Fiods: da 28 Paesi di Europa, America e Africa in Veneto per parlare del futuro del dono del sangue nel mondo

Tutto il mondo dei Donatori volontari di sangue sarò presente questo fine settimana in Veneto. E stavolta “mondo” non è usato come eufemismo. Arriveranno da Europa, Americhe e Africa, infatti, i rappresentanti dei donatori di sangue volontari, gratuiti, periodici delle Associazioni di volontariato del sangue che aderiscono alla Fiods (Federazione internazionale organizzazioni donatori di sangue). L’occasione è il 10° Seminario internazionale Fiods che si svolgerà a Cison di Valmarino (TV) venerdi 27 e sabato 28 ottobre.

Sarà occasione, nella splendida cornice di Castelbrando, per fare il punto sulla situazione della donazione di sangue e plasma nel mondo. Un “mercato” – in particolare per i medicinali plasmaderivati – in continua espansione che toccherà nel 2021 oltre 21 miliardi di dollari l’anno, sia nei paesi occidentali, sia soprattutto in quelli in via di sviluppo. “Sottilineiamo, come Fiods, che la “donazione” deve essere gratuita e volontaria, non dazione a pagamento come avviene ancora in tante parti del mondo. Questo per la sicurezza del donatore, ma soprattutto del ricevente finale”, afferma con forza Gianfranco Massaro, presidente italiano della Fiods al suo secondo mandato. “E non serve andare molto lontano. Per trovare donatori di plasma a pagamento basta andare nella vicina Austria, in Germania, in Repubblica Ceca e Slovacchia, Paesi della UE. L’opera della Fiods è quella di far crescere sempre più nel mondo, anche nei paesi in via di sviluppo, la donazione volontaria e gratuita sul modello che nacque esattamente 90 anni fa in Italia con il dottor Formentano, fondatore dell’Avis. Questo per evitare che un “farmaco” essenziale alla vita non sia mercificato”.

Al Seminario di Castelbrando parteciperanno i rappresentanti delle associazioni di volontariato del sangue provenienti da 28 Paesi. 81 in tutto, compresa l’Asia, sono le Nazioni che esprimono associazioni presenti in Fiods.

“Non è un caso se, proprio quest’anno, il seminario si tiene in Italia e in Veneto – dice Giorgio Brunello, presidente di Avis Veneto – la nostra Avis regionale, infatti, è stata promotrice già da molti anni di progetti di cooperazione internazionale con la Bolivia, l’Argentina, El Salvador e altro Paesi dell’America Latina. Il modello italiano che preserva sangue e plasma dalla compravendita antietica, grazie ai dirigenti Avis Veneto e nazionali, viene a poco a poco esportato nel mondo”. 

Al Seminario, che si aprirà venerdì pomeriggio, ma che avrà il suo clou per tutta la giornata di sabato parteciperanno tra gli altri:

Emilia Grazia De Biasi, presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato, Maria Rita Tamburrini, della Direzione generale prevenzione del Ministero della Salute, Ufficio trapianti, sangue ed emocomponenti; Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue; Alberto Argentoni, presidente (veneto) di Avis nazionale, Pierluigi Berti, Presidente della Simti, la società scientifica di Medicina trasfusionale e Immunoematologia e Andrea Tieghi, presidente di Emoservizi-Avis nazionale.

Ecco il programma

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Corleone: s’inaugura nuovo centro raccolta, con i veneti di “Riso fa Buon sangue” e il presidente Argentoni

È un toponimo tristemente legato a tutt’altre vicende, quello dello splendido comune di Corleone. Ma grazie anche all’Avis e alle forze immense dei valori del Volontariato tutto, per Corleone sabato 5 agosto sarà una data storica. Si inaugura infatti il Centro fisso di raccolta Sangue voluto dalla locale Avis e ottenuto dopo anni di impegno. L’inaugurazione si svolge alle ore 17 nella sede del Centro in via Neve n. 23. Saranno presenti, fra gli altri: il presidente nazionale Avis Alberto Argentoni; il presidente regionale Salvatore Mandarà; il vicepresidente vicario Emilio Russo; il presidente provinciale, Salvatore Calafiore e la presidente di Avis Corleone Enza Crapisi. L’iniziativa ha anche il sostegno dell’Unicredit e si svolge con il supporto del CeSVoP.

Poi tutti in piazza Falcone e Borsellino (la Villa Comunale), dove dalle ore 21 saranno protagonisti i cabarettisti e i comici di Riso fa buon sangue, la compagnia nazionale che gira l’Italia per sensibilizzare sulla donazione attraverso il buon umore. Sono invitati naturalmente tutti i cittadini. L’ingresso è libero.

