“Strade”: presentato il format video del progetto scuola regionale

Dalla formazione alla co-progettazione.

I volontari del progetto Scuola Avis Veneto partecipano alla creazione di una nuova attività per gli istituti superiori, presentata il 26 febbraio presso il Centro servizi volontariato di Padova.

L’attività prevede la visione del filmato “Strade” (realizzato da un’equipe di professionisti, all’interno del progetto “Multimedialità e Cittadinanza”) finalizzato a stimolare un dialogo, libero e non giudicante, su punti forti, ostacoli, difficoltà e sfide che il senso del dono accoglie e propone.

La dott.ssa Laura Elia, a cui è stata affidata la progettazione dell’attività, ha incontrato una quarantina di volontari provenienti dalle diverse province, con un alto livello di esperienza associativa e di attività nelle scuole con Avis, che hanno dato importanti e significativi suggerimenti per una revisione dell’attività che accompagna (e sostiene) la visone del filmato. 

L’incontro aveva proprio l’obiettivo di raccogliere indicazioni e suggerimenti e i partecipanti si sono mostrati molto attenti e capaci di coglierne il senso, superando le aspettative degli organizzatori ed arrivando a dare contributi importanti per la stesura definitiva dell’attività.

Il progetto Scuola Avis Veneto è nato con l’idea di riuscire a fare rete e di scambiare competenze e buone pratiche territoriali e questo incontro ha dimostrato che non solo è possibile collaborare e condividere, ma anche co-progettare le attività che ci permettono di incontrare i ragazzi e di promuovere il dono.

Elena Galbiati, coordinatrice progetto Scuola Avis regionale Veneto 

In un fumetto la genesi dell’associazione e l’amicizia fra “opposti”. Disponibile per tutte le Avis, e non solo, su Emoservizi

Uno era medico, quindi “studiato”, un borghese: Vittorio Formentano. L’altro era un piccolo artigiano cesellatore e “comunista”: Giorgio Moscatelli. Del primo fu l’idea di fondare un’associazione di donatori volontari, quando solo i ricchi potevano “comprarsi la vita” con una trasfusione. Il secondo fu fra i primi 17 che subito risposero. La loro vita, da quel marzo del 1927, si intrecciò strettamente, affrontando dittatura, guerre, tragedie e anche contrasti personali. Divennero, insieme, il vero “spirito” di questa Avis che sta uscendo dal suo 90°. Lasciarono la “loro” Avis insieme, morendo nel 1977; il primo a settembre, il secondo a dicembre. Quasi a non poter star separati neanche lassù.

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È una storia bella, quella raccontata nell’albo, come ce ne sono poche. È edito da Avis nazionale, ma “pensato” per anni da un suo consigliere: Riccardo Mauri da Roma. È la storia di un’Italia – forse anche di un’Avis – che stiamo lentamente “perdendo”. Ben venga, quindi, una “rinfrescatina” per ricordare in modo efficace chi eravamo e siamo, come italiani e avisini. Ma come è nato il progetto? Sentiamo il suo ideatore, Riccardo Mauri, co-autore del soggetto.

“L’idea è nata dopo le celebrazioni dell’80°, dieci anni fa. Era nata in verità come progetto di una fiction  di quella che è stata una vera e propria avventura umana di due uomini tanto diversi, ma uniti da un ideale che continua a essere il nostro, anche oggi. E soprattutto da una amicizia che ha superato ogni ostacolo. Con l’aiuto di Pietro Varasi da Milano, che giovanissimo aveva collaborato con Formentano e Moscatelli, intervistammo i figli di Formentano Maria Benedetta e Saverio e la vedova di Moscatelli “Pinuccia” e nacque una bozza di soggetto. Ebbi poi numerosi contatti con la Rai, ma si sa… Le cose, nonostante l’apprezzamento di molti addetti ai lavori, ai “piani alti” sono andate per le lunghe. L’idea del fumetto, in fondo una fiction disegnata che “resta”, mi è arrivata tre anni fa, visitando Comix Roma. Un puro caso. Avvicinandomi allo stand della Scuola Internazionale di Comics e “buttando” là l’idea, trovai ampia collaborazione. Poi bisognava trovare i fondi e in questo ringrazio Fondazione Terzo Pilastro che ha finanziato il progetto permettendoci di pubblicarlo proprio in questo secondo semestre del 90°”.

