Centro Trasfusionale di Treviso senza primario

Il dottor Giovanni Battista Gajo dal 1° marzo 2012 non è più primario del Centro trasfusionale dell’Ulss 9 e direttore del Dipartimento trasfusionale provinciale. Dopo oltre 40 anni di carriera ha, infatti, deciso di andare in pensione. Legatissimo all’Avis e ai

Il dottor Gajo

donatori, ha fatto fare molti passi in avanti al sistema trasfusionale della Marca. Pur non senza qualche arrabbiatura. “La nostra professione, la nostra missione è quella di fare il medico, colui che, prima di tutto, non bada a spese e tempo per la salute dell’ammalato – sono le sue parole – Per chi, come noi, deve garantirla tramite il sangue è essenziale anche l’attenzione verso il donatore”.

Convinzione che in più occasioni ha fatto a pugni con burocrazia, gestione dei costi e del personale, da sempre le “spine nel fianco” del dott. Gajo. Un personale che, per esempio, a Treviso è rimasto quello del 2005 (anno del suo arrivo) pur con un’attività di raccolta e di medicina trasfusionale più che raddoppiata. Gajo era arrivato all’Ulss 9 proveniente dal primariato di San Donà e (1974/1999), dalla grande scuola cosiddetta “sangue sano-sangue malato” del Professor Agostino Traldi a Castelfranco Veneto.

Ho iniziato giovanissimo, col professor Traldi, a occuparmi di Ematologia dopo la specializzazione. Ematologia, lì, voleva dire essere continuamente a contatto con i malati – soprattutto emofilici, allora – e doverli curare con ciò che ci offrivano i donatori volontari, periodici e associati. Il donatore doveva star bene, per aiutare ammalati tanto particolari. Con la quasi certezza, allora, delle infezioni che ci arrivavano dall’estero. Anche da trasfusionisti, tutti noi abbiamo avuto sempre come fine di ogni azione il malato”. Dalla stessa “scuola” arrivano anche i primari dei Centri trasfusionali dell’Ulss 8 (Tagariello), dell’Ulss 7 (Dal Canton) e dell’Ulss di Feltre (Di Mambro).

La serata "a sorpresa"

Una filosofia vincente che Gajo ha applicato pienamente, pur tra le difficoltà economiche, nella “sua” Treviso, fin dai primissimi giorni in cui ha ricevuto l’incarico. “Quando è arrivato – racconta Gino Foffano, presidente Avis provinciale – ero appena stato eletto presidente. Il dottor Gajo ha saputo far fare al Centro trasfusionale di Treviso il salto di qualità, mettendo in atto una medicina trasfusionale degna di questo nome, valorizzando in maniera instancabile le nuove conoscenze medico-scientifiche, le risorse umane, la ricerca, ma anche l’Avis e i donatori. Lo ringraziamo tutti, certi che ci starà ancora vicino”.

La scorsa settimana Gajo è stato salutato, con una “serata a sorpresa”, da rappresentanti dell’Avis regionale e nazionale nonché delle provinciali di Treviso e Venezia. Era presente anche il Prof. Parnigotto, presidente della Fondazione TES. Il Sit di Treviso, infatti, negli ultimi anni ha impostato tramite l’Avis una strettissima collaborazione con TES sulla ricerca nel campo delle cellule staminali.

Crisi economica e gestione del cambiamento

La crisi economica si sta ripercuotendo sul sistema sanitario e si teme interesserà anche i livelli essenziali di assistenza (LEA). Abbiamo capito che le risorse non sono illimitate e che si deve coniugare qualità e sicurezza con sostenibilità. A rigor di numeri, quest’anno nel Veneto non sono stati fatti tagli al Fondo Regionale per le Attività Trasfusionale  (FRAT) e questo è molto positivo ma nei fatti il turn over del personale, l’erogazione delle risorse, le attività di investimento si sono  rallentate e talora fermate. Per uscire dalla crisi sono necessari dei cambiamenti e  perciò si tratta di capire dove si deve agire e qual è il percorso più efficace. Avis è convinta che il risparmio non vada fatto sul donatore, sul personale dei servizi e nemmeno sull’organizzazione a rete del sistema.

All’associazione spetta il compito di informare e di comunicare in modo rigoroso e chiaro i cambiamenti in corso e quelli che avverranno. La chiusura di una sede di raccolta non più idonea e, quindi,  non accreditabile deve essere spiegata ai donatori e la soluzione alternativa va ricercata con cura e condivisa con tutti. Altro esempio: la modifica dei pannelli degli esami di idoneità che verrà introdotta deve essere spiegata con cura. Si modifica la periodicità di alcuni esami, si selezionano quelli più utili e si stabiliscono degli approfondimenti per alcuni gruppi di donatori  ma  si lascia sempre al medico la possibilità di effettuare  ulteriori esami , secondo “scienza e coscienza”.