“Il territorio corleonese – sottolinea la neo presidentessa Crapisi (nella foto con il suo predecessore Gian Franco Scianni)  – ha ottime potenzialità per contribuire all’autosufficienza regionale nel fabbisogno di sangue. Infatti, l’Avis di Corleone, che opera da vent’anni, ha raggiunto punte importanti nel campo della donazione (circa 900 sacche all’anno) che le permettono di dare un massiccio contributo al Centro Trasfusionale del Policlinico Paolo Giaccone di Palermo, in aiuto a quanti sono nel bisogno e nella sofferenza. Adesso con il Centro fisso – continua la Presidente – l’Aavis di Corleone potrà fare molto di più e migliorare l’attività svolta con ancora più elevati standard di sicurezza per la donazione del sangue. Siamo riconoscenti a Unicredit per l’aiuto economico che ha voluto dare, perché grazie a questo preziosissimo e indispensabile contributo ha permesso di completare un progetto difficile nella realizzazione, ma molto ambizioso”.

L’Avis di Corleone, tra l’altro, è formata da tanti e attivissimi donatori giovani, questo anche grazie al servizio civile nazionale che in questi anni ha avvicinato moltissimi giovani siciliani alla nostra Associazione.

È un momento molto significativo per tutta l’Avis nazionale – ha affermato il presidente Argentonie per diversi motivi. Innanzitutto è la dimostrazione che c’è un’Italia della solidarietà più forte di chi vuole associare alcune zone a stereotipi negativi. In secondo luogo, l’apertura di un centro di raccolta moderno e a norma avviene in una zona che tutto l’anno presenta criticità per il raggiungimento dell’autosufficienza. Con sedi più efficienti vogliamo facilitare l’afflusso dei donatori, garantire la massima qualità e sicurezza e ridurre al minimo le criticità. Infine, questa apertura rappresenta un segno concreto di partnership con il mondo profit, grazie alla donazione di Unicredit e alla loro azione di responsabilità sociale”.

Per conoscere meglio la realtà “vera” di Corleone e della sua Avis, “sfruttiamo” l’intervista di Sofia Facchin, dell’ufficio stampa di “Riso fa Buon Sangue” alla presidente Crapisi. http://www.risofabuonsangue.it/conosciamo-avis-comunale-corleone-e-enza-crapisi-presidente/#more-4245

Un abbraccio agli amici corleonesi (ciao Mattea) da tutta la redazione di Dono&Vita. (b.c.)

Alberto Argentoni eletto presidente nazionale Avis, il primo veneto in 90 anni

A mezzogiorno di oggi, per la prima volta in 90 anni di storia della più grande associazione di volontariato del sangue al mondo, un Veneto è diventato presidente nazionale. Si tratta del dottor Alberto Argentoni, 58 anni, di Eraclea. Si è appena conclusa, infatti, la votazione del Consiglio nazionale che doveva eleggere il Presidente dopo il rinnovo delle cariche associative con l’81ª Assemblea di Milano del maggio scorso.

Medico di famiglia ad Eraclea, sposato con Rossella, due figli, Alberto Argentoni ha una lunga militanza avisina oltre che nel volontariato in genere e di impegno nella società civile. È entrato in Avis all’età di 18 anni. È stato via via presidente dell’Avis provinciale di Venezia, dal 1999 al 2005, anno in cui divenne presidente dell’Avis regionale del Veneto. Carica che, alla fine dei due mandati previsti dallo statuto associativo, lasciò nel 2013 per entrare in Consiglio nazionale Avis. Nell’ultimo quadriennio è stato vice presidente vicario accanto al presidente Vincenzo Saturni.

Argentoni è stato anche sindaco del suo Comune, Eraclea, dal 1995 al 2004.Si è laureato in medicina nel 1983 a Padova, mentre nel 1987 è la specializzazione in Ematologia generale. È anche vice presidente della Fondazione Tes, che ha contribuito a far nascere e che si occupa di ricerche sulle cellule staminali per la ricostruzione tissutale e la cura dell’Emofilia. Anche come nuovo presidente di Avis nazionale, quindi, non perderà mai di vista l’obiettivo fondante di Avis: gli ammalati.