Beppe Castellano

Disponibile su Emoservizi a 2 Euro

Il fumetto “II colore della vita. Una storia di coraggio e amicizia” di Avis nazionale, è stato presentato il 25 ottobre al Ministero dell’Università, istruzione e ric

erca a Roma e a Lucca Comics il 3 novembre. Nasce dalla collaborazione con la Scuola Internazionale di Comics ed è realizzato con il contributo di Fondazione Terzo Pilastro di Roma ed Emoservizi, che ne cura la distribuzione. Arrivato nelle sedi Avis, il fumetto è un formidabile strumento anche per le scuole. Può essere richiesto a Emoservizi (2 euro/copia). La confezione da 90 copie costa 162 euro. Il soggetto è di Paolo Logli, Riccardo Mauri, Dante Palladino e Alessandro Pondi. La sceneggiatura è di Roberto Del Prà e Massimiliano Filadoro. Le 64 tavole a colori sono di Giampiero Wallnofer. Grazie a Fiods è tradotto anche in inglese, francese, spagnolo.

Jesolo: Comune con Avis provinciale e regionale per “Giovani e multimedialità”

 

Nuove tecnologie per Avis! Al bando della Regione Veneto “Fotogrammi veneti: i giovani raccontano” è stato presentato un progetto che vede capofila il Comune di Jesolo, con Avis provinciale di Venezia, Avis regionale Veneto e l’Associazione Liquidambar come partner.  Il progetto “Multimedialità e cittadinanza: i giovani raccontano e indicano strade di appartenenza e impegno sociale” prevede l’uso di strumenti multimediali come voce narrante di laboratori che si trasformano in opportunità per sviluppare e affinare competenze specifiche e professionalizzanti che facciano emergere i talenti, creare opportunità occupazionali oltre che educare al volontariato e alla cittadinanza attiva. A Jesolo sono stati coinvolti gli studenti delle classi quarte dell’Istituto alberghiero “Elena Cornaro”, per un totale di 150 ragazzi che hanno già preso parte ad un primo percorso educativo con i formatori della Provinciale veneziana. Con loro c’erano operatori videomakers, che negli incontri con gli allievi hanno realizzato delle riprese video, raccolto delle immagini e fatto una cinquantina d’interviste tra Jesolo e Mestre. Una volta messo assieme l’intero materiale fotografico e video, si passerà a realizzare gli strumenti educativi multimediali veri e propri che saranno di supporto per le attività future di promozione della cittadinanza attiva che vedrà anche un percorso di monitoraggio e valutazione degli stessi per garantire la piena efficacia del messaggio da comunicare. Durante l’esperienza all’Istituto Cornaro, con la presenza dell’Avis comunale di Jesolo, si sono costituiti due gruppi che hanno partecipato alla realizzazione della giornata del 18 maggio 2017, alla festa, alla mostra itinerante che racconta l’esperienza e allo strumento educativo multimediale. Sono intervenuti il presidente di Avis Veneto, Giorgio Brunello, di Avis provinciale Venezia  Tito Livio Perassutti e dell’Avis di Jesolo Alessandro Quadranti, operatori e referenti scuola. (A.R.)

Quattro Avis collaborano insieme e nel veronese fioriscono le iniziative

Grazie all’entusiasmo di un piccolo, ma forte gruppo guidato dal presidente dell’Avis di Soave Regina Minchio e composto dai “colleghi” Stefano Lapolla dell’Avis di San Bonifacio, Gian Paolo Rossi dell’Avis del Colognese e Fiorenzo Zambelli dell’Avis di Peschiera del Garda, sono state organizzate parecchie iniziative insieme. Il 4 aprile scorso al cinema Cristallo di San Bonifacio si è svolto il convegno “Donare informati. Alimentazione 2.0” sul rapporto tra donazione e sana alimentazione, che può comprendere anche un buon bicchiere di vino. Organizzato in collaborazione con la Fondazione G. Zanotto di Verona, è divenuto un convegno itinerante, promosso anche dal Provveditorato agli studi di Verona.

