L’Avis al girone finale dei Campionati mondiali di pallavolo di Torino, grazie a Regionale Piemonte e FIPAV

La Nazionale italiana di Pallavolo sta facendo sognare milioni di italiani, in quest’ultimo periodo incollati letteralmente al video per seguire la marcia, finora trionfale, degli azzurri. Qualificatasi, alla grande, al girone finale a 6 di Torino (che si svolgerà dal 26 al 30 settembre quando è prevista la finalissima), la nazionale di volley avrà anche il sostegno di tutta l’Avis nazionale grazie alla Regionale Piemonte che proprio nei giorni scorsi Avis regionale Piemonte ha presentato la collaborazione con l’organizzazione dei Campionati mondiali di pallavolo. Per l’occasione, insieme alla FIPAV Piemonte è stata realizzata una bella maglietta con scritto: “Non fare muro, dona sangue e passaparola”. Ecco come il presidente di Avis Piemonte, Giorgio Groppo, ha presentato l’iniziativa sul sito di Avis nazionale.

A Torino i donatori di sangue per tifare a favore dello sport pulito

Quest’anno l’Avis Regionale Piemonte, forte dei suoi 100.000 donatori attivi che ne fanno la più grande associazione della nostra Regione, ha ritenuto di partecipare ai Campionati Mondiali di Pallavolo che si terranno a Torino dal 26 al 30 settembre p.v. La scelta è dettata dal fatto che l’Avis ama la vita, cura la salute dei suoi donatori e la Sicurezza del ricevente e per questo vuole cogliere l’occasione di questo abbinamento con una prestigiosa manifestazione a livello mondiale di uno sport pulito, frequentato da giovani e famiglie, proprio per questo può avere una grande valenza promozionale. 

Dobbiamo garantire l’autosufficienza di sangue dei nostri ospedali e per fare questo, c’è bisogno dell’aiuto di tutti e lo sport è un veicolo importante, mentre tanti donatori di sangue fanno già sport con passione e amicizia. Il torneo iridato si sviluppa in quattro fasi, la prima e seconda in Italia e Bulgaria (due gironi per Nazione) , la terza e la quarta, quella conclusiva, a Torino dal 26 al 30 Settembre 2018. Nella fase conclusiva di Torino ci sarà anche Avis Piemonte a propagandare il dono del sangue, soprattutto verso le giovani generazioni, con uno stand all’esterno ed un’autoemoteca da visionare e uno all’interno del Palazzetto, dove saranno distribuite le maglie Avis, grazie all’interessamento di Ezio Carazzato ed i suoi rapporti con il Presidente Regionale Fipav, Ezio Ferro. Così la pensiamo noi, e allora nei giorni dei Campionati Mondiali tiferemo per tutte le squadre, nella speranza ci facciano gioire, e I’Italia ci faccia sognare. Noi speriamo che vinca l’Italia, ma sicuramente vinceranno lo sport pulito e l’Avis !

Giorgio Groppo, Presidente Regionale Avis Piemonte

Servizio Civile in Avis: in Veneto 18 posti per giovani tra i 18 e 28 anni

È uscito il bando per il Servizio civile in Avis. Un’opportunità unica di crescita e arricchimento personale, umano e professionale per giovani tra i 18 e i 28 anni che vogliano mettersi in gioco nel campo della solidarietà e del sociale.

In Veneto i posti a disposizione sono in totale 18: 2 presso la sede di Avis regionale a Treviso, 2 presso le Avis provinciali di Padova, Rovigo, Treviso, Venezia e Verona, 1 presso le Avis comunali di Chioggia e San Donà di Piave, altri 2 alle Avis comunali di Rovigo e Verona.

Molti i “settori” in cui opereranno i giovani che scelgono il periodo in Avis: dall’accoglienza alla chiamata dei donatori di sangue e plasma, dalla promozione della donazione nelle scuole e tra la popolazione all’organizzazione di eventi, dalla comunicazione (anche presso la redazione del periodico e l’ufficio stampa regionale) alle attività di segreteria, in base alle necessità delle sedi. Sono previste 30 ore settimanali per 12 mesi.

 

Oltre a concrete esperienze di solidarietà, il Servizio civile nazionale (Scn) permette ai ragazzi di partecipare gratuitamente a numerosi corsi di formazione organizzati dall’Avis in collaborazione con partner e co-promotori delle attività sul territorio. Viene, inoltre, riconosciuto da alcune Università in termini di crediti formativi e di tirocinio, e garantisce un rimborso da parte dello Stato pari a 433,80 euro mensili.

Come si diventa volontari di Servizio civile in Avis?

Basta avere un’età compresa tra i 18 e i 28 anni e collegarsi al sito di Avis nazionale www.avis.it, scegliendo nel menù in alto “Unisciti a noi” e poi cliccando su “Servizio civile” fino al bando 2018. Sono indicati i vari progetti, cercare quello del Veneto. Sul sito è disponibile tutta la documentazione da compilare e presentare entro la scadenza del 28 settembre 2018. Una volta iscritti, si parteciperà alle selezioni che terranno conto della valutazione del proprio curriculum e dell’esito di un colloquio con un’apposita commissione. Al termine di questi incontri, una graduatoria decreterà ufficialmente chi potrà svolgere il periodo di Scn in Avis!

