I giornalisti TVPressing con la maglia del 50° Avis Veneto alla “partita del cuore” di Mirano. Si gioca per Telethon

Una sindaca e un assessore – un’amministrazione insomma – dalle corde sensibili al volontariato; la più grande Fondazione per la ricerca delle malattie rare; una società sportiva quasi centenaria; una nazionale di artisti disponibile sempre col sorriso; un’Avis regionale con mezzo secolo di vita e una Comunale che mezzo secolo lo compie nel 2019… Una ventina di giornalisti fra Treviso e Venezia che “mollano” scrivanie, tastiere, macchine fotografiche e telecamere e… “corrono in mutande” da 15 anni per giocare a calcio con l’Avis sulle maglie. Frulliamo il tutto, aggiungiamo un pizzico della redazione di Dono&Vita ed ecco che, domani a Mirano, verrà servita al pubblico (speriamo numeroso) una giornata unica di sport, sorrisi e solidarietà.

Da sinistra a destra: Maria Rosa Pavanello, Christian Zara, Mattia Milan, Giuliano Casotto, Laura Zanardo, Tiziano Graziottin, Giorgio Gobbo e Stefano Tigani.

La manifestazione è stata presentata giovedì 3 maggio in Municipio a Mirano con una conferenza stampa. Erano presenti per il Comune la sindaca Maria Rosa Pavanello e l’assessore Christian Zara. Assieme a loro Mattia Milan dell’USD Miranese; il presidente e la vice di Avis Mirano, Giuliano Casotto e Laura Zanardo; Giorgio Gobbo, per l’Avis regionale Veneto; Stefano Tigani referente Telethon e animatore della Nazionale Artisti nonché Tiziano Graziottin, capitano della rappresentativa dei giornalisti TVPressing. In occasione dell’incontro sono state consegnate a TVPressing e ai presenti le maglie ufficiali realizzate per il 50° Avis Veneto. La squadra dei giornalisti entrerà in campo indossandole sulla divisa di gioco e omaggiandone una al capitano e allenatore degli altri due team. In campo porteranno invece

L’obiettivo è ovviamente quello di raccogliere fondi a favore della ricerca sulle malattie rare di Telethon e la sensibilizzazione verso il dono tout court, anche di sangue e plasma. Per pura combinazione si sono incrociati in un evento anche importanti traguardi delle “forze in campo”. I 100 anni di vita nel 2019 della Società sportiva Miranese Calcio e, sempre nel 2019, il 50° di fondazione di Avis Mirano. Quest’anno invece festeggiano 50 anni l’Avis regionale Veneto, nata proprio a Venezia, e 30 anni la Nazionale artisti TV.  In occasione del pomeriggio sportivo di sabato verrà esposta la Coppa Italia dilettanti vinta nel 1974 dalla Miranese, presenti anche alcuni dei protagonisti di quella vittoria storica. Ma saranno i giovanissimi ad aprire la manifestazione. Ecco il programma completo.

Sono due i triangolari calcistici in programma. Nel primo, calcio d’inizio alle 14.30, si affronteranno le squadre Primi calci (anni 2011-2012) di Miranese, Pol. S. Pio X Mirano e Pol. Città di Mirano, rappresentando così l’intero panorama dei vivai calcistici della città. Alle 15.30, invece, il triangolare tra Nazionale Italiana Artisti TV, Giornalisti TV Pressing e Mirano Dream Team (una selezione di allenatori e vecchie glorie della Miranese). L’ingresso è libero per tutti. Sarà possibile fare la propria offerta a Telethon, anche acquistando i “cuori di biscotto” presso lo stand Telethon/UILDM http://www.telethon.it/ accanto al quale durante tutta la giornata saranno presenti un gazebo informativo Avis con i volontari avisini che distribuiranno gadget. (B.B./L.Z.)

Cura dell’emofilia: con i nostri voti aiutiamo la ricerca di Tes sostenuta da Avis

“Aviva Community Fund” offre la possibilità di dare un sostegno economico per una causa importante nella tua comunità, supportando piccoli e grandi progetti a favore del territorio con donazioni fino a 15.000 euro nell’ambito di tre diverse categorie: sostegno alla salute, al fianco degli anziani, occupazione.

Basta presentare un progetto a sostegno di un’organizzazione non profit, raccontare come questo possa fare davvero la differenza e cercare sostenitori (tra amici, familiari e conoscenti) per raccogliere il maggior numero di voti. I progetti più votati raggiungeranno la finale e una giuria stabilirà il vincitore per ciascuna delle 10 donazioni previste.

La Fondazione TES, che le Avis del Veneto sostengono da anni, ha presentato il progetto: “Cellule staminali per la cura dell’Emofilia A” che ha l’obiettivo di studiare una nuova strategia terapeutica che risolva i limiti associati alla terapia attuale. Il trapianto di cellule staminali potrebbe rappresentare l’approccio clinico chiave per un futuro trattamento medico disponibile per tutti i pazienti.

Per avere maggiori informazioni sul progetto e votarlo vai al seguente link: https://community-fund-italia.aviva.com/voting/progetto/schedaprogetto/30-422

I progetti candidati potranno essere votati tra il 1 e il 29 marzo 2018

Una volta terminata la fase di votazione, accederanno alla fase finale 21 progetti: i 7 più votati per ogni categoria. I finalisti saranno annunciati il 12 aprile 2018.

Ricerca sulle cellule staminali: da Belluno nuove prospettive grazie a Tes-Università-Ct Belluno-Abvs ed Avis

Il sangue umano contiene oltre a globuli rossi, bianchi, plasma e piastrine anche cellule staminali periferiche circolanti. Una scoperta recentissima, veneta, ma che apre nuove prospettive di studi e ricerche per arrivare a nuove terapie per molte malattie.

Una ricerca dell’Università di Padova, Dipartimento di scienze del Farmaco, in collaborazione con la Fondazione TES Onlus e il Servizio trasfusionale di Belluno, supportata dall’Abvs (Associazione bellunese volontari sangue) e dalle Avis del Veneto è stata portata avanti negli ultimi due anni. Con successo. Tanto da essere pubblicata sul “Journal of cellular and molecular medicine” il 5 gennaio 2018, aprendo rivoluzionarie prospettive nell’uso delle cellule staminali multipotenti, trovate nel sangue periferico, come farmaci innovativi.

