Parte da Pordenone la collaborazione fra Avis e le Comunità Mormoni presenti in Italia

Avis ancora una volta dimostra la sua totale aconfessionalità e il suo “dialogo” con ogni tipo di religione. È recentissima una bella iniziativa fra Avis provinciale di Pordenone e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (più conosciuta come Chiesa Mormone). L’autoemoteca Avis è infatti entrata nella sede della chiesa di Pordenone per una donazione collettiva.
Per Avis provinciale di Pordenone era presente il presidente Alessio Buodo, l’iniziativa è diventerà patrimonio anche di Avis nazionale.
Il rappresentante dell’ufficio di presidenza, il friulano Carmelo Agostini, ha annunciato infatti un progetto di collaborazione nazionale per dedicare una giornata speciale all’anno alla promozione e donazione di sangue nelle comunità mormoni d’Italia.

Il vescovo della comunità Mormone pordenonese, Simone Abis (al centro nella foto) ha donato lui stesso il sangue per la prima volta e ha preannunciato l’intenzione di aprire la comunità al territorio. Oltre 30 i nuovi donatori che si sono sottoposti all’idoneità.

“Dopo Pordenone – ci ha riferito il consigliere nazionale Avis Carmelo Agostini (a destra in foto con felpa Avis) – sarà la volta del “Palo” (così è chiamata una diocesi provinciale mormone, ndr) di Trieste dove ci recheremo con l’autoemoteca. È da tempo che è aperto il dialogo con ogni religione. Fra le comunità musulmane del Friuli, per esempio, sono già 800 coloro che si sono avvicinati all’Avis. Per quanto riguarda la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli Ultimi Giorni il progetto comune è di interessare il coordinamento delle oltre 100 Comunità in tutta Italia che riuniscono oltre 24mila fedeli”.

Il primo “Palo” in Italia (dove i mormoni sono presenti dalla metà dell’800, accolti dalla Chiesa Valdese) fu costituito a Milano nel 1971. In Veneto le congregazioni più numerose sono a Venezia e Verona. La Chiesa Mormone è una delle 13 religioni ufficiali presenti sul territorio italiano, ha firmato infatti l’Intesa con lo Stato nel 2012.

Molti sono i falsi miti da sfatare sui mormoni, a cominciare dalla poligamia. Su ogni argomento ci si può informare sul loro sito italiano. (b.c.)

“Urima Pavasia”, albanesi e kosovari insieme ad Avis a Portogruraro

Anche l’Avis alla “Urima Pavasia”, la festa dell’Associazione Kosova di Portogruaro nel sesto anniversario della proclamazione dell’indipendenza del Kosovo. All’oratorio di Lison di Portogruaro vi hanno partecipato oltre 200 persone, numerosissimi bambini e ragazzi kossovari e albanesi. L’assessore Irina Drigo ha portato i saluti dell’Amministrazione comunale. Sami Binakay, presidente di Kosova, ha ringraziato la Drigo per il simbolico conferimento della cittadinanza italiana ai minori figli di immigrati: iniziativa che si ripeterà il 2 giugno. Molto applauditi i rappresentanti dell’Avis di Lison, Emanuele Faccini e dell’Avis regionale, Danilo Riedi, che hanno ribadito il significato universale della donazione del sangue. Riedi ha augurato a tutti di poter rientrare in patria, mentre a chi ha scelto di rimanere in Italia di potersi integrare e di avere una seconda patria. La serata è stata animata da numerosi artisti kosovari ed albanesi che hanno eseguito canzoni e musiche tradizionali. Gjelosh Hajdari e Ali Kurtaj, Ymer Kurtajm, Ledni Bytyqi, Besim Morina, Mentor Mazreilu si sono alternati nel canto accompagnandosi con la Qifeli (Ciftelia) strumento a due corde pizzicate di origine albanese, Sharki (tre corde di origine turca) e la Lahuta (una sola corda) derivata dalla Lira bizantina.