È un’operazione di razionalizzazione che non toglie sicurezza al donatore, non si dovrebbe parlare semplicisticamente solo di tagli!. Creerebbe contrapposizioni inutili e disaffezioni insanabili.  Si sta, anche, parlando di sviluppo: senza sviluppo non c’è futuro! Dobbiamo però intenderci bene sul suo significato. Non possiamo più pensare che sia identificabile con la velocità o la quantità con cui cresce il numero di donazioni. Dobbiamo, invece,  orientarci sul miglioramento della qualità del sistema e non possiamo pensare che da questo ragionamento rimangano fuori la riorganizzazione delle strutture trasfusionali e della nostra realtà associativa.. Ci spingono  a  questo non soltanto la riduzione delle risorse disponibili ma anche la curva demografica della nostra società e la trasformazione culturale e negli  stili di vita dei cittadini.

Eccoci allora a delle conclusioni semplicistiche, ma che vogliono solo aprire la discussione associativa e con le altre componenti del sistema. La crisi può essere un momento di crescita solo se accettiamo di analizzare seriamente il sistema, lasciando perdere difesa di privilegi e auto referenzialità. I risparmi devono essere ben orientati. L’atto volontario del dono del sangue ha alla sua radice la relazione tra le persone. Dobbiamo saper garantire che all’interno del sistema trasfusionale ci sia il giusto clima di rispetto del donatore e di condivisione dell’obiettivo principale: la salute dell’ammalato.

Il rapporto tra associazione e socio  deve crescere e porre le basi per garantire vera partecipazione,  trasparenza,  adeguata comunicazione e utilizzo efficace delle risorse messe a disposizione. Lo sviluppo deve vedere un progetto condiviso di nuovo sistema trasfusionale veneto, sostenibile ed efficiente. Dobbiamo pensare a migliorare il lavoro in rete già dal livello dipartimentale, a razionalizzare l’organizzazione dei centri di validazione e di lavorazione del sangue, a garantire la sopravvivenza della medicina trasfusionale. Come Associazione dobbiamo pensare di coniugare l’indispensabile attività locale con dei sistemi di qualità e di comunicazione che  non possono  che essere unitari, per la loro complessità e impatto globale che hanno sul sistema.

Ma, ancora, dobbiamo pensare a un modello nuovo di fare associazione, più vicino alle caratteristiche dell’attuale società e ai suoi modelli di relazione tra persone. Si dice che la forza più potente di cambiamento nel mondo sia l’inerzia! In realtà senza una passione forte, un investimento culturale diffuso  e la disponibilità collettiva al ripensamento, non si cambia positivamente nulla!

Alberto Argentoni

02/12/2011

Percorso di qualità Plasma, dal Veneto al mondo. Il panorama in un convegno

Una due giorni intensa per 130 a Treviso con Avis nazionale e Fiods (Federazione internazionale organizzazioni donatori sangue) presieduta quest’ultima dall’italiano Gianfranco Massaro).

Cinque presidenti, da Mogliano al... mondo. Da sinistra: Gianfranco Massaro (Fiods); Vincenzo Saturni, (Avis nazionale); Alberto Argentoni (Avis Veneto); Gino Foffano (provinciale di Treviso); Francesco Tessarin (Comunale di Mogliano V.to)

Venerdì 21 ottobre a Mogliano, presso Villa Braida, erano presenti numerosi primari dei Centri trasfusionali del Veneto per la prima parte, quella più “internazionale”, del momento di riflessione e aggiornamento sul percorso di sicurezza e autosufficienza del sistema trasfusionale italiano. Il panorama europeo e mondiale è stato esposto dalla dott.ssa Karin Magnussen responsabile del comitato medico della Fiods. L’assetto del percorso di qualità del sangue italiano è stato invece descritto puntualmente dal dott. Giuseppe Aprili, past president della Simti (la società scientifica dei trasfusionisti), che è intervenuto sostituendo l’attuale presidente Claudio Velati, purtroppo indisposto per l’appuntamento trevigiano.

Il confronto a livello europeo, per quanto riguarda la sicurezza di plasma ed emoderivati, è nonostante tutto particolarmente interessante per quanto riguarda l’Italia. Grazie alle sinergie fra volontari e professionisti, infatti, oltre alla quasi completa autosufficienza di sangue e plasma, è possibile assicurare un elevato standard di sicurezza e qualità. Un coacervo di “buone pratiche” che è stato rivendicato con un certo orgoglio dal dottor Aprili. Si tratta comunque di uno standard che andrà certificato, per ognuno dei Centri trasfusionali e di raccolta italiani, entro il 2014 a livello UE per poter rientrare nel Plasma Master File, essenziale per la libera circolazione degli emoderivati italiani fuori dal Paese.