Ecco le sue prime dichiarazioni, raccolte subito dopo la nomina dall’Ufficio Stampa di Avis nazionale: “Sono consapevole  di assumermi una responsabilità particolarmente rilevante, in quanto la nostra Associazione è profondamente radicata sul territorio e contribuisce ogni giorno a garantire l’autosufficienza di sangue ed emocomponenti. Gli obiettivi che ci poniamo sono quelli di di mantenere l’unitarietà e far crescere l’associazione come è stato in questi 90 anni”.

La squadra che lo affiancherà in Avis nazionale nei prossimi 4 anni è la seguente: vicepresidente vicario: Michael Tizza (Emilia Romagna), vicepresidente: Pasquale Pecora (Campania), segretario: Claudia Firenze (Toscana), tesoriere: Giorgio Dulio (Piemonte). Dell’esecutivo nazionale faranno parte anche: Tiziano Gamba (Lombardia), Giovanni Magara (Umbria), Domenico Nisticò (Calabria), Alice Simonetti (Marche).

Ad Alberto sono arrivate immediatamente le congratulazioni e la soddisfazione del presidente di Avis Veneto, Giorgio Brunello, a nome di tutti gli oltre 137mila avisini della nostra regione: “Congratulazioni Alberto e buon lavoro a te e a tutta la squadra. Il Veneto per la prima volta ricopre questo importante ruolo, siamo certi che farai e farete tutti del Consiglio nazionale un ottimo lavoro”.

Un grande augurio di buon lavoro anche dalla Redazione di Dono&Vita. Quanto prima, ovviamente, una intervista con il nostro nuovo presidente nazionale. (b.c.)

 

 

 

Pronto il “marchio” per plasmaderivati “Doc”. Ufficializzato il 16 giugno?

I medicinali plasmaderivati italiani, ottenuti in conto lavorazione dal plasma dei donatori volontari, potranno fregiarsi di uno speciale pittogramma che ne attesterà e ne certificherà l’origine “Docg”. Ne ha dato l’annuncio all’80ª Assemblea nazionale Avis, venerdì 20 maggio, il dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue. La giuria del concorso, riservato agli studenti dell’Unione Europea bandito a fine 2015 dal Ministero della Salute, ha già selezionato infatti un vincitore (o un gruppo di vincitori, visto che era aperto anche a intere classi e associazioni) che però è ancora “top secret”.

plsmaderivati

“Di certo, ha dichiarato il dottor Liumbruno – raggiunto dopo l’annuncio in assemblea dalla nostra redazione – posso dire che è molto bello e significativo”. Sarà probabilmente la stessa Ministra Beatrice Lorenzin a presentarlo ufficialmente a breve. “Come ipotesi – ha dichiarato Liumbruno al nostro giornale – si è pensato che miglior occasione non possa esserci che la manifestazione in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue che stiamo organizzando a Roma il 16 giugno prossimo”.

Il pittogramma, quindi, come riportato in pratica nel bando di concorso del Ministero della Salute “verrà stampato su tutte le confezioni esterne dei medicinali plasmaderivati distribuiti n Italia e prodotti da plasma nazionale, favorendo così la promozione della conoscenza e del ruolo sociale della donazione di sangue volontaria, anonima, solidaristica, responsabile e non retribuita”.

Plasma fresco
Plasma appena raccolto

In pratica si tratta del famoso marchio “A Denominazione di Origine Controllata e Garantita” per il plasma nazionale. È fin dal 1986, anno della primissima convenzione di c/lavorazione del plasma di una Regione (il Veneto, per l’esattezza) che i nostri donatori e loro dirigenti chiedono una “certificazione di origine” per valorizzare il proprio dono. Un esperimento “corsaro” venne tentato proprio dal Veneto in quegli anni, facendo applicare un’etichetta (da Plasma Veneto) sui prodotti. L’alzata di scudi e le minacce di denuncia da parte di tutte le multinazionali farmaceutiche – che continuavano ad immettere sul mercato medicinali d’importazione da plasma di dubbia provenienza – fece fare immediata marcia indietro alla Regione Veneto. Sarà finalmente obbligatorio, ora, il marchio di qualità e provenienza per i plasmaderivati italiani? In Francia già lo è da tempo.

“Non sarà obbligatorio per legge – ha precisato lo stesso dottor Liumbruno – teoricamente inserirlo sarà facoltà delle aziende di plasmaderivazione che si aggiudicheranno la produzione dei plasmaderviati dai vari Accordi interregionali. Certo possono avere ampia facoltà le Regioni nel poter imporre alle case farmaceutiche tale obbligo in fase di indizione di gara”.

