un sistema estremamente articolato e complesso. Le sorprese negative che la programmazione regionale della raccolta del plasma nel 2014 ci ha riservato (-11% raccolto, -14% il trasfuso) ci obbligano ad analizzare la questione in maniera ineludibile. La programmazione regionale della raccolta del plasma è strettamente collegata a quella nazionale. In futuro dovremo considerare anche le dinamiche a livello europeo e mondiale. La partita è sempre più importante, in particolare nell’ottica delle imminenti gare europee per la lavorazione del plasma. Tuttavia, la base per la  programmazione di ogni sistema, per quanto ci riguarda, parte necessariamente da quella fatta dalle nostre Aziende sanitarie e dai Dipartimenti interaziendali. La revisione delle spese messa in atto da qualche anno per la congiuntura economica che il nostro Paese attraversa, prevede che anche in futuro ci troveremo ad agire con scarse risorse economiche. Giocoforza sarà trovare nuove strategie. Sono nuovi scenari che coinvolgono inevitabilmente anche le attività associative.

L’impatto socio-economico della sanità, l’evoluzione dei consumi sanitari, la trasformazione delle reti ospedaliere e dei loro settori specifici, i continui cambiamenti dei modelli organizzativi dei servizi e degli assetti infrastrutturali e logistici richiedono un certosino lavoro anche di programmazione per garantire i servizi necessari alle cure degli ammalati. Tutto ciò causa inevitabilmente anche meccanismi di competizione fra i nostri Dipartimenti e fra le Regioni, non sempre allineate a cause e obiettivi comuni che dovremmo, invece, tutti garantire. Lo scenario si complica ancor più quando analizziamo l’applicazione delle normative vigenti o di quelle che sarebbero necessarie per governare un sistema così mobile e complesso. In Italia, per esempio, dopo dieci anni non si è ancora concluso l’iter della legge 219 del 2005 relativa alle gare per la plasmaderivazione nazionale, fondamentale per superare le criticità presenti nei Servizi trasfusionali. A tutt’oggi, inoltre, manca ancora la  garanzia di tariffe di scambio uniformi per i prodotti plasmaderivati fra le nostre regioni, elemento fondamentale per creare stimoli e opportunità di crescita, oltre che per affrontare con successo i problemi ancora cogenti.

L’Avis sta operando in questo sistema complesso per migliorare il servizio di propria competenza. Un esempio è lo sviluppo della chiamata dei donatori, sempre più organizzata e in linea con le necessità terapeutiche, con una maggiore fidelizzazione dei donatori, cercando di fare rete attorno ai bisogni effettivi degli ammalati e favorendo il più possibile la flessibilità del servizio. Tutto questo ancora non basta. Siamo convinti della necessità che tutte le componenti del settore, data la complessità del sistema pubblico, debbano operare con una visione globale dei problemi, superando le logiche “dell’orticello”. A questo punto ci sorgono spontanee delle domande: il quarto Piano sangue e Plasma regionale approvato il 25 marzo 2004 è ancora attuale o va aggiornato? Perché l’Avis e le altre associazioni di donatori, in una fase di cambiamento così importante, non vengono più invitate a partecipare ai tavoli di programmazione e supporto per l’ottimizzazione del Servizio trasfusionale regionale (L.R. n° 98/1994)?

Nello specifico forse qualche risposta ci è dovuta! Non dimentichiamo che il futuro porterà all’ineludibile confronto, con l’introduzione di ulteriori e più impegnative norme europee che rischiano di creare momenti di criticità nel nostro sistema sangue. Anche se questo cambiamento in realtà può rappresentare una formidabile occasione di crescita e di rilancio del settore. Il  “modello Veneto”, per il passato punto di riferimento nazionale, deve quindi promuovere azioni di riordino e coinvolgere tutti gli attori del sistema (Avis compresa). E deve cogliere appieno le opportunità di questo cambiamento, assicurando ai nostri cittadini standard di prodotti e di servizio certi e trasparenti, in linea con i paesi europei più evoluti.