A parteciparvi centinaia di studenti delle superiori, con relatori i prof. Lorenzo Burti, Ordinario di Psichiatria e Andrea Sbarbati, Ordinario di Anatomia umana, (Università di Verona), il dott. Girolamo Lacquaniti, Dirigente della Polizia stradale provinciale, la dottoressa Caterina Dani, psicologa esperta dei disturbi del comportamento alimentare, Valeria e Sophie, giovani donatrici di sangue e di midollo osseo. Sempre sul fronte scuole, le quattro Avis hanno collaborato portando tra gli alunni il “Progetto scuola Avis Veneto.

Alle donne era stato in precedenza dedicato il convegno “Donna genio e risorsa” l’8 marzo a Soave, con ospiti Teresita Molinarolo Pieropan, imprenditrice vitivinicola, il Maresciallo capo Lucia Robucci della stazione carabinieri di Peschiera del Garda e Isabella Marchetto, donatrice Avis. A moderare la giornalista Lucia Vesentini.

Lucia Bertolazzi, Avis Soave

Millepiedini per le vie di Valle

Domenica 14 giugno, è giunta alla terza edizione la passeggiata a misura di famiglia per le vie di Valle di Cadore. All’iniziativa, concepita per sostenere le attività didattico-educative della scuola dell’infanzia Maria Ausiliatrice, ha partecipato anche la locale sezione Abvs con la distribuzione di simpatici gadget ai donatori di domani. (Foto di Franco Oliveri)

Barbara Iannotta

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A Santo Stefano di Cadore, lo sport è in festa

Lo scorso 26 maggio si è svolta, presso le scuole elementari di Santo Stefano di Cadore, la tradizionale Festa dello Sport. La locale sezione Abvs ha apportato, come tradizione, un importante contributo per la buona riuscita dell’evento consegnando, a fine giornata, opuscoli informativi e un marsupio per ciascuno dei 74 bambini presenti. Visto il valore della manifestazione, quest’anno hanno partecipato alla giornata anche le scuole elementari di San Nicolò di Comelico, i cui alunni hanno potuto capire e comprendere il senso della donazione del sangue, portandosi a casa uno zainetto ricordo.

Barbara Iannotta

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Il seme del dono nelle scuole dell’agordino

E’ cominciato dalla scuola primaria di Voltago Agordino il percorso promozionale nelle scuole della zona. Il 6 marzo scorso, Massimo Della Lucia, segretario della sezione di Agordo, supportato da Diego Tancon, coordinatore di zona 2, ha presentato il dvd “Verso i tuoi 18 anni” ai ragazzi della scuola locale: il video ha suscitato interesse, curiosità….e numerose domande. Curiosità che hanno potuto essere soddisfatte il 15 aprile scorso quando la direzione sanitaria dell’Ulss nr. 1 ha reso possibile, ai ragazzi, la visita del punto di raccolta di Agordo. Fondamentale il supporto tecnico di Piergiorgio Della Lucia, biologo, che ha illustrato agli alunni come si svolge la donazione. Un gran bella soddisfazione per il segretario di Agordo che assicura ulteriori numerose tappe nelle scuole del territorio.