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Sangue africano: un progetto in comune fra Avis, Cuamm, Alì-Aliper

È stata presentata oggi a Treviso, presso la sede di Avis regionale, una nuova sinergia tra Avis del Veneto, Alì Supermercati e Medici con l’Africa Cuamm dal titolo “Sangue sicuro per le mamme e i bambini in Africa”. Come spiegato da Don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm, per far fronte alle richieste di quattro ospedali (Aber in Uganda, Chiulo in Angola, Tosamaganga in Tanzania e Wolisso in Etiopia) servono circa 2.000 trasfusioni all’anno. Negli ospedali africani il 60-80% delle trasfusioni salvavita sono destinate ai bambini, soprattutto per curare la malaria, e alle donne, specie per far fronte a emorragie ostetriche, ha precisato il dott. Massimo La Raja, medico Cuamm: “per garantire una trasfusione sicura è necessario presidiare tutte le componenti del ciclo trasfusionale: dalla indicazione trasfusionale corretta e tempestiva alla disponibilità di donatori a basso rischio, alla sicurezza biologica e immuno-ematologica”.

Da sinistra: Marco Canella, Gino Foffano, Don Dante Carraro, Massimo La Raja.
Da sinistra: Marco Canella, Gino Foffano, Don Dante Carraro, Massimo La Raja.

Un progetto inedito, in cui tre realtà fortemente radicate nel territorio regionale fanno rete con l’obiettivo speciale di garantire la fornitura di sangue sicuro a bambini e donne in gravidanza in quattro ospedali dell’Africa a sud del Sahara, attraverso il coinvolgimento delle Avis Provinciali e la raccolta punti di Alì Supermercati. Con 100 punti di spesa, si potrà donare 1€ ad Avis e Medici con l’Africa Cuamm. E non solo, Alì Supermercati raddoppierà la donazione portandola a 2€. Una solidarietà che si moltiplica, quindi, soprattutto dopo il grande successo dello scorso anno che ha permesso ad Alì di donare a Medici con l’Africa Cuamm oltre 87.854 € per l’ospedale di Mikumi in Tanzania. Da quest’anno, nel progetto, entra anche l’Avis Veneto, con il duplice ruolo di sostenitore della raccolta fondi (con un conto corrente dedicato) e con un supporto tecnico, logistico e culturale in loco.

Le difficili condizioni igienico-sanitarie e le endemie presenti nei Paesi africani rendono la donazione di sangue indispensabile per far continuare la vitaha spiegato il presidente di Avis regionale, Gino FoffanoLa stessa Avis, nel 1927, è nata dopo il dramma dell’ennesima giovane madre morta di emorragia da parto. L’ematologo Vittorio Formentano decise di fondare un’organizzazione di donatori volontari, controllati e periodici perchè il sangue negli ospedali ci fosse sempre e fosse sicuro. Quella che oggi da noi è diventata una certezza, in molti altri Paesi del mondo è ancora solo una speranza. Vogliamo che questa speranza diventi realtà e per questo abbiamo deciso di collaborare con i Medici per l’Africa-Cuamm e con Alì Supermercati, nel tentativo di creare un’organizzazione locale che sia in grado di sostenere l’opera di reclutamento di donatori di sangue e che possa davvero cambiare le cose. Oltre all’indispensabile supporto tecnico e logistico che il progetto prevede, il compito specifico di Avis è quello di formare dei partner  sul territorio, che sappiano gestire l’intero processo organizzativo che il sistema trasfusionale richiede”.Uno

A sostegno dell’iniziativa, l’Avis metterà in campo le esperienze maturate nel campo della cooperazione internazionale che attualmente  sta sviluppando in alcuni Paesi dell’America Latina: in Bolivia è nata l’ABDS (Associazione Boliviana Donatori Sangue), in Argentina l’AVAS (Associazione Volontari Argentini Sangue). “Fondamentale sarà intervenire in sinergia e in collaborazione con le realtà locali regionali e nazionali, proponendo un’integrazione e un supporto a quanto già fanno.

“Anche quest’anno il nostro Gruppo non ha voluto far mancare il proprio sostegno ad un progetto così importante – afferma Marco Canella, responsabile amministrativo di Alì S.p.A.- Siamo contenti di aiutare due realtà  riconosciute e radicate come Cuamm e Avis e vogliamo innanzitutto ringraziare i nostri clienti che continuano a credere a questa  missione devolvendo i punti della loro Carta Fedeltà. Anche la proprietà Alì ha voluto mantenere fede al proprio impegno, allargando quest’anno la partnership ad Avis, sicuri che siano piccoli gesti come questo a migliorare la vita di chi è meno fortunato di noi”.DSC_0153

Con l’occasione Alì Supermercati ha inoltre consegnato a Medici con l’Africa Cuamm il ricavato aggiuntivo della raccolta punti 2012/2013, che, per un valore di 10.584 euro, va a integrare la somma già destinata all’ospedale di Mikumi in Tanzania, portando il totale donato oltre quota 98.000 euro.