Alla sala degli affreschi del Palazzo della Provincia di Belluno, mercoledì 7 febbraio, la prof.ssa Rosa Di Liddo, responsabile del progetto, ha presentato la ricerca. Si è partiti dall’utilizzo del gel leucopiastrinico, secondo il metodo messo a punto dai trasfusionisti del Sit di Belluno e già utilizzato a livello clinico, per arrivare ad ottenere in modo “standardizzato” le cellule staminali multipotenti. “Aver definito una procedura standard per moltiplicare le cellule staminali presenti nel sangue di donatori e quindi in ciascuno di noi rende possibile poter ricorrere alle staminali autoprodotte ogni volta che sia necessario, ricorrendo ad un semplice prelievo – ha spiegato la Di Liddo – Queste cellule potranno essere coltivate in laboratorio per aumentarne la disponibilità, sino all’occorrenza. Oggi siamo in grado di dare una fisionomia precisa alle staminali. Abbiamo verificato che queste cellule esprimono la potenzialità a migrare dal circolo sanguigno ai tessuti, sviluppano effetti antiinfiammatori e quindi possono partecipare alla risposta rigenerativa tessutale”. Un modo ulteriore per valorizzare il dono generoso dei donatori volontari, periodici e non remunerati non solo di Belluno, ma dell’intero Veneto.

“Abbiamo raggiunto un importante traguardo – ha detto il prof. Pier Paolo Parnigotto, presidente di Tes – ma siamo consapevoli che ci attende una ulteriore, fondamentale fase di ricerca. Il nuovo obiettivo è come indirizzare le nostre staminali, stimolandole ad esprimere le loro potenzialità rigenerative su organi o tessuti danneggiati”.

Ad introdurre la mattinata è stata Gina Bortot, presidente provinciale dell’Abvs, che da anni  sostiene il progetto di Tes in seno al Centro trasfusionale di Belluno: “Il riconoscimento internazionale per i risultati ottenuti è il segnale che la nostra fiducia è stata ben riposta e che tutti hanno lavorato al massimo e con entusiasmo. Ci sprona ancora di più sapere che questa non è altro che una tappa intermedia, che sono infinite le porte che questa ricerca ha aperto”.

Ospiti Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno, nonché donatore di sangue, il dott. Giovanni Maria Pittoni, direttore sanitario Ulss 1 Dolomiti, il dott. Stefano Capelli direttore della StrutturaTrasfusionale Ulss 1 e Giorgio Brunello, presidente dell’Avis regionale Veneto. “I risultati di oggi sono un esempio di quanto può fare la collaborazione tra associazioni, ricercatori, servizi, trasfusionali, cittadini – ha detto Brunello – questo è il modello dello spirito di volontariato, del gioco di squadra che mettendo insieme persone, risorse ed energie porta a risultati importanti per il bene di chi ha bisogno. Da Belluno, oggi, parte un’esperienza forte, importante con ricadute positive per tutti”.  

A moderare gli esperti il consigliere nazionale di Avis, Gino Foffano.

Presenti anche il responsabile del Crat, Antonio Breda, il dott. Gaetano Caloprisco, medici trasfusionisti e dirigenti associativi.

(Servizio e foto di Beppe Castellano e Michela Rossato)

Netta crescita per l’uso di plasmaderivati in Italia negli anni dal 2011 al 2014

Incremento del 24% per le Immunoglobuline e addirittura fino al 45% per i Fattori della coagulazione (antiEmofilia). È quanto emerge dal Rapporto Istisan presentato oggi (12 maggio) presso l’Istituto Superiore della Sanità a Roma. Un trend che è confermato anche dagli ultimi dati relativi al 2015. Sempre più importante, quindi, l’opera dei donatori volontari e delle loro associazioni grazie anche ai quali, secondo quanto dichiarato dal Dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue:
“IL SISTEMA TRASFUSIONALE È PRONTO A RISPONDERE ALLE NUOVE SFIDE GARANTENDO UN’AMPIA COPERTURA DELLA DOMANDA”.
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Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore Centro Nazionale Sangue
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Un momento del convegno

I medicinali plasmaderivati (MPD), prodotti a partire dal plasma umano, sono insostituibili nel trattamento di molte condizioni cliniche acute e croniche (ad es. immunodeficienze congenite, malattie neurologiche, emofilia e altri disordini congeniti della coagulazione, cirrosi e sue complicanze). Negli ultimi anni, a livello internazionale, si è osservato un costante aumento dei dati di utilizzo. L’incremento è dovuto in particolare a fattori quali invecchiamento della popolazione, identificazione di nuove indicazioni terapeutiche, aumento delle diagnosi e nuovi bisogni espressi da Paesi con economie emergenti.

Anche in Italia si è osservato un aumento della domanda di questi medicinali come messo in rilievo dal rapporto ISTISAN «Analisi della domanda dei principali medicinali plasmaderivati. Anni 2011-2014» realizzato dal Centro nazionale sangue, in collaborazione con l’Ufficio IV della Direzione generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica del Ministero della Salute, e presentato oggi all’Istituto Superiore di Sanità nel corso di un convegno.

Tutte le attività trasfusionali in Italia si fondano sulle donazioni volontarie, periodiche, responsabili, anonime e gratuite di 1milione e 800 mila donatori in massima parte associati – sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno Direttore del Centro Nazionale Sangue – e in questo contesto etico e normativo il Sistema di plasmaderivazione assicura la produzione dei MPD attraverso la lavorazione in conto terzi (conto-lavorazione) del plasma raccolto dalle strutture pubbliche del sistema trasfusionale italiano. I dati dimostrano che il Sistema è in grado di garantire alle Regioni livelli elevati di copertura della domanda di MPD a carico del Servizio Sanitario Nazionale, assicurando una continuità della fornitura dei principali MPD di almeno 7 – 8 mesi, mettendo al riparo i pazienti italiani da possibili situazioni di carenza a livello internazionale e le regioni da eccessive fluttuazioni dei prezzi internazionali”.

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Gabriele Calizzani, responsabile Settore Plasma Centro Nazionale Sangue

I dati presentati rilevano che a partire dall’anno 2000, la quantità di plasma inviato all’industria su scala nazionale è costantemente aumentata passando da un totale di 462.805 chilogrammi a 782.767 chilogrammi nel 2015 (+69%), con un tasso di incremento medio annuo del 3,6%. Per quanto riguarda la domanda dei medicinali plasmaderivati inclusi nei contratti di conto-lavorazione la domanda di Immunoglobuline è stata caratterizzata da una rapida e costante crescita (+24% nel quadriennio): nel 2014, ha raggiunto un valore di circa 4,4 tonnellate, pari a 73 grammi per mille abitanti. Nello stesso quadriennio, la domanda di Fattore VIII di origine plasmatica e Concentrati di complesso protrombinico è cresciuta in modo molto sostenuto, rispettivamente del +43% e +45%, raggiungendo, nel 2014, 147 e 37,4 milioni di UI (pari rispettivamente a 2,4 e 0,6 UI pro capite).

