C’erano una volta a Notre Dame un acrobata e una ballerina… Si sposano il 29 settembre a Modena e “donano” le loro non-bomboniere alla ricerca TES

Galeotto fu il tour di “Notre Dame de Paris”. Prova dopo prova, data dopo data, li ha portati dritti… all’altare! Un amore sbocciato nel 2016 tra le “mura” della Cattedrale, al più grande successo di sempre nella storia del musical italiano, tra ore di fatica e allenamenti, tra luci e fantastiche atmosfere, le voci di Lola Ponce e Giò di Tonno e le musiche del grande Riccardo Cocciante. Sembra scritta per un film, ma è tutta felicemente vera la storia di Beatrice Zancanaro e Alberto Poli. Beatrice ha 29 anni, è di Venezia ed è ballerina professionista. Alberto ne ha 28, è di Modena e fa l’acrobata. Si sposeranno il 29 settembre, nel modenese con l’intenzione di “abitare” a Jesolo (Ve), nelle pause di un lavoro che li porta in giro per il mondo. La proposta di matrimonio è arrivata in Turchia, “con un anello nascosto in un ovetto di cioccolato” sottolinea Beatrice, il corso pre matrimoniale l’hanno fatto a Los Angeles, il video di partecipazione a parenti e amici è stato girato in Arizona e inviato dal Messico. Assieme, ora, stanno dando vita all’AcroModernLab, progetto di laboratori di danza acrobatica per bambini e ragazzi da portare in giro per l’Italia e all’estero. Due giovani belli, molto innamorati e in formissima che, oltre ad avere in comune la grande passione per il movimento, lo spettacolo e le acrobazie, condividono il valore dell’altruismo, donando il sangue. Ci raggiungono in redazione, una calda mattina di agosto, per dirci che al loro matrimonio Avis ci sarà. Con Tes. Il loro racconto è tutto un guardarsi, sorridenti. “Per un giorno così felice abbiamo deciso di preferire alla classica bomboniera un contributo economico alla ricerca – spiega Beatrice – e dopo aver contattato varie Avis, la risposta entusiasta della regionale Veneto ci ha convinti a devolverlo a Tes, la fondazione, partner di Avis, che studia le malattie del sangue anche grazie a giovani ricercatrici. Questa cosa ci riempie di gioia”.  Mentre lo dice, Beatrice si emoziona. La sua mamma non c’è più e non potrà starle accanto, ma aiutare la ricerca potrà dare una speranza in più a tanti altri malati. Un gesto che verrà spiegato agli invitati con un biglietto, unito ad un piccolo gadget avisino. Sventolerà anche la bandiera dell’Avis, prontamente donata ai due piccioncini da redazione e segreteria regionale, a dire a tutti che “amore porta amore”. Auguroni…

Michela Rossato

 

Beatrice e Alberto, una grande passione!

Beatrice è stata nella Nazionale di ginnastica ritmica dal 2000 al 2008 per poi passare alla danza. Ad uno stage internazionale a Treviso ha ricevuto diverse borse di studio ed ha iniziato a sperimentare tanti stili di danza diversi. Ha partecipato ad “Amici” nel 2008. Da professionista ha ballato, tra gli altri, per Anastacia, Liza Minelli, Renato Zero e in diversi musical. È una ballerina del Cirque du Soleil, con cui ha anche fatto un tour di un anno in una nave da crociera. È stata nel cast del Notre Dame de Paris per un anno, dal 2016 a metà del 2017. È laureata in Arti e Scienze dello spettacolo.

 

 

 

Alberto a 12 anni si innamora di salti e acrobazie vedendo Notre Dame in televisione. Impara a farli seguendo i video su you tube. A 16 anni frequenta una scuola di ginnastica acrobatica. Nel 2007 fonda con alcuni amici il Team Vertical Limite, un gruppo di ballerini e acrobati con cui partecipa a spettacoli sempre più importanti. Un infortunio sembra arrestare la sua passione che, invece, riprende con determinazione. Decide di fare l’acrobata a tempo pieno. Partecipa ad alcuni provini ed entra al Notre Dame de Paris, dov’è anche swing, cioè l’acrobata che conosce anche la parte di tutti gli altri.

 

 

E la Ricerca ringrazia con i… risultati

Importante riconoscimento al lavoro di Tes! Il 29 giugno scorso la rivista scientifica internazionale, il Journal of Tissue Engineering and Regenerative Medicine, ha pubblicato un articolo che descrive i risultati del progetto di ricerca realizzato dai ricercatori di Tes e dell’Università di Padova, in collaborazione con i medici del Centro trasfusionale dell’ospedale di Belluno. Questo lavoro definisce le caratteristiche terapeutiche di un innovativo emocomponente, chiamato membrana leuco-fibrino-piastrinica, che viene prodotto dai medici trasfusionisti bellunesi per la terapia rigenerativa della cartilagine articolare. La membrana è un prodotto autologo, realizzato a partire dal sangue dei pazienti, che viene concentrato tramite aferesi nelle sue componenti principali: piastrine, globuli bianchi, fibrina e cellule staminali circolanti. Come abbiamo avuto modo di spiegare già nei numeri precedenti, la ricerca di Tes ha permesso di stabilire che i benefici terapeutici della membrana leuco-fibrino-piastrinica derivano proprio dall’elevato contenuto di tali elementi. Nel dettaglio le piastrine producono delle proteine chiamate fattori di crescita, che svolgono un ruolo fondamentale nella rigenerazione dei tessuti e nella formazione di nuovi vasi che porteranno il sangue al tessuto rigenerato; i globuli bianchi producono delle proteine dette citochine, che regolano lo stato di infiammazione del tessuto danneggiato. La fibrina conferisce alla membrana una struttura resistente, ma elastica ed estremamente manipolabile, che rende questo emocomponente facilmente suturabile sul sito del danno da riparare. Inoltre, la rete di fibrina che costituisce la struttura della membrana permette un rilascio controllato nel tempo delle proteine e delle cellule in essa intrappolate, garantendo un effetto terapeutico prolungato. Alla fine, la membrana va incontro ad un processo di biodegradazione allo scopo di lasciare spazio al nuovo tessuto rigenerato. Infine, è stato dimostrato che nella membrana leuco-fibrino-piastrinica anche le cellule staminali circolanti risultano estremamente concentrate rispetto alle condizioni fisiologiche. Questo facilita enormemente la procedura di estrazione di cellule staminali dal sangue, che acquisisce un ulteriore valore terapeutico come fonte di cellule ad alto potere rigenerativo. Proprio grazie alla consolidata partnership tra Avis, Abvs e la Fondazione Tes, che si occupa di ricerca nel campo della medicina rigenerativa, si è raggiunto questo importante traguardo scientifico. Il lavoro di ricerca contribuisce all’ampliamento delle conoscenze scientifiche sulle potenzialità terapeutiche del sangue, un tessuto dalle risorse inesauribili, che ancora deve essere scoperto in tutto il suo enorme potenziale.