Sul prossimo numero di “Dono&Vita” troverete un articolo a riguardo, oltre al manifesto ufficiale della campagna nazionale che ha come testimonial alcuni ragazzi veneti.  Per qualsiasi informazione si può contattare la segreteria di Avis regionale Veneto, in via ospedale 1 a Treviso, con tel. 0422 405088.

(Ufficio stampa Avis Veneto)

Preoccupa il calo dei medici in ospedale: da un’inchiesta di “Dono&Vita” l’allarme di Avis e Anaao Assomed Veneto

Nella nostra regione la scarsità di medici e personale sanitario nei Centri trasfusionali degli ospedali pubblici sta mettendo in crisi l’intero sistema sangue e la generosità di migliaia di veneti. Sono all’ordine giorno, infatti, le lamentele e le segnalazioni negative da parte di donatori, dirigenti Avis e professionisti del settore. Le riduzioni di orari e di personale, le lunghe attese per la refertazione degli esami e per donare, ma anche l’aumento delle responsabilità per i pochi medici rimasti, stanno minando la tenuta dell’intero sistema trasfusionale.

Lo stesso accade praticamente in tutte le altre discipline sanitarie dove si assiste ad un preoccupante fenomeno di “fuga” dei medici dal pubblico al privato.

A denunciarlo, in una conferenza stampa congiunta a Mestre il 5 luglio 2018, sono Avis regionale Veneto e il sindacato dei dirigenti medici Anaao Assomed Veneto.

In Veneto, in questi ultimi mesi – dichiara il dott. Adriano Benazzato, Segretario regionale Anaao Assomed sono passati dal pubblico al privato oltre 50 medici, altri sono andati in pensione senza essere sostituiti, pochi hanno partecipato ai concorsi pubblici (alcuni andati deserti). Nei prossimi cinque anni lasceranno il Servizio Sanitario Regionale, per motivi anagrafici, molti dirigenti medici determinando un saldo negativo di circa 1.000 medici al 2022”.

Nello specifico del settore trasfusionale, inoltre, un’inchiesta del periodico di Avis regionale “Dono&Vita”, a firma del direttore Beppe Castellano, apre uno scenario molto preoccupante. “Nel giro di un anno sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale, in Veneto, sei concorsi pubblici per titoli ed esami rivolti ad aspiranti dirigenti medici di medicina trasfusionale – si legge – 3 o 4 soltanto offrivano contratti a tempo indeterminato e quindi una certa sicurezza professionale ed un futuro a chi avesse scelto di impegnarsi in un settore molto delicato e in continua evoluzione”.

 “Quella del medico trasfusionista è una specialità medica su cui si basa tutta la sanità pubblica – spiega il presidente di Avis Veneto, Giorgio Brunello nonostante ciò, è ormai numericamente al minimo storico, con conseguente riduzione di orari nei Centri trasfusionali dove donano i nostri donatori, proprio in tempi in cui, invece, le donazioni dovrebbero essere il più possibile incrementate perché continuano a calare. E si sa, senza sangue, la sanità si ferma”. Tra l’altro, la medicina trasfusionale non è neppure riconosciuta come scuola di specializzazione nelle facoltà di medicina. “In pochi scelgono di diventare medici immunoematologi, perché l’impressione è che si stia tornando al passato, quando i Centri di raccolta del sangue erano nei sottoscala – afferma ancora Brunello – mentre la complessità odierna della Medicina trasfusionale imporrebbe tutt’altra considerazione”.

Ma l’inchiesta di Dono&Vita, che ha una diffusione di oltre 100mila copie in Veneto e in Italia, affronta anche il problema più generale. Un allarme periodico, negli ultimi anni, da parte dei sindacati dei medici che il più delle volte è passato sotto silenzio.

“Dopo 40 anni dalla sua istituzione, il Servizio sanitario nazionale versa in pessima salute, e la prognosi rimane riservata – aveva scritto Anaao Assomed al nuovo Governo

D’altra parte una strategia complessiva di ridimensionamento dell’intervento pubblico e del ruolo e del numero dei medici, produce un peggioramento senza precedenti delle loro condizioni di lavoro, fino a spingerli alla fuga dagli ospedali, e rende sempre più difficile ed ineguale l’accesso dei cittadini ai servizi”.

E non è tutto, sempre più medici specialisti italiani “fuggono” all’estero per non tornare più. Generalmente sono i più capaci e promettenti che potrebbero far crescere la qualità della Sanità italiana, oppure quelli che con anni di esperienza potrebbero trasferire quest’ultima alle nuove generazioni. Secondo i dati di Ministero della Salute, riportati nell’inchiesta, nel 2009 avevano chiesto la documentazione per esercitare all’estero 396 professionisti, nel 2014 erano già 2.363 (+600%), mentre l’età media dei medici italiani è sempre più alta.

Avis regionale Veneto e Anaao Assomed Veneto hanno perciò deciso di far sentire insieme la propria voce.