Gino Foffano, presidente Avis regionale Veneto

                                             

Siamo al traguardo 2015: calano donazioni, ma anche uso del sangue

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Gino Foffano

In attesa di poter analizzare i dati definitivi del 2014, dato che il nostro periodico uscirà prima di Natale, proviamo a tracciare una valutazione delle nostre attività e dei nostri obiettivi in base ai dati in nostro possesso al momento di andare in stampa. Associativamente parlando, il 2014 ci sta fornendo delle sorprese, alcune anche inaspettate. Una nota del Crat (Centro regionale attività trasfusionali) di fine settembre, riferita all’andamento della raccolta 2014, dice: “il Sistema trasfusionale regionale sta, per il corrente anno, garantendo l’autosufficienza interna in modo costante e diffuso, nonostante sia inserito in un contesto sanitario assai complesso ed evoluto. Significativo anche il supporto all’autosufficienza nazionale”. Apprezziamo la valutazione e soprattutto i risultati sin qui raggiunti, tuttavia restano da valutare gli impegni e le fatiche profuse dai nostri donatori e dirigenti per mantenere, comunque, un livello di raccolta idoneo alle richieste. Nel corso dell’anno, infatti, almeno due Dipartimenti della nostra regione hanno avuto grosse difficoltà a mantenere l’autosufficienza interna e sono stati costretti a chiedere supporto ad altri Dipartimenti per mantenere le scorte ad un livello di sufficiente garanzia. Il Rolling year dei dati di raccolta attualmente indica un calo del 2,3% per il sangue intero e del 13,4% per il plasma. Anche il trasfuso attualmente segue all’incirca un andamento tendenzialmente in calo. Pur facendo un’analisi provvisoria e soggetta a possibili variazioni, questi dati rappresentano una situazione, almeno per noi, non del tutto confortante. Sorge spontanea, infatti, la domanda: “Nonostante il minor uso di sangue e suoi derivati nei nostri ospedali, c’è una positiva e confermata risposta dei servizi erogati agli ammalati e ai cittadini?”. Siamo consapevoli che le nuove tecniche d’intervento e le tecnologie sempre più avanzate indirizzano a maggiori risparmi dell’uso di sangue, ma queste variazioni troppo repentine non ci convincono. Da parte nostra, continueremo a collaborare quanto più possibile alla complessa e strategica programmazione regionale per garantire un modello pianificato e finalizzato all’autosufficienza, meglio se concretizzato su base dipartimentale per risultare più dinamico e adatto a supportare l’attività sanitaria locale. A supporto di ciò, diventa strategico e fondamentale il ruolo della chiamata o della convocazione dei donatori. Attualmente, nella nostra regione almeno due Dipartimenti hanno attuato per la convocazione dei donatori dei modelli che stanno dando risultati significativi e idonei alle necessità cliniche di sangue. Gli altri risultano, in parte, già avviati o comunque orientati ad avviare processi di miglioramento realizzabili nel prossimo futuro. A tale proposito il Crat ha perfezionato una piattaforma informatica per la gestione della chiamata dipartimentale, che è attualmente in sperimentazione presso il Dipartimento di Verona e prossimamente in quello di Padova, che permetterà il monitoraggio dei volumi di raccolta, perfezionando eventuali situazioni di criticità e governando meglio eventuali condizioni di eccedenza. Importante e significativa è stata, invece, nel 2014 la conclusione dell’impegnativo programma per l’autorizzazione all’esercizio delle Strutture del sistema trasfusionale regionale, sia dei servizi pubblici, sia delle Unità di raccolta Avis. Si sta ora monitorando e concludendo il processo di adeguamento delle non conformità rilevate, già in fase di verifica. Il raggiungimento di questo obiettivo strategico ci permetterà di garantire gli standard di qualità declinati negli Accordi Stato-Regioni e di rispettare la completa qualificazione delle strutture pubbliche e convenzionate del Sistema trasfusionale veneto entro la fine di quest’anno, come previsto dalle normative vigenti. In questo complesso contesto di crisi sociale, politica ed economica, ancora una volta Avis, forte di un vigoroso e sano patto associativo, mette in atto strategie rinnovate per continuare a ricercare la via più idonea per garantire sicurezza e felicità agli ammalati. Buone feste a tutti voi e alle vostre famiglie.

Gino Foffano, presidente Avis Veneto

Una storia veneta. Una storia di “sangue sano e sangue malato”

Una storia veneta, ma non solo veneta.

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Copertina del periodico Avis Ulss 8 del 1998.

Una storia di “sangue sano e sangue malato”, l’uno che cura l’altro. Una storia che ha siglato un “patto di vita” diretto fra donatori e riceventi, mediato da medici che credevano e credono nella “medicina per l’Uomo”. Una storia che ha lasciato un’impronta indelebile nella Medicina trasfusionale e nella cura dell’Emofilia in Italia. Una storia che vale la pena di raccontare e di conoscere, soprattutto da parte dei giovani donatori che si affacciano oggi al mondo Avis.