dott.ssa Silvia Barbon, ricercatrice TES

A ciascuno le proprie competenze, ma anche le proprie responsabilità

di Giorgio Brunello, presidente Avis regionale Veneto

Abbiamo sempre a cuore la salute degli ammalati e le nostre Avis da tempo sanno che fare volontariato non vuol dire solo essere generosi ma anche competenti e organizzati; a fronte della diminuzione di donazioni e donatori le Avis venete stanno rispondendo con una migliore organizzazione della chiamata, della prenotazione e negli ultimi tempi si stanno intensificando le presenze per svolgere l’accoglienza presso i Centri trasfusionali. Insomma un impegno forte per invertire le tendenze al ribasso, calano donatori e donazioni. Questa è una caratteristica del volontariato veneto, impegno concreto, in silenzio si lavora e si aiutano ammalati e cittadini a stare meglio, a vivere con dignità e migliorare il loro benessere.

Il presidente Avis regionale Brunello, con l’assessore alla Salute del Veneto Luca Coletto in un convegno di inizio anno.

Sappiamo anche che senza una buona programmazione, pianificazione, azione di monitoraggio e verifica non riusciamo a capire se le azioni che abbiamo intrapreso sono efficaci e questo vale per la promozione del dono, la ricerca donatori, la comunicazione, la fidelizzazione donatori, la raccolta dove Avis la svolge, insomma per tutte le nostre attività.

Solitamente appunto i volontari operano in silenzio, pensano a come fare meglio solidarietà, ma quando serve occorre anche vigilare e denunciare.

Il nostro modo di agire è un impegno costante anche nelle altre parti del sistema sanitario e sociale? Ce lo stiamo ponendo con molta attenzione perché in questi mesi abbiamo assistito a una politica che faceva a gara per raccontarci che se votavamo questi o quelli avremmo risolto tutti i problemi e alla copertura della spesa ci avrebbero pensato dopo. Notiamo che tutti mettono al centro e c’è un grande dibattito sulla programmazione (Documento Economico Finanziario, Bilanci di Previsione) e quasi mai vediamo dare rilevanza ai bilanci consuntivi che consentirebbero di valutare gli scostamenti rispetto a quanto preventivato, capire i risultati dell’azione svolta, “correggere il tiro” se si sono commessi errori. Anche la più piccola delle nostre Avis quando approva preventivi e consuntivi li mette a confronto, discute e si confronta anche animatamente.

Come si sa bene in sanità le tecnologie contano sempre di più, ma sono ben poco senza le competenze del personale sanitario e il rapporto umano medico-paziente e medico-donatore, fiduciario e trasparente. E questo vale ancora di più quando il personale sanitario ha a che fare con una persona sana che volontariamente e disinteressatamente si reca a donare.

Ma si tratta solo di parole vane se nei Centri trasfusionali, come anche in molti altre specialità sanitarie, i medici mancano o sono pochi per far bene il loro lavoro.

Nel numero di Dono&Vita di giugno abbiamo voluto affrontare proprio questo argomento. Se non ci sono medici, la qualità del servizio cala, le idoneità non si fanno, gli esami arrivano tardi, le aperture dei Centri non tengono conto delle disponibilità dei donatori, insomma si fa molta, troppa fatica a donare.

Quale programmazione è stata fatta anni addietro per assicurare il numero di medici che oggi serve? Il Ministero e le Università, chi ha responsabilità formative, quanto ha tenuto conto della domanda di personale proveniente dalle organizzazioni pubbliche e private? Ancora, non vi è traccia di risposte a richieste specifiche per il trasfusionale. Così facendo i medici vanno in pensione, gli infermieri scarseggiano e i Centri trasfusionali chiuderanno?

Il dottor Antonio Breda, responsabile del Crat Veneto (Coordinamento regionale attività trasfusionali)

Ci confrontiamo con la struttura politica e tecnica sia regionale, sia locale. Ai nostri convegni partecipano presidenti, sindaci, assessori, insomma spesso sono con noi le massime autorità regionali e locali. Con i responsabili tecnici ci si confronta sul piano tecnico e con i responsabili politici sul piano delle strategie e degli interessi della Comunità. Tutti ci ringraziano sempre, ogni volta, per il sangue e il plasma che i generosi donatori veneti offrono alle comunità e per il lavoro dei dirigenti associativi, tutti orientati ad assicurare il sangue, emocomponenti e farmaci plasmaderivati agli ammalati.

Li ringraziamo per le… lodi, ma ci piacerebbero meno ringraziamenti e più concretezza nella soluzione dei problemi. Ci gratificherebbero meglio più pianificazione e progettazione condivisa. Non basta essere invitati ai tavoli, ma occorre avere pari dignità, ciascuno ovviamente con le proprie specifiche competenze. Il Sistema Veneto ha funzionato bene finora proprio perché le associazioni sono state coinvolte anche nella formulazione delle leggi e provvedimenti tecnico attuativi.

Crediamo sia venuto il momento di cambiare perché i donatori fanno la loro parte, i dirigenti associativi dedicano il loro tempo, competente e qualificato ma solo insieme alla politica e alle strutture tecniche potremo superare le criticità attuali.