(Ufficio stampa Avis regionale Veneto)

“Sua figlia è incinta… Ops! Non lo sapeva?” Dal 25 maggio norme più rigide per la privacy. Manuale semiserio per evitare “guai” anche in Avis.

Sul numero 2 (giugno 2018) in distribuzione in questi giorni, abbiamo ospitato la prima parte di un gustoso articolo del segretario di Avis regionale Veneto, Mauro Favret, sulle nuove norme sulla privacy in vigore dal 25 maggio. Come promesso, data la scarsità di spazio nella rivista cartacea, pubblichiamo il testo integrale, impaginato come il nostro giornale.

È in PDF, scaricabile e stampabile. Le nuove norme sulla privacy e protezione dati sono molto serie, come serie sono le conseguenze per chi non le rispetta. Affrontarle e imparare a conoscerle, pur molto seriamente, ma con un pizzico di ironia, pensiamo faccia piacere ai nostri lettori e a tutti i dirigenti. Cliccate QUI o sulla foto per scaricare e eventualmente stampare il PDF. In alternativa potete copia-incollare il link qui sotto sul vostro browser.

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Il direttore
 

 

Giampietro Briola, bresciano, è stato eletto ieri nuovo presidente di Avis nazionale: “Un ‘grazie’ ad Argentoni”.

Giampietro Briola in una recente immagine (15 giugno, Roma convegno Fiods-Centro nazionale sangue).

Giampietro Briola, 55 anni, medico e responsabile del Pronto Soccorso e Dipartimento di Emergenza dell’ospedale di Desenzano del Garda è da ieri, domenica 17 giugno, il nuovo presidente di Avis nazionale. È stato eletto dal Consiglio nazionale nella prima riunione dopo l’Assemblea nazionale di Lecce, svoltasi dal 18 al 20 maggio scorso. Raccoglie il testimone dal veneto Alberto Argentoni, verso il quale ha avuto le prime parole in veste di presidente: “Ringrazio il Consiglio Nazionale – ha dichiarato a caldo Briola – per la fiducia e il presidente uscente, Alberto Argentoni, per il lavoro svolto. Mi metto al servizio di Avis, dei suoi volontari e dei suoi donatori con passione. Dobbiamo essere orgogliosi dei nostri 91 anni di storia ed essere pronti ad affrontare tutte le sfide che ci attendono, dal nostro ruolo nel sistema trasfusionale al completamento della riforma del terzo settore”.

20 gennaio 2018, Verona, convegno sul Plasma organizzato da Avis regionale Veneto.

Briola è impegnato da sempre, come il suo predecessore, in Avis e nel volontariato in genere. All’età di 23 anni fonda la Croce Verde del suo Comune, Orzinuovi, e il gruppo soccorso 118 e trasporti sanitari. Ne è presidente fino al 1993. Fin da giovanissimo, 1990, è attivo nel Consiglio dell’Avis provinciale di Brescia di cui è stato anche presidente. È consigliere dell’Avis regionale Lombardia (di cui è stato direttore sanitario dal 2003 al 2009 e poi dal 2012) e, naturalmente, di Avis nazionale di cui è stato Vice presidente vicario dal 2005 al 2009, nonché componente del Comitato Medico. Briola è componente della conferenza scientifica del  Sistema trasfusionale dell’AREU- Azienda regionale emergenza urgenza della Lombardia.

È stato anche componente del Consiglio direttivo del Centro nazionale sangue dal 2007 al 2010 e della consulta nazionale per il Sistema trasfusionale. Molte le altre attività nel mondo del volontariato, come la presidenza del Centro servizi volontariato di Brescia dal 1997 al 2010. Si occupa, oltre al lavoro e all’attività avisina, di sport (basket e tennis) e fotografia.

Non sono ancora noti i nome dei componenti dell’Esecutivo nazionale che affiancherà il nuovo presidente nella sua attività, la “squadra” sarà presentata probabilmente il 1° luglio prossimo. Al nuovo presidente nazionale i migliori auguri di un proficuo lavoro dalla redazione di Dono&Vita. (b.c.)

 

Alberi “avisini” allo Street Marketing Festival di Padova per avvicinare alla donazione

Simpatici “alberi avisini” per avvicinare in modo originale ed insolito i cittadini alla donazione del sangue. Si trovano nell’area dedicata all’Avis allo “Street Marketing Festival” in corso nel centro di Padova fino a domenica 27 maggio. Il Festival è dedicato alle strategie di comunicazione pubbliche con denominatore comune la strada, per sorprendere i consumatori in momenti e luoghi insoliti.

Aperta anche al volontariato, la campagna di comunicazione Avis prevede l’installazione di una foresta di alberi di legno con rami rossi che protendono verso il cielo, richiamando metaforicamente le vene del braccio. Come nelle vene scorre il sangue, nei rami scorre la linfa: gli alberi rappresentano, quindi, un’interpretazione “leggera” e poetica delle vene.