Avis regionale ha aperto per l’iniziativa un conto corrente dedicatopresso la Banca Monte dei Paschi di Siena, agenzia 2687 di viale IV Novembre 84/c a Tr eviso: intestato Avis Regionale Veneto – conto corrente n. 61165563

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Un’italiana alla guida dei Giovani della Fiods

Alice Simonetti
Alice Simonetti

Sarà la 25enne Alice Simonetti, anconetana, a guidare per il prossimo triennio la Commissione Giovani Internazionale della FIODS (Federazione Internazionale Organizzazioni donatori di sangue). L’elezione è avvenuta oggi nel corso del XIII Forum internazionali Giovani della Fiods stessa, in corso di svolgimento ad Amsterdam fino a domani.

Questo il commento a caldo della neopresidente IYC: “Oggi è stata una grande giornata per i giovani donatori e per Avis. Non solo la delegazione italiana ha dato il meglio di sé nel workshop su webradio Sivà, ma la nostra preparazione ed autorevolezza a livello internazionale si sono rese evidenti con questa bella conquista nel Board IYC 2013-2016. La fiducia e l’esempio che diamo a tutti i volontari dovrebbe farci capire quante cose straordinarie abbiamo fatto finora e quanto sia importante lavorare al massimo per continuare a mantenere questi livelli. Per riprendere una citazione emersa in questo Forum incredibile: pain is temporary, pride is forever! W l’Avis”.

La delegazione dei giovani avisini ad Amsterdam
La delegazione dei giovani avisini ad Amsterdam

Alice è di Chiaravalle in provincia di Ancona, avvocato praticante, vanta già un curriculum associativo di tutto rispetto. Nel settembre 2012 infatti, dopo aver a lungo fatto parte dei gruppi giovani locali, entra dell’Esecutivo della Consulta Nazionale AVIS Giovani e, in campo internazionale, è alla seconda partecipazione ad un Forum IYC, quest’anno come capo delegazione.

L’elezione di Alice, avvenuta oggi ad Amsterdam durante i lavori del XIII Forum Internazionale dei Giovani FIODS, è motivo di grande soddisfazione per tutta l’Avis ed è diretta conseguenza della fiducia che la presidenza di Avis Nazionale ha riservato alla Consulta Nazionale in questi ultimi anni, fiducia ripagata dall’impegno che ha caratterizzato tutti gli eventi della Consulta e dalla crescita associativa dei suoi membri, quasi tutti inseriti nei rispettivi Consigli locali.

Servizio a cura di Lucia Delsole

Alice, La prima da sinistra, all'ultimo Forum nazionale Giovani di Firenze. Alla sua sinistra le "colleghe" in Consulta nazionale: Claudia Firenze, Lidia Pastore, Silvia Apollonio, Lucia Delsole e il presidente nazionale Vincenzo Saturni.
Alice, La prima da sinistra, all’ultimo Forum nazionale Giovani di Firenze. Alla sua sinistra le “colleghe” in Consulta nazionale: Claudia Firenze, Lidia Pastore, Silvia Apollonio, Lucia Delsole e il presidente nazionale Vincenzo Saturni.

L’Europa non è solo finanza: l’Anno del Cittadino Europeo

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L’idea di Europa che passa in questi mesi è quella di un’Europa che sembra tale solo dal punto di vista economico-finanziario, al punto che il cittadino medio ha più presente l’esistenza della Banca centrale europea che quella del Parlamento Europeo o dell’ancora più sconosciuto Consiglio d’Europa.

