Chiare, fresche, dolci acque… tutte limpide, ma non tutte uguali

Cari Avisini, in questo numero parlerò dell’acqua, l’elemento più importante per la nostra sopravvivenza. Impareremo, in particolare, a capire la differenza tra le varie acque in commercio per poter fare una scelta critica in base alle nostre reali esigenze. Ovviamente, possiamo bere sia l’acqua distribuita dalla rete idrica cittadina, detta “acqua potabile”, sia l’acqua definita “minerale”, acquistata normalmente in bottiglia.

Acqua potabile da rubinetto

Per definizione, l’acqua potabile deve essere limpida, inodore, insapore, incolore ed innocua, priva cioè di microrganismi patogeni e di sostanze chimiche nocive per l’uomo. I trattamenti per la potabilizzazione intervengono sui caratteri delle acque prelevate per ottenere un prodotto finale idoneo all’uso alimentare. Le ASL e i laboratori che controllano gli acquedotti effettuano analisi giornaliere, mensili e occasionali, per verificare la potabilità dell’acqua e la sua aderenza ai parametri chimico-fisici, organolettici e microbiologici stabiliti per legge. Rispetto alle acque in bottiglia, i vantaggi dell’uso di acqua di rubinetto sono molti, in particolare il minore impatto ambientale (uso di contenitori, trasporti, distribuzione), praticità nell’uso ed economicità. Dal punto di vista organolettico, l’acqua “di rubinetto” è notevolmente migliorata negli ultimi anni (in passato poteva avere un retrogusto di cloro, usato nel processo di potabilizzazione).

Acqua minerale in bottiglia

Le acque minerali provengono da una o più sorgenti (naturali o appositamente perforate) e hanno caratteristiche particolari e proprietà salutari. Il riconoscimento di un’acqua minerale viene rilasciato dal Ministero della Salute con apposito decreto. Andiamo ora a capire la differenza tra le diverse acque che potete trovare al supermercato:

Le “minerali” si classificano secondo il residuo fisso di sali minerali in:

Minimamente mineralizzate (residuo fisso ≤ 50 ), si tratta di acque definite “leggere” che favoriscono la diuresi e l’espulsione di piccoli calcoli renali.

Oligominerali (residuo fisso 51-500), contengono poco sodio, sono perciò ideali per essere bevute a tavola ogni giorno. Tra i vari benefici svolgono anche un’ottima azione diuretica. In Italia queste acque sono quelle maggiormente diffuse, oltre il 61% di tutte quelle presenti sul territorio.

Mediominerali (residuo fisso 501-1500), questo tipo di acqua contiene un’alta percentuale di sali minerali.

Ricche di sali minerali (residuo fisso> 1500), sono acque molto ricche di sali, per questo sono spesso utilizzate a fini curativi e solamente su consiglio medico.

L’acqua che acquistiamo può essere anche classificata in base al particolare contenuto di un determinato sale minerale, per esempio acqua solfata (digestiva), clorurata, bicarbonata (diuretica), calcica (prevenzione dell’osteoporosi), magnesica (lassativa)…

Vorrei segnalarvi che eventuali indicazioni di carattere terapeutico che potete trovate in etichetta, a norma di legge, sono provati da esami farmacologici. Sempre per legge, i differenti produttori devono precisare nell’etichetta se l’acqua è priva, parzialmente o totalmente, di anidride carbonica o se ne sia stata addizionata. Devono inoltre essere riportati i risultati delle analisi chimiche e chimico-fisiche aggiornati ogni cinque anni. Attenzione! Anche l’acqua scade! in etichetta trovate anche il termine minimo di conservazione.

Come avrete oramai capito dunque la varietà di acque è molto ampia e in base alle vostre esigenze o patologie potete selezionare prodotti specifici e benefici. Leggete dunque bene le etichette riportate sulle bottiglie e “alla salute!”

a cura di Lisa Baesso biologa nutrizionista

Finite le abbuffate delle feste: come depurare l’organismo con una dieta sana per le prime donazioni dell’anno

Durante le feste (che siano pasquali o natalizie…)  si rischia di eccedere con i cibi grassi: colombe, panettoni, salse, creme, dolci, piatti elaborati, torrone… Questo eccesso alimentare può alterare gli esiti del sangue, rendendo nulla la donazione, per questo molte persone sono restie ad effettuare il prelievo dopo le festività, soprattutto natalizie.

