Sicurezza del sangue: il 21 e 22 ottobre convegno internazionale a Treviso

Dopo Malta e Marocco, è la Marca trevigiana ad ospitare un incontro internazionale sulla sicurezza del sangue.

La riunione dell'Esecutivo Fiods l'8 ottobre a Marrakech

Venerdì 21 ottobre, a Villa Braida di Mogliano, il Comitato medico della Fiods (Federazione internazionale organizzazioni donatori di sangue) si confronta con i rappresentanti dei Centri regionali sangue italiani, i  Direttori di dipartimenti e gli Esecutivi delle Avis regionali.

Un appuntamento di altissimo livello che vedrà quali relatori la dott.ssa Karin Magnussen (Danimarca) che presenterà i modelli organizzativi dei sistemi trasfusionali in Europa, il dott. Claudio Velati, presidente della Simti – Società Italiana di Medicina trasfusionale e immunoematologia che farà il punto sull’autosufficienza plasma in Europa e la dott.ssa Maria Lidia Recalde De Irala (Paraguay) che affronterà il tema dell’epidemiologia delle malattie trasmissibili con il sangue in Sud America, dove Avis nazionale e Veneto stanno portando avanti un progetto di cooperazione internazionale. Della Fiods fa parte anche il medico trevigiano Bernardino Spaliviero, consigliere di Avis nazionale.

Nel vivo del sistema trasfusionale italiano e della profonda fase di rinnovamento che sta vivendo, si entrerà invece nel corso dell’incontro “allargato” anche a tutti i dirigenti Avis che sabato 22 ottobre mattina (dalle ore 9) sarà ospitato alla sala convegni della Provincia di Treviso (a Sant’Artemio). Saranno illustrati i principali obiettivi del percorso di sviluppo del sistema trasfusionale nazionale, le normative in materia di raccolta e lavorazione del sangue e degli emocomponenti e il ruolo e i compiti delle associazioni dei donatori.

L’incontro, valido anche come Corso ECM e inserito nel programma di iniziative italiane per l’Anno Europeo del Volontariato, è promosso dall’Avis nazionale, dalle Avis regionali di Veneto e Lombardia e dall’Avis provinciale Treviso.

Tra i principali temi: l’emovigilanza per la sicurezza della donazione di sangue, le nuove sfide offerte dall’accreditamento e dal Plasma Master File e il ruolo fondamentale delle associazioni dei donatori volontari nell’intero sistema trasfusionale italiano.

Relatori saranno il presidente dell’Avis nazionale, dott. Vincenzo Saturni, il presidente della Simti, dott. Claudio Velati, e il dott. Antonio Breda, responsabile del Centro regionale sangue del Veneto.

Moderatore il presidente dell’Avis regionale Veneto, dott. Alberto Argentoni.

20 ottobre 2011 by Michela Rossato

 

 

Trapianti: morti 511 pazienti nel 2010 in Italia mentre erano in attesa di un organo. Convegno a Padova, il punto sul Veneto

Sabato 5 novembre un convegno delle “Associazioni del dono” rivolto agli studenti

organi
Trapianti: in Italia tanti, ma non abbastanza

L’Italia è uno dei paesi europei con il maggior numero di trapianti ogni anno, eppure nel 2010 sono morte 511 persone mentre erano ancora in attesa di un organo. Sono i dati emersi dal rapporto annuale mondiale sui trapianti presentato il 22 ottobre a Strasburgo in occasione della Giornata europea dei trapianti.

In particolare, 159 persone attendevano un rene, 195 erano in lista d’attesa per un fegato, 98 avevano bisogno di un cuore e 59 erano in attesa di un trapianto di polmoni. Il dottor Rafael Matesanz, direttore del Organizzazione spagnola per i trapianti (Ont) – uno dei maggiori esperti mondiali del settore che ha realizzato il rapporto in collaborazione con il Consiglio d’Europa – ha affermato come: “l’Italia potrebbe fare molto meglio di quanto già fa finora. Questo se tutte le regioni fossero in grado di riorganizzare il sistema, come è già stato fatto in Toscana. Inoltre, le regioni dovrebbero migliorare le procedure per ottenere il consenso delle famiglie all’espianto”.
Con la giornata europea della donazione e del trapianto di organi, il Consiglio d’Europa – che lavora su queste tematiche dagli anni Cinquanta – vuole da un lato incoraggiare il dibattito sul tema e dall’altro stimolare soprattutto i ministeri della salute affinché sviluppino e promuovano delle procedure trasparenti ed etiche che salvaguardino il bene e il rispetto sia dei donatori, sia di coloro che ricevono gli organi.