Barbara Iannotta

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In ricordo di Francesco Bosello, Avis Riviera investe sui giovani

VE_riviera1L’Avis Riviera del Brenta continua a investire sui giovani, seguendo la strada tracciata da Francesco Bosello, storico dirigente avisino scomparso un anno fa. In suo ricordo infattti l’associazione ha dato il via ad un’iniziativa quadriennale in suo ricordo: i tre istituti superiori di Dolo, il Liceo Galilei, l’ITCS Lazzari e l’Istituto Musatti, metteranno a punto dei progetti per le classi terze, volti a lavorare sulla consapevolezza in ambito di salute, donazione e volontariato, con il contributo dell’Avis Riviera del Brenta. Quest’ultima infatti mette a disposizione di ciascuna scuola 1.500 euro l’anno per l’acquisti di materiale didattico, in ricordo di Francesco Bosello; il primo contributo è già stato utilizzato per comprare delle lavagne multimediali.
I progetti per l’anno scolastico 2013/2014 sono stati illustrati il 22 ottobre scorso presso l’Istituto Lazzari, in un incontro con gli studenti delle classi coinvolte; tra un anno verranno presentati i risultati del loro lavoro. “È un momento importante per l’Avis Riviera del Brenta – spiega il presidente Giuseppe Polo – che si è impegnata in un piano pluriennale di intervento e sostegno anche economico di iniziative orientate a coinvolgere i giovani nelle tematiche sociali, nella direzione suggerita e praticata da Francesco Bosello”.

Volontari, una “forza” che sostiene e salva l’Italia

Intervento del prof. Lamberto Pillonetto

alla 14ª Festa provinciale Avis

Pianezze di Valdobbiadene – 1° settembre 2013

GiaveraMulattUna rilevazione statistica di qualche anno fa ha accertato e dichiarato la presenza in Italia di 6 milioni di volontari. Non fa difficoltà riconoscere l’attendibilità di questo numero, a prima vista enorme; conosciamo tutti l’articolazione ricca di associazioni, gruppi, iniziative di ogni genere nella nostra società; l’intreccio e il disegno in miniatura li vediamo con i nostri occhi e lo viviamo con la nostra esperienza nelle piccole comunità in cui ciascuno di noi è inserito.

Tradotto in termini semplicissimi, quel grande numero significa la presenza capillare di persone che coltivano passioni, diffondono interessi, dedicano tempo, energie ed anche risorse economiche, per un obiettivo particolare, grande o piccolo, appariscente o nascosto, che fa clamore e ha risonanza oppure che non prenderà mai la scena per esibirsi.

La parola “volontario” include una molteplicità di scelte che si distribuiscono fra le grandi azioni e i progetti di rilievo via via fino al piccolo servizio, al gesto solitario, alla semplice presenza silenziosa; definisce, insomma, la rete delle relazioni che tiene in piedi le nostre comunità, costruisce rapporti interpersonali, arricchisce l’efficienza organizzativa in diffusione di “doni”.

Quel numero così grande di “volontari” sorprenderà qualcuno e gli farà dire: “Alla nostra società poco manca, in teoria, per essere la società ideale, dovrebbe sprizzare positività ed armonia in tutte le sue manifestazioni, e invece…!”

In effetti ci pare di percepire che forze erosive e disgregatrici prevalgono su quelle positive e costruttive. Fosse anche vero questo, dovremmo subito confrontarci e dirci: “Che cosa sarebbe la nostra società (in grande e in piccolo), se non fosse puntellata e sostenuta da questa carica inesauribile di servizio disinteressato e di disponibilità pronta?” Siamo autorizzati a dirlo, soprattutto quando vediamo che le istituzioni e chi le rappresenta, accanto a nobili esempi di comportamento e di impegno ne propongono altri che, anziché unire, dividono; anziché favorire il confronto anche duro ed esigente, insegnano lo scontro interessato; anziché educare alla dialettica, che fa sempre bene, praticano e sollecitano la diffidenza, il sospetto, l’insulto e l’offesa. Che cosa sarebbe la nostra società, se mancasse di questa risorsa unificante di volontariato, che ogni giorno, nelle forme più svariate, testimonia l’impegno disinteressato, la creatività, l’intraprendenza, la forza dell’incontro, la tenerezza del rapporto, il dono che è “il di più” impagabile della “prestazione”, la tenacia del fare che non si aspetta di avere nulla in cambio, ma cambia e trasforma in bene i rapporti sociali.

