Calo raccolta, penuria di medici, flessibilità orari alla 47ª Assemblea regionale sabato 21 a Peschiera

Criticità della raccolta sangue e maggiore flessibilità da parte delle strutture sanitarie, riforma del Terzo Settore e nuovo ruolo del volontariato al centro dell’assemblea di sabato 21 aprile a Peschiera del Garda

 Andamento della raccolta di sangue, orari delle strutture sanitarie più adeguati alle necessità dei donatori, iniziative per coinvolgere i giovani. Criticità e novità della più grande associazione di volontariato del Veneto saranno al centro dell’assemblea regionale dell’Avis, sabato 21 aprile a Peschiera del Garda (Vr).

Oltre 300 rappresentanti delle Avis provinciali e dell’Abvs (Belluno) e degli oltre 130mila donatori di sangue, plasma e piastrine veneti, si confronteranno sull’attuale situazione trasfusionale regionale per invertire una tendenza che sta preoccupando l’associazione: il calo delle donazioni. Calo significa mettere a rischio la sanità veneta, soprattutto in un momento in cui crescono interventi d’eccellenza e trapianti.

“Sulla maggiore flessibilità degli orari delle strutture sanitarie per la donazione, in particolare punteremo una forte attenzione e le richieste dell’associazione– preannuncia il presidente dell’Avis Veneto, Giorgio Brunello. Dati, numeri, dettagli e iniziative saranno resi noti nel corso dell’assemblea di sabato.  Sarà affrontato anche il tema della riforma del Terzo Settore e del nuovo ruolo del volontariato veneto nei servizi ai cittadini: Avis sta facendo la sua parte.

L’assemblea si terrà per tutta la giornata all’Hotel Golf club hotel Paradiso di Peschiera del Garda.

Aperto il cinquantesimo di Avis Veneto: sfide e ricordi a Venezia

18 febbraio 1968- 18 febbraio 2018.

L’Avis regionale Veneto ha aperto ufficialmente oggi a Venezia, alla Scuola Grande di San Teodoro, il suo cinquantesimo anno di fondazione.

Un appuntamento importante, festeggiato attraverso i ricordi e le testimonianze di chi ha guidato la Regionale dalla nascita ai nostri giorni, ma anche attraverso una riflessione sui cambiamenti che coinvolgeranno tutto il mondo del volontariato con la riforma del Terzo Settore. Ad approfondire tale riflessione, oltre all’attuale presidente di Avis Veneto, Giorgio Brunello, sono intervenuti il prof. Massimo Santinello, docente all’Università di Padova, (Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e socializzazione) e Paolo Alfier  del Forum del Terzo settore del Veneto). Tra gli ospiti anche rappresentanti della conferenza del volontariato del Veneto, dei Centri Servizi del Volontariato del Veneto, del gruppo donatori di sangue del Consiglio regionale, di altre associazioni del dono.

“Questa giornata non è solo una celebrazione, ma un’occasione per riflettere sul grande valore del dono – ha detto Brunello – e ribadire che l’impegno solidale deve essere al centro dell’agire di tutti coloro che intendono impegnarsi a favore dei più fragili, gli ammalati, di chi si trova in stato di bisogno e, più in generale, a favore della comunità”.

Attraverso le parole degli ex presidenti dell’Avis Veneto Franco Vettoretti  (presidente dal 1981 all’87), Gabriele Orcalli (1987-93), Rino Rosso (1993-1998), Maurizio Bonotto (1999-2004), Alberto Argentoni (dal 2005 al 2013) e Gino Foffano (2013-2017) si è ripercorsa la storia della più grande associazione di volontariato della regione,  di come impegno e passione sono stati vissuti e hanno inciso sulla sua crescita. Prima di loro erano stati Luigi Benedetti e Dino Fabris (1968-1981) a far muovere i primi passi alla neo Avis regionale.

Sono state tante le sfide (dalle “battaglie” con le istituzioni e i medici al Piano Sangue, al consorzio per la lavorazione del plasma, dai gemellaggi con Basilicata e Slovenia alla cooperazione internazionale, dal nuovo slancio al periodico al fondo per dare sostegno a campagne e azioni strategiche di comunicazione, alla ricerca scientifica…), tanti i cambiamenti, tante le conquiste raggiunte. Così come le difficoltà, gli scontri accesi e le nottate a discutere, perché quando l’obiettivo finale è il malato, non ci si può e non ci si deve risparmiare. Non esistono campanili, non esistono confini.

“L’Avis Veneta in questi 50 anni ha saputo guardare a se stessa, ma anche fuori, diventando spesso un punto di riferimento per altre regioni e realtà – è stato detto – e questa deve continuare ad essere la sua caratteristica, pur tra nuove difficoltà e nuovi scenari”. 

Oggi conta oltre 131 mila soci, una media di 600 donatori che donano ogni giorno nei Centri trasfusionali e nei Centri di raccolta, in ogni angolo del Veneto, una media di 220 mila donazioni all’anno, 6 sedi provinciali, oltre 300 sedi comunali e il contributo dell’Abvs (Associazione bellunese donatori sangue) affiliata con i suoi oltre 6 mila soci.