È proprio per rafforzare questa idea dell’essere cittadini d’Europa e per ridare pienamente valore al significato dell’unità europea calata nella quotidianità di ogni cittadino membro, che il 2013 è stato proclamato dal Parlamento e dal Consiglio europeo “Anno europeo dei cittadini”. A vent’anni dall’introduzione della cittadinanza europea, entrata in vigore con il Trattato di Maastricht , nei mesi scorsi si è svolta un’ampia consultazione pubblica per rilevare i problemi incontrati dai cittadini nell’esercizio dei diritti legati alla cittadinanza europea, che costituirà la base di riflessione e di promozione di azioni mirate nel corso di tutto l’anno appena iniziato nell’ambito di dibattiti pubblici previsti in tutti gli stati membri.  I contributi ricevuti, attualmente in fase di esame, contribuiranno infatti alla relazione sulla cittadinanza europea che sarà pubblicata il 9 maggio 2013.

L’“Anno europeo dei cittadini”, che è stato inaugurato il 10 gennaio a Dublino in concomitanza con l’inizio della presidenza irlandese del Consiglio, avrà tra l’altro il compito di delineare l’idea di futuro che l’Europa intende darsi non solo per affrontare l’attuale crisi economica ma come istituzione forte, in grado di dare un contributo fondamentale alle sfide epocali che ci attendono.

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Le manifestazioni previste in questo anno metteranno in risalto le politiche e i programmi esistenti e spiegheranno ai cittadini come beneficiare direttamente dei diritti dell’Unione.

Sfruttando al massimo gli strumenti e il materiale disponibili (siti internet, portali, video, opuscoli, eventi ecc.), l’Anno europeo lancerà una campagna di comunicazione e di sensibilizzazione che intende far conoscere gli strumenti partecipativi e informativi esistenti nelle diverse lingue in grado di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini e di incidere sulla vita di tutti i giorni.

Francesco Magarotto

 

Progetto Bessy: “radiografia” del dono in tre regioni e tre Nazioni

Il gruppo dei convegnisti a Spalato

Bessy è un progetto che mette assieme le Associazioni dei donatori di sangue e li servizi trasfusionali di Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Slovenia, Croazia e Albania. L’obiettivo è quello di creare una rete tra queste realtà per scambiare esperienze, buone pratiche, materiali e idee. La scorsa settimana io e una delegazione di Avis Veneto abbiamo partecipato al meeting di metà percorso.  Questo incontro serviva per fare il punto sul lavoro fatto e condividere il programma per il prossimo anno. Il meeting si è tenuto a Spalato, in Croazia, dove siamo stati ospiti della Croce Rossa nazionale.

Nei Paesi dell’Est,  la Croce Rossa svolge il medesimo ruolo di Avis in Italia: promuove il dono del sangue, organizza i donatori in gruppi, coordina la raccolta del sangue. Ma c’è una differenza sostanziale.  Avis è un’organizzazione non governativa, autonoma e indipendente, guidata da volontari mentre la Croce Rossa è un organizzazione statale, braccio operativo del ministero, guidata da personale dipendente (anche se il presidente nazionale che abbiamo conosciuto è un volontario). Come abbiamo già detto molte volte, la nostra legislazione sul volontariato del sangue è veramente diversa e, a mio parere, superiore a quella degli altri paesi europei. Una cosa di cui andare fieri!

Quando ci confrontiamo e Avis può parlare di partecipazione alla programmazione della raccolta, di autonomia nell’organizzazione e di risorse dedicate, i dirigenti delle organizzazioni straniere strabuzzano gli occhi e ci chiedono di ripetere. Pensano di non aver capito bene e se fosse per il mio inglese potrebbe essere anche  possibile ma poi gli interpreti confermano il contenuto dell’informazione. A quel punto ci sono due reazioni: i volontari chiedono di approfondire mentre i governativi ci guardano con scetticismo e borbottano tra di loro. Penso si chiedano dove lo Stato trovi le risorse per questa organizzazione e se ne valga la pena. Affermano che da loro i donatori ci sono lo stesso anche senza questi “privilegi”. Allora ci dobbiamo affrettare a spiegare che l’Italia è un paese molto più grande dei loro, che l’autosufficienza non c’è in tutte le regioni, che il sistema trasfusionale pubblico non riesce a raccogliere tutto il sangue disponibile e  che l’investimento nel volontariato è particolarmente proficuo per la società.