Che esistano i “volontari”, in gran numero e riccamente qualificati, è un gran lusso per la nostra società e per le nostre comunità. Un lusso da intendersi “necessario”, non un di più ornamentale che, se c’è, va bene e se non c’è, pazienza!

La società meglio governata ed i servizi più efficienti, ma privi del lievito del volontariato, non costruiscono una “società felice”.

Il volontario è un esperto depositario di “beni relazionali”, cioè di beni che non si comprano, per quanti siano i soldi di cui disponiamo, ma che si costruiscono faticosamente e gratuitamente; senza questi beni relazionali, i beni strumentali, quelli che si comprano (detti anche “merce”), indubbiamente indispensabili per tutti (e sappiamo quanto precari diventino progressivamente in questo tempo di crisi), potranno soddisfare tante necessità (e chi più ha nel portafoglio più è garantito),  ma lasciano insoddisfatte le necessità primarie che derivano dall’essere noi bisognosi per natura di relazioni, di relazioni gratuite, di incontri.

C’è lo spazio del mercato, di ciò che si compra, e c’è lo spazio del dono, fatto e ricevuto, che prescinde, per sua natura, dal compenso, perché non ha prezzo e trova soddisfazione su un altro piano, ben più importante, che è quello dello “stare veramente bene”, in arricchimento profondo continuo, in sovrabbondanza di senso e di valore per tutto ciò che siamo e facciamo nella nostra vita ordinaria, di tutti i giorni.

Il Prof. Lamberto Pillonetto
Il Prof. Lamberto Pillonetto

Voi avisini siete “volontari” (e che volontari!); siete volontari speciali, perché la vostra denominazione non è generica, ma condensa ciò che di positivamente straordinario caratterizza il volontario, su qualsiasi piano egli operi: voi siete per definizione “donatori” e donate del vostro e il “vostro” è ciò che da sempre è stato identificato come la sede della vita e dunque donate “vita”; il vostro gesto di donazione è particolarissimo e sembrerebbe non rientrare fra i beni “relazionali”, perché manca della “reciprocità” e della “simultaneità”; salvo casi particolari ed eccezionali, davanti a voi non c’è il destinatario del dono e mai ne conoscerete il nome e il volto; e poi il vostro dono non è fruito immediatamente così come è di tutti gli altri doni e regali; viene affidato a qualcuno che poi, a seconda delle esigenze, lo destinerà a chi ne ha bisogno.

Direte: ma questo qui perché complica le cose che sono di per se stesse molto chiare? Non voglio complicare; il vostro donare non ha bisogno di tante spiegazioni; è capito immediatamente da chi vi incontra e vi vede mentre fate il vostro dono; non occorrono parole, perché il gesto si fa parola, messaggio: metto a disposizione qualcosa di me per chi in questo momento ha essenziale bisogno. Eppure è giusto e doveroso che qualifichiamo con cura e con un po’ di pazienza, magari per contrasto, il vostro dono, perché non tutti i doni sono eguali; addirittura non tutti i doni hanno una funzione positiva.

Se do per interesse, allora lo faccio perché qualcosa torni a me: ti do perché tu mi dia qualcosa. Poi ci sono anche i doni avvelenati: belli fuori, ma le apparenze mascherano l’insidia (anche il cavallo di Troia era un dono e come dono è stato introdotto in città, ma nella pancia portava l’inganno, la guerra e la distruzione).

Dobbiamo fare attenzione anche ai doni apparentemente positivi e in sé senz’altro utili; talvolta confermano le distanze, anziché annullarle (i doni munifici in genere ribadiscono le diversità e le distanze sociali) oppure vogliono mettere in difficoltà, schiacciare il destinatario, perché sono volutamente spropositati.

E allora qual è il dono vero? Il dono vero è quello che “fa del bene”, è il dono fatto a fondo perso, senza l’attesa che il beneficato risponda con il suo dono; è il dono fatto con la sola intenzione e la sola aspettativa che si rinsaldi ed aumenti la relazione, l’intesa, il rapporto con l’altro e con gli altri.