Primari e dirigenti Avis in... prima linea a Villa Braida

Nel panorama italiano, su questo percorso di accreditamento e certificazione dei servizi trasfusionali, è in pole position il Veneto insieme al Friuli. È quanto ha riferito nella sua sua puntuale e articolata relazione di sabato 22 mattina – nel convegno ECM svoltosi presso la sede della Provincia a Treviso – il responsabile del Centro regionale sangue del Veneto, il dottor Antonio Breda. Tutti i chiaroscuri del Sistema trasfusionale del Paese sono stati poi riferiti dal presidente nazionale Avis, Vincenzo Saturni. Il presidente nazionale ha sottolineato come sia urgente per tutte le regioni, ancora indietro nel processo di accreditamento dei Centri e certificazione di qualità del plasma, recuperare sulle realtà regionali più avanzate per entrare in Europa in modo unitario. Il rischio concreto, per chi non sarà in regola con le norme PMF, è quello di ritrovarsi con il plasma inutilizzabile perché non idoneo alla trasformazione in emoderivati. Gli onori di casa, nella sede della Provincia, sono stati fatti dall’assessore Paolo Speranzon, da sempre vicino all’Avis, che ha seguito tutti i lavori del convegno. Moderatori il presidente dell’Avis Provinciale, Gino Foffano, e quello regionale Alberto Argentoni.

Particolarmente soddisfatti Foffano e Argentoni: “la scelta di Avis nazionale e di Fiods di svolgere questo importante corso di approfondimento e la riunione del comitato medico mondiale Fiods a Treviso e in Veneto ci riempie di soddisfazione. Questo soprattutto perché i dati confermano come, grazie ai nostri volontari ed ai dirigenti Avis che sono ogni giorno impegnati sul territorio, la situazione di qualità e quantità di sangue ed emoderivati è garantita per ogni singolo ammalato. Il tutto nonostante le non poche difficoltà che come associazione all’interno del Sistema sanitario ci ritroviamo ad affrontare ogni giorno”.

I relatori del convegno di sabato

Al convegno sono giunti operatori sanitari e dirigenti associativi impegnati nei centri trasfusionali e dirigenti avisini da ogni parte del nord Italia. Il corso ECM è stato organizzato in collaborazione con l’Avis regionale Lombardia.

Beppe Castellano


 

Sicurezza del sangue: il 21 e 22 ottobre convegno internazionale a Treviso

Dopo Malta e Marocco, è la Marca trevigiana ad ospitare un incontro internazionale sulla sicurezza del sangue.

La riunione dell'Esecutivo Fiods l'8 ottobre a Marrakech

Venerdì 21 ottobre, a Villa Braida di Mogliano, il Comitato medico della Fiods (Federazione internazionale organizzazioni donatori di sangue) si confronta con i rappresentanti dei Centri regionali sangue italiani, i  Direttori di dipartimenti e gli Esecutivi delle Avis regionali.

Un appuntamento di altissimo livello che vedrà quali relatori la dott.ssa Karin Magnussen (Danimarca) che presenterà i modelli organizzativi dei sistemi trasfusionali in Europa, il dott. Claudio Velati, presidente della Simti – Società Italiana di Medicina trasfusionale e immunoematologia che farà il punto sull’autosufficienza plasma in Europa e la dott.ssa Maria Lidia Recalde De Irala (Paraguay) che affronterà il tema dell’epidemiologia delle malattie trasmissibili con il sangue in Sud America, dove Avis nazionale e Veneto stanno portando avanti un progetto di cooperazione internazionale. Della Fiods fa parte anche il medico trevigiano Bernardino Spaliviero, consigliere di Avis nazionale.

Nel vivo del sistema trasfusionale italiano e della profonda fase di rinnovamento che sta vivendo, si entrerà invece nel corso dell’incontro “allargato” anche a tutti i dirigenti Avis che sabato 22 ottobre mattina (dalle ore 9) sarà ospitato alla sala convegni della Provincia di Treviso (a Sant’Artemio). Saranno illustrati i principali obiettivi del percorso di sviluppo del sistema trasfusionale nazionale, le normative in materia di raccolta e lavorazione del sangue e degli emocomponenti e il ruolo e i compiti delle associazioni dei donatori.

L’incontro, valido anche come Corso ECM e inserito nel programma di iniziative italiane per l’Anno Europeo del Volontariato, è promosso dall’Avis nazionale, dalle Avis regionali di Veneto e Lombardia e dall’Avis provinciale Treviso.

Tra i principali temi: l’emovigilanza per la sicurezza della donazione di sangue, le nuove sfide offerte dall’accreditamento e dal Plasma Master File e il ruolo fondamentale delle associazioni dei donatori volontari nell’intero sistema trasfusionale italiano.

Relatori saranno il presidente dell’Avis nazionale, dott. Vincenzo Saturni, il presidente della Simti, dott. Claudio Velati, e il dott. Antonio Breda, responsabile del Centro regionale sangue del Veneto.

Moderatore il presidente dell’Avis regionale Veneto, dott. Alberto Argentoni.

20 ottobre 2011 by Michela Rossato

 

 

West Nile Virus: i donatori delle province di Treviso e Venezia possono donare regolarmente. Nessuno stop alle donazioni!