Tre delle nuove aggregazioni di Regioni per la plasmaderivazione, in questo senso, hanno ancora in corso l’iter per le gare d’appalto. Sarebbero in tempo, quindi, a inserirlo nei capitolati. Quella con capofila il Veneto, invece, ha già concluso la gara assegnando la trasformazione del plasma alla CLS Behring. Sarebbe quindi necessario che, pur non obbligata dalla gara già conclusa, l’azienda stessa adottasse autonomamente il pittogramma “Plasma Doc” non appena disponibile. Lo meritano per il proprio impegno di ogni giorno i Donatori volontari di tutte le regioni aderenti e, in particolare, quelli del Veneto. Regione che per prima si è battuta, proprio da metà degli anni ’80, perché il plasma nazionale (più sicuro già allora di quello “a pagamento” proveniente dall’estero che tanti lutti ci ha portato) fosse valorizzato al massimo.

Beppe Castellano

Passaggio consegne alla Consulta giovani. Tornano le Avisiadi a settembre

Sara Iob Francesco Marchionni
Sara Iob e Francesco Marchionni

Passaggio di testimone alla Consulta Giovani di Avis nazionale. La coordinatrice nazionale Sara Iob, 23 enne friulana eletta nel 2013, ha lasciato l’incarico per nuovi impegni di lavoro. A guidare la Consulta fino alle prossime elezioni, nel settembre del 2017, sarà Francesco Marchionni, di Aprilia (Latina) già componente della Consulta stessa (per l’Area Lazio).

Un avvicendamento veloce e che di fatto non cambia molto, perché Sara continuerà a dare una mano. “Siamo abituati a lavorare sempre in squadra e tutti insieme”, hanno spiegato entrambi in un’intervista al nostro periodico a margine dell’assemblea di Avis nazionale.Per ora la Consulta (di cui fanno parte anche i due giovani veneti Federico Marangoni e Kevin Costa, del veronese) sta lavorando ad alcuni importanti eventi. Prevista infatti tutta una serie di iniziative per festeggiare con idee innovative e originali il 90° di fondazione dell’Avis nazionale che cadrà nel 2017: “perché non diventi un semplice traguardo, ma un passaggio, una nuova partenza per il rilancio della nostra grande Associazione”.

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Avisiadi2010 – Sulmona
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Avisiadi2006 – Sportilia
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Avisiadi 2006
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formazione Veneto – Avisiadi 2006

Uno degli avvenimenti, vero è proprio “prologo” del 90°, sarà l’organizzazione delle Avisiadi 2016. Si svolgeranno a Milano, che le ospiterà grazie alla vittoria della rappresentativa del giovani della Lombardia nell’ultima edizione del 2010 (foto) svoltasi a Sulmona. Fu infatti l’Abruzzo, nel 2006 prima edizione delle “Avisiadi moderne” (altre due edizioni si erano svolte all’inizio degli anni ’90) ad aggiudicarsi i giochi nell’anno degli ultimi Mondiali di Calcio vinti dall’Italia a Sportilia (Forlì-Cesena). Pubblichiamo alcune immagini dell’epoca con la nostra rappresentativa Veneta che, pur sparuta e unica formata al 50% da ragazze, si comportò con onore. A rinforzarla nel torneo di calcetto furono chiamati addirittura un lombardo (il neo addetto stampa di Avis nazionale Filippo Cavazza) e un ragazzo “prestato” dalla Calabria.

Michela Rossato – Foto Beppe Castellano

 

80ª Assemblea nazionale Avis. Approvato lo Statuto della nuova Fondazione

Era certamente uno dei punti fondamentali dell’intera Assemblea nazionale Avis, l’80ª, svoltasi a Mantova dal 20 al 22 maggio: l’approvazione dello Statuto della nuova Fondazione Avis. Un tema che ha fatto discutere, anche animatamente, le Avis a vari livelli nell’ultimo anno, Lo Statuto della Fondazione Avis, che verrà ora inviato alla Prefettura di Milano per l’eventuale approvazione governativa (o i suggerimenti di variazione di alcuni punti) è stato definitivamente approvato nella mattinata di domenica 22 maggio. I rappresentanti delegati di tutti i soci Avis italiani (oltre un milione 320mila) hanno votato punto per punto i 16 articoli che compongono lo Statuto e l’articolato intero. Oltre tre quarti, una media fra il 75 e l’80% dei delegati, i voti favorevoli che si sono discostati di pochi punti da un articolo all’altro.