Continuiamo a donare, ancora più di ieri, con maggiore frequenza, con la passione di sempre consapevoli che chi chiede il nostro dono sono solo gli ammalati ma vigileremo ancora più di ieri perché ciascuno faccia la sua parte. Noi continuiamo a donare, sempre.

“Sua figlia è incinta… Ops! Non lo sapeva?” Dal 25 maggio norme più rigide per la privacy. Manuale semiserio per evitare “guai” anche in Avis.

Sul numero 2 (giugno 2018) in distribuzione in questi giorni, abbiamo ospitato la prima parte di un gustoso articolo del segretario di Avis regionale Veneto, Mauro Favret, sulle nuove norme sulla privacy in vigore dal 25 maggio. Come promesso, data la scarsità di spazio nella rivista cartacea, pubblichiamo il testo integrale, impaginato come il nostro giornale.

È in PDF, scaricabile e stampabile. Le nuove norme sulla privacy e protezione dati sono molto serie, come serie sono le conseguenze per chi non le rispetta. Affrontarle e imparare a conoscerle, pur molto seriamente, ma con un pizzico di ironia, pensiamo faccia piacere ai nostri lettori e a tutti i dirigenti. Cliccate QUI o sulla foto per scaricare e eventualmente stampare il PDF. In alternativa potete copia-incollare il link qui sotto sul vostro browser.

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Il direttore
 

 

Sei donatori in famiglia: gli Umana superano le cento donazioni

Splendido esempio di famiglia avisina nella settimana che celebra la “Giornata del donatore”, giovedì 14 giugno.

A Montebelluna, nel trevigiano, la famiglia Umana ha superato le cento donazioni di sangue e plasma. Sempre con il sorriso, un po’ d’ansia e l’emozione di un gesto tanto semplice quanto importante!

Giuseppe di 59 anni e Giovanna Scandiuzzi di 54, sono donatori Avis dagli anni Ottanta e hanno “trasmesso” la passione per la donazione a tutti e quattro i figli: Matteo di 24, le gemelle Paola e Marta di 23 anni e Andrea di 18.

Al Centro trasfusionale dell’ospedale “San Valentino” di Montebelluna, dove donano abitualmente, la famiglia è stata festeggiata dai dirigenti Avis e dal personale sanitario, quale esempio da seguire in vista della Giornata mondiale del donatore, che si celebra il 14 giugno.

“Una bella testimonianza di quanto l’ambiente familiare sia importante nel trasmettere valori positivi – ha dichiarato Vanda Pradal, presidente dell’Avis provinciale di Treviso che li ha accolti. “I nostri genitori hanno fatto da traino alla nostra scelta di donare, noi a nostra volta a compagni di classe ed amici – spiegano le ragazze.

“L’Avis l’abbiamo poi conosciuta meglio a scuola e ci siamo ancor più convinti – continua Matteo, che ha frequentato l’istituto agrario come le sorelle e il “piccolo” di casa, Andrea, in questo periodo alle prese con la maturità. Tutti più o meno concordi sul perché siano ancora troppo pochi i giovani che scelgono di donare: “serve maggiore informazione, ma anche maggior coraggio da parte dei nostri coetanei. La paura dell’ago è spesso una scusa alla pigrizia di dire sì, lo faccio. Il timore lo abbiamo e lo proviamo ogni volta tutti. Ma si supera, e ciò che si riceve è indescrivibile perché si salva una vita”.

“Queste testimonianze sono il più bel messaggio per la popolazione tutta e la dimostrazione che chiunque, in buona salute, può donare – conclude il presidente dell’Avis regionale Veneto, Giorgio Brunello – questa famiglia e questi ragazzi sono il miglior biglietto da vista dell’intera associazione”.

 

(Michela Rossato- Foto di Beppe Castellano)

Obbligo origine materia prima per latte, pasta, riso e pomodori. Ma la “materia prima” plasma, è meno importante?

Riportiamo da un comunicato stampa del MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) giunto oggi in redazione:

“Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stato firmato oggi dal Presidente del consiglio Paolo Gentiloni, in qualità di Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, e dal Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda il decreto con il quale si assicura l’applicabilità fino al 31 marzo 2020 dei decreti ministeriali che hanno introdotto l’obbligo di indicazione dell’origine della materia prima sull’etichetta del latte, della pasta, del riso e del pomodoro.

Si tratta di un provvedimento resosi necessario per evitare vuoti di disciplina e incertezze interpretative, in attesa della applicazione del regolamento di esecuzione in materia adottato dalla Commissione europea, prevista per il 1 aprile 2020, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione. Gli ulteriori mesi di sperimentazione di queste misure consentiranno di garantire trasparenza verso i consumatori e valorizzazione dei prodotti italiani”. 

Una misura sacrosanta per garantire la provenienza dei prodotti made in Italy e la loro genuinità e sicurezza alimentare. È indubbio che nel nostro Paese, da sud a nord, la cultura del cibo “sano” è millenaria. Ed è tanto l’impegno che ci mettono i nostri agricoltori nel garantire prodotti scevri da OGM e in linea con le rigide leggi italiane in materia di alimentazione.

Altrettanto impegno, se non addirittura di più, ci mettono donatori di sangue e plasma, associazioni e medici trasfusionisti per adeguarsi ogni giorno alle sacrosante norme in merito alla sicurezza del sangue e del plasma, “materia prima” quest’ultimo per la produzione di farmaci salvavita. Più volte è stato chiesto dalle associazioni di donatori (Avis in testa) e in più in occasioni pubbliche che “anche” sui plasmaderivati del Naip (Nuovo accordo interregionale plasma), con capofila la Regione Veneto, venisse apposto il pittogramma indicato dal Ministero della Salute.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale ormai due anni fa, il pittogramma certifica che il plasma usato per la produzione di plasmaderivati in c/lavorazione è “donato” da donatori volontari, non retribuiti, periodici e… italiani. E non fa parte, quindi, del fiume di plasma prodotto nel mondo da donatori retribuiti. Fatto sta che, mentre per uova, pasta, riso, e pomodori (importantissimi alimenti alla base della dieta mediterranea) si tratta di un OBBLIGO, per i plasmaderivati si tratta di una semplice “facoltà”  demandata alle Case farmaceutiche.