In merito alla segnalazione di due casi (oggi tre) di West Nile Virus nella Marca, il presidente dell’Avis provinciale di Treviso Gino Foffano e il direttore del Dimt di Treviso dott. Giovanni Battista Gajo, precisano che la situazione è sotto controllo e che i donatori di sangue residenti in provincia POSSONO DONARE REGOLARMENTE.

Lo stesso dicasi per i donatori della provincia di VENEZIA. Un caso di WNV è stato infatti segnalato anche a Portogruaro.

Come sempre accade (ormai tutte le estati dal 2008, ndr) nelle province in cui si segnalano casi di questo tipo, scatta automaticamente (come da disposizioni del Crat della Regione Veneto e del Centro nazionale sangue) un test supplementare su tutte le sacche donate: la Nat-PCR.

“Tutti i donatori vengono sottoposti al test Nat-PCR che diventa un esame obbligatorio di validazione della sacca. Senza il test, la sacca non viene trasfusa. Il sangue donato è quindi super controllato e con esso il donatore”, si legge nel comunicato stampa congiunto Avis-Ulss 9 diffuso oggi.

L’invito a tutti i donatori, è quindi di non allarmarsi, mentre invitiamo tutti, (in particolare la stampa) a non creare inutili ansie nella popolazione:

L’invito ai donatori è di continuare a donare. Anzi, di recarsi ancora più numerosi in tutti i Centri trasfusionali della provincia di Treviso, perché in questo periodo di ripresa delle attività chirurgiche c’è una maggiore richiesta di sangue da parte degli ospedali. Un problema quello della necessità di sangue che, tra l’altro, si presenta in tutta la regione;

“I cittadini possono stare tranquilli ed i donatori possono donare regolarmente – sottolinea il dottor Giovanni Battista Gajo, direttore del Centro trasfusionale dell’Azienda Ulss 9 di Treviso e del Dipartimento trasfusionale provinciale -. Ci troviamo in una situazione per la quale esistono già tutti i protocolli per la sorveglianza sulle trasfusioni e per i test sui donatori, emanati dal Centro Nazionale sangue e dalla Regione Veneto tramite il Crat (Centro regionale attività trasfusionali). Sono protocolli che garantiscono la sicurezza”.

La circolare del Centro nazionale sangue, infatti, sottolinea che la sospensione (28 giorni) si applica solo per chi dona in un Centro trasfusionale dove non è applicata la NAT-PCR. Riguarda quindi esclusivamente gli eventuali donatori residenti in altra provincia o regione d’Italia che abbiano soggiornato nella Marca trevigiana (ma anche in provincia di Venezia) anche solo per una notte. E questo soltanto se nel Centro trasfusionale della zona di residenza non si effettui il test Nat-PCR perché zona non segnalata.

“Il provvedimento – lo ribadisce il presidente di Avis regionale Albero Argentoni – riguarda solo i donatori residenti fuori Veneto che si rechino a donare nei Centri trasfusionali di province dove la NAT-PCR non è ancora attiva. Questo quindi esclude dalla sospensione TUTTI i donatori della regione che donano regolarmente presso i CT ospedalieri o i Centri di raccolta Avis. E donare, addirittura, diventa così per il donatore una forma di personale medicina preventiva, visto la quasi maniacale sorveglianza cui è sottoposta oggi ogni sacca.”

“Il vero pericolo da evitare – conclude Argentoni – è invece proprio quello della mancanza di sangue che, in questo periodo, è particolarmente acuta in ogni parte del Veneto e a Venezia e Treviso in particolare. L’appello che facciamo, quindi, ad ognuno dei nostri 120mila associati è uno solo: andate a donare regolarmente e, se contattati dai nostri Uffici di chiamata, non mancate assolutamente. Vuol dire che del vostro sangue c’è estremo bisogno!”

 

Di seguito la descrizione scientifica della febbre da West Nile Virus (fonte: sito di Epicentro – Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità.

http://www.epicentro.iss.it/problemi/westNile/westNile.asp

 

La zanzara “culex-pipiens” (la normale zanzara nostrana) eventuale agente di trasmissione del WNV

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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Donazioni in calo, manca personale, estate a rischio

Il 6 luglio, a Mestre, si è tenuta la periodica riunione dell’Osst (Organismo di Supporto Scientifico e Tecnico), costituito dai dirigenti del Crat (Coordinamento regionale attività trasfusionali), dei Dimt (Dipartimenti interaziendali medicina trasfusionale) e delle Associazioni di donatori. È stata l’occasione per fare un bilancio sui primi 5 mesi 2011 per quanto concerne raccolta e consumi di sangue in Veneto.

Ebbene: i dati non sono per nulla confortanti e siamo lontani dagli obiettivi 2011. La raccolta di sangue è in calo complessivamente dello 0,9% ovvero di circa 1000 sacche, mentre i consumi sono aumentati dell’1,9%, specie a Mestre (+9%) e Padova . Il calo della raccolta, che non ha interessato i Dimt di Padova e Belluno dove persiste un incremento delle donazioni, è dovuto quasi esclusivamente all’andamento del mese di Aprile, caratterizzato dalle festività pasquali e nazionali.