Ma com’è la situazione in Veneto? Oltre ai donatori di organi, per supportare gli interventi trapiantologici, servono anche centinaia di donatori di sangue e emocomponenti: “Se il sangue salva una vita, il trapianto la può moltiplicare, ma bisogna ricordare che nessun laboratorio è ancora in grado di produrre sangue e organi, che possono solo essere donati” dice Bertilla Troietto, Vice Presidente regionale Aido.“La rete nazionale dei trapianti in Italia è un sistema assai efficiente. Funziona 24 ore su 24: coordina i prelievi e i trapianti. Nonostante siamo il terzo Paese in Europa per numero di donatori (22,9 per milione di popolazione), in Italia si registra ancora un 30% di rifiuto alla donazione di organi. I dati parlano chiaro: sono più di 9 mila gli italiani in attesa di ricevere un fegato, un cuore, i polmoni, i reni. Solo uno su tre potrà ricevere un organo. Per gli altri o una lista d’attesa che non lascia speranze o sarà la fine.Cosa bisogna fare allora? La responsabilità sociale è la svolta della 

donazione. Va supportata non solo attraverso un sistema sanitario che assicuri risultati ma anche attraverso la diffusione di un’informazione continua e trasparente per chiarire soprattutto gli aspetti più controversi come, per esempio, le modalità di accertamento della morte cerebrale, le garanzie del rispetto delle volontà del potenziale donatore e dei familiari, la trasparenza delle liste d’attesa. A Padova quest’anno (i dati si fermano al 7 settembre) ci sono stati 23 donatori effettivi pari a un 36.5 per milione di popolazione: ancora troppo pochi. Nel Veneto 82 donatori effettivi con un timido 22.8 per milione di popolazione”.

 

Plasma e sangue, vitali per i trapianti

Non a caso si intitola “2011: Tempo di donarsi” il nuovo appuntamento delle Associazioni del dono del Veneto che si svolge il 5 novembre all’Aula “Morgagni” del Policlinico universitario (in via Giustiani) a Padova. Proprio il luogo dove, nel lontano 14 novembre 1985 avvenne il primo trapianto di cuore in Italia. Esattamente 26 anni fa, infatti, l’equipe dell’indimenticato professor Vincenzo Gallucci trapiantò il cuore di un giovane morto in un incidente al falegname padovano Ilario Lazzari.

 

Il convegno inizia alle ore 9 con l’introduzione e il saluto delle dieci associazioni Acti, Admo, AdoCes, Aido, Ail, Aned, Avis, Avlt, Fidas e Lagev che operano nell’ambito del volontariato socio-sanitario della Regione Veneto. Proseguirà poi alle 9.30 con la relazione su “Il Trapianto di cuore: oggi più che mai è ora di donare” del prof. Gino Gerosa, professore straordinario di Chirurgia cardiaca all’ Università degli Studi di Padova e Direttore dell’Unità operativa di Cardiochirurgia all’Azienda ospedaliera di Padova. Il successore del professor Vincenzo Gallucci. A seguire l’intervento del dott. Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) e portavoce del Terzo settore. Spazio alle testimonianze alle ore 10.30 e alla tavola rotonda di approfondimento fino alle 12. Moderatrice sarà Fabiana Pesci, giornalista de “Il Mattino” di Padova. L’incontro ha il patrocinio della Regione Veneto, della Provincia e del Comune di Padova, del Centro Servizi per il volontariato della Provincia di Padova, dell’Università degli Studi e dell’Ufficio scolastico territoriale di Padova. Destinatari, come ogni anno, saranno gli studenti degli Istituti superiori e universitari per sensibilizzarli sulla cultura della solidarietà ed in particolare della donazione. Non solo di organi, come dicevamo, ma anche di sangue.

“Non serve diventare vigile del fuoco per salvare una vita. Nemmeno essere un chirurgo, un agente speciale, un carabiniere, un prete. Basta un atto di altruismo, come potrebbe essere la donazione del sangue: per entrare nell’esercito dei donatori è sufficiente aver compiuto diciotto anni, pesare più di 50 chili e godere di un buono stato di salute” dichiara Francesco Joppi, Vice Presidente regionale Avis e Coordinatore Associazioni del Dono.