All’inizio della manifestazione l’opera si presenta spoglia, come alberi in inverno. Il pubblico viene invitato a prendere le “foglie” (adesivi che vengono distribuiti in giro per la città), avvicinarsi alla foresta dell’Avis e appenderle ai rami, creando così la chioma dell’albero. Dopo aver donato la foglia all’albero, la persona stessa riceverà un dono. Il piccolo e simbolico premio ricorda l’importanza del gesto del donare. L’iniziativa si inserisce nell’ambito della promozione e organizzazione di campagne di comunicazione sociale, informazione e sensibilizzazione al dono del sangue di Avis regionale Veneto. Accanto alla stampa associativa, al passaparola, all’informazione e promozione nel corso di eventi e alle attività educative nelle scuole (dalla primaria agli Istituti Superiori), negli ultimi anni ha anche investito molto nella formazione dei volontari per l’utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione, al fine di fornire strumenti capaci di avvicinarsi in maniera più immediata ed efficace al mondo giovanile.

In linea con questa tendenza è la partecipazione di Avis Veneto allo Street Marketing Festival (insieme al Coordinamento Giovani regionale Avis, ad Avis provinciale Padova e all’Avis comunale di Padova) che, grazie al contributo dell’illustratrice Martina Tonello, intende avvicinare i cittadini ad Avis con un approccio interattivo ed innovativo.

L’inaugurazione giovedì 24 maggio, con intervento del presidente di Avis regionale Veneto Giorgio Brunello, ha aperto l’area degli alberi, alla quale tutti possono accedere per appendere la propria foglia della solidarietà. M.R.

 

Parte da Pordenone la collaborazione fra Avis e le Comunità Mormoni presenti in Italia

Avis ancora una volta dimostra la sua totale aconfessionalità e il suo “dialogo” con ogni tipo di religione. È recentissima una bella iniziativa fra Avis provinciale di Pordenone e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (più conosciuta come Chiesa Mormone). L’autoemoteca Avis è infatti entrata nella sede della chiesa di Pordenone per una donazione collettiva.
Per Avis provinciale di Pordenone era presente il presidente Alessio Buodo, l’iniziativa è diventerà patrimonio anche di Avis nazionale.
Il rappresentante dell’ufficio di presidenza, il friulano Carmelo Agostini, ha annunciato infatti un progetto di collaborazione nazionale per dedicare una giornata speciale all’anno alla promozione e donazione di sangue nelle comunità mormoni d’Italia.

Il vescovo della comunità Mormone pordenonese, Simone Abis (al centro nella foto) ha donato lui stesso il sangue per la prima volta e ha preannunciato l’intenzione di aprire la comunità al territorio. Oltre 30 i nuovi donatori che si sono sottoposti all’idoneità.

“Dopo Pordenone – ci ha riferito il consigliere nazionale Avis Carmelo Agostini (a destra in foto con felpa Avis) – sarà la volta del “Palo” (così è chiamata una diocesi provinciale mormone, ndr) di Trieste dove ci recheremo con l’autoemoteca. È da tempo che è aperto il dialogo con ogni religione. Fra le comunità musulmane del Friuli, per esempio, sono già 800 coloro che si sono avvicinati all’Avis. Per quanto riguarda la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli Ultimi Giorni il progetto comune è di interessare il coordinamento delle oltre 100 Comunità in tutta Italia che riuniscono oltre 24mila fedeli”.

Il primo “Palo” in Italia (dove i mormoni sono presenti dalla metà dell’800, accolti dalla Chiesa Valdese) fu costituito a Milano nel 1971. In Veneto le congregazioni più numerose sono a Venezia e Verona. La Chiesa Mormone è una delle 13 religioni ufficiali presenti sul territorio italiano, ha firmato infatti l’Intesa con lo Stato nel 2012.

Molti sono i falsi miti da sfatare sui mormoni, a cominciare dalla poligamia. Su ogni argomento ci si può informare sul loro sito italiano. (b.c.)

“Cyberbullismo: nemico feroce, ma non imbattibile”. Il Prof. Francesco Pira per Dono&Vita su un problema attualissimo

Francesco Pira, oltre ad essere tutto ciò che potete leggere in coda all’articolo, è per noi prima di tutto un grande amico. Della Redazione e dell’Avis. Innumerevoli sono stati, negli anni, le collaborazioni con l’Associazione e il nostro giornale: ci inviava dall’Università di Gorizia anche i suoi migliori studenti di comunicazione per “farsi le ossa” e imparare come “si fa” un periodico che parla a più di 100mila volontari. Da sempre si occupa di comunicazione digitale, dei suoi pregi, dei suoi difetti e dei suoi pericoli. Con questo articolo, attualissimo, che ci ha concesso riapriamo anche la rubrica “Penne d’oro”. Fu inaugurata proprio da Francesco nel 2011. Nata dall’esigenza di ovviare all’informazione sempre più veloce e schizofrenica, cercando di riscoprire il gusto dello “scrivere”, della lettura, dell’approfondimento. Vi troverete via via “pezzi” di colleghi giornalisti, comunicatori, scrittori, poeti, tutti amici dell’Avis che “sanno usare la penna” (e la testa) e i quali molte volte hanno collaborato con la nostra Redazione o… viceversa. Saranno invitati dal direttore a scrivere liberamente su queste pagine virtuali (ma anche sul periodico a stampa) senza alcun paletto e nessuna preclusione di stili, argomenti, storie da raccontare. Tutti, ne siamo certi, aggiungeranno qualche tassello in più al nostro vivere, e crescere, quotidiano. Buona lettura. La Redazione