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Vincenzo Saturni, presidente nazionale Avis

Lo Statuto, come ha ribadito più volte in questi mesi il presidente nazionale Vincenzo Saturni – sottoscrivendone l’impegno con la replica finale – nel caso venga variato dalla prefettura negli “articoli di sostanza” (in particolare l’art.10) DOVRA’ TORNARE all’esame sia del Consiglio nazionale, sia soprattutto dell’Assemblea che, sovrana in democrazia, l’ha licenziato. Decisiva l’insistenza su questa linea di alcune Regionali fra cui il Veneto. All’interno della delegazione veneta il confronto su questo tema è stato molto acceso e franco fra i delegati espressi dalle Provinciali Avis.

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Gino Foffano, presidente Avis regionale Veneto nel suo intervento

Questo fino alla sintesi e alla linea comune concordata dal Presidente regionale Gino Foffano, che guidava la delegazione e che ne ha annunciato il voto favorevole nel suo intervento. Ma che cosa è e a che cosa servirà la nascente Fondazione Avis?

Riportiamo dall’organo ufficiale di Avis nazionale “Avis Sos news” distribuito nei giorni dell’Assemblea:

“La Fondazione sarà coinvolta nel coordinamento e nella promozione di ricerche in diversi ambiti come la sociologia, la psicologia, la statistica, il marketing sociale, la medicina, l’economia, le scienze giuridiche, il marketing sociale e tanti altri ancora.

“Il fenomeno della donazione, della gratuità e della disponibilità verso gli altri – si legge nella relazione morale del Consiglio nazionale letta da Saturni in apertura dei lavori – è oggetto di numerose ricerche sia a livello nazionale sia internazionale (propensione alla donazione, azione proattiva, stili di vita sani e positivi, aspetti demografici ed immigrazione). La forte connotazione sanitaria della nostra attività e la missione di AVIS – prosegue la relazione – indicano la possibilità di essere parte attiva e propositiva per analisi approfondite”.

Da qui la proposta di dare vita a un soggetto in grado di coordinare, sostenere e realizzare ricerche “fondamentali oggi per avviare dibattiti di rilievo sugli argomenti che ci coinvolgono, orientando le scelte di un sistema sanitario e di welfare in profonda evoluzione”. Organismo tecnico-consultivo della Fondazione sarà un Comitato Etico Scientifico, che avrà funzioni tecnico-consultive in merito al programma annuale delle iniziative da realizzare.

Beppe Castellano

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La folta, e sempre puntualmente presente in sala, delegazione di Avis Veneto

 

Da Udine, nuovi stimoli comunicativi per i giovani avisini

Gazebo, incontri nelle scuole, eventi sportivi…alzi la mano chi di noi non si è mai trovato, negli eventi promozionali, un po’ impacciato nel comunicare l’idea del dono. I giovani avisini del Friuli Venezia Giulia hanno voluto incentrare il forum interregionale 2015 su questo importantissimo tema. Nella due giorni udinese, il dott. Stefano Carbone, psicologo esperto di lavoro in rete e sviluppo di comunità, ha introdotto i ragazzi alle regole del sistema comunicativo. Tali presupposti sono strumenti imprescindibili per un’attività difficile come comunicare un tema immateriale quale quello del dono: immaterialità che necessariamente comporta diverse chiavi di lettura soggettive del concetto. In un epoca dove l’analfabetismo funzionale colpisce quasi il 50% della popolazione, risulta sempre più difficile elaborare strumenti comunicativi coinvolgenti e, allo stesso tempo, efficaci. L’obiettivo è quello di stimolare il livello primordiale umano, quello dei sentimenti, il più genuino. Tale percorso è possibile solo coinvolgendo il proprio interlocutore non su quello che facciamo ma, piuttosto, sull’idea di cui siamo portatori: per trasmetterla dobbiamo essere noi i primi a conoscerla profondamente. I partecipanti hanno potuto confrontarsi tramite il sistema del World Cafè prima di cimentarsi concretamente nei gruppi di lavoro: dal gazebo, alle interviste fino all’analisi dei materiali comunicativi Avis…chissà che non sia stato gettato il seme della prossima campagna di sensibilizzazione avisina.