Tre presidenti Avis: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna

Una ricerca scientifica finanziata dalla Comunità Europea nel 2011, anno europeo del volontariato, ha stimato che per ogni euro investito nel volontariato vengono “prodotte” attività per almeno sette euro. Per non parlare del contributo all’identità culturale, all’aggregazione sociale, all’educazione civica e alla sussidiarietà . Tutte cose che il volontario produce e che, a mio parere, non hanno prezzo!  Proprio per avvalorare questa ipotesi abbiano voluto che nel progetto Bessy fosse prevista una ricerca scientifica sul capitale sociale prodotto dal volontariato. Non è qui possibile riassumere i risultati di questa complessa ricerca,ma confermano che le Associazioni dei donatori di sangue hanno una eccellente reputazione, un patrimonio valoriale ampiamente condiviso e che i donatori hanno una maggiore capacità di cooperazione e di responsabilizzazione oltre che  stili di vita più salutari.  Qualcuno ha detto che lo sapevamo già. E’ vero, noi ne siamo convinti da sempre, ma qualcuno poteva accusarci di autoreferenzialità mentre qui abbiamo dei dati significativi per numero di interviste, provenienti da aree diverse, validati da ricercatori universitari.

Finisco con un aneddoto: Spalato è una città della Dalmazia che per qualche secolo è stata governata dalla Serenissima di Venezia. Girando per la città vecchia si possono ammirare delle tracce di questa presenza (i resti dei  bastioni fortificati, alcuni bei palazzi in stile)  e sentire dei termini del dialetto locale che richiamano o sono i medesimi di quello nostro. Non ho visto, però, nessuna effige del nostro Leone di S.Marco.  Svista  personale o un fatto sospetto? Pertanto,  alla fine della mia presentazione durante l’ultima sessione del meeting,  ho voluto inserire una diapositiva con l’immagine del Leon …  ad ogni buon conto!

Alberto Argentoni

 

I nuovi italiani donatori alla Festa dei Migranti 2011

E grande solidarietà alla comunità senegalese

Avis-Senegal

Si tratta di una vera festa multietnica e multicolore che sa riscaldare il clima, pur nelle gelide mattine di dicembre, con una partecipazione di pubblico che negli anni è andata sempre crescendo, superando quest’anno le 300 presenze.

Chiave di successo della Festa dei migranti sono i valori positivi della comunione e della condivisione delle esperienze: ciascuno porta e rappresenta ciò che sa fare meglio e le diversità non sono guardate con sospetto, ma diventano occasioni di crescita per tutti. Questo è il messaggio rilanciato anche dal nostro presidente regionale Alberto Argentoni, traendo spunto dal potere salvifico che le diversità spesso hanno in medicina e che ancora più peso hanno nella crescita culturale di una Nazione.

La Festa dei migranti, edizione 2011, si è aperta con un profondo gesto di solidarietà nei confronti dei cittadini senegalesi, recentemente colpiti da uno sciagurato atto di intolleranza compiuto da uno squilibrato a Firenze. Parafrasando le parole di J. F. Kennedy pronunciate a Berlino in piena guerra fredda, Roberto Soncin, vice presidente della Migranti della Venezia Orientale Onlus, con indosso l’abito da cerimonia tradizionale del Senegal, ha detto che “Oggi ci sentiamo tutti senegalesi”, suscitando il pieno consenso di tutti i presenti.

La Festa del 2011 era tutta focalizzata sui nuovi Italiani (i figli di immigrati nati e cresciuti in Italia) per i quali il Presidente Napolitano ha chiesto il riconoscimento della cittadinanza Italiana definendoli “una grande fonte di speranza”. Appello raccolto dal sindaco di Portogruaro, Antonio Bertoncello, che ha promesso di portare la questione all’odg del prossimo Consiglio comunale.

Consegna il presidente regionale...

La Festa è quindi proseguita tra canti, balli, musiche e poesie rappresentative di tutte le etnie presenti nel mandamento di Portogruaro e con la consegna di alcune targhe di riconoscimento da parte del presidente Argentoni ad alcuni cittadini stranieri che hanno realizzato la loro piena integrazione anche attraverso il dono del sangue. Per la cronaca si tratta di una cittadina del Mali (Moimouna Cissè) una dell’Ucraina (Oksana Zadorozhna) e dei coniugi provenienti dalla Moldavia (Vitalie Mihalache e Irina Negrei).