L’andamento della domanda di antitrombina appare costante nel quadriennio considerato (2 UI pro capite), confermando l’Italia come il secondo consumatore (dopo il Giappone) a livello internazionale. Per quanto riguarda l’albumina, i dati di consumo nel quadriennio 2011-2014, in linea con il quinquennio precedente, mostrano un andamento stabile della domanda con picchi in alcune Regioni italiane di 4-5 volte superiori rispetto ad altre. Nel 2014 la domanda totale e standardizzata per mille abitanti è stata rispettivamente di 36,3 tonnellate e 598 grammi, confermando l’Italia ai primi posti a livello internazionale per il consumo di questo medicinale. Tali tendenze e valori sembrano essere confermati dai dati preliminari del 2015.

Alla luce di questi dati, in considerazione dell’impatto che l’utilizzo di questi prodotti ha sull’autosufficienza e sulle risorse finanziarie del Servizio sanitario Sanitario nazionale Nazionale, diviene necessario e urgente, secondo le Istituzioni preposte al controllo e alla governance del sistema, promuovere interventi mirati al recupero dell’appropriatezza nell’utilizzo clinico e orientati ad una attenta e puntuale analisi dei fabbisogni dei pazienti. “Questo obiettivo si può realizzare, in primo luogo, attraverso il continuo sviluppo e aggiornamento delle competenze del medico di medicina trasfusionaleha dichiarato Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore del Centro nazionale sangueche ove messe al servizio della rete assistenziale, possono offrire l’opportunità di un monitoraggio del razionale utilizzo dei medicinali plasmaderivati, entrando nel merito dell’appropriatezza delle prescrizioni e operando come gatekeeper per l’accesso a tali opzioni terapeutiche”.

Nel corso della giornata sono stati inoltre esaminate le novità in termini di indicazioni di utilizzo, strategie terapeutiche, programmazione e produzione in conto-lavorazione, alla luce dell’evoluzione del contesto nazionale. In Italia, il plasma raccolto e lavorato industrialmente proviene esclusivamente da donazioni volontarie, anonime e gratuite. Le Regioni e Province Autonome, singolarmente o in associazione, conferiscono la materia prima alle Aziende titolari di convenzioni per la lavorazione industriale e la produzione dei medicinali.

a cura di Beppe Castellano

(fonte: Istituto Superiore di Sanità – Centro Nazionale Sangue)

Avis Regionale rinnova il suo impegno per la ricerca sull’Emofilia

Le Avis del Veneto e Fondazione TES di Padova puntano a una cura definitiva per l’Emofilia.

Su invito della Presidente di Fedemo, Cristina Cassone, Fondazione TES ha preso parte alla XI giornata mondiale dell’emofilia organizzata Lunedì 14 aprile a Roma. Il Prof. Pier Paolo Parnigotto e le due Ricercatrici TES, la Dott.ssa Silvia Barbon e la Dott.ssa Elena Stocco, hanno così avuto modo di interagire strettamente con il mondo italiano dell’emofilia stabilendo importanti contatti con medici e ricercatori che si occupano della gestione clinica dei pazienti emofilici e dello studio di future prospettive di terapia.

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Le ricercatrici di Fondazione TES: Silvia Barbon ed Elena Stocco

La notizia è stata data – proprio all’indomani della Giornata Mondiale dell’Emofilia – nel corso dell’Assemblea di Avis regionale Veneto, organizzata dall’Avis di Castelfranco Veneto; la prima, fin dal 1973, a sostenere uno dei più importanti Centri per l’Emofilia d’Italia, quello dell’ospedale di Castelfranco Veneto. Di Castelfranco anche l’APE (Avis per il Progresso ematologico) che riunisce Avis provinciale di Treviso e le 32 Avis comunali nel territorio compreso tra Castelfranco, Montebelluna, Asolo e la Pedemontana) e l’Ulss 8. APE, insieme ad Avis regionale, sostiene tramite una capillare raccolta fondi, due progetti di ricerca incentrate sull’emofilia.

La ricerca sulle cellule staminali progenitrici endoteliali (del fegato), in particolare, potrebbe portare in tempi ragionevolmente brevi (se supportata adeguatamente) a stimolare il rinnovamento della popolazione di cellule endoteliali che nel fegato del paziente emofilico non sono più in grado di produrre i fattori della coagulazione mancanti. Questo porterebbe alla guarigione definitiva dell’Emofilia, senza dover ricorrere – con la terapia sostitutiva – ai costosissimi farmaci, in particolare ricombinanti, che gli emofilici sono costretti periodicamente a infondersi.

Importantissima anche l’altra ricerca promossa da Fondazione TES sulla cartilagine di paziente emofilico come risorsa per il trapianto autologo, portata avanti dalla ricercatrice Elena Stocco. È stata la stessa Dott.ssa Stocco a intervenire Sabato 18 aprile a Castelfranco Veneto, nel corso della 43ª Assemblea regionale, illustrando i progressi che la Fondazione TES sta facendo grazie all’impegno di Avis. Di seguito l’intervento in Assemblea e la scheda delle ricerche in corso.

L’INTERVENTO DI FONDAZIONE TES IN ASSEMBLEA

Buongiorno a tutti, vorrei ringraziare il Presidente Gino Foffano per aver voluto qui oggi una rappresentanza della Fondazione TES. A me e alla Dott.ssa Barbon il compito di portare i saluti del Presidente della Fondazione, il Prof. Pier Paolo Parnigotto, che oggi non può essere presente.

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La dott.ssa Elena stocco in Assemblea

Con alcuni di voi c’è già stato modo di incontrarsi e di conoscersi, con molti altri ancora no, pertanto colgo l’occasione di questa assemblea per presentarmi.

Mi chiamo Elena Stocco, sono laureata in Farmacia presso l’università degli Studi di Padova dove ho conseguito poi un dottorato di ricerca in Biologia e Medicina della Rigenerazione e da quest’anno sono a tutti gli effetti una Ricercatrice della Fondazione TES. E’ presente in sala anche la seconda Ricercatrice della Fondazione, la Dott.ssa Silvia Barbon, la quale dopo la laurea in biologia ha seguito il mio stesso percorso di dottorato.

Attraverso Fondazione TES, il Prof. Parnigotto ha dato il via ad un progetto estremamente ambizioso proponendosi di creare nel territorio una sorta di rete tra le ULSS, l’Università ed il mondo del volontariato.

Le ULSS sono il luogo di interazione tra medico e paziente ovvero il luogo da cui scaturisce la domanda di salute.

L’Università è il luogo della ricerca scientifica d’eccellenza ossia lì dove, grazie alle competenze multidisciplinari dei ricercatori, è possibile trovare risposta a domande di salute ancora insolute, pensiamo alle malattie rare per cui non esiste cura o a tutte quelle patologie, anche largamente diffuse, per cui non esistono terapie risolutive.