Un suo ex presidente, Alberto Argentoni, guida oggi l’Avis nazionale.

La grande sfida dell’amore per il prossimo…continua!

Servizio di Michela Rossato    Foto di Beppe Castellano

 

 

Plasmaderivati: il settore sempre più attuale e strategico, anche economicamente

La donazione di plasma sta acquisendo sempre più importanza per il Servizio sanitario nazionale.

Ce la farà l’Italia a essere autosufficiente nei prossimi dieci anni, per quanto riguarda i medicinali derivati dal plasma? E riuscirà, in un mondo sempre più rivolto verso il “mercato”, a continuare a fornire ai propri cittadini plasmaderivati donati da donatori volontari, periodici e non remunerati?

Tutta l’Italia trasfusionale è arrivata sabato 20 gennaio a Verona, al Palazzo della Gran Guardia, in un convegno organizzato dall’Avis Veneto e dalle altre Avis regionali aderenti al consorzio Naip proprio per fare il punto della situazione sul “sistema plasma” nazionale.

Un settore, quello dei medicinali plasmaderivati, sempre più attuale e soprattutto strategico, sia economicamente, sia sotto il profilo della salute dei cittadini. Lo hanno sottolineato più relatori – come il direttore del Centro nazionale Sangue, Giancarlo Maria Liumbruno e Giorgio Brunello, presidente di Avis Veneto – affermando come nei prossimi dieci anni i medicinali salvavita derivati dal plasma umano saranno sempre più rari e preziosi, vista la domanda mondiale in netta e costante ascesa.

Se in molti Stati esteri, anche dell’Unione Europea, è permessa la donazione di plasma a pagamento, l’Italia ha sviluppato un sistema del tutto originale e unico, in cui il plasma e i medicinali derivati non sono in alcun modo fonte di lucro. Le regioni italiane riunite in quattro “consorzi” (Naip, Planet, Ripp  e Accordo) inviano, infatti, il plasma dei propri donatori alla trasformazione in aziende farmaceutiche specializzate, ma in  conto lavorazione. Sia la materia prima, sia i prodotti derivati restano sempre e in ogni caso – dalla vena del donatore a quella dell’ammalato – di “proprietà” del Servizio sanitario pubblico. Una formula “inventata” proprio in Veneto a metà degli anni ’80 e che è divenuta patrimonio di tutto il Paese.

Un metodo che salvaguarda la sicurezza trasfusionale e il dono etico dei donatori, oltre a garantire che in nessun modo il sangue e plasma donati possano essere mercificati.

L’Italia è su una buona strada per affrancarsi quasi del tutto dal mercato dei plasmaderivati, grazie soprattutto alla generosità di un milione e 700mila donatori volontari, non remunerati e periodici. Un sistema serio, infatti, si fonda non sull’improvvisazione e sull’emozione del momento, ma su una programmazione “solidale”.

Nel corso del convegno sono state messe a confronto le esperienze dei quattro accordi interregionali (con capofila Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lombardia) con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato i rispettivi responsabili dei Centri regionali sangue e i rappresentanti associativi delle Regioni.

Con le nuove gare di assegnazione del Conto lavorazione alle aziende farmaceutiche, i risparmi in termini economici per le regioni saranno molto consistenti (si parla di 8 milioni annui per grandi regioni come Emilia e Veneto), così come la disponibilità di nuovi prodotti plasmaderivati. Vitale sarà ora organizzare un sistema di compensazione nazionale fra le quattro aggregazioni, per lo scambio etico a prezzi di costo dei vari prodotti.

Per quanto riguarda gli eventuali prodotti in surplus, particolare attenzione è stata dedicata ai progetti di cooperazione internazionale – in particolare nel campo dell’emofilia – verso Paesi in via di sviluppo dove nessun tipo di cura può essere attuato per i pazienti emofilici. Di questo ha parlato anche Luigi Ambroso, a nome della Federazione nazionale Associazioni Emofilici. A chiudere il convegno, che era stato aperto dall’intervento dell’Assessore alla Salute del Veneto, Luca Coletto, è stato il presidente nazionale dell’Avis Alberto Argentoni. (m.r.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ufficio stampa Avis Veneto – redazione Dono&Vita

 

 

Massimi esperti a Verona: il 20 gennaio seminario su donazione e nuovi accordi interregionali Plasma

Sarà Verona, sabato 20 gennaio, ad ospitare il seminario “Il modello italiano di donazione di sangue, autosufficienza ed etica. Il conto lavorazione del plasma in Italia alla luce dei nuovi accordi interregionali plasma”. Organizzato insieme da Avis nazionale, Avis regionale Veneto con le altre Avis regionale aderenti al Naip (Abruzzo, Alto Adige, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Trentino, Umbria, Valle d’Aosta) e dal Centro Nazionale sangue, vedrà l’intervento dei massimi esperti del sistema trasfusionale italiano. Di seguito il programma della mattinata, con tutti i relatori.

Ore 9.20 introduzione del moderatore della giornata – Giorgio Brunello (Presidente Avis regionale Veneto).