È quella che verrà ripercorsa sabato 23 novembre all’Hotel Fior di Castelfranco Veneto (Tv), in occasione del 40° anniversario di fondazione del Centro per la cura dell’emofilia e delle malattie del sangue dell’Ulss 8, di riferimento regionale, e della ri-fondazione dello stesso Centro trasfusionale. In questa occasione si ritroveranno anche tanti ex dirigenti dell’Avis regionale del Veneto, nell’ambito dell’incontro annuale che è ormai diventato tradizione. Ma quest’anno sarà un incontro “speciale”.

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In una foto del 1979, da sinistra: dott. Giovanni Battista Gajo, dott. Piergiorgio Davoli, (anonimo), prof. Agostino Traldi, dott. Giorgio Tegon

Organizzato insieme dall’Avis regionale, dall’Avis provinciale, dall’Avis comunale di Castelfranco e dalla Lagev, Libera associazione genitori ed emofilici del Veneto, all’incontro è attesissimo il prof. Agostino Traldi, fondatore del Centro stesso, oltre che del Centro trasfusionale, guidato ora dal dott. Giuseppe Tagariello. Assieme a loro anche altri tre fondatori del Centro, il dott. Piergiorgio Davoli, il dott. Giovanni Battista Gajo e il dott. Giorgio Tegon (prematuramente scomparso due settimane fa a Brescia).

Sarà un “tuffo nel passato”, ma guardando al presente e al futuro. Grazie al sostegno dei volontari Avis con l’Associazione progresso ematologico (Ape) e la Fondazione Tes-Fondazione per la biologia e la medicina della rigenerazione a Castelfranco è infatti in atto una ricerca proprio sulla cura dell’emofilia.

All’incontro è previsto l’arrivo di centinaia di persone da tutta Italia, tra pazienti, avisini, medici, amministratori di ospedale e Ulss, ex e nuovi infermieri del Centro.

L’incontro inizierà alle ore 9.30 con i saluti, seguirà l’introduzione da parte di Beppe Castellano, presidente della Lagev. Alle 10 l’atteso intervento del prof. Agostino Traldi, che ripercorrerà la storia del Centro. Alle ore 10.45 è previsto l’intervento del dott. Giuseppe Tagariello, attuale responsabile del Centro e alle ore 11.15 della dott.ssa Silvia Barbon, giovane ricercatrice della Fondazione Tes che sta seguendo la ricerca sulle cellule staminali per la cura dell’emofilia, in corso a Castelfranco e Padova e sostenuta da Avis, Ape e Tes. Alle ore 11.30 spazio agli interventi del pubblico. Ingresso libero.

Da Avis ricevi più di ciò che dai…

INTERVISTA AL PRESIDENTE REGIONALE USCENTE ALBERTO ARGENTONI

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Il presidente Argentoni

Alberto Argentoni, presidente regionale eletto dopo l’assemblea regionale di Castelfranco Veneto 2005, è giunto alla fine dei suoi due mandati. Otto anni in cui il mondo, l’Italia, il Veneto stesso sono cambiati profondamente. Otto anni in cui anche l’Avis è cambiata in modo a volte rutilante, ma in cui sicuramente è cresciuta. In “numeri” di forza associativa – come vedremo – e in donazioni, ma soprattutto in consapevolezza, cultura associativa e attività che vanno ben oltre i confini del Veneto e del Paese. Anni in cui, soprattutto gli ultimi, si è cominciato a fare i conti con la crisi e con i “tagli” alla Sanità in generale e al welfare in particolare.

Esempio eclatante: gli aumenti delle tariffe postali per i periodici del Terzo settore che dal 2010 hanno messo in ginocchio (e il più delle volte fatto “morire”) centinaia di testate del volontariato in Italia. Da “Dono&Vita”, fra i pochi sopravvissuti grazie a chi (presidente, esecutivo, consiglio regionale e da gran parte delle Avis provinciali e comunali) ci ha creduto fino in fondo siamo partiti con l’intervista-chiacchierata su questo lungo percorso che termina a Vicenza il 20 aprile. Più esattamente dalle copertine di questi otto anni della presidenza Argentoni.

Eccoli qua, presidente, sono un bel mucchio. Otto anni di parole, ma soprattutto di fatti, per Avis regionale.