È la statistica che ce lo dice, il mese di gennaio è tradizionalmente quello in cui calano percentualmente le donazioni. Molti “valori”, in particolare le transaminasi, risultano alterati dopo gli eccessi festivi.

Alla luce di questo, è fondamentale depurarsi alcuni giorni prima della donazione, cercando di mangiare prevalentemente minestroni vegetali, frutta e verdura. Inoltre, è bene seguire anche le principali regole della dieta mediterranea, ovvero consumare maggiormente legumi, cereali integrali, pesce, olio d’oliva e frutta secca, e ridurre l’utilizzo di carne (in particolare carne rossa e insaccati), uova, formaggi, burro, sale, alcol e zuccheri.

É importante suddividere la razione quotidiana in cinque pasti: colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena.

La prima colazione non deve mai mancare e abolirla non dà alcun vantaggio a chi desidera depurarsi, fondamentali sono anche gli spuntini spezzafame a base di frutta fresca e yogurt.

Infine, bisogna ricordarsi di bere molto e fare regolare attività fisica. Frutta e verdura sono la fonte essenziale di sali minerali e vitamine e contengono altre componenti fondamentali che le rendono indispensabili in tutte le diete disintossicanti.

Alcuni vegetali hanno un potere depurativo molto forte, perché vanno a migliorare le funzioni del fegato, organo che svolge una funzione centrale nel governo del metabolismo cellulare e nella depurazione del sangue dalle sostanze tossiche.

Il carciofo è considerato tradizionalmente una pianta che favorisce i processi digestivi, stimolando particolarmente la funzione del fegato. Questa pianta stimola la secrezione della bile favorendo la digestione dei grassi, riduce il colesterolo totale, in particolare quello “cattivo” e i trigliceridi, ha un’azione protettiva sul fegato dovuta all’attività antiossidante dei suoi costituenti.

Il tarassaco e la cicoria sono dei vegetali molto preziosi per le loro caratteristiche depurative-diuretiche, la loro proprietà più conosciuta è quella di stimolare la produzione della bile e del suo deflusso dalla cistifellea. Il cardo mariano ha un’azione epatoprotettiva, rigenerante delle cellule epatiche e detossificante.

In erboristeria si possono trovare delle tisane depurative a base di questi vegetali, è preferibile chiedere ad un erborista di preparare la miscelazione più adeguata alle proprie esigenze. L’abbinamento di una tisana depurativa ad una dieta equilibrata può dare ottimi risultati, oltre ad essere una piccola coccola per la stagione invernale.

Per quanto riguarda la frutta migliore per la purificazione del corpo, si consiglia la mela quale buona fonte di vitamine e minerali, soprattutto se consumata con la buccia. Questo frutto aiuta a depurare l’organismo dalle scorie tossiche grazie alla pectina, una fibra speciale che lega ed elimina le tossine intestinali. E’ proprio vero, quindi, che “una mela al giorno, toglie il medico di torno!”.

Anche il limone è conosciuto fin dall’antichità per il suo potere depurativo dato dal contenuto della vitamina C, un importante antiossidante contro i radicali liberi.

di Lisa Baesso, biologo nutrizionista (www.lisabaesso.it)

 

 

 

 

 

Donatori molto attenti alla propria salute: da un’indagine di Avis nazionale nell’anno dell’EXPO (2015)

I donatori sono i più attenti alla corretta alimentazione, rispetto al resto della popolazione. Consci che dal proprio stato di salute dipende anche quello di chi riceve il loro sangue. Sono i risultati dell’indagine “Avis per Expo: Nutriamo la Vita”, realizzata in collaborazione con la Nutrition Foundation of Italy. Probabilmente, la più grande indagine sulle abitudini alimentari dei donatori mai ideata dall’Avis nazionale, attraverso migliaia di questionari anche on line e il coinvolgimento di tutte le sue sedi.

Dati messi a confronto con quelli dello studio Liz (Liquidi e zuccheri nella popolazione italiana) condotto con la Società italiana di medicina generale sempre su persone (non donatori) di età compresa tra i 18 e i 64 anni.

L’abitudine dei donatori di consumare regolarmente una ricca ed abbondante colazione mostra subito il primo “distacco” dal resto della popolazione: il 60% contro il 40% dei soggetti Liz.