Ore 9.35 saluti delle autorità: Assessore regionale sanità della Regione Veneto (Luca Coletto) e Sindaco di Verona (Federico Sboarina)

Ore 10.00 Presentazione del piano nazionale plasma e prospettive – Giancarlo Maria Liumbruno (Direttore Centro Nazionale Sangue)

Ore 10.20 Il punto di vista degli utilizzatori degli emoderivati (Cristina Cassone – Presidente di FedEmo – Federazione delle Associazioni Emofilici)

Ore 10.35 lo stato dell’arte nell’applicazione degli accordi interregionali plasma; intervengono i Direttori dei Centri regionali sangue capofila degli Accordi: Antonio Breda per il Veneto, Simona Carli per la Toscana, Vanda Randi per l’Emilia Romagna e Davide Rossi per la Lombardia.

Ore 11.15 Il punto di vista delle associazioni dei donatori di sangue, intervengono:   

  • NAIP capofila Veneto – Alessandro Casale (Presidente Avis regionale Liguria)
  • PLA.NET capofila Toscana – Luciano Franchi (Vicepresidente Avis regionale Toscana)
  • RIPP capofila Emilia Romagna – Renzo Angeli (Vicepresidente Avis regionale Emilia Romagna)
  • ACCORDO capofila Lombardia – Gianpietro Briola (Avis regionale Lombardia)

    Ore 11.45 sinergie da attuare per la compensazione tra i differenti accordi e come assicurare i principi etici nella lavorazione e in tutta la filiera

    Alberto Argentoni (Presidente Avis nazionale)

Ore 12.10 dibattito
Ore 13.00 conclusioni e buffet

Segreteria organizzativa Avis regionale Veneto 0422 405088 email avis.veneto@avis.it

Fiods: da 28 Paesi di Europa, America e Africa in Veneto per parlare del futuro del dono del sangue nel mondo

Tutto il mondo dei Donatori volontari di sangue sarò presente questo fine settimana in Veneto. E stavolta “mondo” non è usato come eufemismo. Arriveranno da Europa, Americhe e Africa, infatti, i rappresentanti dei donatori di sangue volontari, gratuiti, periodici delle Associazioni di volontariato del sangue che aderiscono alla Fiods (Federazione internazionale organizzazioni donatori di sangue). L’occasione è il 10° Seminario internazionale Fiods che si svolgerà a Cison di Valmarino (TV) venerdi 27 e sabato 28 ottobre.

Sarà occasione, nella splendida cornice di Castelbrando, per fare il punto sulla situazione della donazione di sangue e plasma nel mondo. Un “mercato” – in particolare per i medicinali plasmaderivati – in continua espansione che toccherà nel 2021 oltre 21 miliardi di dollari l’anno, sia nei paesi occidentali, sia soprattutto in quelli in via di sviluppo. “Sottilineiamo, come Fiods, che la “donazione” deve essere gratuita e volontaria, non dazione a pagamento come avviene ancora in tante parti del mondo. Questo per la sicurezza del donatore, ma soprattutto del ricevente finale”, afferma con forza Gianfranco Massaro, presidente italiano della Fiods al suo secondo mandato. “E non serve andare molto lontano. Per trovare donatori di plasma a pagamento basta andare nella vicina Austria, in Germania, in Repubblica Ceca e Slovacchia, Paesi della UE. L’opera della Fiods è quella di far crescere sempre più nel mondo, anche nei paesi in via di sviluppo, la donazione volontaria e gratuita sul modello che nacque esattamente 90 anni fa in Italia con il dottor Formentano, fondatore dell’Avis. Questo per evitare che un “farmaco” essenziale alla vita non sia mercificato”.

Al Seminario di Castelbrando parteciperanno i rappresentanti delle associazioni di volontariato del sangue provenienti da 28 Paesi. 81 in tutto, compresa l’Asia, sono le Nazioni che esprimono associazioni presenti in Fiods.

“Non è un caso se, proprio quest’anno, il seminario si tiene in Italia e in Veneto – dice Giorgio Brunello, presidente di Avis Veneto – la nostra Avis regionale, infatti, è stata promotrice già da molti anni di progetti di cooperazione internazionale con la Bolivia, l’Argentina, El Salvador e altro Paesi dell’America Latina. Il modello italiano che preserva sangue e plasma dalla compravendita antietica, grazie ai dirigenti Avis Veneto e nazionali, viene a poco a poco esportato nel mondo”. 

Al Seminario, che si aprirà venerdì pomeriggio, ma che avrà il suo clou per tutta la giornata di sabato parteciperanno tra gli altri:

Emilia Grazia De Biasi, presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato, Maria Rita Tamburrini, della Direzione generale prevenzione del Ministero della Salute, Ufficio trapianti, sangue ed emocomponenti; Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue; Alberto Argentoni, presidente (veneto) di Avis nazionale, Pierluigi Berti, Presidente della Simti, la società scientifica di Medicina trasfusionale e Immunoematologia e Andrea Tieghi, presidente di Emoservizi-Avis nazionale.