I genitori accusano la scuola, la scuola accusa i genitori. Nel frattempo i ragazzi continuano a vivere nella loro dimensione e le istituzioni sottovalutano il problema. Si è creato un cortocircuito preoccupante e in questo vulnus il cyberbullismo rischia di proliferare. Possiamo considerare il cyberbullismo un allarme sociale o quasi.
Non si tratta più di episodi circostanziati, che di volta in volta possono essere affrontati. Gli ultimi dati nazionali parlano di un caso di cyberbullismo al giorno. Quelli europei piazzano l’Italia ai primi posti. Oggi esiste una forte rappresentazione del sé e una grande voglia di apparire. Prevaricare gli altri e mortificarli, e far vedere a tutti come si è bravi a farlo, fa parte di questa voglia di mettersi in mostra.

Noi che giocavamo nei cortili per interi pomeriggi, dopo aver fatto i compiti, a volte stentiamo a capire come si possono trascorrere ore ed ore seduti sul divano con in mano il tablet o lo smartphone. Ed anche i giovani genitori che comprano tablet di ultima generazione o I-Phone super accessoriati sottoscrivendo finanziamenti nei megastore dei centri commerciali ai loro figli a volte dicono “ai nostri tempi…”

A noi maschietti pre-adolescenti bastavano un centinaio di figurine Panini, i doppioni per movimentare un pomeriggio che poteva essere noioso. Alle nostre dirimpettaie femminucce invece Barbie anche spelacchiate da pettinare. Oggi nelle scuole si fanno corsi di formazione per docenti e si cerca di coinvolgere i genitori. In decine di scuole in Italia ed in Europa, dove i dirigenti sono più sensibili, e forse anche più preoccupati, le parole che fanno paura sono sexting e cyber bullismo.

Sexting è l’invio e/o la ricezione e/o la condivisione di testi, video o immagini sessualmente esplicite/inerenti la sessualità. Spesso sono realizzate con lo smartphone o il tablet, e vengono diffuse attraverso whatsapp o tramite la condivisione con il bluetooth. Dirigenti scolastici ci hanno detto, in varie parti della Sicilia, che di casi ce ne sono stati. Ma che la sensibilità degli insegnanti e l’intervento delle autorità hanno tamponato, almeno per ora. L’altra parola che fa spaventare docenti e genitori siciliani è la versione digitale del bullismo.

Il cyberbullismo consiste in atteggiamenti e comportamenti da parte di pre-adolescenti o adolescenti, finalizzati ad infastidire, offendere, spaventare, imbarazzare, umiliare la vittima predestinata. Spesso un compagno o una compagna di scuola. Le aggressioni sono frequenti, continue e intenzionali. Bullismo e uso inconsapevole del proprio corpo nella fase pre -adolescenziale non sono fenomeni nuovi. Ma ciò che è radicalmente cambiato è il contesto sociale e il sistema di relazioni al suo interno.

In una recente ricerca condotta in quattro paesi europei Italia, Spagna, Inghilterra e Bosnia Erzegovina sono stati raccolti 2000 questionari compilati in forma anonima da preadolescenti e adolescenti. I trend sono simili, con qualche punta su bulli e cyberbulli in Italia e Inghilterra. L’andamento è simile in tutti i paesi rispetto alle vittime di atti di bullismo indiretti e diretti, così come di cyberbullismo. Da quanto emerge dalla ricerca europea, in Italia le percentuali di bullismo sono più elevate rispetto ad altri paesi. Consideriamo che se parametriamo i dati italiani, è patrimonio comune il fatto che al sud si denunciano questi fatti meno che al nord. Nessuna differenza significativa è possibile rilevare tra paesi per quel che riguarda appunto il cyberbullismo. In Bosnia Erzegovina i cyberbulli usano soprattutto il cellulare rispetto al pc. In Italia e in Europa cresce la preoccupazione tra i genitori. In molti paesi europei esistono scuole per genitori per comprendere rischi e opportunità delle nuove tecnologie.

Cosa possono fare i genitori

Ma proviamo a tracciare una mappa su che cosa può fare un genitore. Oggi accade, purtroppo che il virtuale sostituisca il reale. In molti incontri a cui ho partecipato in vari istituti scolastici ho raccomandato ai genitori di scoprire cosa i loro figli condividono attraverso il tablet o lo smartphone, e soprattutto cosa trasmettono. Evitare che sulla rete viaggino dati personali, foto e video spinti. E’ molto facile che un cyber bullo posso usare questi materiali per ricattarli. Ho scoperto in molti incontri che i genitori in Italia non conoscono l’esistenza del social ASK.FM molto frequentato da pre-adolescenti. Tra i 60 e i 70 milioni di persone il numero degli iscritti. L’Italia è tra i paesi che lo utilizzano di più, con Brasile, Turchia e Stati Uniti. Il sito esiste dal 2010. E’ nato in Lettonia. Le controversie sono il pane quotidiano. Per Ilja Terebin, il fondatore non è il male assoluto: “La verità – ha spiegato in un’intervista – è che i genitori non sanno come i figli socializzano. Essi pensano che quando vanno a scuola, per esempio, tutto quello che fanno è risolvere i problemi di matematica. Se sapessero ciò di cui i ragazzi in realtà parlano, sarebbero molto più spaventati. Su Ask.fm possono vederlo. Ma certe cose accadono ovunque, sia online che offline”.