Ancora, una maggiore percentuale di donatori presta attenzione all’apporto calorico, cerca di evitare i cibi troppo energetici (32% contro il 23%) e consuma molta frutta e molta verdura (49% dei donatori contro il 42% dei soggetti Liz). Ma è soprattutto sull’utilizzo dell’olio extravergine d’oliva come grasso di condimento che gli avisini “volano” alto: ben il 90% contro il 79%, così come il 60% dei donatori (contro il 50%) presta attenzione al sale aggiunto ai cibi cercando di aggiungerne poco a tavola o di utilizzare le più salutari spezie per dare sapore a ciò che mangiano (12% contro il 3%).

Attenti anche all’uso dello zucchero, che però “piace” ai donatori più o meno come al resto della popolazione. Da notare che gli uomini consumano più caffè, latte, biscotti, brioche, pane e marmellate delle donne, che preferiscono invece the, cappuccino, cereali, yogurt e latte di soia o riso.

Ad essere più consapevoli del fabbisogno energetico giornaliero sono in genere le donne, che per percentuali primeggiano sia tra i donatori che se confrontate con le donne dello studio Liz. Sempre le donne risultano tra le più interessate agli argomenti proposti dal questionario.

Sul fronte “liquido” gli avisini arrivano a bere fino a 2, (alcuni fino a 3) litri di liquidi al giorno (tra acqua, the, tisane, succhi…a pasto e fuori pasto) superando la media dello studio Liz, che comunque non dista molto a percentuali, segno che della necessità di bere molto durante la giornata c’è una consapevolezza ormai diffusa.

Il terzo fronte della ricerca “Avis per Expo” si è, infine, concentrato in particolare sull’attività fisica dei donatori, che rientra tra i corretti stili di vita.

È emerso che 7 donatori su 10 praticano attività sportive: il 34% degli uomini e il 43 % delle donne affermano di spostarsi spesso a piedi e camminare quando possono; mentre correre e andare in bicicletta sono attività praticate dal 42% dei donatori e dal 28% delle donatrici. Entrambi i gruppi dedicano tempo ad attività sportive una-due volte alla settimana (27% degli uomini e 28% delle donne) o almeno tre volte alla settimana (26% degli uomini e 18% delle donne). Secondo il sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende sanitarie per la salute in Italia 2011-2014) che monitora lo stato di salute della popolazione italiana adulta, ci si muove troppo poco, sicuramente in quantità inferiore a quanto raccomandato. Solo il 33,2% della popolazione è più o meno attivo, e secondo il Progetto cuore (2008-2012) il 41,6% delle donne adulte e il 32,3% degli uomini sono fisicamente inattivi. I dati avisini non sono ancora entusiasmanti, ma che si muovano 7 donatori su 10 è comunque un dato molto buono.

Per concludere, i questionari sulle conoscenze in tema di sana alimentazione e stili di vita rilevano un buon grado di conoscenza da parte dei donatori.

Le principali fonti di informazione in tal senso sono i medici (per il 44 % delle donne e per il 36 % degli uomini), seguiti dai siti web. Al terzo posto le donne hanno segnato i libri e le riviste, mentre gli uomini hanno indicato i famigliari. I programmi televisivi rappresentano la quarta fonte di informazione per entrambi i gruppi.

“I donatori si differenziano dal resto della popolazione per una maggiore attenzione ai comportamenti alimentari e all’esercizio fisico – si legge nel report di Avis nazionale- Non si differenziano molto, invece, per le conoscenze in materia di alimentazione e salute, cosa che suggerisce l’importanza di interventi di carattere nutrizionale mirati alla correzione degli errori più frequentemente commessi. Interventi che saranno tanto più efficaci in quanto rivolti ad una categoria, quella dei donatori, già più incline, rispetto alla popolazione generale, a seguire corretti stili di vita”.

di Michela Rossato, periodico “Dono&Vita” (giugno 2015)

 

 

Su 700mila confezioni di latte Busche invito a ben nutrirsi e ben donare

Dai valore alla Vita, dai valore a ciò che mangi” è il messaggio stampato su oltre 700mila contenitori di latte fresco che ha iniziato a invadere tutto il Veneto dalla prima settimana di agosto. Lo slogan è stato coniato per l’iniziativa congiunta di LatteBusche e delle tre Associazioni di donatori volontari di sangue (Abvs, Avis e Fidas). Inviterà per mesi i consumatori a mantenere un sano stile di vita e a informarsi su come donare vita anche agli altri tramite il proprio sangue. L’iniziativa è stata presentata nel corso di una conferenza stampa.