Ecco il programma

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Roberta Bruzzone a Treviso con Avis: i pericoli “oscuri” dei social media

26 milioni di profili solo di Facebook in Italia. Ore al giorno sui tasti di cellulare e computer tra post, messaggi, whatsApp… Affetti, lavoro, salute, amicizie, idee e passioni costantemente “in vetrina”, alla “mercè” di chiunque! Gratis. Non ha usato mezzi termini, com’è nel suo stile, la nota criminologa Roberta Bruzzone alla serata dell’8 settembre sul “Lato oscuro dei social media” organizzato a Treviso dall’Avis provinciale. Un tema vasto e delicato quello affrontato dalla psicologa, docente di psicologia investigativa, che segue i più noti casi di cronaca nera degli ultimi anni. “I social media sono uno strumento utile e importante che va usato con responsabilità, cervello e attenzione – ha detto – perché oltre ad essere un’inesauribile fonte di informazioni per le attività commerciali, lo sono anche per i predatori. Di qualsiasi tipo. Truffatori, ladri, molestatori, bulli, violenti”.

Ci sono storie criminali innescate dai social, da una frase, un contrasto, un litigio. I casi sono in aumento, la cattiveria e la malvagità, che sono sempre esistite ma più relegate in una ristretta cerchia di persone e territorio, ora sono in rete, “escono” da sé e trovano pure consensi. “I casi di bullismo in rete, i video di maltrattamenti su chi è indifeso e sugli animali, ad esempio, sono una tipica espressioni di malvagità che sta evolvendo. Non a caso, giovanissimi che si macchiano di questo tipo di reato li ritroviamo a distanza di pochi anni, maggiorenni, psicopatici e a volte omicida”. Troppo spesso tra lo stupore dei genitori. “Eppure i genitori sono proprietari del cellulare del figlio minorenne e responsabili di tutto ciò che il figlio posta. I ragazzi ne sanno più dei genitori dal punto di vista tecnico e tecnologico, ma mancano di esperienza e vita vissuta degli adulti e possono finire nei guai, vittime o carnefici” , ha sottolineato la Bruzzone, ammutolendo il pubblico accorso all’Istituto Engim Turazza.

Ogni volta che si mette qualcosa sui social ci si espone totalmente, anche a reati (senza saperlo). “La privacy non esiste e tutto rimane per sempre. Un profilo sui social non muore mai, video, foto e post non spariranno mai dalla rete e salteranno fuori nell’arco di tutta la vostra vita, ad un colloquio di lavoro, ad un nuovo incontro… Pensate che ci sono persone che di mestiere fanno proprio questo, scovare tutto ciò che vi riguarda”. D’altra parte, “avere un profilo social equivale ad andare in piazza a distribuire a tutti le proprie foto e a gridare ai quattro venti tutto ciò che ci riguarda. Nessuno avrebbe il coraggio di farlo realmente, ma tutti lo fanno sulla rete. Essere più disinvolti può essere anche un bene, per carità – ha concluso la psicologa- ma ricordatevi di tutto il resto quando cliccate”. La serata è stata per Avis provinciale di Treviso una novità assoluta, fortemente voluta dalla presidente Vanda Pradal: “Anche la nostra associazione, che promuove stili di vita sani per il bene dei cittadini, dei donatori, per un dono di qualità, deve promuovere iniziative volte alle comunità di integrazione di confronti di condivisioni e non di individualismi dove, per molti, l’unico confronto è con i social media. I social media sono uno strumento utile ma vanno utilizzati conconsapevolezza, conoscere i “pericoli” che può nascondere è fondamentale per un rapporto corretto e umano fra tutti noi”. (Michela Rossato)

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Roberta Bruzzone con alcuni volontari Avis

 

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Roberta Bruzzone con Vanda Pradal

 

Autosufficienza plasma e plasmaderivati: il futuro. Convegno a Mestre

Aumenta il fabbisogno di plasma. Il Veneto capofila nel nuovo Accordo plasmaderivazione Sabato 25 giugno a Mestre confronto fra massime esperti nazionali con il convegno “Autosufficienza di plasma e plasmaderiviati: prospettive future”

In Italia si registra per uso sanitario un incremento del 24% dell’utilizzo delle Immunoglobuline e del 45% dei fattori della coagulazione. Questo nell’ultimo quadriennio. Si tratta di plasmaderivati importantissimi per la terapia di innumerevoli malattie, molte volte sono medicinali salvavita. Se in Veneto l’aumento di immunoglobuline è stato più contenuto (+14%) è esploso invece quello di Fattore VIII antiemofilia (+94%). Sono i dati ufficiali diffusi in un convegno dell’Istituto Superiore di Sanità e del Centro Nazionale Sangue a maggio scorso. È un trend che è destinato ad aumentare, anche per gli altri plasmaderivati come l’albumina, nell’immediato futuro.

Del problema plasma e plasmaderivati – in particolare delle gare aperte alle aziende farmaceutiche per produrre plasmaderivati in c/lavorazione da donatori italiani, volontari, non remunerati e periodici – si parlerà in un convegno di portata nazionale sabato 25 a Mestre presso l’Hotel Laguna Palace. È organizzato da Avis e Fidas regionali del Veneto grazie al Fondo Interregionale Sangue che finanzia le iniziative comuni.