Ottimo è stato anche il riscontro presso il banchetto informativo dell’Avis: numerosi sono stati i contatti e diverse le promesse di donazione raccolte. La partecipazione dell’Avis alla Festa dei migranti ci ha permesso, inoltre, di mettere in luce alcune esigenze comunicative della nostra Associazione, necessarie per avvicinare i nuovi Italiani.

Avis-Marocco

Bolivia a “quota 1000” con Dar Sangre es dar Vida

La Bolivia verso quota 1000 donazioni da donatori volontari e associati

 

Giovani donatori in Bolivia

L’Abds (Associazione boliviana donatori di sangue) è associazione riconosciuta a tutti gli effetti e le donazioni di sangue da volontari associati si avviano verso quota mille unità. Questi i due straordinari “frutti”, in Sudamerica, nell’ambito del progetto “Dar Sangre es dar vida” che vede in prima linea Avis e Fidas Veneto. Dopo la costituzione dell’Associazione Boliviana donatori di Sangue (Abds), il 4 marzo del 2009, è arrivato infatti lo scorso 2 agosto il riconoscimento dell’associazione a livello nazionale da parte del Governo Autonomo dipartimentale di Cochabamba, che con il decreto n. 231 in cui permette all’associazione di svolgere le proprie attività e di fare convenzioni con le strutture pubbliche (banchi di sangue) delegati dal Ministero per la materia. Si tratta di un passo in avanti fondamentale per i boliviani che hanno recepito il progetto, hanno preso coscienza delle proprie possibilità di cambiare le cose nel proprio Paese e si sono impegnati in prima persona. Basti pensare che a settembre del 2011 si sono contati già 24 gruppi di volontari e 738 sacche raccolte, arrivate ad ottobre a 852. Un incremento che i rappresentati dell’Abds, don Eugenio Coter e Padre Alfredo Rizzi, nostri referenti laggiù per il progetto, hanno previsto farà arrivare le donazioni a quota mille entro fine anno. Un bellissimo regalo di Natale per i tanti bisognosi di quel Paese ed un gesto concreto di speranza per un futuro più uguale per tutti. Ma anche per noi veneti, dirigenti e donatori, che da alcuni anni ci stiamo spendendo in molti modi per aiutare la Bolivia ad avere un volontariato del sangue periodico e sicuro. L’Avis Veneto, sull’esperienza di progetti passati (Tanzania, Romania) e in corso (con la Croce Rossa di Lubiana -Slovenia e con gli emigrati veneti in Argentina per la nascita e la crescita di un’associazione di volontari periodici e associati, l’Avas) e la Fidas Veneto, supportano dal 2009, anche economicamente, la Pastorale della Salute dell’Arcidiocesi di Cochabamba, in Bolivia.

Padre Alfredo Rizzi

Come abbiamo già avuto modo di scrivere su queste pagine, si tratta di un progetto di formazione alla donazione della popolazione boliviana con finalità la costituzione di un’organizzazione di volontariato. A patrocinare il progetto, oltre all’Arcidiocesi di Cochabamba, anche il Ministero della Salute della Bolivia, la Regione Veneto, l’Istituto italiano per l’America latina e la Regione ecclesiastica del Triveneto. L’obiettivo era creare in Bolivia 40-50 gruppi di volontari (uno per parrocchia) per la donazione di sangue, motivarli, renderli coscienti sull’importanza di contribuire alla diminuzione dell’indice di mortalità per mancanza di sangue, renderli cittadini attivi e partecipi alla vita sociale e sanitaria di un territorio, ma anche intensificare la collaborazione con le istituzioni sanitarie pubbliche. Le motivazioni erano legate, infatti, alla mancanza di sangue in questa area del mondo. Da sempre un problema molto serio perché, ancor oggi, ogni giorno molte persone non hanno il sangue necessario per le cure e, qualche volta, per la vita. La sua scarsa disponibilità non consente una crescita del servizio sanitario del Paese ed il prezzo economico richiesto ai pazienti per la preparazione delle unità del sangue, spesso, non è per loro sopportabile. La crescita della donazione volontaria ha anche l’obiettivo di ridurre, sino a zero, tale pagamento. In questi ultimi anni si è poi assistito ad una crescita della richiesta non soddisfatta per circa il 60% ed esiste la necessità di aumentare la raccolta di almeno 10 mila litri di sangue (20-25 mila sacche) e delle sue componenti plasmatiche. Risultava, infine, fondamentale organizzare gruppi di volontari periodici e controllati, superando, in prospettiva futura, il problema del sangue dato dai familiari e parenti od a pagamento, scientificamente meno sicuro e più costoso per le donazioni scartate per problemi sanitari. Si è subito iniziato ad utilizzare gli ambulatori medici presenti in Cochabamba, vicini alle chiese dei paesi, gestiti dalle strutture religiose locali, con il contributo espresso dai cappellani ospedalieri e dai medici dei centri, per fare proselitismo.