Finora, in Italia, l’unica regione che ha “semplicemente” chiesto e “semplicemente” ottenuto dall’azienda di plasmaderivazione di apporre il pittogramma è la Toscana. Lo stesso Accordo interregionale con capofila la stessa Toscana, e l’altro con capofila l’Emilia Romagna, hanno introdotto nel capitolato di gare in corso per la plasmaderivazione l’obbligo del pittogramma.

Il NAIP-Capofila Veneto, pur essendo stato molto efficiente e veloce nell’esperire e assegnare la gara di plasmaderivazione che permette, perfino, di inviare in tutta l’UE e teoricamente anche “valorizzare” i prodotti eccedenti non l’ha previsto. E tantomeno non ci risulta sia mai stata fatta una richiesta posteriore all’assegnazione della gara. Il latte delle Prealpi bellunesi, il riso vialone nano veronese DOP, il Riso del Delta del Po o i Bigoli, per esempio, avranno diritto a fregiarsi dell’indicazione di origine in Europa. Il plasma dei donatori veneti e delle altre regioni aderenti al NAIP per produrre farmaci salvavita, no… Che strano che è il mondo!

Beppe Castellano 

 

Grazie Fabrizio! Per il tuo Dono qualcuno in Veneto continua a vivere e a far del bene: Valeria Favorito

Fabrizio Frizzi, il noto presentatore venuto a mancare nella notte, era molto legato al mondo del volontariato, a Telethon e all’Avis. Testimonial dell’Admo, oltre a contribuire a diffondere la cultura della donazione, ha donato il midollo osseo nel 2000 a una bambina malata di leucemia: Valeria Favorito. Quella bambina nata ad Erice, ma ormai veronese dai tempi della prima malattia, oggi è una giovane donna, innamorata della vita. È sempre in prima linea con Admo ed Avis nel raccontare in ogni occasione l’importanza di ogni tipo di dono.

Valeria, poco dopo il primo trapianto di staminali donate da Fabrizio Frizzi, è riuscita ad incontrare il suo “fratellone di sangue”. Alla sua-loro storia il nostro periodico “Dono&Vita” ha dedicato vari articoli in questi anni. Ecco uno degli ultimi, nel numero di settembre 2015. ValeriaFavorito2015

Con un video, registrato da Leonardo Castellano per la redazione di Dono&Vita-Avis Veneto ad agosto 2015, Valeria ha voluto raccontare – facendolo girare in scuole e altri eventi – la sua storia e la necessità del dono del sangue, di tutti i tipi. Racconta anche come, adolescente, ha cercato tenacemente Fabrizio Frizzi dopo il primo trapianto. Poi il ritorno di una malattia diversa nel 2013 e il secondo trapianto con sangue midollare di un anonimo donatore tedesco. Fabrizio le è stato sempre vicino, anche in quest’ultima occasione (vedi foto, courtesy Valeria, ph Marco Scarpa) andandola a trovare in ospedale e durante il decorso post trapianto.

Verona 21-12-2013
VALERIA FAVORITO
La maratona della vita,
Valeria Favorito e Fabrizio Frizzi: storie di straordinaria solidarietà.
Quando un gesto d’amore verso il prossimo, un prossimo che non conosci ma che sai di poter aiutare, diventa rinascita, allora siamo in grado di raccontare storie di vita straordinarie come quella di Valeria Favorito, sopravvissuta grazie al trapianto di midollo osseo e per merito della donazione di una persona speciale come Fabrizio Frizzi.
Nella stessa serata sara’ consegnato il ricavato del libro “Ad un passo dal cielo”:
Ph: Marco Scarpa/SkorpionPress

Era presente con Valeria e i suoi genitori (foto sotto, courtesy Valeria, ph Marco Scarpa) anche quando nel 2013 i proventi della vendita del libro “A un passo da cielo” sono stati consegnati al reparto ematologia di Borgo Roma per una borsa di studio per la ricerca.

Verona 21-12-2013
FABRIZIO FRIZZI , LA MAMMA GIOVANNA FAVORITO , IL PAPà LUCIANO FAVORITO , IL DOTT FABIO BENEDETTI , RESPONSABILE TRAPIANTI EMOTOLOGIA POLICLINICO BORGOROMA (VERONA) MEDICO DI VALERIA .
VALERIA FAVORITO
La maratona della vita,
Valeria Favorito e Fabrizio Frizzi: storie di straordinaria solidarietà.
Quando un gesto d’amore verso il prossimo, un prossimo che non conosci ma che sai di poter aiutare, diventa rinascita, allora siamo in grado di raccontare storie di vita straordinarie come quella di Valeria Favorito, sopravvissuta grazie al trapianto di midollo osseo e per merito della donazione di una persona speciale come Fabrizio Frizzi.
Nella stessa serata sara’ consegnato il ricavato del libro “Ad un passo dal cielo”:
Ph: Marco Scarpa/SkorpionPress

Abbiamo raggiunto telefonicamente Valeria Favorito a Trapani, dove era andata per preparare il suo prossimo matrimonio previsto il 1° settembre. “Non ho parole – ci ha detto Valeria – ci sono momenti in cui non si possono trovare… È come se avessi perso una parte importante di me. L’avrei voluto al mio prossimo matrimonio, come testimone. Sono certa che sarà ugualmente con noi, da lassù…”.

Oggi, attraverso questa straordinaria testimonianza, vogliamo stringerci a Valeria e alla famiglia di Fabrizio ricordando la grande generosità di questo artista e il forte messaggio di solidarietà che ha trasmesso con l’esempio del suo gesto e con gli inviti al dono, di midollo e sangue, lanciati tante e tante volte anche attraverso le sue trasmissioni televisive.
Ciao Fabrizio. Grande cuore.