Il convegno inizierà alle ore 10 e vedrà gli interventi dei massimi esperti in Italia. In mattinata interverranno i presidenti nazionali di Avis Vincenzo Saturni e Fidas Aldo Ozino Caligaris, il direttore del Coordinamento Regionale Attività Trasfusionali del Veneto dott. Antonio Breda, il prof. di Etica Clinica presso lUniversità degli Studi dellInsubria, Mario Picozzi e il Presidente Gruppo Aziende Emoderivati Farmindustria Francesco Carugi.

A moderarli saranno il coordinatore del Comitato medico Avis nazionale, Bernardino Spaliviero e il presidente Fidas Veneto, Fabio Sgarabottolo. Nel pomeriggio spazio alla dott.ssa Maria Rita Tamburrini, direttore dellUfficio VII Trapianti e Sangue del Ministero della Salute e alla dott.ssa Simonetta Pupella, direttore dellArea sanitaria e sistemi ispettivi del Centro Nazionale Sangue. Seguirà tavola rotonda con le esperienze dei Centri regionali sangue di Toscana, Piemonte, Abruzzo, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. A concludere il convegno sarà il presidente dell’Avis Veneto, Gino Foffano.

Netta crescita per l’uso di plasmaderivati in Italia negli anni dal 2011 al 2014

Incremento del 24% per le Immunoglobuline e addirittura fino al 45% per i Fattori della coagulazione (antiEmofilia). È quanto emerge dal Rapporto Istisan presentato oggi (12 maggio) presso l’Istituto Superiore della Sanità a Roma. Un trend che è confermato anche dagli ultimi dati relativi al 2015. Sempre più importante, quindi, l’opera dei donatori volontari e delle loro associazioni grazie anche ai quali, secondo quanto dichiarato dal Dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue:
“IL SISTEMA TRASFUSIONALE È PRONTO A RISPONDERE ALLE NUOVE SFIDE GARANTENDO UN’AMPIA COPERTURA DELLA DOMANDA”.
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Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore Centro Nazionale Sangue
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Un momento del convegno

I medicinali plasmaderivati (MPD), prodotti a partire dal plasma umano, sono insostituibili nel trattamento di molte condizioni cliniche acute e croniche (ad es. immunodeficienze congenite, malattie neurologiche, emofilia e altri disordini congeniti della coagulazione, cirrosi e sue complicanze). Negli ultimi anni, a livello internazionale, si è osservato un costante aumento dei dati di utilizzo. L’incremento è dovuto in particolare a fattori quali invecchiamento della popolazione, identificazione di nuove indicazioni terapeutiche, aumento delle diagnosi e nuovi bisogni espressi da Paesi con economie emergenti.

Anche in Italia si è osservato un aumento della domanda di questi medicinali come messo in rilievo dal rapporto ISTISAN «Analisi della domanda dei principali medicinali plasmaderivati. Anni 2011-2014» realizzato dal Centro nazionale sangue, in collaborazione con l’Ufficio IV della Direzione generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica del Ministero della Salute, e presentato oggi all’Istituto Superiore di Sanità nel corso di un convegno.

Tutte le attività trasfusionali in Italia si fondano sulle donazioni volontarie, periodiche, responsabili, anonime e gratuite di 1milione e 800 mila donatori in massima parte associati – sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno Direttore del Centro Nazionale Sangue – e in questo contesto etico e normativo il Sistema di plasmaderivazione assicura la produzione dei MPD attraverso la lavorazione in conto terzi (conto-lavorazione) del plasma raccolto dalle strutture pubbliche del sistema trasfusionale italiano. I dati dimostrano che il Sistema è in grado di garantire alle Regioni livelli elevati di copertura della domanda di MPD a carico del Servizio Sanitario Nazionale, assicurando una continuità della fornitura dei principali MPD di almeno 7 – 8 mesi, mettendo al riparo i pazienti italiani da possibili situazioni di carenza a livello internazionale e le regioni da eccessive fluttuazioni dei prezzi internazionali”.

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Gabriele Calizzani, responsabile Settore Plasma Centro Nazionale Sangue

I dati presentati rilevano che a partire dall’anno 2000, la quantità di plasma inviato all’industria su scala nazionale è costantemente aumentata passando da un totale di 462.805 chilogrammi a 782.767 chilogrammi nel 2015 (+69%), con un tasso di incremento medio annuo del 3,6%. Per quanto riguarda la domanda dei medicinali plasmaderivati inclusi nei contratti di conto-lavorazione la domanda di Immunoglobuline è stata caratterizzata da una rapida e costante crescita (+24% nel quadriennio): nel 2014, ha raggiunto un valore di circa 4,4 tonnellate, pari a 73 grammi per mille abitanti. Nello stesso quadriennio, la domanda di Fattore VIII di origine plasmatica e Concentrati di complesso protrombinico è cresciuta in modo molto sostenuto, rispettivamente del +43% e +45%, raggiungendo, nel 2014, 147 e 37,4 milioni di UI (pari rispettivamente a 2,4 e 0,6 UI pro capite).