Barbara Iannotta
Andrea Catania

Un sistema trasfusionale all’avanguardia, un convegno e un “addio”

È iniziato stamane presso l’Istituto Superiore di Sanità, e terminerà nel pomeriggio alle 17, il convegno “Il Sistema Sangue Europeo: l’Italia entra in Circolo”. È stato organizzato dall’ISS per concludere il percorso di accreditamento e certificazione dei Centri trasfusionali italiani, portato avanti faticosamente in questi ultimi anni dal Centro Nazionale Sangue. Sono presenti tutti i presidenti nazionali delle associazioni di donatori volontari (Vincenzo Saturni per l’Avis), il presidente della Simti Claudio Velati e tutti i protagonisti ai massimi livelli del mondo trasfusionale italiano.DSC_0005

Un mondo che è radicalmente cambiato, portato all’avanguardia europea e mondiale (come ha dichiarato il dottor R. Guerra, (direttore generale della prevenzione sanitaria, Ministero della Salute) grazie alla tenacia e alla professionalità del Dottor Giuliano Grazzini, direttore e fondatore del Centro Nazionale Sangue. Il dottor Grazzini dal 30 giugno ha lasciato l’incarico e il convegno di oggi, per tutti i numerosissimi relatori e presenti al Convegno, è un’occasione anche per festeggiarlo. Noi di Dono&Vita, come sempre, lo facciamo raccontando i fatti e la storia, con un’intervista in esclusiva pubblicata sull’ultimo numero di giugno 2015.DSC_0016

Otto anni di Cns e finalmente il Paese è “rete trasfusionale”

di Beppe Castellano

Era febbraio del 2007, la Legge Trasfusionale del 219 del 2005, tanto faticosamente redatta negli anni precedenti, muoveva i suoi primi, concreti, passi. Tappa fondamentale fu la nomina del direttore dell’istituendo Centro nazionale sangue che avrebbe dovuto coordinare tutto il complesso – e allora in verità piuttosto scombinato – Sistema trasfusionale. Il Ministero scelse il dottor Giuliano Grazzini, toscano verace di Lucca. Dono&Vita, ancor prima che si insediasse e “mettesse su” il nascente Cns, mentre era di passaggio a Verona quel febbraio, lo intervistò in anteprima nazionale (qui a lato).

Dal primo luglio di quest’anno Giuliano Grazzini ha lasciato il suo incarico. Ha scelto di “andare in pensione” (si fa per dire, come vedremo) o, almeno, di non essere più sotto pressione continuamente.

Il mondo, nel frattempo, è cambiato. Ma il “mondo trasfusionale” è invece evoluto in senso contrario e positivo,  nonostante i tagli che dall’inizio della crisi economica nel 2008 hanno falcidiato anche tutta la Sanità o, meglio, le 21 “diverse” Sanità regionali. Non lo diciamo noi, ma lo ha dichiarato a Dono&Vita la dottoressa Maria Rita Tamburrini, Direzione generale della Prevenzione sanitaria, Ministero della salute:

DSC_0030“Il Dottor Grazzini ha avuto il merito di portare il sistema trasfusionale italiano ai livelli attuali partendo da zero – ci ha detto la dottoressa Tamborrini (nella foto, al convegno, la prima da sinistra) – nel 2005 (emanata la nuova legge, ndr) non c’era nulla… Il Cns l’ha costruito da zero e, grazie anche ai suoi collaboratori, l’ha fatto crescere fino ad arrivare alla costruzione di una rete trasfusionale nazionale degna di questo nome. È iniziata con il Cns ed è stata in questi anni un grande successo. La riqualificazione del nostro Sistema trasfusionale è riuscita come ci si aspettava. Mettere insieme le 21 regioni con uno stesso sistema di qualità non era una cosa semplice. È grazie al Centro nazionale sangue, tutto nel suo insieme, diretto da Grazzini – continua Tamborrini – che siamo riusciti ad avere un Sistema trasfusionale all’avanguardia. È l’attività del Cns: tecnica, scientifica, di formazione, di coordinamento di questi anni ci ha permesso di giungere a un punto di arrivo, il Plasma master file, richiestoci dall’Europa, ma anche di nuova partenza”.

E a proposito di partenze, non potevamo certo fare a meno, come periodico Avis, di finire anche noi il lavoro cominciato e “braccare” Grazzini per ottenere l’ultima intervista da Direttore Cns.

Dottor Grazzini: giugno 2007 – giugno 2015. Otto anni di vera e propria “rivoluzione” dei Sistema trasfusionale italiano partendo dal nulla: facciamo un po’ di storia?

“Nulla nulla, proprio no, dai… Per prima cosa siamo però partiti dai dati di sistema, omogenei, che non c’erano. Cosa essenziale  per poter governare tutta la complessa macchina trasfusionale italiana. Poi a bbiamo iniziato un lavoro intenso di coordinamento, in stretta collaborazione con il Ministero della Salute, per porre le basi della costruzione di una reale rete trasfusionale italiana”.