L'assessore regionale Luca Coletto

Si tratta, comunque, del dato di raccolta mensile più basso negli ultimi 2 anni, ma Pasqua e 25 aprile ci sono tutti gli anni! Raccolta e consumi si sono praticamente pareggiati: in Veneto siamo andati sotto la soglia di sicurezza. Questo è un tipico esempio di quanto sarebbe importante una gestione più attiva e programmata della chiamata dei donatori. Quando saremo in grado di evitare queste situazioni?

Le prospettive per il periodo estivo sono poi piuttosto preoccupanti:  manca ancora il pronunciamento della Segreteria regionale della Sanità sull’autorizzazione all’utilizzo di risorse aggiuntive (tecnicamente: acquisto di prestazioni aggiuntive), in pratica il personale medico e paramedico addetto all’attività di raccolta. È un fatto preoccupante perché la richiesta è ormai di fine 2010, ma ormai siamo in periodo di ferie 2011 e sempre in grave carenza di personale effettivo. Non si tratta di mancanza di risorse, i Responsabili dei Dimt affermano infatti di aver già previsto la copertura di questa spesa nei loro budget. Se la risposta da parte della Regione tarderà ancora ad arrivare o, ancor peggio, sarà negativa si rischia di chiudere i centri di raccolta per carenza di personale. E questo proprio nei mesi estivi, i più critici. In qualche parte del Veneto (vedi in provincia di Venezia) già in qualche occasione i donatori presentatisi per donare sono stati rimandati a casa: mancava il personale.

La prossima settimana abbiamo chiesto e avremo un incontro con l’Assessore regionale alle politiche sanitarie Luca Coletto a cui chiederemo di sbloccare la situazione con estrema urgenza. Mentre giovedì 21 l’intero Osst è convocato dal Segretario generale della Sanità, Domenico Mantoan.

Domenico Mantoan, responsabile Segreteria regionale Sanità

 

È stata intanto pubblicata sul Bur, la delibera di Giunta Regionale che  ha aggiornata  la quota di rimborso associativo in base al tasso di inflazione programmato (mentre quello effettivo è di gran lunga maggiore). Si tratta di un minimo aumento, ma è molto utile per la nostra attività associativa. Purtroppo questi rimborsi non vengono erogati mai in maniera tempestiva in molte province del Veneto.

Questo mette in grave difficoltà l’Associazione che si trova ad attendere i fondi anche 8 – 12 mesi (succede a Venezia, Padova, Rovigo). Il volontariato dovrebbe essere considerato un creditore privilegiato, vista l’incessante attività svolta a favore di tutti,  invece è messo in coda come qualsiasi altro fornitore. E non si tratta sicuramente di cifre ingenti! Forse è un segno dell’attenzione e della considerazione verso i donatori. Forse siamo davvero considerati un “fastidio necessario”.

Termino con il tradizionale, ma oggi più che mai non rituale,  invito a tutti i donatori di sangue del Veneto perché vadano a donare prima di andare in ferie. Perché gli ammalati che ne hanno bisogno non vanno in ferie. Ci sentiremo tutti più “leggeri”  nella certezza di aver fatto, noi, la cosa giusta.

Alberto Argentoni, presidente Avis regionale Veneto

14 luglio 2011

 

 

A che gioco giochiamo? Quest’estate si rischia grosso!

Nuvoloni sopra la testa: incomincia la tempesta?

Amaramente tutto come previsto: chiudono le sale prelievo per mancanza di personale. E questo avviene anche senza nemmeno avvertire Avis e i donatori che ignari, fiduciosi e generosi,  si presentano per donare il proprio sangue agli ammalati. Questo capita in Veneto, nello specifico in provincia di Venezia. In altra sede  un temporale fa saltare la linea elettrica; ma il gruppo di continuità elettrica, presente a garantire la sicurezza sanitaria delle apparecchiature elettromedicali  e che dovrebbe automaticamente attivarsi non parte (nei corridoi si dice che la manutenzione periodica non viene eseguita);  il manutentore che dovrebbe essere reperibile non viene rintracciato: di conseguenza ben 55 donatori che si erano presentati per donare vengono mandati a casa. Questo capita in Veneto, nello specifico in provincia di Treviso. Intanto in un’altra provincia ancora si incominciano a spostare gli interventi di elezione, per riservare le scorte limitate di sangue presenti in emoteca agli interventi urgenti. Si mastica amaro….

È arrivata l’estate. Qualcuno gioca con il fuoco.

Alla fine del 2010 come previsto dalle leggi regionali abbiamo condiviso con l’Assessore regionale, con gli Uffici regionali preposti, con il CRAT, la programmazione 2011, cioè quanto sangue, quante donazioni, per ogni mese, per ogni sede trasfusionale. È un accordo fra galantuomini, ognuno per la sua parte: Volontariato del Sangue-Regione; noi ci impegniamo a far affluire i donatori, loro si impegnano a garantire l’agibilità delle strutture trasfusionali . È un impegno preso dopo attenta valutazione delle esigenze degli ammalati in Veneto e degli accordi convenzionali con aree carenti del nostro Paese, in particolare Lazio, Sardegna, Sicilia.