La redazione di Dono&Vita

“Cyberbullismo: nemico feroce, ma non imbattibile”. Il Prof. Francesco Pira per Dono&Vita su un problema attualissimo

Francesco Pira, oltre ad essere tutto ciò che potete leggere in coda all’articolo, è per noi prima di tutto un grande amico. Della Redazione e dell’Avis. Innumerevoli sono stati, negli anni, le collaborazioni con l’Associazione e il nostro giornale: ci inviava dall’Università di Gorizia anche i suoi migliori studenti di comunicazione per “farsi le ossa” e imparare come “si fa” un periodico che parla a più di 100mila volontari. Da sempre si occupa di comunicazione digitale, dei suoi pregi, dei suoi difetti e dei suoi pericoli. Con questo articolo, attualissimo, che ci ha concesso riapriamo anche la rubrica “Penne d’oro”. Fu inaugurata proprio da Francesco nel 2011. Nata dall’esigenza di ovviare all’informazione sempre più veloce e schizofrenica, cercando di riscoprire il gusto dello “scrivere”, della lettura, dell’approfondimento. Vi troverete via via “pezzi” di colleghi giornalisti, comunicatori, scrittori, poeti, tutti amici dell’Avis che “sanno usare la penna” (e la testa) e i quali molte volte hanno collaborato con la nostra Redazione o… viceversa. Saranno invitati dal direttore a scrivere liberamente su queste pagine virtuali (ma anche sul periodico a stampa) senza alcun paletto e nessuna preclusione di stili, argomenti, storie da raccontare. Tutti, ne siamo certi, aggiungeranno qualche tassello in più al nostro vivere, e crescere, quotidiano. Buona lettura. La Redazione

I genitori accusano la scuola, la scuola accusa i genitori. Nel frattempo i ragazzi continuano a vivere nella loro dimensione e le istituzioni sottovalutano il problema. Si è creato un cortocircuito preoccupante e in questo vulnus il cyberbullismo rischia di proliferare. Possiamo considerare il cyberbullismo un allarme sociale o quasi.
Non si tratta più di episodi circostanziati, che di volta in volta possono essere affrontati. Gli ultimi dati nazionali parlano di un caso di cyberbullismo al giorno. Quelli europei piazzano l’Italia ai primi posti. Oggi esiste una forte rappresentazione del sé e una grande voglia di apparire. Prevaricare gli altri e mortificarli, e far vedere a tutti come si è bravi a farlo, fa parte di questa voglia di mettersi in mostra.

Noi che giocavamo nei cortili per interi pomeriggi, dopo aver fatto i compiti, a volte stentiamo a capire come si possono trascorrere ore ed ore seduti sul divano con in mano il tablet o lo smartphone. Ed anche i giovani genitori che comprano tablet di ultima generazione o I-Phone super accessoriati sottoscrivendo finanziamenti nei megastore dei centri commerciali ai loro figli a volte dicono “ai nostri tempi…”

A noi maschietti pre-adolescenti bastavano un centinaio di figurine Panini, i doppioni per movimentare un pomeriggio che poteva essere noioso. Alle nostre dirimpettaie femminucce invece Barbie anche spelacchiate da pettinare. Oggi nelle scuole si fanno corsi di formazione per docenti e si cerca di coinvolgere i genitori. In decine di scuole in Italia ed in Europa, dove i dirigenti sono più sensibili, e forse anche più preoccupati, le parole che fanno paura sono sexting e cyber bullismo.

Sexting è l’invio e/o la ricezione e/o la condivisione di testi, video o immagini sessualmente esplicite/inerenti la sessualità. Spesso sono realizzate con lo smartphone o il tablet, e vengono diffuse attraverso whatsapp o tramite la condivisione con il bluetooth. Dirigenti scolastici ci hanno detto, in varie parti della Sicilia, che di casi ce ne sono stati. Ma che la sensibilità degli insegnanti e l’intervento delle autorità hanno tamponato, almeno per ora. L’altra parola che fa spaventare docenti e genitori siciliani è la versione digitale del bullismo.

Il cyberbullismo consiste in atteggiamenti e comportamenti da parte di pre-adolescenti o adolescenti, finalizzati ad infastidire, offendere, spaventare, imbarazzare, umiliare la vittima predestinata. Spesso un compagno o una compagna di scuola. Le aggressioni sono frequenti, continue e intenzionali. Bullismo e uso inconsapevole del proprio corpo nella fase pre -adolescenziale non sono fenomeni nuovi. Ma ciò che è radicalmente cambiato è il contesto sociale e il sistema di relazioni al suo interno.

In una recente ricerca condotta in quattro paesi europei Italia, Spagna, Inghilterra e Bosnia Erzegovina sono stati raccolti 2000 questionari compilati in forma anonima da preadolescenti e adolescenti. I trend sono simili, con qualche punta su bulli e cyberbulli in Italia e Inghilterra. L’andamento è simile in tutti i paesi rispetto alle vittime di atti di bullismo indiretti e diretti, così come di cyberbullismo. Da quanto emerge dalla ricerca europea, in Italia le percentuali di bullismo sono più elevate rispetto ad altri paesi. Consideriamo che se parametriamo i dati italiani, è patrimonio comune il fatto che al sud si denunciano questi fatti meno che al nord. Nessuna differenza significativa è possibile rilevare tra paesi per quel che riguarda appunto il cyberbullismo. In Bosnia Erzegovina i cyberbulli usano soprattutto il cellulare rispetto al pc. In Italia e in Europa cresce la preoccupazione tra i genitori. In molti paesi europei esistono scuole per genitori per comprendere rischi e opportunità delle nuove tecnologie.