Con il sistema federalista delle “Sanità regionali” la cosa non era semplice…

“Certamente no, lo sapevamo già che la cosa non sarebbe stata facile, credo però che siamo riusciti a realizzaree tutto il realizzabile. E forse anche di più, grazie alla sinergia che – non smetterò mai di dirlo – c’è stata con le istituzioni, i colleghi professionisti e le associazioni di donatori volontari”.

Per la dottoressa Tamburrini è un grande punto di arrivo ma anche di ripartenza…

“Certamente di ripartenza. Abbiamo lavorato, tutti, per la qualità,  sulla formazione, per dare all’autosufficienza una struttura tecnico-scientifica in un sistema di programmazione che potesse avere una sua logica “nazionale”. Perché la legge è e sempre propugnerà l’autosufficienza non frazionabile, sovraziendale e sovraregionale”.

Questo anche a livello di qualità e sicurezza…

“Qualità e sicurezza non possono che essere di livello omogeneo in qualunque parte del Paese, questo è stato il nostro lavoro anche negli ultimi anni con il grande sforzo di tutti su accreditamento e certificazione europeo.

Eredità di otto anni, quindi, che lascerà a chi seguirà?

“Non lasciamo certo un sistema perfetto, ma certamente lasciamo un Sistema trasfusionale con una “entropia positiva”, che “bolle” positivamente e canalizzato su un giusto percorso. Chi proseguirà il cammino dovrà a mio avviso mettere a frutto tutto ciò che di positivo si è riuscito a fare”.

L’ultima cosa portata avanti dal direttore Grazzini è stato il nuovo, emanando, questionario pre-donazione che dovrebbe vedere la luce entro l’estate.

“Una delle ultime è stato il fatto di rispondere sempre più ai dettami di massima sicurezza per il sangue e suoi derivati. È stato un grande lavoro di ricerca, coordinato da noi sul territorio con i Servizi trasfusionali. Questo per avere una selezione dei donatori sempre più accurata e che dia sempre maggiori garanzie al paziente. Le garanzie di sicurezza che l’ammalato ricevente attende. Non dimentichiamolo mai, per chi lavoriamo tutti. Il paziente si attende da noi e ha il diritto di ricevere:

a) che il sangue e i suoi componenti e derivati ci siano quando ne ha bisogno;

b) che tale terapia dia gli esiti attesi e che deve dare, che sia di buona qualità;

c) che non porti ulteriori malattie e che sia quindi totalmente sicuro.

Questi sono i tre imperativi a cui tutto il Sistema trasfusionale deve rispondere. E qualità è tutto ciò che, tutti insieme, abbiamo fatto per l’accreditamento dei centri. È nostro dovere garantire ai cittadini standard di prodotti e di servizi certi, verificati, trasparenti e conformi agli standard europei. In questo un grosso pungolo e impegno diretto è venuto dalle associazioni di donatori, che ringrazio insieme ai colleghi”.DSC_0010

La domanda sorge spontanea, conoscendo il soggetto che, “ a riposo”, è difficile che rimanga. Che progetti ha il dottor Grazzini dopo il primo (anzi il 7) luglio?

“Dopo farò certamente qualcosa ancora nel settore, mettendomi a disposizione del Sistema a titolo praticamente gratuito. Cercherò di lavorare su un altro piano, dando il mio contributo a livello esperenziale. Lavorerò molto per la formazione in medicina trasfusionale di alto livello. In particolare per i master in medicina trasfusionale delle Università di Firenze e Napoli, le uniche in Italia in cui sono presenti questi corsi. Con il patrocinio di fiods, poi, abbiamo pensato di “internazionalizzare” questo master in collaborazione con l’Università di Buenos Aires e con il Sistema sangue francese che da già un forte contributo all’Argentina in termini di conoscenza. Un progetto che sta nascendo e in cui ci sia condivisione di scienza, di esperienze, di competenze. Perché se in Europa si chiede omogeneità e pari sicurezza, questo deve essere esteso al resto del mondo”.

A corredo dell’intervista le dichiarazioni di Grazzini raccolte in tempo reale a Roma da Alessandra Luppi (Ufficio Comunicazione Avis Emilia Romagna) e Beppe Castellano.

CIVIS a Lorenzin: non si può “saccheggiare” il volontariato.