L’andamento della domanda di antitrombina appare costante nel quadriennio considerato (2 UI pro capite), confermando l’Italia come il secondo consumatore (dopo il Giappone) a livello internazionale. Per quanto riguarda l’albumina, i dati di consumo nel quadriennio 2011-2014, in linea con il quinquennio precedente, mostrano un andamento stabile della domanda con picchi in alcune Regioni italiane di 4-5 volte superiori rispetto ad altre. Nel 2014 la domanda totale e standardizzata per mille abitanti è stata rispettivamente di 36,3 tonnellate e 598 grammi, confermando l’Italia ai primi posti a livello internazionale per il consumo di questo medicinale. Tali tendenze e valori sembrano essere confermati dai dati preliminari del 2015.

Alla luce di questi dati, in considerazione dell’impatto che l’utilizzo di questi prodotti ha sull’autosufficienza e sulle risorse finanziarie del Servizio sanitario Sanitario nazionale Nazionale, diviene necessario e urgente, secondo le Istituzioni preposte al controllo e alla governance del sistema, promuovere interventi mirati al recupero dell’appropriatezza nell’utilizzo clinico e orientati ad una attenta e puntuale analisi dei fabbisogni dei pazienti. “Questo obiettivo si può realizzare, in primo luogo, attraverso il continuo sviluppo e aggiornamento delle competenze del medico di medicina trasfusionaleha dichiarato Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore del Centro nazionale sangueche ove messe al servizio della rete assistenziale, possono offrire l’opportunità di un monitoraggio del razionale utilizzo dei medicinali plasmaderivati, entrando nel merito dell’appropriatezza delle prescrizioni e operando come gatekeeper per l’accesso a tali opzioni terapeutiche”.

Nel corso della giornata sono stati inoltre esaminate le novità in termini di indicazioni di utilizzo, strategie terapeutiche, programmazione e produzione in conto-lavorazione, alla luce dell’evoluzione del contesto nazionale. In Italia, il plasma raccolto e lavorato industrialmente proviene esclusivamente da donazioni volontarie, anonime e gratuite. Le Regioni e Province Autonome, singolarmente o in associazione, conferiscono la materia prima alle Aziende titolari di convenzioni per la lavorazione industriale e la produzione dei medicinali.

a cura di Beppe Castellano

(fonte: Istituto Superiore di Sanità – Centro Nazionale Sangue)

Un sistema trasfusionale all’avanguardia, un convegno e un “addio”

È iniziato stamane presso l’Istituto Superiore di Sanità, e terminerà nel pomeriggio alle 17, il convegno “Il Sistema Sangue Europeo: l’Italia entra in Circolo”. È stato organizzato dall’ISS per concludere il percorso di accreditamento e certificazione dei Centri trasfusionali italiani, portato avanti faticosamente in questi ultimi anni dal Centro Nazionale Sangue. Sono presenti tutti i presidenti nazionali delle associazioni di donatori volontari (Vincenzo Saturni per l’Avis), il presidente della Simti Claudio Velati e tutti i protagonisti ai massimi livelli del mondo trasfusionale italiano.DSC_0005

Un mondo che è radicalmente cambiato, portato all’avanguardia europea e mondiale (come ha dichiarato il dottor R. Guerra, (direttore generale della prevenzione sanitaria, Ministero della Salute) grazie alla tenacia e alla professionalità del Dottor Giuliano Grazzini, direttore e fondatore del Centro Nazionale Sangue. Il dottor Grazzini dal 30 giugno ha lasciato l’incarico e il convegno di oggi, per tutti i numerosissimi relatori e presenti al Convegno, è un’occasione anche per festeggiarlo. Noi di Dono&Vita, come sempre, lo facciamo raccontando i fatti e la storia, con un’intervista in esclusiva pubblicata sull’ultimo numero di giugno 2015.DSC_0016

Otto anni di Cns e finalmente il Paese è “rete trasfusionale”

di Beppe Castellano

Era febbraio del 2007, la Legge Trasfusionale del 219 del 2005, tanto faticosamente redatta negli anni precedenti, muoveva i suoi primi, concreti, passi. Tappa fondamentale fu la nomina del direttore dell’istituendo Centro nazionale sangue che avrebbe dovuto coordinare tutto il complesso – e allora in verità piuttosto scombinato – Sistema trasfusionale. Il Ministero scelse il dottor Giuliano Grazzini, toscano verace di Lucca. Dono&Vita, ancor prima che si insediasse e “mettesse su” il nascente Cns, mentre era di passaggio a Verona quel febbraio, lo intervistò in anteprima nazionale (qui a lato).

Dal primo luglio di quest’anno Giuliano Grazzini ha lasciato il suo incarico. Ha scelto di “andare in pensione” (si fa per dire, come vedremo) o, almeno, di non essere più sotto pressione continuamente.