Un figlio che subisce violenze da un cyber bullo deve essere aiutato e sostenuto. E’ opportuno consigliare alla vittima di non reagire con sms o altre forme di comunicazione in risposta alle provocazioni. Occorre conservare tutto quello che viene trasmesso dal cyber bullo come prova. Contattare il provider e chiedere di bloccare quanto è stato pubblicato o inviato. Naturalmente poi avvisare la Polizia Postale.

Passiamo al capitolo sexting. Il termine nasce dall’unione delle parole sex (sesso) e texting (invio di testi). Molti pre-adolescenti e adolescenti, ci sono stati parecchi casi anche in Sicilia, per conquistare un ragazzo o una ragazza trasmetto immagini erotiche, in pose molto accattivanti attraverso lo smartphone o il tablet. A volte la fiducia di questi ragazze o ragazzi viene tradita da chi riceve che fa girare attraverso whatsapp le immagini. O nelle peggiore delle ipotesi le trasmette a siti porno. Come ho avuto di spiegare in diverse trasmissioni televisive o radiofoniche, tutto nasce per il rapporto che il pre-adolescente o l’adolescente ha con il proprio corpo. E soprattutto perché spesso la minorenne o il minorenne non comprende cosa può portare inviare l’immagine del proprio corpo in rete. È ormai moda tra i teenagers veicolare queste immagini attraverso whatsapp, ormai il mezzo più usato per la trasmissione. Le immagini vengono registrate ovunque: a casa, nei bagni delle scuole, durante le feste. A volte le stesse ragazze o gli stessi ragazzi creano dei veri e propri set. Per questo è importante che papà e mamma siano formati nel loro percorso di genitorialità a sostenere anche l’urto di un problema simile. Quindi trasmettere autostima, consapevolezza dell’uso delle tecnologie, la comprensione delle terribili conseguenze di un uso disinvolto del proprio corpo. Tutto molto difficile, ma va fatto.

I nuovi termini

L’evoluzione continua della tecnologia sta modificando in modo profondo la società, il sistema di relazioni, di esercizio del potere, i valori di riferimento. Nascono nuove definizioni delle quali stiamo tutt’ora cercando di definire i contenuti: Mobile Born (i più piccoli capaci di usare tablet e smarphone meglio degli adulti), Digitali nativi (pre adolescenti e adolescenti), Immigrati Digitali (chi è stato costretto ad usare le nuove tecnologie per lavorare) e Famiglia digitale (dove i componenti dialogano attraverso la rete più che a casa o di persona).

La rete rappresenta un’occasione unica per tutti noi, in termini di conoscenza, ma questa condivisione della cultura e della conoscenza non deve diventare, invece, pericolosa nel momento in cui  utilizziamo il web per delle devianze che non sono assolutamente sopportabili. Utilizzare i nuovi strumenti per vivere la propria dimensione. Magari con il vantaggio che oggi con i calciatori puoi chattare sui social e non guardarli in una figurina. E che la bambola virtualmente puoi vestirla con capi di alta moda. Qualcosa è cambiato ma non perdiamo il senso della comunità, anche sul web, che ci regalava il cortile.

 

Prof. Francesco Pira

Brevi note biografiche del Prof. Francesco Pira

Francesco Pira, è professore di comunicazione e giornalismo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove è Coordinatore Didattico del Master in “Manager della Comunicazione Pubblica”  e di Comunicazione Pubblica e d’Impresa presso lo IUSVE l’Università Salesiana di Venezia e Verona. È visiting professor presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid.  Svolge attività di ricerca nell’ambito della sociologia dei processi culturali e comunicativi. Dal 1997 svolge indagini su vecchi e nuovi media, pre-adolescenti e adolescenti. Ha intrapreso una battaglia personale contro il Cyberbullismo e il sexting. Su questi temi ha tenuto: conferenze in Italia e all’Estero con studenti, corsi di formazione per docenti e genitori ed è stato nominato come Esperto in progetti PON e del Ministero della Pubblica Istruzione rivolti agli Istituti Scolastici.

Saggista e Giornalista è autore di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche. Opinionista dei quotidiani on line La Voce di New York,  Affari Italiani e del magazine Spot and Web, è Direttore Editoriale del giornale on line Scrivo Libero dove tutte le domeniche pubblica un Video Editoriale e firma la Rubrica PIRATERIE, dedicata alle nuove tecnologie, nelle pagine culturali del quotidiano “La Sicilia”. Scrive per riviste specializzate.

È attualmente consulente di Avis regionale Calabria. È stato relatore in convegni internazionali e conferenze in India, Thailandia, Grecia, Danimarca, Francia, Croazia, Slovenia, Spagna, Portogallo e Belgio. Nel 2010 e nel 2011 è stato coordinatore scientifico e moderatore dell’International Communication Summit che ha visto la presenza di Alastair Campbell, ex portavoce di Tony Blair e di Zygmunt Bauman, uno dei più noti sociologi e influenti pensatori contemporanei. Nel giugno 2008 per l’attività di ricerca e saggistica e giornalistica, è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e ha ricevuto numerosi Premi nazionali e internazionali.