Cosa possono fare i genitori

Ma proviamo a tracciare una mappa su che cosa può fare un genitore. Oggi accade, purtroppo che il virtuale sostituisca il reale. In molti incontri a cui ho partecipato in vari istituti scolastici ho raccomandato ai genitori di scoprire cosa i loro figli condividono attraverso il tablet o lo smartphone, e soprattutto cosa trasmettono. Evitare che sulla rete viaggino dati personali, foto e video spinti. E’ molto facile che un cyber bullo posso usare questi materiali per ricattarli. Ho scoperto in molti incontri che i genitori in Italia non conoscono l’esistenza del social ASK.FM molto frequentato da pre-adolescenti. Tra i 60 e i 70 milioni di persone il numero degli iscritti. L’Italia è tra i paesi che lo utilizzano di più, con Brasile, Turchia e Stati Uniti. Il sito esiste dal 2010. E’ nato in Lettonia. Le controversie sono il pane quotidiano. Per Ilja Terebin, il fondatore non è il male assoluto: “La verità – ha spiegato in un’intervista – è che i genitori non sanno come i figli socializzano. Essi pensano che quando vanno a scuola, per esempio, tutto quello che fanno è risolvere i problemi di matematica. Se sapessero ciò di cui i ragazzi in realtà parlano, sarebbero molto più spaventati. Su Ask.fm possono vederlo. Ma certe cose accadono ovunque, sia online che offline”.

Un figlio che subisce violenze da un cyber bullo deve essere aiutato e sostenuto. E’ opportuno consigliare alla vittima di non reagire con sms o altre forme di comunicazione in risposta alle provocazioni. Occorre conservare tutto quello che viene trasmesso dal cyber bullo come prova. Contattare il provider e chiedere di bloccare quanto è stato pubblicato o inviato. Naturalmente poi avvisare la Polizia Postale.

Passiamo al capitolo sexting. Il termine nasce dall’unione delle parole sex (sesso) e texting (invio di testi). Molti pre-adolescenti e adolescenti, ci sono stati parecchi casi anche in Sicilia, per conquistare un ragazzo o una ragazza trasmetto immagini erotiche, in pose molto accattivanti attraverso lo smartphone o il tablet. A volte la fiducia di questi ragazze o ragazzi viene tradita da chi riceve che fa girare attraverso whatsapp le immagini. O nelle peggiore delle ipotesi le trasmette a siti porno. Come ho avuto di spiegare in diverse trasmissioni televisive o radiofoniche, tutto nasce per il rapporto che il pre-adolescente o l’adolescente ha con il proprio corpo. E soprattutto perché spesso la minorenne o il minorenne non comprende cosa può portare inviare l’immagine del proprio corpo in rete. È ormai moda tra i teenagers veicolare queste immagini attraverso whatsapp, ormai il mezzo più usato per la trasmissione. Le immagini vengono registrate ovunque: a casa, nei bagni delle scuole, durante le feste. A volte le stesse ragazze o gli stessi ragazzi creano dei veri e propri set. Per questo è importante che papà e mamma siano formati nel loro percorso di genitorialità a sostenere anche l’urto di un problema simile. Quindi trasmettere autostima, consapevolezza dell’uso delle tecnologie, la comprensione delle terribili conseguenze di un uso disinvolto del proprio corpo. Tutto molto difficile, ma va fatto.

I nuovi termini

L’evoluzione continua della tecnologia sta modificando in modo profondo la società, il sistema di relazioni, di esercizio del potere, i valori di riferimento. Nascono nuove definizioni delle quali stiamo tutt’ora cercando di definire i contenuti: Mobile Born (i più piccoli capaci di usare tablet e smarphone meglio degli adulti), Digitali nativi (pre adolescenti e adolescenti), Immigrati Digitali (chi è stato costretto ad usare le nuove tecnologie per lavorare) e Famiglia digitale (dove i componenti dialogano attraverso la rete più che a casa o di persona).

La rete rappresenta un’occasione unica per tutti noi, in termini di conoscenza, ma questa condivisione della cultura e della conoscenza non deve diventare, invece, pericolosa nel momento in cui  utilizziamo il web per delle devianze che non sono assolutamente sopportabili. Utilizzare i nuovi strumenti per vivere la propria dimensione. Magari con il vantaggio che oggi con i calciatori puoi chattare sui social e non guardarli in una figurina. E che la bambola virtualmente puoi vestirla con capi di alta moda. Qualcosa è cambiato ma non perdiamo il senso della comunità, anche sul web, che ci regalava il cortile.

 

Prof. Francesco Pira

Brevi note biografiche del Prof. Francesco Pira

Francesco Pira, è professore di comunicazione e giornalismo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove è Coordinatore Didattico del Master in “Manager della Comunicazione Pubblica”  e di Comunicazione Pubblica e d’Impresa presso lo IUSVE l’Università Salesiana di Venezia e Verona. È visiting professor presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid.  Svolge attività di ricerca nell’ambito della sociologia dei processi culturali e comunicativi. Dal 1997 svolge indagini su vecchi e nuovi media, pre-adolescenti e adolescenti. Ha intrapreso una battaglia personale contro il Cyberbullismo e il sexting. Su questi temi ha tenuto: conferenze in Italia e all’Estero con studenti, corsi di formazione per docenti e genitori ed è stato nominato come Esperto in progetti PON e del Ministero della Pubblica Istruzione rivolti agli Istituti Scolastici.

Saggista e Giornalista è autore di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche. Opinionista dei quotidiani on line La Voce di New York,  Affari Italiani e del magazine Spot and Web, è Direttore Editoriale del giornale on line Scrivo Libero dove tutte le domeniche pubblica un Video Editoriale e firma la Rubrica PIRATERIE, dedicata alle nuove tecnologie, nelle pagine culturali del quotidiano “La Sicilia”. Scrive per riviste specializzate.

È attualmente consulente di Avis regionale Calabria. È stato relatore in convegni internazionali e conferenze in India, Thailandia, Grecia, Danimarca, Francia, Croazia, Slovenia, Spagna, Portogallo e Belgio. Nel 2010 e nel 2011 è stato coordinatore scientifico e moderatore dell’International Communication Summit che ha visto la presenza di Alastair Campbell, ex portavoce di Tony Blair e di Zygmunt Bauman, uno dei più noti sociologi e influenti pensatori contemporanei. Nel giugno 2008 per l’attività di ricerca e saggistica e giornalistica, è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e ha ricevuto numerosi Premi nazionali e internazionali.