Il mondo del volontariato infine, può costituire il nesso tra ULSS ed Università.

Grazie ad AVIS è possibile entrare nelle ULSS, stabilendo contatti in particolare con i Centri Trasfusionali, con gli ematologi e con tutte le figure sanitarie che ruotano attorno al paziente.

Grazie a TES, vista l’estrazione del suo Presidente e vista la Formazione di chi lavora per TES, è possibile percorrere un canale preferenziale per entrare nel mondo della ricerca scientifica d’avanguardia, rappresentata dall’Università.

AVIS e TES possono fare molto assieme e questa sinergia ha già prodotto dei risultati importanti. I nostri studi di rigenerazione di tessuti tramite tecniche di ingegneria tissutale sono stati infatti pubblicati in riviste scientifiche internazionali e Fondazione TES è oggi indicizzata come affiliazione nel database delle pubblicazioni scientifiche mondiali (“Pubmed”).

Tra i progetti di Fondazione TES che AVIS sostiene ce n’è uno a cui sono particolarmente affezionata, poiché è stato l’oggetto della mia tesi di dottorato. AVIS è stato infatti il nostro nesso con il Centro Trasfusionale e per l’Emofilia dell’Ospedale di Castelfranco Veneto il quale ha dato voce all’esigenza di identificare una nuova strategia volta a migliorare le complicanze articolari nei pazienti Emofilici. Lavorando nei laboratori dell’Università è stato possibile ottenere in questo ultimo anno e mezzo dei risultati significativi in merito, i quali sono stati presentati con soddisfazione a diversi Congressi nazionali ed internazionali.

Recentemente anche ABVS ci ha dato un aiuto ed una fiducia importanti stanziando dei fondi per permetterci di realizzare, in collaborazione con l’ULSS di Belluno, un progetto di ricerca con protagonista il gel piastrinico nella rigenerazione dei tessuti.

Vorremmo quindi ringraziare AVIS perché con il suo sostegno ci ha permesso di raggiungere questi primi traguardi; ciò che ci auspichiamo è che questa sinergia continui.

Infine vorrei chiudere questo breve intervento con quello che è il motto di Fondazione TES, un principio che abbiamo riscontrato essere pienamente condiviso anche da AVIS: “VOLONTARIATO E SCIENZA INSIEME PER L’UOMO”.

LE RICERCHE IN ATTO SULLEMOFILIA DI FONDAZIONE TES

Silvia Barbon, 29 anni, di Roncade (Tv) è laureata in Biologia Evoluzionistica. Dopo il dottorato di ricerca in Biologia e Medicina della rigenerazione, che consegue nell’aprile 2013, ottiene una borsa di studio post-doc presso la Fondazione Tes Onlus di Padova. La sua attività di ricerca si focalizza sulla popolazione di cellule staminali isolate da sangue periferico umano e animale per applicazioni di ingegneria tessutale.

 

Dott.ssa Silvia Barbon

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Roma, con il Prof. Parnigotto alla Giornata Mondiale Emofilia

Elena Stocco ha 29 anni, è di San Martino di Lupari (Pd) e si è laureata nel 2011 in Farmacia presso l’’niversità degli Studi di Padova; ad ottobre dello stesso anno ho superato l’esame di ammissione alla Scuola di dottorato di ricerca in biologia e medicina della rigenerazione (UniPd), percorso triennale che termina a dicembre e che ha svolto presso il laboratorio di chimica e biotecnologia delle proteine e biopolimeri nanostrutturati del Prof. Claudio Grandi. 

La mia ricerca si chiama “Condrociti da cartilagine di paziente emofilico come risorsa per il trapianto autologo. Uno studio in laboratorio”. L’emofilia è una malattia genetica rara che si caratterizza per la carenza, o nei casi più gravi per la mancanza, di un fattore della coagulazione. Esistono due tipi di emofilia: l’emofilia A causata dalla carenza/mancanza del fattore VIII e l’emofilia B causata dalla carenza/mancanza del fattore IX. La conseguenza di questa anomalia è che il sangue non coagula normalmente e ciò porta i pazienti emofilici a soffrire di emorragie frequenti, anche spontanee. Le articolazioni (soprattutto ginocchia, caviglie, gomito) sono il bersaglio più colpito: quando il sangue si riversa nell’articolazione (emartro) provoca infiammazione, dolore, difficoltà nel movimento ed esercita un effetto tossico che danneggia le cartilagini fino a distruggerle. È possibile ridurre i sintomi dolorosi, tuttavia per la maggior parte dei pazienti emofilici l’impianto della protesi è spesso inevitabile. Esiste una scienza d’avanguardia, chiamata Ingegneria Tissutale, che aiuta l’organismo a rigenerare i tessuti danneggiati sfruttando le cellule del paziente (autologhe) e combinandole in laboratorio con delle strutture di sostegno. L’obiettivo è quello di creare dei sistemi “intelligenti” capaci, dopo impianto nel paziente, di promuovere la rigenerazione del tessuto e degradarsi nel tempo fino a scomparire, una volta riparato il danno. In questo progetto abbiamo pensato ad una strategia di questo tipo con la prospettiva di poter bloccare lo sviluppo dell’artropatia nell’emofilico. La ricerca si è quindi svolta in due fasi: inizialmente abbiamo isolato e studiato le cellule della cartilagine (condrociti) da emofilico per capire se fossero uguali o diverse rispetto a quelle di pazienti sani; in un secondo momento abbiamo sviluppato un prototipo di protesi con delle caratteristiche adeguate a mimare la cartilagine. Ciò è stato fatto unendo le potenzialità di un nuovo materiale sintetico e biodegradabile che abbiamo recentemente brevettato, con quelle di un tessuto ottenuto dal cordone ombelicale umano (Gelatina di Wharton) e solitamente considerato prodotto di scarto. Dallo studio è emerso che in vitro i condrociti dell’emofilico hanno caratteristiche e comportamento simili ai condrociti del donatore sano e che il nostro modello di protesi derivato dal cordone ombelicale è capace di favorire la crescita delle cellule.

Ulteriori studi e valutazioni sono sicuramente necessarie, ma questo è per noi già un buon punto di partenza.