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un momento della conferenza stampa

Una campagna capillare, che copre tutto il Veneto e il Friuli – dice il presidente dell’Avis regionale Gino Foffano – e che parte proprio nel mese in cui si rinnovano gli appelli a donare sangue prima delle vacanze. Una campagna che ci aiuta anche a rammentare a chi non è ancora donatore che è possibile informarsi e… diventarlo”. 

I contenitori di latte fresco che LatteBusche distribuirà in più di 700mila pezzi da qui a Natale riportano su un lato, oltre che lo slogan, anche il link www.donacolcuore.org. Il sito è parte della campagna estiva del Fondo Regionale Sangue (finanziato dalle tre associazioni) che punta a sostenere il numero delle donazioni soprattutto in un periodo, l’estate, sempre a rischio carenza.

L’aumento in estate degli incidenti stradali e, anche, in questo prima metà del 2016 del numero dei trapianti – dice il presidente Fidas regionale Fabio Sgarabottolo – mette a rischio le scorte delle emoteche. Ben vengano, quindi, tutte le iniziative che ci aiutano a promuovere il dono”. 

Il binomio LatteBusche – Associazioni Donatori affonda le radici anche in diversi valori comuni: spirito solidaristico, cura della sicurezza e genuinità di quanto “prodotto”, capillarità e vicinanza al tessuto sociale veneto.

È quanto ha detto fra l’altro Luigi Piva, coordinatore del Fondo Regionale Sangue“LatteBusche, che è una Cooperativa, garantisce la genuinità del latte prodotto da centinaia e centinaia di piccoli soci allevatori del nostro Veneto; le nostre associazioni da sempre sono impegnate a garantire con la promozione di un sano stile di vita la salute del donatore e quindi la sicurezza del sangue donato”.

“Essere stati scelti per la diffusione di questa campagna per una corretta alimentazione – afferma Matteo Bortoli, responsabile marketing della Cooperativa – è per noi ulteriore conferma della serietà con cui Lattebusche da sempre opera, mettendo al centro del progetto aziendale la tutela del consumatore e investendo ingenti risorse affinché questa sia sempre garantita.”

L’idea di una nuova collaborazione fra la Cooperativa più importante del Veneto come produzione di latte, latticini, formaggi e gelati e il mondo dei donatori non poteva che nascere in zona bellunese: “Memori della già consolidata disponibilità dell’Azienda verso i temi della solidarietà – afferma Gina Bortot, presidentessa dell’Abvs (Associazione bellunese donatori di sangue) – non potevamo che proporre a loro l’idea nata una sera a tavola con due giovani donatrici-dirigenti Abvs: Barbara Iannotta e Giulia Frigimelica. Un’idea che non poteva restare limitata, naturalmente, al bellunese e che per associazioni e Azienda stessa è quasi a costo zero anche se ampiamente diffusa sul territorio”. 

I cartoni di latte prenderanno la strada di molte catene di supermarket e ipermercati in Veneto. In tutti i punti vendita cooperativi “Bar Bianco” sparsi in Veneto e Friuli, poi, verranno affissi manifesti e locandine che richiamano la campagna di sensibilizzazione. La campagna verrà anche veicolata tramite i siti e le pagine social di associazioni e azienda, nonché tramite il periodico Dono&Vita di Avis regionale Veneto che pubblica regolarmente una rubrica sulla corretta alimentazione.