Le aziende sanitarie sono enti strumentali della Regione, vale a dire che i Direttori Generali sono nominati e rispondono direttamente al Presidente della Giunta Regionale e all’Assessore alla Sanità. Non è questione di nomi e cognomi; non è per quel che ci riguarda una questione politica, ma “istituzionale”. Il Volontariato è di tutti e per tutti; non fa dispetti, anzi; collabora sinceramente e al meglio delle proprie possibilità: ha però bisogno di confrontarsi con lealtà con i rappresentanti delle istituzioni.

È fallito il Quarto Piano Sangue e Plasma?

Noi non abbiamo partecipato all’illusione che stavamo uscendo dalla crisi; abbiamo fatto e facciamo del nostro meglio per partecipare alla costruzione della “sostenibilità economica” del Sistema trasfusionale veneto.  Per questo abbiamo condiviso l’impostazione dell’accentramento della lavorazione del sangue, con la costruzione dei Dipartimenti trasfusionali interaziendali provinciali, mantenendo la raccolta del sangue la più periferica e territoriale possibile. Da un lato garantire al donatore di sangue un agevole accesso alle sale prelievo per le donazioni, dall’altro concentrare quello che avviene “dopo” al sangue donato: lì devono essere cercate le sinergie, le economie di scala, l’ottimizzazione del processo produttivo .

Ma non siamo noi a governare il Veneto, sono gli uomini delle istituzioni. Fallire l’accentramento produttivo non può condurre a privare le sale prelievo del personale necessario; l’effetto negativo sulle donazioni è significativo, il messaggio che passa fra i donatori genera delusione e dirada le donazioni, l’opposto di cui abbiamo bisogno, noi e soprattutto gli ammalati. E pare già di sentirli gli arroganti saccenti senza personali problemi di salute, con la pancia piena dentro gli uffici climatizzati: ”ma non siete volontari? E allora dovreste adattarvi senza problemi…”. Viene spontanea sulle labbra la domanda “ ma a che gioco giochiamo?”. Ma non è affatto un gioco…

Che fare? Pensiamo agli ammalati…

Prima di tutto pensiamo agli ammalati: andiamo a donare, pretendendo la puntuale agibilità delle sale prelievo. Avis sta attivando tutti i canali diretti ed informali per giungere ad un confronto proficuo con chi a ogni livello ha responsabilità dirette nella gestione del Sistema trasfusionale. Anche se è estate la dirigenza associativa non chiude per ferie, alternandosi i dirigenti nei colloqui e nei confronti, con rinnovato impegno e sacrificio personale e soprattutto familiare. È però evidente uno sfilacciamento delle situazioni locali in diverse province. Alla ripresa autunnale sarà necessario un franco chiarimento.

Bernardino Spaliviero

 

Situazione trasfusionale Veneto: bonaccia prima dell’uragano?

Come scrive il presidente regionale Alberto Argentoni nell’Editoriale, tutto finora va bene in Veneto. E ne possiamo essere orgogliosi. Ma è calma (molto apparente) o bonaccia prima della tempesta? Vediamo la situazione. Nell’ultimo numero avevamo scritto che, dall’analisi dei dati SIRT (la rete informatica del Sistema Trasfusionale veneto), a conclusione del 2010 si evidenziava un soddisfacente recupero di tranquillità nel dinamico equilibrio fra le donazioni di sangue dei donatori e le trasfusioni agli ammalati, che tanto allarme aveva generato nel 2009 per l’imprevisto, inedito e vistoso incremento delle necessità di sangue. Anche il plasma conferito alla Kedrion per ottenere i plasmaderivati è aumentato nel 2010 del +3,4%. Tutto bene dunque? Non è facile spiegarlo, ma ci attendono tempi difficili e complicati. L’avvio del 2011 è stato negativo, come evidente dalle tabelle del 1° trimestre, anche per la ricomparsa dell’epidemia influenzale che ci aveva risparmiato l’anno scorso e che ovviamente ha coinvolto pure i donatori; con il passare dei mesi abbiamo recuperato l’equilibrio, ma più per un contenimento dei consumi. La novità non è quindi il rallentamento dell’incremento delle donazioni, previsto per vari motivi  già più volte spiegati, ma il rallentamento della dinamica dei consumi; anche il dato del plasma conferito alla Kedrion, nei primi cinque mesi, vedono l’incremento del plasma conferito “solo” dello 0,7%. Ci si domanda se questo è conseguente a riduzione dell’attività sanitaria negli ospedali veneti, ad esempio nei trapianti d’organo, o se è conseguenza positiva di minori esigenze per incidenti stradali o sul lavoro, o per complicanze chirurgiche; il sistema informatico non è ancora in grado di farci capire.