Ma quanti sono? Davvero un bella pila… abbiamo scritto tanto, ma raccontando il tanto che hanno fatto tutte le Avis e non solo.

Ecco, diamo un po’ di “numeri”? All’inizio del tuo primo mandato i soci Avis-Abvs erano poco più di 122mila, con oltre 197mila donazioni. Oggi (ci basiamo sui dati 2011, per una stima del 2012 ) “lasci” quasi 140mila soci e poco meno di 230mila donazioni. Soddisfatto?

Sono bei numeri. sì. Soprattutto se pensiamo che abbiamo messo tutto l’impegno possibile nell’assicurare il necessario supporto trasfusionale ai nostri ammalati e non solo. Anche l’apporto del Veneto – che ha “tenuto” come incremento di donazioni/consumi rispetto ad altre grandi regioni – all’autosufficienza nazionale è cresciuto: quest’anno abbiamo superato le 16mila unità inviate fuori regione. Deve essere motivo di soddisfazione per tutti i nostri donatori e dirigenti.

AVIS REGIONALE VENETO E ABVS – DATI STATISTICI AL 31/12/2012

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Tanti donatori in più, impegnati e convinti nel donare, ma forse meno “presenti” nella vita associativa?

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una mezza rivoluzione, parlo come figura del donatore periodico. Sono entrati tantissime nuove leve, giovani perlopiù e tante donne. Il periodo di crisi, anche lavorativa, ci mostra un nuovo “tipo” di donatore. Con meno tempo per partecipare attivamente alla vita associativa, ma con le stesse, se non rafforzate, motivazioni etiche.

Tu hai partecipato anche alla stesura della nascente “Carta Etica” di Avis nazionale. Quali, appunto, le nuove motivazioni di chi diventa donatore?

Dopo 85 anni dalla fondazione dell’Avis le “basi” sono sostanzialmente le stesse: fare qualcosa per gli altri. Ma è molto più complicato oggi, soprattutto nei grandi centri, fare “comunità”. È un donatore molto più informato, grazie anche alle nuove forme di comunicazione. Come associazione dobbiamo stare al passo coi tempi, quando non si riesce a coinvolgere il socio con i metodi tradizionali bisogna imparare a usare i nuovi mezzi: insomma passare dalla “comunità” alla “community”. Qui siamo, obiettivamente, ancora un po’ indietro. Certo, la nostra “forza” – soprattutto nei piccoli centri – è ancora il contatto umano e il radicamento sul territorio, ma oggi questa forza può trasformarsi in debolezza. I giovani si trovano e comunicano in modo “globale”, si confrontano per agire, anche a distanza. Dobbiamo imparare a metterci ancora di più in gioco trovando nuove strade di coinvolgimento e aggregazione. Forse siamo ancora un po’ troppo legati alle nostre piccole realtà e tradizioni.

Potranno avere un ruolo, in questo senso, per il contatto diretto Avis-socio gli Uffici di chiamata?

Sono un servizio importantissimo sia per il donatore – che può meglio organizzare anche il suo, di tempo – sia per i Servizi trasfusionali che possono meglio gestire le donazioni rispetto ai fabbisogni reali. Noi, che come associazioni siamo “titolari” della chiamata, non dobbiamo limitarci al “servizio”, ma possiamo trasformare il momento del contatto con la chiamata in un momento di promozione e informazione. Ma per far ciò c’è bisogno di messaggi brevi e chiari e di operatori (volontari o meno) preparati e formati in questo senso. È una delle prossime sfide.

Sistema trasfusionale del Veneto e i rapporti con le istituzioni. Breve commento sugli ultimi otto anni?

I problemi da risolvere non sono mai mancati, ma abbiamo tenuto botta e abbiamo cercato di superarli al meglio. A mio parere, però, da parte dei tecnici e delle istituzioni se fino a un certo punto si è riusciti a far crescere il sistema (diciamo fino alla formazione del Frat), da qualche anno si è persa un po’ per strada la capacità di innovare e di fare ulteriori progressi.

Insomma il Veneto-Regione si è un po’ adagiata sugli allori in campo trasfusionale?