Ma se l’altro non c’è, come nel vostro caso?

Come non c’è! E’ tutta la società che trae vantaggio dal vostro dono; sono le relazioni di cui parlavo prima che migliorano grazie al vostro dono. Certo, posso decidermi a farmi donatore avisino per poter ricevere anch’io, quando mi potrò trovare in situazione di difficoltà. Ma in questo momento io compio un atto di fiducia nei confronti della società di cui faccio parte, rinsaldo i legami al suo interno, contagio positivamente tutti con il mio gesto nascosto o visto e risaputo da pochissimi, perché gli atti di generosità trascinano, costruiscono sicurezza dentro una società che sembra disgregarsi, andare in frantumi sotto i nostri occhi. E tutto questo in forza della “gratuità”, nel vostro caso assoluta, che vi contraddistingue.

Ho raccolto un modo di dire da qualche parte: “Nessun fa gnent par gnent!”

Che tristezza e che miseria! Penso che lo abbia inventato qualcuno che doveva giustificare a se stesso e agli altri la sua grettezza d’animo. Ho replicato sempre duramente ogniqualvolta ho sentito questa affermazione. Non è vera! Per il semplice fatto che, se così stessero le cose, le nostre comunità sarebbero intrise di barbarie, oppure invivibili, anche se tutto funzionasse con la precisione di un orologio svizzero; il tasso di felicità precipiterebbe, anziché aumentare, se mancassero il calore e la qualità dell’offerta reciproca e continua di doni che non aspettano alcuna ricompensa, se non quella di vedere che tutti stanno un po’ meglio di quanto non si stesse prima.

Ci sono delle ricerche che ci riguardano e che arrivano a questa conclusione: a distanza di anni è cresciuto di molto il tenore di vita, ma questo non ha prodotto una corrispondente crescita della percezione di “soddisfazione”, di “felicità”. C’è una spia che lampeggia da non trascurare; è quella che attesta che ci si interroga, si parla, si scrive sempre di più in questi ultimi anni sulla “felicità”; forse è il motore della nostra società che presenta qualche guaio e chiede un intervento urgente di un “meccanico” adeguato; il guaio non può essere che quello dello scadere progressivo dei beni di relazione, delle scadimento dei rapporti buoni.

Io interpreto il vostro essere “donatori” come un presidio posto a tutela di questa risorsa ineliminabile che chiamiamo “gratuità”, per insegnare la quale oggi dovremmo tutti, con preoccupazione ed urgenza, rimboccarci le maniche.

Paradossalmente “gratis” e “gratuità” non sono parole sparite dal nostro vocabolario, anzi imperversano. Sembrerebbe del tutto inutile proporre oggi l’elogio della gratuità. Pensiamo ai messaggi pubblicitari, in cui la gratuità sembra la nota più diffusa; ci viene di continuo offerto qualcosa, salvo poi scoprire che l’offerta di qualcosa è subordinata all’acquisto di qualche prodotto; quindi la gratuità è usata come  un espediente efficace per un più facile commercio, espediente usato con spudoratezza, perché purtroppo, nonostante tutto, nonostante le continue buggerate, funziona e i gonzi sono tanti. Abbiamo “la sensazione d’essere assediati da messaggi ‘donatori’…tutti vogliono donarci qualcosa, o così pare: la bellezza, la nuova giovinezza, cinque minuti in più di telefonate… Il linguaggio politico-istituzionale non è da meno: lavoriamo per voi, vi stiamo servendo, abbiamo il merito di avervi salvati dal pagamento di una tassa, vi diamo ascolto e simili. La nostra, dunque, sembra proprio una società di doni. Tutto gratuito per tutti.” (Carmelo Vigna, L’elogio della gratuità).  Allora ci rendiamo conto della necessità di precisare accuratamente che cosa occorre perché qualcosa sia veramente dono. Il dono è dono se c’è come primo requisito questo: sempre il donante si dona; il dono è originariamente un essenziale donare sé e tutte le forme di gratuità, per essere autentiche, devono incarnare questa intenzione, questa volontà radicale.