Le novità della nuova legge sul terzo settore. In attesa dei decreti attuativi, che cosa cambia per Avis

A seguito dell’articolo di Giorgio Groppo su “Dono&Vita” n° 3/2017, facciamo il punto sull’avanzamento della Riforma del Terzo Settore, prestando attenzione a cosa dovrebbe cambiare (il condizionale è ancora d’obbligo) per noi Avis da gennaio 2018.

Passerà in second’ordine la definizione di OdV (Organizzazioni di Volontariato, di APS (Associazioni di Promozione sociale) e dal 2019 sparirà la sigla “Onlus” (Organizzazione non lucrativa di Utilità Sociale). Tutte saranno definite ETS (Enti Terzo Settore). Verranno riconosciute le Reti Associative, composte da più associazioni presenti in almeno 10 regioni, che svolgono attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione a supporto degli ETS (interessa Avis).

Per le attuali OdV, APS e Onlus è previsto il riconoscimento automatico di ETS, con inserimento diretto nel Registro Unico (RU) Nazionale del Terzo Settore (gestito dalle Regioni) se entro febbraio 2019 provvederanno a modificare il proprio Statuto in linea col nuovo Codice.

La rete Avis in ciò agirà in modo coordinato: il Nazionale sta valutando i necessari adeguamenti che discuteremo e approveremo nelle future assemblee, per consentire a ciascuna sede di recepirli nel rispetto dei tempi stabiliti. Tutte le Avis, come le altre Odv, avranno perciò tutto il 2018 per analizzare la situazione e decidere come modificare il proprio Statuto.

Per gli ETS inseriti nel RU (comprese le Avis) sarà più semplice ottenere il riconoscimento della personalità giuridica: basterà il solo notaio, senza attendere i tempi dell’attuale iter degli uffici regionali, per mettere al riparo i dirigenti associativi da responsabilità personali nello svolgimento dell’attività volontaria. Una pratica finora trascurata da molte nostre sedi che sarà alla portata di tutti e fortemente raccomandata.

Trasparenza: obbligatori per tutti gli ETS i libri sociali: libro dei soci, dei verbali d’assemblea e dei bilanci. Obbligo di rendicontazione annuale al RU e di pubblicazione degli stessi sul sito internet.

Trattamento fiscale: con l’inserimento nel RU degli ETS, già da gennaio 2018 ci potremo avvalere delle nuove disposizioni fiscali, che confermano le opportunità (5xmille stabilizzato, Servizio Civile Universale) e le agevolazioni in vigore per il Volontariato, proponendo minori restrizioni per eventuali attività di carattere commerciale.

Avere la partita IVA non comporterà più l’esclusione e sarà possibile svolgere attività commerciali non prevalenti (max 50%). Per gli ETS non commerciali basterà il semplice rendiconto economico e finanziario. Il superamento dei limiti stabiliti e l’eventuale attività commerciale comporteranno un regime fiscale più oneroso, ma sempre agevolato. Fermi restando ovviamente gli obblighi previsti per le attività commerciali: licenze, autorizzazioni, tipo di contabilità…

Il tutto è in attesa dei pareri di conformità della Comunità Europea e di una quarantina di Decreti applicativi ancora mancanti. Nel frattempo teniamoci informati, seguendo magari convegni specifici, per favorire il confronto interno sui temi in continua evoluzione.

I giovani che hanno scelto di svolgere un anno di Servizio civile in Avis sono 14 in Veneto. Nella sede regionale di Treviso sono arrivate Gloria e Seynabou, mentre Cristina è entrata in servizio a San Donà di Piave, Simona alla Comunale di Rovigo, Silvia e Ilenia (Comunale di Verona), Valentina e Veronica (Provinciale di Padova), Giulio e Sara (Provinciale di Rovigo), Chiara e Alvise (Provinciale Venezia) e Andrea Salvatore e Deborah Ayorkor alla Provinciale di Verona.

Era pronta ad attenderli una intensa formazione a tutto campo. Ben 94 ore di corsi e incontri, tra novembre e dicembre 2017, per capire il senso di un impegno così particolare, le sue regole e i suoi ambiti, la necessità di lavorare in gruppo, i progetti, il ruolo che riveste nella società odierna, il rapporto con le altre realtà del panorama del volontariato.

Il primo mese è dedicato alla formazione “generale”, si svolge tra le sedi Avis di Treviso e Mestre (Ve), e vede assieme i ragazzi del Sc di Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia. Relatori il formatore Alessandro Caputo, Elena Galbiati (coordinatrice progetto scuola regionale), Luigi Piva (Esecutivo Avis Veneto), Ketty Bosco e Antonella Auricchio (Avis nazionale) e i volontari della Croce Rossa.