Il logo del progetto

Si è realizzato materiale di sensibilizzazione e promozione del volontariato gratuito (cartaceo, messaggi radiofonici, striscioni stradali…), promozione attraverso la comunicazione sociale e religiosa, elaborazione di materiale per la formazione del pubblico, conferenze sul tema della promozione e su corretti stili di vita. È inoltre iniziata, dall’ottobre 2010, l’attività di raccolta, in accordo con le istituzioni locali che in questi mesi ha portato ai due suoi primi straordinari risultati.

Informazioni sul sito internet www.avisveneto.it e sul sito boliviano www.cochabamba.bo

Francesco Magarotto, responsabile progetto Avis Abvs Fidas

 

Missione in America Latina

Procede il progetto di cooperazione internazionale di Avis, ormai in via di definizione con il Ministero degli Affari Esteri (Mae) e con Iila (Istituto Italo-latino Americano), nato dalle richieste di aiuto e sostegno da parte di alcuni Paesi latinoamericani. Questi chiedono al Ministero un supporto per sviluppare il loro sistema trasfusionale, adeguandolo alle direttive della Pao (Organizzazione panamericana della sanità) che fa parte dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e, congiuntamente, chiedono la collaborazione di Avis per far nascere e sviluppare anche da loro un

Un prelievo in Salvador

volontariato del sangue. I Paesi interessati al Progetto sono, in primo luogo, quelli definiti “prioritari” dal Ministero in quell’area: El Salvador, Guatemala, Ecuador e Bolivia, mentre altri verranno coinvolti con iniziative in rete (formazione a distanza, supporto informatico…). La prima missione si è svolta a gennaio ed ha interessato El Salvador e Guatemala. È stato svolto un attento studio sulla situazione del loro sistema sanitario e, in particolare, sul servizio trasfusionale, le esigenze, opportunità, priorità del sistema sia pubblico, sia privato. Questi sono tra i Paesi più poveri del Centro- America, con un tasso di donazione volontaria, non remunerata, che si aggira sul 4-5%: il resto è donazione di familiari, con ovvie ripercussioni sulla sicurezza del sangue donato. Non esistono associazioni di volontari, ma solo piccoli gruppi sorti negli ospedali pediatrici e che cercano di provvedere alle necessità, specialmente di piastrine, dei piccoli pazienti oncologici: questi gruppi vengono detti: “Amigos de Carlos”. Altro grosso problema è la mancanza di Fattore VIII, per cui i

Centro prelievi in Guatemala

pazienti emofilici non vengono trattati se non nelle urgenze, se sono abbastanza fortunati da abitare vicino all’unico ospedale in possesso del farmaco! Visitando l’ospedale Bloom, ospedale di riferimento per tutto El Salvador, abbiamo appreso che le necessità annuali di tutto il Paese sarebbero interamente coperte con circa 3 milioni di unità: pensiamo che attualmente in Italia sono stoccate presso Aip (Accordo interregionale plasma) circa 100 milioni di unità che rischiano di scadere! L’ambasciatrice in Italia di El Salvador, dott.ssa Maria Abelina Torres, sta inviando al nostro Ministero una richiesta di aiuto per poter disporre di questo indispensabile emoderivato. In questo mese di marzo la missione Avis interessa, invece, Ecuador e Bolivia: al ritorno verrà stilato uno studio di fattibilità che presenteremo al ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, che deciderà sulla fattibilità del progetto e sull’ammontare del finanziamento.

Roberto Rondin

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