 

 

 

 

 

 

La preoccupazione per l’estate Continua a leggere

Anche cani e gatti sono solidali. E se donano loro…

Fido e Micio donatori. Non è il titolo di un cartone animato, ma l’iniziativa che sta prendendo sempre più piede in Italia. In un Paese che conta nelle proprie case qualcosa come 6 milioni e 500mila cani e 8 milioni di gatti, infatti, stanno nascendo i primi Centri trasfusionali per animali. Il più grande in assoluto è quello della Lombardia, inaugurato il 5 ottobre scorso a Milano (con tanto di taglio del nastro da parte del sindaco, Letizia Moratti), presso la Facoltà di Medicina veterinaria dell’Università degli Studi. Si tratta di un vero e proprio Centro emotrasfusionale per cani e gatti, che nella struttura e nell’organizzazione ricalca esattamente i “nostri” Centri di raccolta sangue Avis. Con, ovviamente, diverse sembianze dei donatori. Che se non saranno proprio “volontari” sono comunque sani, controllati, tracciati e affidabili. In pratica… periodici! Rigide, anche per loro, le linee guida prescritte dal Ministero della Salute: i donatori devono aver

Fido e Micio

un’età tra i 2 e gli 8 anni, pesare più di 25 chili se sono cani e almeno 5 chili se sono gatti, essere regolarmente vaccinati (tassativo per i cani per cimurro, epatite, parvovirosi, leptospirosi e rabbia), essere periodicamente visitati dal veterinario, non essere in trattamento con farmaci (ad eccezione della profilassi per pulci, zecche e filaria), non aver mai ricevuto sangue ed essere correttamente iscritti all’anagrafe canina (per i cani, con tatuaggio leggibile o microchip). Ultimo, non trascurabile “passaggio”, è che il gatto, ma soprattutto il cane potenziale donatore, abbiano un buon temperamento, un carattere docile, indispensabili per sottoporsi al prelievo. “Se possiede tutte queste caratteristiche, cane o gatto che sia, viene sottoposto agli esami di idoneità alla donazione – spiegano al Centro milanese – che consistono in una visita medica, esami per escludere la leishmaniosi nel cane e l’Hiv nel gatto, la misurazione della pressione e il controllo del cuore, anche con elettrocardiogramma”. Niente da ribattere: è praticamente lo stesso iter che noi tutti seguiamo in Avis! Ma con i comportamenti a rischio, come la mettiamo? Niente paura… A Milano hanno pensato davvero a tutto. Perché se il cane e il gatto non potranno “raccontare” le loro scappatelle al medico né compilare alcun questionario, non potranno sfuggire l’occhio vigile del padrone. Solo chi vive in ambienti chiusi, infatti, è ammesso alla donazione. E ti pareva? Incastrati anche là! Niente donazione, quindi, per i pur robusti e mansueti cani di cui raccontiamo nelle pagine seguenti. Certamente tranquilli, invece, si puo’ stare sull’abuso di droghe e alcolici. Una volta verificata l’idoneità l’animale, a questo punto super controllato, viene iscritto in un elenco di “volontari” e potrà essere chiamato a donare tre, quattro volte all’anno. Grazie al Centro trasfusionale lombardo, sogno cullato da tempo e diventato realtà grazie al generoso aiuto economico di una signora milanese, i veterinari potranno contare quindi su una vera e propria banca di sangue ed emocomponenti. “Potranno così curare e salvare la vita a cani e gatti malati, sottoposti ad interventi chirurgici o a terapie contro i tumori – continuano al Centro – grazie all’utilizzo di sangue controllato, sicuro e compatibile nel gruppo sanguigno e non ricevuto da animali-donatori improvvisati, come accade di solito”. E se non sarà gratuito l’utilizzo del sangue donato da parte dei proprietari degli animali malati, lo saranno invece sia il chek-up che il “ristoro” per i cani donatori, che potranno riprendersi con crocchette e cibo offerto da alcuni sponsor. Un centro simile (ma solo per cani) era stato aperto in precedenza anche a Sasso Marconi, in provincia di Bologna, dal dottor Renato Magliulo un donatore di sangue. Si chiama Centro trasfusionale veterinario ed è una banca del plasma per cani. Qui si considera persino l’aspetto psicologico del cane, prima di decidere per la donazione. I maschi donano ogni tre mesi, le femmine due volte l’anno, hanno un tesserino con foto e premi-fedeltà: una medaglietta alla decima donazione e una coccarda alla ventesima. Due nuove “sezioni”, insomma, che potrebbero ben essere gemellate con l’Avis di Felino (Parma) e quella di Canino (Viterbo).                          