Il mondo, nel frattempo, è cambiato. Ma il “mondo trasfusionale” è invece evoluto in senso contrario e positivo,  nonostante i tagli che dall’inizio della crisi economica nel 2008 hanno falcidiato anche tutta la Sanità o, meglio, le 21 “diverse” Sanità regionali. Non lo diciamo noi, ma lo ha dichiarato a Dono&Vita la dottoressa Maria Rita Tamburrini, Direzione generale della Prevenzione sanitaria, Ministero della salute:

DSC_0030“Il Dottor Grazzini ha avuto il merito di portare il sistema trasfusionale italiano ai livelli attuali partendo da zero – ci ha detto la dottoressa Tamborrini (nella foto, al convegno, la prima da sinistra) – nel 2005 (emanata la nuova legge, ndr) non c’era nulla… Il Cns l’ha costruito da zero e, grazie anche ai suoi collaboratori, l’ha fatto crescere fino ad arrivare alla costruzione di una rete trasfusionale nazionale degna di questo nome. È iniziata con il Cns ed è stata in questi anni un grande successo. La riqualificazione del nostro Sistema trasfusionale è riuscita come ci si aspettava. Mettere insieme le 21 regioni con uno stesso sistema di qualità non era una cosa semplice. È grazie al Centro nazionale sangue, tutto nel suo insieme, diretto da Grazzini – continua Tamborrini – che siamo riusciti ad avere un Sistema trasfusionale all’avanguardia. È l’attività del Cns: tecnica, scientifica, di formazione, di coordinamento di questi anni ci ha permesso di giungere a un punto di arrivo, il Plasma master file, richiestoci dall’Europa, ma anche di nuova partenza”.

E a proposito di partenze, non potevamo certo fare a meno, come periodico Avis, di finire anche noi il lavoro cominciato e “braccare” Grazzini per ottenere l’ultima intervista da Direttore Cns.

Dottor Grazzini: giugno 2007 – giugno 2015. Otto anni di vera e propria “rivoluzione” dei Sistema trasfusionale italiano partendo dal nulla: facciamo un po’ di storia?

“Nulla nulla, proprio no, dai… Per prima cosa siamo però partiti dai dati di sistema, omogenei, che non c’erano. Cosa essenziale  per poter governare tutta la complessa macchina trasfusionale italiana. Poi a bbiamo iniziato un lavoro intenso di coordinamento, in stretta collaborazione con il Ministero della Salute, per porre le basi della costruzione di una reale rete trasfusionale italiana”.

Con il sistema federalista delle “Sanità regionali” la cosa non era semplice…

“Certamente no, lo sapevamo già che la cosa non sarebbe stata facile, credo però che siamo riusciti a realizzaree tutto il realizzabile. E forse anche di più, grazie alla sinergia che – non smetterò mai di dirlo – c’è stata con le istituzioni, i colleghi professionisti e le associazioni di donatori volontari”.

Per la dottoressa Tamburrini è un grande punto di arrivo ma anche di ripartenza…

“Certamente di ripartenza. Abbiamo lavorato, tutti, per la qualità,  sulla formazione, per dare all’autosufficienza una struttura tecnico-scientifica in un sistema di programmazione che potesse avere una sua logica “nazionale”. Perché la legge è e sempre propugnerà l’autosufficienza non frazionabile, sovraziendale e sovraregionale”.

Questo anche a livello di qualità e sicurezza…

“Qualità e sicurezza non possono che essere di livello omogeneo in qualunque parte del Paese, questo è stato il nostro lavoro anche negli ultimi anni con il grande sforzo di tutti su accreditamento e certificazione europeo.

Eredità di otto anni, quindi, che lascerà a chi seguirà?

“Non lasciamo certo un sistema perfetto, ma certamente lasciamo un Sistema trasfusionale con una “entropia positiva”, che “bolle” positivamente e canalizzato su un giusto percorso. Chi proseguirà il cammino dovrà a mio avviso mettere a frutto tutto ciò che di positivo si è riuscito a fare”.

L’ultima cosa portata avanti dal direttore Grazzini è stato il nuovo, emanando, questionario pre-donazione che dovrebbe vedere la luce entro l’estate.

“Una delle ultime è stato il fatto di rispondere sempre più ai dettami di massima sicurezza per il sangue e suoi derivati. È stato un grande lavoro di ricerca, coordinato da noi sul territorio con i Servizi trasfusionali. Questo per avere una selezione dei donatori sempre più accurata e che dia sempre maggiori garanzie al paziente. Le garanzie di sicurezza che l’ammalato ricevente attende. Non dimentichiamolo mai, per chi lavoriamo tutti. Il paziente si attende da noi e ha il diritto di ricevere:

a) che il sangue e i suoi componenti e derivati ci siano quando ne ha bisogno;

b) che tale terapia dia gli esiti attesi e che deve dare, che sia di buona qualità;

c) che non porti ulteriori malattie e che sia quindi totalmente sicuro.

Questi sono i tre imperativi a cui tutto il Sistema trasfusionale deve rispondere. E qualità è tutto ciò che, tutti insieme, abbiamo fatto per l’accreditamento dei centri. È nostro dovere garantire ai cittadini standard di prodotti e di servizi certi, verificati, trasparenti e conformi agli standard europei. In questo un grosso pungolo e impegno diretto è venuto dalle associazioni di donatori, che ringrazio insieme ai colleghi”.DSC_0010

La domanda sorge spontanea, conoscendo il soggetto che, “ a riposo”, è difficile che rimanga. Che progetti ha il dottor Grazzini dopo il primo (anzi il 7) luglio?