Chi crede, ma anche chi non crede, può leggersi alcune delle parole chiare e preziose che papa Francesco ha detto in questi mesi. Per mettere in luce la “parola-chiave” delle consegne date da Gesù ha ricordato: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”; e subito ha commentato: “Quando noi vogliamo fare in una modalità dove la ‘grazia’ viene un po’ lasciata da parte, il Vangelo non ha più efficacia”; stiamo attenti alla “tentazione di cercare la forza altrove e non nella gratuità”.

Possiamo dare una traduzione “laica” di queste parole di fede. L’operazione è proficua e ci aiuta ad approfondire quanto è già stato detto.

Come funziona il dare per nulla, il dare gratuitamente?

Esso nasce da un atto di libertà, sorge da un nulla di dovuto o di debito, senza la ragione dello scambio e del debito; per questo sorprende, riempie di meraviglia e, si spera, di gratitudine; ma non è la speranza di gratitudine che lo genera: se riesce a rendere migliore la vita di tutti, ha già in sé la risposta di gratitudine.

Sta in questo la differenza fra il dono e lo scambio: nello scambio c’è un passaggio di qualcosa dall’uno all’altro; lo scambio è di necessità doppio e deve rispettare l’equivalenza, il pari valore, altrimenti ne va della giustizia; di scambio abbiamo bisogno, perché necessitiamo di tante cose; nella gratuità non è necessario il doppio passaggio e, comunque vadano le cose, non si va mai “in perdita”.

Qualcuno ha detto: di scambi viviamo, di doni esultiamo, cioè nella gratuità data e/o ricevuta e nello stupore che essa fa nascere diventiamo tutti migliori.

Tutte le forme di scambio, necessarie per la vita quotidiana, si compiono nella forma del contratto; mi possono soddisfare, ma spesso non sono esenti da diffidenza e sospetto, quando non sono causa di conflitti senza fine.

La gratuità, invece, si realizza nel venire l’uno di fronte all’altro nella forma dell’amicizia e della cura reciproca (I care: mi interessa, anzi mi preme , mi sta a cuore); questo modo di esprimersi lo capiscono immediatamente tutti, perché tutti vogliamo prima di tutto essere riconosciuti nella nostra umanità, essere riconosciuti da uno sguardo di libertà, senza condizioni, cioè secondo gratuità.

Pensiamo, allora, come 6.000.000 di volontari/donatori non possano non rivoluzionare in bene un’intera società, vincendo ogni resistenza, per quanto tenace essa sia.

Leggo, dunque penso, dunque… dono

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Da ottobre la donazione di sangue torna in biblioteca, con i nuovi segnalibri

È ormai giunta all’undicesima edizione la campagna di promozione sul dono di sangue promossa dall’Avis Regionale Veneto in collaborazione con le strutture bibliotecarie del Veneto.

Proprio in virtù del successo, riscontrato fin dal 2007, Avis Regionale Veneto ha deciso di ripetere la stampa di segnalibri informativi volti a sensibilizzare studenti e cittadini alla donazione di sangue.

Dal mese di ottobre 2013, più di 145 mila colorati segnalibri si troveranno nelle sedi bibliotecarie di 1 comune del bellunese, 4 comuni del padovano, 1 comune del rodigino, 7 comuni del trevigiano, 4 comuni del veneziano, 4 comuni del veronese e 6 comuni del vicentino.

“Dai alla tua vita la forma migliore. Diventa donatore!” Con questa metafora Avis e Abvs (Associazione Bellunese Volontari del Sangue) regalano ai ragazzi (ma non solo!) un segnalibro, immancabile compagno di studio o di lettura, un oggetto semplice ma di grande utilità e diffusione per trasmettere, ancora una volta, la cultura della solidarietà e del dono verso il prossimo.

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