Sala prelievo in un Centro trasfusionale

Il sangue, oltre ad essere insostituibile distributore di ossigeno per le nostre cellule, è la benzina della sanità. La quasi totalità degli interventi negli ospedali ha bisogno di sangue. I trapianti più sofisticati non potrebbero andare a buon fine senza un’adeguata scorta di sangue, indispensabile per riaccendere ogni vita.Il trend delle donazioni di sangue in provincia di Padova, anche se in leggero aumento (+2,8%), non è sufficiente a soddisfare i consumi. Viene trasfuso più sangue di quello raccolto in questa pur generosa provincia. Quest’estate sono stati rinviati interventi programmati a causa di scorte modeste: l’emergenza non accenna a diminuire. Il sangue donato – non esiste altro sangue perché non è possibile produrlo in laboratorio – può essere conservato per tempi molto brevi prima di essere trasfuso. Non ha senso una raccolta proiettata a fare scorta di sangue. Per mantenere l’autosufficienza nazionale è necessario garantire quotidianamente la disponibilità, in Italia, di 9 mila unità di sangue da trasfondere. Il sangue donato è un patrimonio collettivo da cui ognuno può avere possibilità di attingere: si pensi ai più comuni interventi chirurgici, ai feriti in incidenti stradali o sul lavoro, alle patologie quali emofilia, talassemia e leucemia”.

Beppe Castellano


 

 

 

 

Europa e modello trasfusionale italiano

Tutti i principali attori del sistema sangue si sono dati appuntamento a Lucca, il 25 e 26 maggio, per il convegno “Il modello italiano, l’Europa e le sue regole, il futuro”. 
L’incontro, incentrato sui requisiti minimi organizzativi, strutturali e tecnologici delle strutture trasfusionali, è stato ospitato nell’elegante cornice della Fondazione Campus, nella frazione di Monte San Quirico. Oltre 150 gli ospiti dell’evento, che si sono confrontati sul tema dei nuovi standard europei di qualità e sicurezza, ai quali l’Italia dovrà adeguarsi entro e non oltre il 31 dicembre 2014. Da più parti è emersa la necessità di coesione tra tutte le parti in campo (Istituzioni, società scientifica, medici e associazioni di volontariato) per raggiungere questo obiettivo, che risulta imprescindibile per il futuro delle attività di raccolta e trasfusionali. A tale proposito, un’interessante riflessione è giunta da Simona Carli, responsabile del Centro regionale sangue Toscana, che ha auspicato un maggiore solidarietà tra i singoli sistemi locali: “Al traguardo dovremo arrivarci assieme e nessuno potrà permettersi di rimanere indietro. Per questo motivo, quelle regioni virtuose che hanno già raggiunto ottimi risultati nel processo di adeguamento potrebbero offrire un valido aiuto a chi deve compiere ancora molti passi in avanti”. Le disomogeneità presenti nel nostro Paese sono state evidenziate anche dal presidente della Simti, Claudio Velati, che ha voluto mostrare anche l’altro lato della medaglia, ponendo l’accento sulle nostre peculiarità: “Cresce l’attenzione internazionale verso il modello italiano e ci sono Paesi, come il Regno Unito e la Grecia, che guardano con interesse alla nostra realtà e al ruolo che in essa ricoprono le associazioni di volontariato. Dobbiamo essere consci della ricchezza che siamo in grado di esprimere attraverso la tipologia di servizio che offriamo ai malati e dobbiamo, infine, avere la consapevolezza che ciò che pervade tutte le nostre attività è una forte componente etica”. Della stessa opinione anche il direttore del Centro nazionale sangue, Giuliano Grazzini, che ha più volte evidenziato la valenza scientifica e morale dei criteri posti dall’Europa, introdotti per tutelare prima di tutto la salute dei pazienti. Grazzini, inoltre, una partecipazione più incisiva dei Centri regionali sangue nella diffusione della consapevolezza che i requisiti minimi rappresentano un’opportunità di crescita e una profonda spinta innovativa. “Si percepisce la necessità di aumentare la forza dei singoli anelli che compongo la catena della struttura. Funzionale a questo obiettivo – ha aggiunto il direttore del Cns – è la ridefinizione degli obiettivi strategici a medio e lungo termine e la formazione professionale di tutti soggetti coinvolti, come i medici trasfusionisti, i responsabili dei Centri di coordinamento e compensazione e i dirigenti associativi”. All’incontro ha partecipato anche il presidente dell’ Avis nazionale, Vincenzo Saturni, che ha analizzato il ruolo del volontariato nel processo di qualità del sistema trasfusionale: “le associazioni di donatori, fortemente radicate nel territorio e portatrici di aspetti valoriali importantissimi, possono svolgere un compito fondamentale in questo ambito. È sufficiente sottolineare l’importanza della promozione del dono tra la popolazione, con la sua valenza sociale, l’avvio a donazione esclusivamente di donatori preparati ed aggiornati sulle tematiche sanitarie ed associative, oltre alle attività di raccolta. In questo contesto si inserisce a pieno titolo – ha concluso Saturni – la raccolta associativa, che si basa su solidi presupposti come l’empatia, la solidarietà e la periodicità”. Positive le riflessioni conclusive di Claudio Velati che, riprendendo le parole del past president di Simti, Giuseppe Aprili, ha proposto l’istituzione di un tavolo di lavoro sui requisiti minimi, dove tutti i protagonisti possano confrontarsi e unire le proprie forze verso un unico, grande obiettivo: quello di portare il sistema sangue italiano in Europa!