Dott.ssa Elena Stocco

http://www.fondazionetes.it

 

Avis sempre più in prima linea per la ricerca sulla cura delle Emofilie

Sempre più spesso, in diversi comuni del Veneto, le Avis organizzano incontri, serate informative e convegni sulla ricerca. Protagonista è Tes, la Fondazione per la biologia e la medicina della rigenerazione che promuove la ricerca nel campo della biologia e della medicina rigenerativa basata sulle cellule staminali cordonali e adulte, tratte principalmente dal sangue di donatori volontari. Da alcuni anni, infatti, Avis Veneto è partner di Tes e contribuisce a sostenere i suoi progetti. Per Avis regionale sposare la ricerca scientifica non è una novità, dato che da oltre un decennio aiuta (assieme alle altre Avis d’Italia) anche la Fondazione Telethon impegnata, come tutti sappiamo, nella ricerca sulle malattie genetiche rare. Proprio in Veneto, nella sede della Regionale a Treviso, è allestita ogni anno la segreteria operativa di Avis-Telethon durante la maratona televisiva e anche oltre nei mesi che seguono. E proprio in Veneto si registra, da sempre, il numero più alto di Avis che aderiscono alla campagna. L’appoggio e il contributo economico di Avis ad entrambe le Fondazioni sono destinati, in particolare, ai progetti di ricerca che si concentrano sulle malattie ematologiche, com’è giusto e logico che sia per un’associazione di donatori di sangue. Grazie a questa doppia collaborazione, negli ultimi tempi si sono fatti significativi passi in avanti in diversi settori delle malattie del sangue e quest’anno, combinazione, sia Tes, sia Telethon stanno puntando a ritmo serrato sulla ricerca per la cura dell’emofilia. Anche utilizzando il sangue periferico dei donatori, come vi spieghiamo nelle pagine seguenti. Con Tes, nello specifico, il rapporto di Avis si è fatto ancora più stretto con la campagna “Adotta un ricercatore” e con l’avvio in diversi punti della regione (per il momento Padova, Treviso, Castelfranco Veneto e Belluno) di veri e propri laboratori di ricerca. Nell’Ulss 8 di Asolo-Castelfranco-Montebelluna a sostenere la ricerca e quella di Tes in particolare, c’è anche l’associazione Ape (Avis per il Progresso ematologico) che riunisce 32 Avis comunali e l’Avis provinciale di Treviso promuovendo serate informative e la raccolta di fondi per il sostegno di una ricercatrice. Avis Veneto è nel Consiglio direttivo di Tes, sia nella persona del vice presidente che di alcuni consiglieri. Di diritto ne fa parte anche il presidente dell’Avis regionale. Da poco ha aperto una sua sede a Padova, in via Marzolo 13 dove, tra l’altro, si svolgono affollatissimi (e quasi gratuiti) corsi di preparazione agli esami di ammissione per aspiranti matricole delle Facoltà di Farmacia e Chimica.

Da Dono&Vita dicembre 2014. Michela Rossato

10484773_385547508287931_7366370283579164398_nLa Fondazione TES nasce nel 2006 a Padova per trasformazione della Società Mutua Cooperazione a.r.l. “Giuseppe Toniolo”. 101 persone, già soci della “Cooperativa G. Toniolo”, decidono unanimi di creare un nuovo soggetto giuridico, mutando radicalmente la “filosofia” del loro stare insieme. Non più per ottenere attraverso la cooperativa benefici per sé, ma per donare, attraverso la nuova Fondazione, la possibilità agli ammalati di avere con la ricerca nuove prospettive di vita. Tes ha scelto come principale partner Avis Veneto, così da coniugare la ricerca scientifica con la solidarietà e il volontariato nella nostra regione. Tes ha deciso, infatti, di mantenere uno stretto rapporto con il territorio veneto. Per questo ha convenzioni per svolgere attività di ricerca all’interno dei laboratori del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Padova, dell’ospedale di Trecenta (Ulss 18 Rovigo) e dell’ospedale di Castelfranco Veneto (Ulss 8 Asolo), dell’ospedale di Belluno (Ulss 1). Il Consiglio Direttivo di Tes è così composto: presidente Pier Paolo Parnigotto; vice presidente Alberto Argentoni, vice presidente Giuseppe Calore; consiglieri Vanda Pradal, Guido Gobbato, Fausto Martini, Ugo Lessio, Claudio Grandi, Gastone Pellegrini. Gino Foffano, presidente dell’Avis regionale Veneto fa parte del Consiglio di diritto. Direttore Amministrativo è Ugo Lessio; direttore scientifico Pier Paolo Parnigotto, segretario Consiglio d’Amministrazione è Aldo Omizzolo.

Cliccando sulle foto qui sotto gli abstract delle ricerche in corso

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 Elena Stocco

Le due giovani ricercatrici Tes che sfidano l’Emofilia

La rigenerazione delle cartilagini

Si svolgerà a Belluno, anche grazie al fattivo contributo e sostegno dell’Abvs, il progetto di ricerca della Fondazione Tes che porterà allo sviluppo di protesi generate con il gel piastrinico, finalizzate alla rigenerazione delle cartilagini. A condurre il progetto, grazie alla sinergia tra Tes, Avis Veneto, Abvs, Ulss n. 1 di Belluno e Università di Padova, è la giovane dottoressa Elena Stocco che ha già ottenuto risultati importanti. Alla giovane ed entusiasta ricercatrice abbiamo chiesto di spiegare ai nostri lettori in che cosa consiste e quali prospettive ha la ricerca in corso.

 

La mia ricerca si chiama “Condrociti da cartilagine di paziente emofilico come risorsa per il trapianto autologo. Uno studio in laboratorio”. L’emofilia è una malattia genetica rara che si caratterizza per la carenza, o nei casi più gravi per la mancanza, di un fattore della coagulazione. Esistono due tipi di emofilia: l’emofilia A causata dalla carenza/mancanza del fattore VIII e l’emofilia B causata dalla carenza/mancanza del fattore IX. La conseguenza di questa anomalia è che il sangue non coagula normalmente e ciò porta i pazienti emofilici a soffrire di emorragie frequenti, anche spontanee. Le articolazioni (soprattutto ginocchia, caviglie, gomito) sono il bersaglio più colpito: quando il sangue si riversa nell’articolazione (emartro) provoca infiammazione, dolore, difficoltà nel movimento ed esercita un effetto tossico che danneggia le cartilagini fino a distruggerle. È possibile ridurre i sintomi dolorosi, tuttavia per la maggior parte dei pazienti emofilici l’impianto della protesi è spesso inevitabile. Esiste una scienza d’avanguardia, chiamata Ingegneria Tissutale, che aiuta l’organismo a rigenerare i tessuti danneggiati sfruttando le cellule del paziente (autologhe) e combinandole in laboratorio con delle strutture di sostegno. L’obiettivo è quello di creare dei sistemi “intelligenti” capaci, dopo impianto nel paziente, di promuovere la rigenerazione del tessuto e degradarsi nel tempo fino a scomparire, una volta riparato il danno. In questo progetto abbiamo pensato ad una strategia di questo tipo con la prospettiva di poter bloccare lo sviluppo dell’artropatia nell’emofilico. La ricerca si è quindi svolta in due fasi: inizialmente abbiamo isolato e studiato le cellule della cartilagine (condrociti) da emofilico per capire se fossero uguali o diverse rispetto a quelle di pazienti sani; in un secondo momento abbiamo sviluppato un prototipo di protesi con delle caratteristiche adeguate a mimare la cartilagine. Ciò è stato fatto unendo le potenzialità di un nuovo materiale sintetico e biodegradabile che abbiamo recentemente brevettato, con quelle di un tessuto ottenuto dal cordone ombelicale umano (Gelatina di Wharton) e solitamente considerato prodotto di scarto. Dallo studio è emerso che in vitro i condrociti dell’emofilico hanno caratteristiche e comportamento simili ai condrociti del donatore sano e che il nostro modello di protesi derivato dal cordone ombelicale è capace di favorire la crescita delle cellule. Ulteriori studi e valutazioni sono sicuramente necessarie, ma questo è per noi già un buon punto di partenza.