A Natale è tutto più buono

Non possiamo pensare bene, amare bene e dormire bene se non si è mangiato bene”. Da questo aforisma di Virginia Wolf è partito l’intervento della dr.ssa Annarita Gambalonga, biologo nutrizionista e specialista in scienze dell’alimentazione, che ha aperto l’evento Abvs: A Natale è tutto più buono! L’iniziativa è stata proposta dall’associazione ai propri donatori (e simpatizzanti) per far fronte all’ansia generata dalle incombenti maratone gastronomiche natalizie. Troppe volte demonizziamo il classico cenone dimenticandoci che sono le errate abitudini quotidiane ad influire maggiormente sul peso e, peggio ancora, sulla salute, secondo quanto confermato anche dal dott. Capelli, primario del Centro Trasfusionale di Belluno e presente all’evento. Piccoli trucchetti, come un uso maggiore di frutta e verdura, anche nella classica abbuffata possono aiutarci, oltre che a limitare i danni, a ridurre i sensi di colpa. Dalle festività ad un discorso più generale il passo è breve: in un’era dove il marketing delle mode alimentari orienta la gran parte delle abitudini e degli acquisti, sono tanti i miti da sfatare. La ricetta è sempre una: tornare al concetto originario di “dieta”. Dal greco δίαιτα, il termine fa riferimento al “modo di vivere” in particolar modo nei confronti dell’assunzione del cibo. Nulla che ci faccia pensare a privazione o stigmatizzazione: solo un equilibrato approccio agli alimenti che sono nutrizione del corpo ma anche della mente. Approccio equilibrato tipico della nostra dieta mediterranea, diventata patrimonio immateriale dell’Unesco nel 2012 ma che troppo spesso ci troviamo a snobbare. Come nella migliore delle tradizioni, dopo il bastone arriva la carota e la palla (o il mestolo) passa in mano allo chef bellunese Mauro Cavalet, donatore e titolare della rinomata Trattoria “L’oasi”. Direttamente dal manuale di Pellegrino Artusi, Cavalet ha preparato un tortino a base di pane e cioccolato, accompagnato da crema inglese, marmellata di mele cotogne e meringa. Ingredienti semplici per un risultato, visti i piatti ripuliti, da leccarsi i baffi.

Barbara Iannotta

Ulteriori foto su http://www.facebook.com/AbvsProvinciale

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Alimentarsi bene, donare e vivere meglio. Una nuova rubrica per voi

Perché a gennaio mi sospendono per 15 giorni?

Al Centro trasfusionale mi han detto che prima di donare devo essere del tutto a digiuno, è vero?caffè1

C’è il detto che “Il vino fa buon sangue”. È vero o fa male?

Dopo la donazione è meglio mangiare tanta carne per recuperare?

Sono solo alcune delle domande che arrivano, anche in redazione, da parte dei donatori. Il prossimo numero di Dono&Vita (che verrà diffuso a marzo 2014) conterrà una nuova rubrica dedicata all’alimentazione. A curarla sarà una biologa nutrizionista, la dottoressa Lisa Baesso.

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Lisa Baesso

La figura professionale del biologo-nutrizionista è relativamente “giovane”. Così come giovane è la professionista di cui ospiteremo gli interventi.

Su ogni numero affronterà nuovi interessanti argomenti, prendendo anche spunto dalle domande dei lettori.

La rubrica funzionerà anche “in tempo reale” qui sul sito, dove verranno proposti nuovi argomenti di attualità. I lettori potranno porre quesiti commentando gli articoli in queste pagine o postandoli sulla pagina Facebook di Dono&Vita . Ma conosciamo un po’ meglio la Dottoressa Lisa…

La dott. ssa Lisa Baesso, maturità classica al Liceo Giorgione di Castelfranco Veneto, è  biologa nutrizionista iscritta all’Ordine dal 2008. Si laurea prima in Biologia all’Università di Padova (2005), poi consegue la laurea di secondo livello (110/110) in Scienze Biomolecolari e cellulari presso l’Università di Ferrara nel 2007 e, infine, consegue (110 cum laude) il master in Nutrizione e Dietetica applicata all’Università Politecnica delle Marche nel 2012. La tesi era un’indagine sulle tecniche impedeziometriche per la valutazione della composizione corporea in ambito nutrizionale. Tesi in pubblicazione che sarà aggiunta al materiale didattico degli attuali studenti del Master. Segue i corsi di aggiornamento Ecm dell’Associazione Centro Studi delle Intolleranze alimentari e della nutrizione di Pisa. È consulente nutrizionale per Activia (Danone), per alcune farmacie, laboratori di analisi cliniche e Centri Fitness. Il suo sito è www.lisabaesso.it.

Dulcis in fundo: solo dopo che aveva accettato con entusiasmo di far parte della redazione, ci ha candidamente confessato di venire da una famiglia di donatori Avis. Un doppio grazie, quindi.

 

 

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