Se non “adagiati”, sicuramente si è un po’ persa la capacità di incidere, di trovare soluzioni nuove per far evolvere il sistema anticipando i tempi com’è sempre stata, in questo settore, prerogativa del Veneto. L’altalena di politici e tecnici, con più o meno capacità di incidere, ci ha un po’ penalizzati. Innovare si può, su “spinta” nostra (che non è mai mancata) “passione” da parte dei tecnici e la classe politica che recepisce i problemi. Se manca uno di questi fattori, ecco che si resta a un buon livello, ma non ci sono quei “colpi d’ala” necessari per crescere e rimanere all’avanguardia. Ora qualcosa sembra muoversi, per esempio sui Plasmaderivati, con prospettive nuove.

Passiamo ad un bilancio personale prettamente associativo. Quali i tuoi ricordi più belli, di quanto sei riuscito a fare in questi anni?

Intanto di quanto “siamo” riusciti a fare. Devo infatti ringraziare il gruppo dell’Esecutivo e dei collaboratori, sempre un po’ “matti” anche loro nel seguirmi. Abbiamo messo in campo tanti progetti, più o meno riusciti, ma tutti – ci tengo a dirlo – finanziati con fondi trovati fuori dalla “routine” delle attività associative. Alcuni hanno avuto un certo successo, altri non sono stati recepiti a sufficienza dalle provinciali e comunali. Questo probabilmente anche per la penuria – come si diceva prima – di risorse umane da far partecipare ai convegni o alle attività di formazione.

Parte dell'esecutivo regionale uscente
Parte dell’esecutivo regionale uscente

Va bene, non vuoi dircelo. E se ti citiamo due tue vere “invenzioni” personali in cui ti sei speso in prima persona? Parliano della Festa regionale per la Giornata mondiale del Donatore di sangue (la prima a Villa Pisani di Stra nel 2006) e la Fondazione TES per la ricerca sulle cellule staminali a cui le Avis hanno dato una vera e propria “trasfusione” di idee e fondi?

La collaborazione Avis-TES è nata fra il 2007 e 2008. Sono stato agevolato dal mio essere medico e dal credere in un collegamento alla pari con l’Università. Poi ad aiutarci c’è stato da subito l’entusiasmo di moltissimi dirigenti e donatori stessi. Quando si parla di ricerca “pura” a fni di solidarietà, la risposta e l’interesse anche culturale delle Avis e dei donbatori soprattutto giovani è concreto, reale. Dovunque si sia parlato o si parli di TES e di ricerca applicata c’è stato sempre un grande interesse e coinvolgimento diretto. Per quanto riguarda la Festa regionale è ormai divenuta una vera tradizione e riusciamo ogni anno ad aggregare centinaia e migliaia di donatori e non donatori da ogni parte della Regione.

La Festa regionale (Giornata mondiale del Donatore) 2012 a Pianezze di Valdobbiadene
La Festa regionale (Giornata mondiale del Donatore) 2012 a Pianezze di Valdobbiadene

Tra l’altro è stata la prima di questo genere in Italia…

Come regionale, sì. È anche un indice della compattezza e dell’unitarietà della nostra Avis, sia pur con tutti i miei limiti dovuti al mio carattere un po’ spigoloso.

Che cosa farai dopo, ormai “scaduto” da Presidente regionale? Oltre, naturalmente, a essere ovviamente “assunto” come redattore in Dono&Vita? Sia ben chiaro: stesso stipendio da… presidente = zero.

Qualcuno mi “chiama” in nazionale, ma si vedrà. Intanto mi sono messo a disposizione della mia Provinciale. La proposta di “lavoro” come redattore la accetto volentieri. Mi piace e mi diverte scrivere e ho avuto grandi soddisfazioni in questi anni con Dono&Vita. Quel che mi dispiace è che, causa l’aumento delle spese per le Avis di base, parte dei nostri soci ne sono rimasti privi. Dono&Vita, tra l’altro, non è stato sostituito – per informare i donatori su ciò che accade e perché accade – da nessun altro tipo di mezzo informativo aggiornato e tempestivo. Poniamoci noi tutti, come redazione che ha pur già dato il massimo, l’obiettivo di migliorare – anche a livello web – la già alta qualità dell’informazione e fare in modo che il flusso di notizie sia sempre più libero.

Ultima domanda. L’impegno come presidente di una grande regionale porta via tempo anche alla vita privata e costa fatica e grattacapi. Rimpianti? Lo rifaresti?