Dott.ssa Elena Stocco

Elena StoccoChi è Elena Stocco

Elena Stocco ha 29 anni, è di San Martino di Lupari (Pd) e si è laureata nel 2011 in Farmacia presso l’Università degli Studi di Padova; a ottobre dello stesso anno ho superato l’esame di ammissione alla Scuola di dottorato di ricerca in biologia e medicina della rigenerazione (UniPd), percorso triennale che termina a dicembre e che ha svolto presso il laboratorio di chimica e biotecnologia delle proteine e biopolimeri nanostrutturati del Prof. Claudio Grandi. 

Dalle cellule progenitrici endoteliali del fegato la cura definitiva?

Tra Castelfranco Veneto (Tv) e Padova si svolge invece la ricerca della trevigiana Silvia Barbon, borsista della Fodazione Tes. A dare una mano alla sua ricerca è la convenzione firmata nel 2012 da Tes, Avis regionale Veneto, Ape (Avis per il progresso ematologico) che riunisce Avis provinciale di Treviso e 32 Avis comunali del territorio tra Castelfranco, Montebelluna, Asolo e la Pedemontana e l’Ulss 8. Il progetto è quindi co-finanziato e costa intorno ai 50mila euro l’anno, si sviluppa nell’arco di più anni con periodiche valutazioni sullo stato di avanzamento della ricerca e sui risultati.

L’emofilia è una malattia genetica ereditaria legata al cromosoma X che consiste in una disfunzione della coagulazione del sangue a causa della mancanza dei fattori coagulanti VIII o IX. Studi precedenti hanno dimostrato che uno dei maggiori siti di produzione del fattore VIII è rappresentato dalle cellule endoteliali dei sinusoidi epatici, ovvero i capillari che irrorano il fegato. Attualmente, la terapia per il trattamento dell’emofilia si basa sulla somministrazione per via parenterale dei fattori di coagulazione mancanti, prodotti per sintesi chimica, derivati dal plasma di donatori sani o ottenuti attraverso tecniche di ingegneria genetica (fattori ricombinanti). Il progetto di ricerca che sto seguendo propone una nuova strategia terapeutica per il trattamento dell’emofilia, con lo scopo di superare i limiti delle terapie attualmente in uso. Tale strategia si basa sul ricorso alla terapia cellulare, ovvero al trapianto a livello epatico di cellule staminali che potrebbero promuovere il rinnovamento della popolazione di cellule endoteliali che nel fegato del paziente emofilico non sono più in grado di produrre i fattori della coagulazione. Il nostro obiettivo è quello di isolare cellule progenitrici endoteliali (EPC), una popolazione staminale con capacità di evolvere in cellule endoteliali mature, dal sangue periferico di un donatore sano, che sarebbe la fonte più accessibile e più economica da utilizzare per il nostro scopo. In seguito, verificheremo in vitro la capacità di queste cellule di produrre i fattori VIII e IX, dopo averle sottoposte ad un trattamento specifico per farle evolvere in cellule endoteliali dei sinusoidi epatici. I dati preliminari ottenuti in vitro permetteranno di procedere con il trapianto delle cellule a livello della circolazione sanguigna epatica di un topo affetto da emofilia, per valutare l’effetto delle cellule trapiantate sul recupero della capacità dell’animale di produrre i fattori della coagulazione.

silviabarbonDott.ssa Silvia Barbon

Chi è Silvia Barbon

Silvia Barbon, 29 anni, di Roncade (Tv) è laureata in Biologia Evoluzionistica. Dopo il dottorato di ricerca in Biologia e Medicina della rigenerazione, che consegue nell’aprile 2013, ottiene una borsa di studio post-doc presso la Fondazione Tes Onlus di Padova. La sua attività di ricerca si focalizza sulla popolazione di cellule staminali isolate da sangue periferico umano e animale per applicazioni di ingegneria tessutale.

Telethon e Ricerca: guerra aperta all’Emofilia insieme con Avis

Giovedì 27 novembre incontro in Avis provinciale di Verona con un ricercatore in prima linea

“Parte” ufficialmente la campagna 2014/2015 Avis Telethon. Centinaia le Avis impegnate in tutta Italia per la Raccolta Fondi a favore della Ricerca genetica sulle malattie del sangue. Quest’anno la Fondazione Telethon ha selezionato un Progetto di Ricerca dell’Università di Ferrara, portato avanti dal gruppo del Prof. Mirko Pinotti. Sarà il tema centrale di un incontro che sì svolgerà giovedì 27 novembre alle 20 a Verona, presso la sede dell’Avis Provinciale in Via dell’Alpo. Sarà Presente il Prof. Pinotti. Già possiamo dare, però, alcune anticipazioni.

“Sviluppo di un nuovo Approccio terapeutico per l’Emofilia B causata da Mutazioni che causano salto dell’esone Mediante Modulazione del processamento di RNA messaggero” , è il titolo del presente Progetto di Ricerca approvato da Telethon e che verrà finanziato – grazie anche a quanto verrà raccolto dalle Avis in tutta Italia – Con 270.300 € in due anni. Messo così il titolo della Ricerca incute in po’ di timore nei non addetti, soprattutto scorrendo l’abstract descrittivo dove a “Esone” e “RNA messaggero” vengono associati termini ultra-specialistici come “U1snRNA” e “ExSpeU1”. Abbiamo quindi raggiunto il prof. Pinotti nel suo laboratorio all’Università di Ferrara perché ci spiegasse il progetto con parole più semplici.

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Il professore Pinotti, In primo piano, con il Suo gruppo di collaboratori all’Università di Ferrara.