Boris Zuccon (da www.avis.it)

 

Giovani Avis, un meeting per far rete

Tre i gruppi di lavoro, tre i percorsi diversi per capire e concretizzare le dinamiche di gruppo e l’obiettivo finale della “rete”. Quella rete che, a livello giovanile, in Avis sembra venire quasi naturale ed essere molto più attiva, vivace e organizzata. Basta vedere come usano in modo intelligente le nuove tecnologie di comunicazione. Questo non senza confronto di idee, di culture e di modus operandi diverse

Con il camper-emoteca

in base alle realtà locali di provenienza. Molto proficuo è sicuramente stato il meeting estivo di quest’anno della Consulta giovani nazionale. L’incontro, cui hanno partecipato oltre 60 giovani da tutta Italia, è stato organizzato a Strassoldo in provincia di Udine, dabato 18 e domenica 19 giugno, con la preziosa collaborazione di Avis Friuli e Veneto e delle rispettive Commissioni giovani.

I partecipanti si sono divisi in tre gruppi di lavoro per riflettere, confrontarsi e soprattutto -essendo giovani – agire efficacemente nel volontariato nell’ambito dell’interazione, della costruzione di reti efficaci sulla base di buone prassi. Vivacità, senza preconcetti, nelle varie discussioni e simulazioni che si sono snodate nelle due-giorni per giungere – sotto la supervisione di formatori e facilitatori – a conclusioni e obiettivi comuni. Un successo

In plenaria, Sabato 18

formativo e auto-formativo che “lieviterà” sicuramente in Avis, a tutti i livelli, portando aria più fresca e “frizzante”. Un vento nuovo, ma che non soffia a caso o in direzioni divergenti. Basta stare ad ascoltarli e , soprattutto, lasciarli muovere e agire. E a proposito di agire e interagire, anche in questa occasione sulle onde dell’etere e in streaming web ha funzionato a pieno ritmo “Radio Sivà” condotta da Raffaele Raguso (Taranto) e Monica Fusaro (Cosenza). Intervistati a “microfono battente” i dirigenti “senior” presenti: Antonio Tombolillo per l’Esecutivo nazionale, Claudio Dalpioluogo per il consiglio nazionale, Carmelo Agostini presidente Avis Friuli Venezia Giulia, Francesco Joppi vicepresidente Avis Veneto, ma anche tanti giovani già “navigati” o alla prima esperienza di meeting. Ospite d’eccezione, tra gli altri, Gioia Lovison, padovana presidente delle radio Universitarie on web (ormai oltre 20 in tutta Italia). Assieme a Claudia Firenze, coordinatrice della Consulta giovani nazionale, Gioia è stata intervistata e si è subito “coinvolta” nel progetto di rete delle Radio giovani avisine. Fra la Consulta giovani e la rete di Radio delle Università, insomma, sta per nascere una stretta collaborazione futura.

Particolarmente squisita è stata l’ospitalità dei giovani friulani, sempre al lavoro sia nei gruppi con gli altri coetanei, sia nella “logistica” di cena e ballo serale, ispirato agli anni ’70. Dal Veneto, invece, è arrivato il nuovo camper-emoteca con il quale i giovani avisini hanno voluto posare.

Beppe Castellano

Ampio servizio fotografico su http://www.facebook.com/donoevita#!/donoevita

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Venezia, 8 giugno: “Il dono, l’assistenza, la cura tra ieri e oggi”

Sarà la Biblioteca dell’Arsenale di Venezia ad ospitare mercoledì 8 giugno il convegno “Il dono, l’assistenza, la cura tra ieri e oggi”, organizzato dall’Avis di Venezia in collaborazione con l’Istituto di Studi Militari Marittimi. Il Nuovo Ammiraglio Maurizio Ertreo, donatore di sangue  e persona molto sensibile alla divulgazione della donazione, ha infatti voluto contribuire all’organizzazione dell’evento, che prevede la presenza di relatori sia civili che militari.

la locandina dell'evento
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