“Dopo farò certamente qualcosa ancora nel settore, mettendomi a disposizione del Sistema a titolo praticamente gratuito. Cercherò di lavorare su un altro piano, dando il mio contributo a livello esperenziale. Lavorerò molto per la formazione in medicina trasfusionale di alto livello. In particolare per i master in medicina trasfusionale delle Università di Firenze e Napoli, le uniche in Italia in cui sono presenti questi corsi. Con il patrocinio di fiods, poi, abbiamo pensato di “internazionalizzare” questo master in collaborazione con l’Università di Buenos Aires e con il Sistema sangue francese che da già un forte contributo all’Argentina in termini di conoscenza. Un progetto che sta nascendo e in cui ci sia condivisione di scienza, di esperienze, di competenze. Perché se in Europa si chiede omogeneità e pari sicurezza, questo deve essere esteso al resto del mondo”.

A corredo dell’intervista le dichiarazioni di Grazzini raccolte in tempo reale a Roma da Alessandra Luppi (Ufficio Comunicazione Avis Emilia Romagna) e Beppe Castellano.

Veneto OK da dicembre per accreditamento UE dei Centri trasfusionali

Il Veneto è fra le prime grandi Regioni a completare il percorso di autorizzazione

e accreditamento dei Centri trasfusionali e Centri di raccolta grazie anche alle Avis

Il Veneto è sicuramente fra le prime grandi regioni in Italia, secondo gli standard imposti dall’Unione Europea nell’ambito del PMF (Plasma Master File), a essere giunta al traguardo di autorizzazione e accreditamento dei Centri trasfusionali ospedalieri delle sette province e dei Centri di raccolta associativi Avis di Treviso, Padova e Venezia. Un percorso iniziato anni fa, in pole position rispetto al resto d’Italia, per garantire la massima qualità possibile di plasma e plasmaderivati (questi ultimi prodotti in c/lavorazione da un’industria italiana) e, di riflesso, anche di tutte le sacche di sangue donate e trasfuse in Veneto e cedute ad altre regioni. Il “traguardo” è stato raggiunto prima della scadenza del 31 dicembre, indicato come termine ultimo dal Centro nazionale sangue, ma poi prorogato al 30 giugno 2015 dal Governo con il decreto “Milleproroghe”.

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Il dottor Breda in Assemblea Regionale Avis


L’importante traguardo per il Veneto è stato illustrato dal dottor Antonio Breda, responsabile del CRAT (Coordinamento regionale attività trasfusionali) in un Convegno nazionale sullo “stato dell’arte” dell’accreditamento dei Centri trasfusionali italiani, svoltosi lunedì 13 e martedì 14 aprile a Bologna.

Un risultato ribadito dallo stesso Breda nel corso dell’Assemblea annuale dell’Avis regionale del Veneto, svoltasi a Castelfranco Veneto sabato 18 aprile. I Servizi trasfusionali pubblici nel Veneto sono attualmente 19 (organizzati in 7 dipartimenti provinciali: DIMT) e tre Unità di Raccolta associativi Avis che fanno capo alle Provinciali di Treviso, Padova e Venezia. Tutte sono state accreditate regolarmente, con minime prescrizioni, entro dicembre 2014.

“È stato senza dubbio un percorso impegnativo che ha richiesto grandi sforzi da parte di tutti – ha affermato nella sua relazione il presidente Regionale Gino Foffano – anche di moltissime sedi Avis impegnate duramente per arrivare a essere in regola alla data del 31/12/2014. Se oggi il Sistema Trasfusionale Veneto può vantarsi con orgoglio di aver raggiunto nei tempi stabiliti l’accreditamento istituzionale delle strutture di raccolta e delle attività delle Unità di Raccolta – ha continuato Foffano – lo deve al gran lavoro di squadra che ha coinvolto il CRAT regionale, i Servizi Trasfusionali pubblici e l’Associazione tutta. Questo lavoro non è stato fatto per far piacere all’Europa, ma per elevare la qualità e la sicurezza del dono del sangue ed entrare da protagonisti nei percorsi operativi futuri del pianeta sangue. Siamo convinti che AVIS – conclude Foffano – la più numerosa associazione europea e mondiale di donatori volontari, abbia non solo da imparare, ma anche qualcosa da proporre al futuro sistema trasfusionale europeo”.

All’assemblea Regionale di Avis Veneto erano presenti circa 250 delegati provenienti da ogni parte della Regione in rappresentanza degli oltre 140mila soci. È stata occasione di fare il bilancio delle innumerevoli attività di Avis: da quella nelle scuole e fra i giovani, alla comunicazione, dai progetti di cooperazione internazionale (America Latina, Africa con il CUAMM), alla raccolta complessiva del 2014 di sangue, emocomponenti e plasma, fino ai problemi trasfusionali e associativi da affrontare in prospettiva. Fra questi l’invecchiamento della popolazione e la scarsa crescita demografica che in futuro assottiglierà sempre più la base donazionale. 

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