Quando gli chiediamo una foto per illustrare il pezzo che scriveremo, il professor Mirko Pinotti prima declina, ma poi ci ripensa e chiama a raccolta “Tutti Quelli che si Stanno occupando della Ricerca Sulle Emofilie!”. È la Squadra che conta per il ricercatore il cui progetto è stato “adottato” da Avis quest’anno. “Senza uno staff entusiasta, formato anche da tanti giovani, non si va nessuna parte”, esordisce Pinotti. Prima però una domanda, che ci balza subito in mente.

Professor Pinotti, lei si occupa di Ricerche sulle Emofilie. Ma Quando è stata la sua “prima volta”, il suo primo approccio a tale difetto genetico?

Praticamente da subito, la mia tesi di laurea (non ce lo dice, ma ve lo diciamo noi: 110/110 con lode in Scienze biologiche, ndr) trattava proprio delle Malattie emorragiche congenite. Il mio interesse in questo campo è nato praticamente da quando ho iniziato a studiare Biologia.

Insomma si può ben dire che lei è “nato” come biologo studiando il sangue e i suoi Difetti.

Direi di sì, Anche per questo siamo davvero soddisfatti, direi addirittura felici, che l’Avis e Telethon abbiano “adottato” la nostra Ricerca.

Ci descrive, ma in parole povere, in che cosa consiste e qual è l’obiettivo finale del vostro Progetto di Ricerca?

L’Emofilia è una patologia ereditaria per la quale, a causa di gene difettoso che non produce uno dei Fattori della coagulazione, non è possibile l’emostasi. Ci sono oggi terapie valide e sicure, ma non una cura definitiva. In pratica l’Emofilico resta tale per tutta la vita non potendo “produrre in proprio” il Fattore della coagulazione. Tutto il nostro approccio parte studiando le mutazioni, le basi molecolari di questi difetti. In particolare, almeno per ora, ci stiamo occupando dell’Emofilia B che colpisce un maschio su 35mila e del fattore della coagulazione carente, il Fattore IX. Obiettivo della nostra Ricerca è quello di correggere il difetto, studiando approcci innovativi e alternativi alle continue infusioni dei Fattori mancanti: SIA plasmatici, SIA ricombinanti.

Vuol quindi dirci che in un futuro non tanto lontano, grazie alle vostre ricerche il difetto genetico delle Emofilie potrà essere corretto e la Malattia curata definitivamente? Non è un’utopia?

No. Negli ultimi anni studiando – mi conceda solo alcuni tecnici termini – una serie di mutazioni che interferiscono con il processamento dell’RNA messaggero (la molecola “copia” del gene che verrà tradotta nella proteina corrispondente) abbiamo identificato una strategia che sfrutta piccoli RNA modificati. QUESTI vengono da noi ingegnerizzati opportunamente per ripristinare il processamento alterato del Fattore IX, pur in presenza della mutazione genetica.

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Mirko Pinotti, 46 anni, sposato, 2 figli, è Biologo e Dottore di Ricerca in Biochimica. Ha Lavorato presso diversi prestigiosi Centri di Ricerca Internazionali occupandosi sempre di Malattie della coagulazione. È professore di Biochimica all’Università di Ferrara. VIDEO

Una specie di “bluff”, quindi, Una sorta di presa in giro del gene mutante difettoso. Con l’RNA “furbo” nascosto nell’armadio?

Ecco possiamo dire che è una buona metafora: l’RNA “intelligente” va a riconoscere quello che l’RNA endogeno non riconoscerebbe. Questo piccolo RNA si chiama U1.

Questo per l’Emofilia B, Più rara. E per il resto delle Malattie Congenite Emorragiche?

Le mutazioni che compromettono il processamento dell’RNA messaggero sono inoltre causa relativamente frequente delle “emofilie”, come la A (un maschio su 10mila in cui difetta il Fattore VIII, ndr) per la carenza di Fattore VII e perfino di altre Patologie non emorragiche come quelle neuromuscolari . Questo approccio, che riguarda per ora l’Emofilia B, è secondo noi traslabile per disegnare approcci terapeutici anche per altre patologie accomunate dallo stesso tipo di mutazione. Ci stiamo lavorando e i risultati ottenuti con modelli cellulari e animali sono molto promettenti.

Sa che questo può mettere in crisi un fiorente “mercato” che gravita attorno ai pazienti emofilici, vero? Ma torniamo a noi: è la sua prima volta con Telethon?

Sì alla prima Domanda, no alla Seconda. Con Telethon ho cominciato a lavorare fin da quando ero dottorando con il professor Francesco Bernardi. Ora sono coordinatore di Progetto che è multicentrico e comprende altri Gruppi di Ricerche, come ICGEB del prof. Pagani a Trieste, il Genethon di Parigi (prof. Mingozzi) e Philadelphia (Prof. Arruda). A cui si aggiungono, naturalmente, i tre più grossi Centri clinici per l’Emofilia come quelli di Milano (Peyvandi), Firenze (Castaman) e Castelfranco Veneto (Tagariello). I Pazienti sono il nostro punto di partenza e, soprattutto, di… Arrivo.

La maglia della nazionale di Andrea Poli all’asta per Avis-Telethon

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Andrea Poli, con “maglia” Avis insieme al presidente regionale Foffano

Il centrocampista del Milan ha messo all’asta su Etwoo.it una delle sue magliette indossate con la Nazionale Italiana a favore della raccolta fondi per Telethon. 

Andrea Poli ha deciso di sostenere anche lui la campagna di ricerca fondi organizzata da Avis Nazionale e Telethon. Il centrocampista della Nazionale Italiana nativo di Vittorio Veneto ha voluto donare una delle sue poche maglia indossata con la Nazionale Maggiore e precisamente quella in un match di qualificazione ai Mondiali che si svolgeranno in Brasile nel prossimo Giugno.

La maglia in asta è stata utilizzata dal campione rossonero precisamente nel match Italia-Malta disputata allo stadio “Alberto Braglia” di Modena l’11 settembre 2012 e finita con il risultato di 2-0 per gli azzurri di Prandelli.

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E con la presidente Avis provinciale Vanda Pradal

Il ricavato di quest’asta benefica organizzata in partnership con il sito di Etwoo.it sarà devoluto all’Avis Nazionale per il progetto “AVIS per Telethon” una campagna di Raccolta fondi da destinare alla ricerca scientifica promossa da Fondazione Telethon per le malattie genetiche del sangue.