Chiare, fresche, dolci acque… tutte limpide, ma non tutte uguali

Cari Avisini, in questo numero parlerò dell’acqua, l’elemento più importante per la nostra sopravvivenza. Impareremo, in particolare, a capire la differenza tra le varie acque in commercio per poter fare una scelta critica in base alle nostre reali esigenze. Ovviamente, possiamo bere sia l’acqua distribuita dalla rete idrica cittadina, detta “acqua potabile”, sia l’acqua definita “minerale”, acquistata normalmente in bottiglia.

Acqua potabile da rubinetto

Per definizione, l’acqua potabile deve essere limpida, inodore, insapore, incolore ed innocua, priva cioè di microrganismi patogeni e di sostanze chimiche nocive per l’uomo. I trattamenti per la potabilizzazione intervengono sui caratteri delle acque prelevate per ottenere un prodotto finale idoneo all’uso alimentare. Le ASL e i laboratori che controllano gli acquedotti effettuano analisi giornaliere, mensili e occasionali, per verificare la potabilità dell’acqua e la sua aderenza ai parametri chimico-fisici, organolettici e microbiologici stabiliti per legge. Rispetto alle acque in bottiglia, i vantaggi dell’uso di acqua di rubinetto sono molti, in particolare il minore impatto ambientale (uso di contenitori, trasporti, distribuzione), praticità nell’uso ed economicità. Dal punto di vista organolettico, l’acqua “di rubinetto” è notevolmente migliorata negli ultimi anni (in passato poteva avere un retrogusto di cloro, usato nel processo di potabilizzazione).

Acqua minerale in bottiglia

Le acque minerali provengono da una o più sorgenti (naturali o appositamente perforate) e hanno caratteristiche particolari e proprietà salutari. Il riconoscimento di un’acqua minerale viene rilasciato dal Ministero della Salute con apposito decreto. Andiamo ora a capire la differenza tra le diverse acque che potete trovare al supermercato:

Le “minerali” si classificano secondo il residuo fisso di sali minerali in:

Minimamente mineralizzate (residuo fisso ≤ 50 ), si tratta di acque definite “leggere” che favoriscono la diuresi e l’espulsione di piccoli calcoli renali.

Oligominerali (residuo fisso 51-500), contengono poco sodio, sono perciò ideali per essere bevute a tavola ogni giorno. Tra i vari benefici svolgono anche un’ottima azione diuretica. In Italia queste acque sono quelle maggiormente diffuse, oltre il 61% di tutte quelle presenti sul territorio.

Mediominerali (residuo fisso 501-1500), questo tipo di acqua contiene un’alta percentuale di sali minerali.

Ricche di sali minerali (residuo fisso> 1500), sono acque molto ricche di sali, per questo sono spesso utilizzate a fini curativi e solamente su consiglio medico.

L’acqua che acquistiamo può essere anche classificata in base al particolare contenuto di un determinato sale minerale, per esempio acqua solfata (digestiva), clorurata, bicarbonata (diuretica), calcica (prevenzione dell’osteoporosi), magnesica (lassativa)…

Vorrei segnalarvi che eventuali indicazioni di carattere terapeutico che potete trovate in etichetta, a norma di legge, sono provati da esami farmacologici. Sempre per legge, i differenti produttori devono precisare nell’etichetta se l’acqua è priva, parzialmente o totalmente, di anidride carbonica o se ne sia stata addizionata. Devono inoltre essere riportati i risultati delle analisi chimiche e chimico-fisiche aggiornati ogni cinque anni. Attenzione! Anche l’acqua scade! in etichetta trovate anche il termine minimo di conservazione.

Come avrete oramai capito dunque la varietà di acque è molto ampia e in base alle vostre esigenze o patologie potete selezionare prodotti specifici e benefici. Leggete dunque bene le etichette riportate sulle bottiglie e “alla salute!”

a cura di Lisa Baesso biologa nutrizionista

Da Mario Rigoni Stern: “Donare”, un pezzo inedito di letteratura del ‘900 dedicato all’Avis per il suo 50°

Ho consultato ora quattro vocabolari per sapere come i linguisti definiscono il verbo transitivo “donare”. Con sfumature più o meno sottili dicono tutti la medesima cosa, ma chi fa professione di scrivere molte volte, anzi sempre, deve guardare anche alle sfumature e a queste sottigliezze, e scegliere quelle tra le definizioni che più si addicono al suo stato d’animo e alla situazione contingente. Ecco, allora, che per i donatori dell’Avis sceglierei questa: “Donare volontariamente, con assoluta liberalità, senza esigere nessuna ricompensa o restituzione”. E alla voce “sangue”? Non avevo mai notato come tanto spazio fosse dedicato a questo sostantivo.

Ma tra tante definizioni scelgo questa che mi sembra la più semplice: “Tessuto fluido, che circola nell’apparato cardiovascolare degli organismi superiori. È un liquido vischioso, opaco, di colore rosso scarlatto nelle arterie e rosso scuro nelle vene, il peso specifico ecc.”.

Ma su questo sangue migliaia di migliaia di pagine sono state scritte in ogni lingua, e sin dall’antichità: trattati scientifici, e poi il sangue dei martiri di ogni fede, sangue di soldati, di rivoluzione, di sterminio, di vendetta, di mafia, di terrorismo, sangue sulle autostrade, sangue di incidenti sul lavoro. Quanto! Troppo sangue, essenza vitale, è stato irrorato sul nostro pianeta Terra: piccola aiola che ci fa tanto crudeli. Eppure… Eppure c’è anche chi il sangue lo dona con assoluta liberalità quando un altro simile qualsiasi ne ha bisogno, e niente chiede in cambio. O, solo, una fratellanza o una cena annuale, o un bicchiere di vino alla domenica dopo la messa, ma non con i donatari bensì con i donatori.

Ecco: migliaia e migliaia di pagine scritte sul sangue o su “fatti di sangue” e niente, o poco, su chi il sangue lo dona. Ma forse è meglio così perché tra loro vale il detto evangelico non sappia la mano destra quello che fa la sinistra; ma quando in treno, o sull’autobus, o al mercato, o sul lavoro incontrate uno o una che sul petto ha un piccolo distintivo dove da una mano distesa il sangue che cola viene raccolto da due mani protese, allora, guardatelo con profondo rispetto perché quella è una decorazione che più di ogni altra vale.