I donatori volontari italiani, colonna insostituibile del Sistema Trasfusionale nazionale, esprimono ferma contrarietà alle ipotesi contenute nell’ultima proposta fatta dal Governo alla Conferenza Stato Regioni che, oltre ad equiparare erroneamente le Associazioni di donatori a “fornitori di beni e servizi”, impone un taglio lineare sommario ai rimborsi per le attività effettuate dalle stesse sulla base della normativa e delle specifiche convenzioni con il S. S. N., con il rischio di mandare in default l’intero sistema.

Roma, 27 aprile 2015 – Il CIVIS (Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani del Sangue) costituito da AVIS, FIDAS, FRATRES e CRI sezione donatori, in rappresentanza degli oltre 1.700.000 donatori di sangue italiani, esprime sconcerto per i tagli confermati nella nuova proposta di intesa tra Regioni e Governo relativa al settore trasfusionale.

Risulta di fatto confermata l’intenzione di ridurre i rimborsi relativi alla mobilità extraregionale di sangue ed emocomponenti ed ai contributi previsti dalla Legge 219/’05 per le Associazioni e Federazioni di volontariato del sangue a svolgimento degli importanti compiti di promozione della donazione, di chiamata del donatore e di raccolta di sangue ed emocomponenti, orientando inoltre i cittadini verso stili di vita sani e positivi.

Questi possibili nuovi tagli, come già espresso con determinazione negli ultimi anni dal Civis, mettono a rischio gli sforzi volti ad assicurare in quantità, qualità e sicurezza le necessità di sangue e dei suoi derivati per tutti i cittadini bisognosi di terapia trasfusionale, vanificando un patrimonio che, inoltre, rappresenta un notevole risparmio per la sanità pubblica. Un risparmio che non può essere trascurato e, tantomeno, vanificato, ostacolando il funzionamento delle sedi associative e mettendo in crisi il sistema trasfusionale nazionale.

Per AVIS Vincenzo Saturni
Per FIDAS Aldo Ozino Caligaris
Per FRATRES Luigi Cardini
Per CRI – sezione donatori, Maria Teresa Letta

Proroga al 30 giugno accreditamento strutture trasfusionali: la posizione di AVIS nazionale

“In questi ultimi giorni sono balzate agli onori della cronaca alcune vicende che riguardano la donazione di sangue. La prima, datata fine 2014, riguarda la deroga contenuta nel cosiddetto decreto “mille proroghe” che di fatto sposta di sei mesi il termine ultimo per mettersi a norma sull’accreditamento delle strutture trasfusionali.
Le associazioni ne sono venute a conoscenza solo a cose fatte e questo ha creato non poche perplessità e disappunto. Sicuramente ci saranno state delle ragioni per la deroga, alcune comprensibili, altre meno, comunque non condivise con noi. Moltissime sedi Avis si sono impegnate duramente per essere in regola in tempi che dovevano essere certi e che in realtà non lo sono stati, con notevoli sforzi sia dal punto di vista umano sia economico, adoperandosi sino all’ultimo minuto utile per perseguire l’obiettivo prefissato e da tutti condiviso.

Ci auguriamo che questi sei mesi in più servano davvero a sistemare poche minuzie, ma riteniamo indispensabile che il termine del 30 giugno sia davvero non più derogabile. Ne va della serietà di tutto il sistema trasfusionale italiano, di cui le associazioni di volontariato sono un importantissimo attore. E ne va dell’impegno quotidiano dei nostri volontari e dei nostri donatori, un impegno solidale ed etico al servizio dei malati cui dobbiamo garantire una terapia trasfusionale sicura e di qualità.

E qui ci colleghiamo all’altra recente vicenda di cronaca, dalla quale risulterebbe che alcuni operatori pubblici si siano assentati in massa dal lavoro, adducendo tra le altre giustificazioni anche la donazione di sangue.

La donazione è un gesto gratuito e volontario, che deve essere sempre responsabile e consapevole. Un tale piccolo grande gesto di generosità gratuita mal si concilia con assenze strategiche. Èpur vero che l’astensione dal lavoro è consentita, ed è una conquista che è stata ottenuta con molti sacrifici, ma deve valere sempre il rispetto di un principio etico fondamentale, quello di non nuocere agli altri. Questo principio, che vale per ogni cittadino, ancor di più deve valere per chi si adopera per la pubblica utilità.

Ci auguriamo che il 2015 sia un anno in cui le sfide siano portate avanti con responsabilità e maggiore impegno, perché ce lo chiedono i malati bisognosi di sangue e farmaci plasmaderivati. Davanti a queste sfide l’Avis non si tirerà indietro, come ha sempre fatto nei suoi quasi 90 anni di storia”.


Vincenzo Saturni

Presidente AVIS NAZIONALE
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