L’asta è online da pochissimo sul sito di Etwoo.it – Il portale italiano delle aste di beneficenza – e sarà attiva fino al 6 febbraio 2014. Tutti gli utenti che vorranno partecipare all’asta potranno iscriversi al sito www.etwoo.it ed effettuare al propria offerta al seguente link: http://www.etwoo.it/item.php?id=178

Oltre 200 “fratelli di sangue” per l’incontro con Traldi a Castelfranco

Una storia veneta, ma non solo veneta. Una storia di “sangue sano e sangue malato”, l’uno che cura l’altro, senza nulla chiedere. Una storia iniziata nel 1973, a Castelfranco Veneto, con l’arrivo di due medici da… Castelfranco Emilia. Furono chiamati da un grande “cacciatore di teste” di allora, un politico che vedeva lontano nel futuro: Domenico Sartor. Erano, sono, il prof. Agostino Traldi e il Dottor Giorgio Davoli. Una storia veneta. Una storia di “sangue sano e sangue malato”Appena arrivati a Castelfranco, furono subito seguiti da decine, centinaia di pazienti emofilici, che già avevano in cura da tutto il Paese. I due erano allievi del “padre” dell’ematologia in Italia, il Prof. Storti di Pavia. Iniziò così un nuovo modo di “fare” ematologia e medicina trasfusionale partendo dagli ammalati più esposti, gli emofilici, e cercando di assicurare loro terapie basate su plasma sicuro di donatori volontari e periodici. A Traldi e Davoli si unirono subito due giovani medici trevigiani: Giovanni Battista Gajo e Giorgio Tegon. Quest’ultimo è prematuramente scomparso a inizio novembre a Brescia ed è stato ricordato con affetto da tutti, insieme a tutti quelli che “sono lo stesso qui, oggi, con noi”.

Da sinistra: con il microfono il prof. Traldi, il dott. Davoli, il dott. Gajo.
Da sinistra: con il microfono il prof. Traldi, il dott. Davoli, il dott. Gajo.

Da allora partì una medicina trasfusionale che – nata dove nulla c’era ancora di definito – ha cambiato l’Avis facendo “scuola” sempre più in Veneto e in Italia. Oggi i medici “figli” di quella scuola, sono stati e sono primari in Ematologie e Centri Trasfusionali non solo regionali. I dirigenti Avis “figli” di quella scuola, lottano ancora con le armi della conoscenza a tutti i livelli. Sempre dalla parte dell’ammalato, gi avisini hanno contribuito con decisione a raggiungere l’autosufficienza nazionale di emoderivati “sani” per la cura dell’emofilia e non solo.

Abvs 186Ma centinaia sono poi i “figli” che a quella scuola di pensiero e a quel modo di essere e vivere la Medicina devono anche una vita normale: gli emofilici. Ce n’erano tantissimi, di questi ultimi, provenienti da ogni parte d’Italia, sabato 23 novembre all’Hotel Fior a Castelfranco dove hanno accolto il ritorno del professor Traldi. Significativa la loro dedica dietro il ritratto ad affresco che un’artista castellana (Luigina Mazzocca) realizzò nel 2000 e che è stato donato per l’occasione all’85enne “Prof”: A chi ci ha resi uomini, poi lottatori, e alla faccia di chi diceva che eravamo solo dei “malati”. Grazie Agostino”. Abvs 227E a seguire decine di firme a sottolineare un “grazie” e un impegno a continuare su una strada tracciata con lungimiranza.

L’invito di Avis regionale, provinciale di Treviso, Comunale di Castelfranco e LAGEV (Libera associazione genitori ed emofilici del Veneto) era quello di ripercorrere “Una storia… Veneta, una storia di Vita” lunga 40 anni. All’appello, oltre ai pazienti, hanno risposto più di un altro centinaio fra avisini, medici, amministratori sanitari, ex e nuovi infermieri del Centro. Ma non solo il passato è stato ripercorso, sintetizzato in una frase lapidaria del lucidissimo Traldi all’immenso abbraccio che gli è stato tributato dopo 10 anni di assenza dalla città: “Noi abbiamo fatto solo ciò che era giusto fare”. Il Centro di Castelfranco, diretto ora dal Dott. Giuseppe Tagariello, allievo di Traldi e Davoli cui è succeduto come primario dal 2003, guarda al presente e al futuro. Senza titoloLa nuova Ematologia dell’Ulss 8 è appena stata sancita come unità operativa complessa dalle schede sanitarie 2014 della Regione Veneto. Un annuncio che è stato dato ufficialmente dal nuovo direttore generale dell’Ulss 8, Bortolo Simoni, che ha aperto il convegno ed era presente per “imparare dalla storia”. Una “promozione” sul campo anche questa sottolineata lapidariamente dal “guerriero” Traldi, rivolgendosi all’ex allievo e attuale primario Giuseppe Tagariello: “Vuol dire che ve lo siete semplicemente meritato”!

Grazie poi al sostegno della stessa Ulss 8, delle Avis del Veneto, dell’Associazione progresso ematologico (formata da 32 Avis dell’Ulss 8), la Fondazione TES e l’Università di Padova proprio da Castelfranco potrebbe nascere una cura definitiva dell’Emofilia. Silvia Barbon, giovane ricercatrice della Fondazione TES, ha presentato le ricerche per l’utilizzo delle cellule staminali. Con il coordinamento del professor Pier Paolo Panigotto sono già in atto esperimenti di laboratorio per isolare cellule Epc progenitrici di quelle endoteliali da cellule sanguigne “sane” di donatori compatibili. La speranza ultima sarebbe di trapiantarle nelle nicchie staminali del fegato del paziente, dove potrebbero riprodursi sostituendo quelle malate e produrre autonomamente i fattori della coagulazione la cui carenza è alla base dell’emofilia. Proprio da Castelfranco, ancora una volta, potrebbe quindi partire: “una rivoluzione, una nuova e grande battaglia per gli ammalati – ha affermato Beppe Castellano, in veste di presidente Lagev – che come negli ultimi 40 anni va contro gli interessi di chi li vede solo come occasione di carriera o, peggio, di business”.

È una nuova frontiera tutta del volontariato – ha affermato il presidente regionale Avis Gino Foffano – che si innesta sulla tradizione traldiana del “sangue sano”, quello dei donatori, che può curare in sicurezza e stavolta potrebbe perfino guarire quello malato”. A Foffano e al vice presidente nazionale Alberto Argentoni, tra l’altro, si deve l’idea di fare il tradizionale incontro degli ex dirigenti Avis a Castelfranco, invitando il prof. Agostino Traldi. All’incontro, come avisini, non c’erano soltanto dirigenti del passato, ma anche del presente e del… futuro.

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Da una giovane donatrice dell’Abvs presente all’incontro, Barbara Iannotta della redazione di Dono&Vita, riportiamo un ulteriore articolo che integra e completa questo. È autrice anche di molte belle immagini dell’evento che potrete trovare sulla pagina Facebook di DONOEVITA.IT, insieme a quelle di Mimmo Lamacchia.

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