Assolutamente non ho rimpianti, ho avuto la fortuna di avere a fianco ottimi amici in esecutivo e collaboratori. Non posso che ripeterlo, ho avuto tante soddisfazioni e vi assicuro che da Avis ricevi molto più di quello che dai…

Intervista di Beppe Castellano

Noi doniamo… Perché tutto cambi, per chi ha bisogno

Tutto deve cambiare perché nulla cambi. In questi giorni anche a noi dell’Avis è spesso tornata in mente questa celebre frase. Non c’è, però, conservatorismo o “gattopardismo” nelle nostre intenzioni. Al contrario! Chiaramente, ciò che non deve cambiare sono l’autosufficienza regionale, la sicurezza e la qualità. Su questo non si discute, ma siamo consapevoli che il sistema trasfusionale deve evolvere. Avis lo diceva già prima che la crisi economica “esplodesse” e si è sempre dichiarata disposta a discutere e a intervenire. Non ci nascondiamo dietro un dito: neppure la nostra associazione è un esempio di dinamicità e di voglia di cambiamento, ma vivendo sulla pelle dei nostri soci donatori le contraddizioni e i ritardi del sistema, siamo spinti ad affrontare subito i problemi.

La “mazzata” della spending review è calata anche sul Frat. Risultato: un meno 5% di risorse disponibili per il sistema trasfusionale. Abbiamo avuto l’assicurazione che non verranno toccati i rimborsi associativi e questo è un buon risultato, ma le ripercussioni sul servizio sono certe e ancora tutte da valutare. I nostri soci ci chiederanno: “Ma se c’è bisogno di sangue, perché ci trattano così?”, “Non siamo vacche da mungere!”, “Ma voi che cosa fate? E tralascio altre valutazioni dal contenuto meno edificante, ma facilmente intuibile. Badate bene che queste domande non sono un nostro “tormento”, ma la ricchezza della nostra associazione che vive dell’impegno e della partecipazione dei propri donatori! Non limitiamoci a liquidare queste domande sottolineando le colpe del mondo politico e le mancanze del sistema sanitario. Saremo più utili se facciamo passare dei concetti semplici, ma non banali che Vi riproponiamo e che Voi potete sicuramente integrare:

– Noi doniamo per i malati e loro vanno tutelati al di là di ogni discussione politica o taglio di risorse;

– Noi doniamo in modo volontario e gratuito. Per gratuito intendiamo che deve essere tutelata la nostra salute, ma che non chiediamo niente più di quello che viene garantito  agli altri cittadini che non possono o non hanno ancora pensato di donare sangue;

– Noi doniamo nella certezza che il nostro dono sia utilizzato al meglio, quindi consapevoli che la gestione della chiamata non è un brutale attacco alla nostra spontaneità o libertà di volontari, ma una necessità per un uso etico del nostro sangue;

– Noi doniamo sempre e solo nella massima sicurezza e puntiamo alla massima qualità: abbiamo lottato perché i Centri trasfusionali pubblici uscissero dai sottoscala e perché fosse data dignità alla medicina trasfusionale, ora dobbiamo pretendere la qualità anche dei nostri punti di raccolta;

– Noi doniamo anche se la raccolta non è all’ombra del nostro campanile. Questo significa che dobbiamo riorganizzare i nostri servizi e trovare nuove forme di collaborazione tra Avis locali;

– Noi doniamo, ma non stiamo zitti! Tutta l’Avis è impegnata sui tavoli della programmazione e nell’attività di pressione politica sulle Istituzioni: siamo risoluti e fermi nel nostro impegno per l’ammalato e per il donatore. Non possiamo stancarci né assumere posizioni irresponsabili;

– Noi doniamo il nostro tempo e le nostre forze nella certezza che ci sarà sempre qualcuno che ci aiuterà e “raccoglierà il nostro testimone al momento giusto…”.

Perché Avis è più grande di noi e di quello che sappiamo vedere! Le imminenti assemblee possono essere un’occasione splendida per parlare tra donatori e rinsaldare il nostro patto associativo. Molti soci, purtroppo, non verranno all’assemblea, ma li possiamo raggiungere con la lettera di convocazione, magari quest’anno meno formale e più informativa! Aggiungiamo alcuni dati sulle attività, i progetti  futuri e un commento sul sistema trasfusionale. A quelli che saranno ancora una volta presenti all’assemblea e a quelli che avranno la curiosità di esserci per la prima volta, ricordo la “filosofia” di un grande santo: “Cominciate col fare il necessario, poi fate il possibile… a un certo punto, all’improvviso, vi sorprenderete a fare l’impossibile”. (San Francesco).

Alberto Argentoni, presidente Avis regionale

 

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