Il mese di dicembre, invece, è dedicato alla formazione specifica in ambito Avis: dalla mission, la storia, i valori e l’organizzazione di Avis al sistema trasfusionale italiano, il sangue e i suoi componenti, il loro utilizzo, la selezione del donatore, gli stili di vita per l’idoneità, la tutela sanitaria, la gestione dei social network associativi, dei siti web, gli strumenti comunicativi, la chiamata dei donatori, il servizio di accoglienza, l’attività del prelievo, la comunicazione con gli stranieri, le iniziative di sensibilizzazione sul territorio, la tutela della privacy, dei dati personali dei donatori, le Consulte Giovani, la ricerca scientifica Avis-Tes, il dono a scuola, l’esperienza dei Grest estivi…

I corsi si tengono tra la sede Avis di Mestre e la sede della Fondazione Tes a Padova, con relatori Alberto Corocher (ingegnere), Luigi Piva, Giovanni Lenzo (direttore sanitario Avis regionale), Irene Pattarello, Manuela Fossa e Giovanna Gobbo (formatrici Avis provinciale Venezia e Admo), Elena Galbiati, Laura Elia e Paola Introvigne (progetto Scuola regionale), Giuseppe Castellano (direttore Dono&Vita), il prof. PierPaolo Parnigotto, presidente Fondazione Tes assieme alle ricercatrici Silvia Barbon ed Elena Stocco, giovani biologhe che stanno portando avanti ricerche sulla rigenerazione dei tessuti da cellule staminali.

Luigi Piva, Referente Avis Conferenza regionale volontariato

In un fumetto la genesi dell’associazione e l’amicizia fra “opposti”. Disponibile per tutte le Avis, e non solo, su Emoservizi

Uno era medico, quindi “studiato”, un borghese: Vittorio Formentano. L’altro era un piccolo artigiano cesellatore e “comunista”: Giorgio Moscatelli. Del primo fu l’idea di fondare un’associazione di donatori volontari, quando solo i ricchi potevano “comprarsi la vita” con una trasfusione. Il secondo fu fra i primi 17 che subito risposero. La loro vita, da quel marzo del 1927, si intrecciò strettamente, affrontando dittatura, guerre, tragedie e anche contrasti personali. Divennero, insieme, il vero “spirito” di questa Avis che sta uscendo dal suo 90°. Lasciarono la “loro” Avis insieme, morendo nel 1977; il primo a settembre, il secondo a dicembre. Quasi a non poter star separati neanche lassù.

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È una storia bella, quella raccontata nell’albo, come ce ne sono poche. È edito da Avis nazionale, ma “pensato” per anni da un suo consigliere: Riccardo Mauri da Roma. È la storia di un’Italia – forse anche di un’Avis – che stiamo lentamente “perdendo”. Ben venga, quindi, una “rinfrescatina” per ricordare in modo efficace chi eravamo e siamo, come italiani e avisini. Ma come è nato il progetto? Sentiamo il suo ideatore, Riccardo Mauri, co-autore del soggetto.

“L’idea è nata dopo le celebrazioni dell’80°, dieci anni fa. Era nata in verità come progetto di una fiction  di quella che è stata una vera e propria avventura umana di due uomini tanto diversi, ma uniti da un ideale che continua a essere il nostro, anche oggi. E soprattutto da una amicizia che ha superato ogni ostacolo. Con l’aiuto di Pietro Varasi da Milano, che giovanissimo aveva collaborato con Formentano e Moscatelli, intervistammo i figli di Formentano Maria Benedetta e Saverio e la vedova di Moscatelli “Pinuccia” e nacque una bozza di soggetto. Ebbi poi numerosi contatti con la Rai, ma si sa… Le cose, nonostante l’apprezzamento di molti addetti ai lavori, ai “piani alti” sono andate per le lunghe. L’idea del fumetto, in fondo una fiction disegnata che “resta”, mi è arrivata tre anni fa, visitando Comix Roma. Un puro caso. Avvicinandomi allo stand della Scuola Internazionale di Comics e “buttando” là l’idea, trovai ampia collaborazione. Poi bisognava trovare i fondi e in questo ringrazio Fondazione Terzo Pilastro che ha finanziato il progetto permettendoci di pubblicarlo proprio in questo secondo semestre del 90°”.

Beppe Castellano

Disponibile su Emoservizi a 2 Euro

Il fumetto “II colore della vita. Una storia di coraggio e amicizia” di Avis nazionale, è stato presentato il 25 ottobre al Ministero dell’Università, istruzione e ric

erca a Roma e a Lucca Comics il 3 novembre. Nasce dalla collaborazione con la Scuola Internazionale di Comics ed è realizzato con il contributo di Fondazione Terzo Pilastro di Roma ed Emoservizi, che ne cura la distribuzione. Arrivato nelle sedi Avis, il fumetto è un formidabile strumento anche per le scuole. Può essere richiesto a Emoservizi (2 euro/copia). La confezione da 90 copie costa 162 euro. Il soggetto è di Paolo Logli, Riccardo Mauri, Dante Palladino e Alessandro Pondi. La sceneggiatura è di Roberto Del Prà e Massimiliano Filadoro. Le 64 tavole a colori sono di Giampiero Wallnofer. Grazie a Fiods è tradotto anche in inglese, francese, spagnolo.

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