DONARE – Mario Rigoni Stern

Mario Rigoni Stern è stato uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento. Il suo romanzo più noto è “Il sergente nella neve” in cui racconta in modo autobiografico della ritirata di Russia. Legatissimo alla sua Asiago (dov’è nato nel 1921 e morto nel 2008) e all’Altopiano, aveva una particolare sensibilità verso la natura e la montagna. Il giornalista Sergio Frigo nel sito www.iluoghidirigonistern.it:

“Con la sua scrittura limpida e profonda, complessa, mai complicata, ha definito i contorni, consolidato i significati, impreziosito il volto di un’identità locale che ha sempre concepito come accessibile a tutti coloro che – pur vivendo nelle contraddizioni della contemporaneità – avessero sguardo limpido e cuore puro”.

Nei suoi scritti il senso di appartenenza alla comunità e il rispetto per la natura e le persone, il senso dell’accoglienza e della condivisione. Da qui, quindi, questo scritto per i donatori e l’Avis di Asiago. Un’Avis che ha visto nascere 50 anni fa e al quale era molto vicino. Scoperta questa chicca nell’opuscolo per il 50° di Avis Asiago preparato da Andrea, figlio di uno dei fondatori e primo presidente Giovanni Pinaroli (in foto con Rigoni Stern), ne facciamo omaggio anche a tutti i donatori del Veneto per i 50 anni di Avis regionale. 

Sabato 24 marzo a conclusione dell’Assemblea dell’Avis provinciale di Vicenza, che si svolgerà dalle 15 proprio ad Asiago presso il Palazzo del Turismo MIllepini, è prevista una serata di canti e testimonianze. È stata organizzata da Andrea Pinaroli in occasione del 50° di fondazione e in memoria di Giovanni e di tutti i “pionieri” avisini dell’Altopiano. Si svolgerà dalle 20 presso l’Oratorio san Rocco e vedrà la partecipazione della Shola cantorum San Matteo di Asiago e del coro L’Eco delle Valli di Lusiana. Due cori, tra l’altro, “farciti” di donatori avisini.

Un “semplicemente grazie” ad Andrea Pinaroli ed a tutta l’Avis Altopiano di Asiago per il bel regalo e per la foto inedita. 

Finite le abbuffate delle feste: come depurare l’organismo con una dieta sana per le prime donazioni dell’anno

Durante le feste (che siano pasquali o natalizie…)  si rischia di eccedere con i cibi grassi: colombe, panettoni, salse, creme, dolci, piatti elaborati, torrone… Questo eccesso alimentare può alterare gli esiti del sangue, rendendo nulla la donazione, per questo molte persone sono restie ad effettuare il prelievo dopo le festività, soprattutto natalizie.

È la statistica che ce lo dice, il mese di gennaio è tradizionalmente quello in cui calano percentualmente le donazioni. Molti “valori”, in particolare le transaminasi, risultano alterati dopo gli eccessi festivi.

Alla luce di questo, è fondamentale depurarsi alcuni giorni prima della donazione, cercando di mangiare prevalentemente minestroni vegetali, frutta e verdura. Inoltre, è bene seguire anche le principali regole della dieta mediterranea, ovvero consumare maggiormente legumi, cereali integrali, pesce, olio d’oliva e frutta secca, e ridurre l’utilizzo di carne (in particolare carne rossa e insaccati), uova, formaggi, burro, sale, alcol e zuccheri.

É importante suddividere la razione quotidiana in cinque pasti: colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena.

La prima colazione non deve mai mancare e abolirla non dà alcun vantaggio a chi desidera depurarsi, fondamentali sono anche gli spuntini spezzafame a base di frutta fresca e yogurt.

Infine, bisogna ricordarsi di bere molto e fare regolare attività fisica. Frutta e verdura sono la fonte essenziale di sali minerali e vitamine e contengono altre componenti fondamentali che le rendono indispensabili in tutte le diete disintossicanti.

Alcuni vegetali hanno un potere depurativo molto forte, perché vanno a migliorare le funzioni del fegato, organo che svolge una funzione centrale nel governo del metabolismo cellulare e nella depurazione del sangue dalle sostanze tossiche.

Il carciofo è considerato tradizionalmente una pianta che favorisce i processi digestivi, stimolando particolarmente la funzione del fegato. Questa pianta stimola la secrezione della bile favorendo la digestione dei grassi, riduce il colesterolo totale, in particolare quello “cattivo” e i trigliceridi, ha un’azione protettiva sul fegato dovuta all’attività antiossidante dei suoi costituenti.

Il tarassaco e la cicoria sono dei vegetali molto preziosi per le loro caratteristiche depurative-diuretiche, la loro proprietà più conosciuta è quella di stimolare la produzione della bile e del suo deflusso dalla cistifellea. Il cardo mariano ha un’azione epatoprotettiva, rigenerante delle cellule epatiche e detossificante.

In erboristeria si possono trovare delle tisane depurative a base di questi vegetali, è preferibile chiedere ad un erborista di preparare la miscelazione più adeguata alle proprie esigenze. L’abbinamento di una tisana depurativa ad una dieta equilibrata può dare ottimi risultati, oltre ad essere una piccola coccola per la stagione invernale.

Per quanto riguarda la frutta migliore per la purificazione del corpo, si consiglia la mela quale buona fonte di vitamine e minerali, soprattutto se consumata con la buccia. Questo frutto aiuta a depurare l’organismo dalle scorie tossiche grazie alla pectina, una fibra speciale che lega ed elimina le tossine intestinali. E’ proprio vero, quindi, che “una mela al giorno, toglie il medico di torno!”.

Anche il limone è conosciuto fin dall’antichità per il suo potere depurativo dato dal contenuto della vitamina C, un importante antiossidante contro i radicali liberi.

di Lisa Baesso, biologo nutrizionista (www.lisabaesso.it)

 

 

 

 

 

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