Michela Rossato

Grazie all’impegno di voi tutti, centrato l’obiettivo 2010

I dati preliminari a consuntivo del 2010 ci dicono che è andata bene, consentendoci un buon recupero sul difficile 2009. Siamo stati in parte fortunati, perché la temuta pandemia di influenza di inizio 2010 alla fine non c’è stata, ma nel complesso è legittimo dirci che siamo stati bravi. Abbiamo ottenuto un significativo +3,3% delle donazioni di sangue, superando anche l’obiettivo programmato del +3%. Tutti, in ogni parte del Veneto, hanno aumentato le donazioni, con impegno davvero grande di ogni struttura  Avis, dalla più piccola Comunale, alla più strutturata Provinciale.

Anche le strutture trasfusionali hanno profuso un impegno  non indifferente, consentendo ai donatori, senza aumenti di personale, di incrementare  le donazioni. Insomma il Sistema Trasfusionale veneto ha riassorbito l’impatto del vistoso incremento dei consumi che si era verificato, inaspettato, nel 2009, con un aumento delle trasfusioni agli ammalati del 6,3%, quasi 14.000 sacche in più. In effetti all’allarme generale lanciato in Veneto all’inizio del 2010 ha fatto seguito oltre al buon recupero delle donazioni anche un rallentamento dell’incremento dei consumi, aumentati nel 2010 “solo” dello 0,4%, “appena” 844 sacche.

Recuperato il margine operativo


Per garantire la tranquillità trasfusionale bisogna che nelle emoteche dei nostri ospedali ci siano sempre delle scorte sufficienti, che vanno continuamente avvicendate perché dopo 40 giorni le sacche di emazie scadono. L’insieme delle scorte rappresenta il margine operativo importante in situazioni di emergenza imprevedibili. Dall’esperienza degli ultimi 15 anni possiamo ritenere che nel Veneto questo margine operativo si aggira intorno alle 10.000 unità di sacche all’anno. Nel 2009 eravamo scesi sotto le 9.000, ma nel 2010 siamo ritornati sopra le 17.000, recuperando quindi una sostanziale stabilità. Queste scorte non vengono mai perdute perché il Veneto attraverso meccanismi convenzionali supporta aree carenti del nostro Paese. Le cessioni extraVeneto, il nostro contributo all’autosufficienza nazionale, che si era necessariamente ridotto nel 2009, è incrementato nel 2010 arrivando a 14.238 sacche.  Una bella, buona e legittima soddisfazione.

Il 2011: obiettivo +2%

Non abbassare la guardia. E’ previsto un ulteriore incremento dei consumi e quindi è stato programmato un +2% delle donazioni. L’anno 2011 è iniziato male, con l’epidemia influenzale che porta con sé un incremento delle trasfusioni agli ammalati in situazioni critiche e un cale delle donazioni perché anche i donatori se la pigliano (l’influenza). Il combinato dell’invecchiamento della popolazione e del miglioramento progressivo della qualità sanitaria con interventi chirurgici e terapie mediche innovative, ma con necessario supporto trasfusionale, porta ad un necessario e progressivo incremento delle donazioni di sangue per il quale è necessario attrezzarsi.

Migliorare l’indice donazionale

Senza ridurre l’impegno a trovare nuovi donatori, soprattutto fra i nostri giovani, è però necessario ottenere una maggiore frequenza delle donazioni da parte di chi è già donatore. In questo è ampiamente dimostrata l’utilità degli Uffici di chiamata, gestiti direttamente dai volontari Avis, con colloqui telefonici diretti con i donatori. Essi sono presenti già su buona parte del territorio veneto, ma vanno generalizzati. La rete degli Uffici di chiamata deve coprire tutto il nostro territorio, è un investimento sulle persone e sulla qualità del rapporto diretto con il singolo donatore di sangue che ovunque viene realizzato dà buoni frutti.

 

 

 

Introdurre al dono i nuovi cittadini

È la sfida più importante soprattutto in prospettiva. La persone che risiedono ormai stabilmente in Veneto, provenendo da molti paesi di ogni parte del mondo soprattutto negli ultimi 10 anni, hanno ormai superato la soglia del 10% della popolazione veneta. Sono persone che concorrono a pieno titolo alla costruzione del benessere diffuso presente nella nostra regione, nonostante la crisi economica che ci preoccupa tutti, con riguardo particolare al futuro delle nuove generazioni. Queste persone sono mediamente più sane della nostra gente, altrimenti non avrebbero avuto la forza ed il coraggio per migrare dal loro paese d’origine, ma anche loro si ammalano e hanno bisogno di trasfusioni. Inoltre esistono problemi talora complessi ematologici che riguardano i gruppi e sottogruppi sanguigni, con incompatibilità e necessità di trovare donatori fra i loro connazionali. Inoltre rappresentano una ineludibile compensazione alla riduzione demografica sempre più rilevante delle nostre nuove generazioni, conseguente alla caduta della natalità. In molte parti d’Italia e del Veneto in particolare, si stanno realizzando incontri, convegni e iniziative mirate all’ingresso di questi nuovi cittadini nella donazione del sangue secondo i principi etici della nostra associazione: dono anonimo, volontario, non remunerato, consapevole, responsabile, periodico ed associato. Gli inizi appaiono promettenti nello spirito dell’integrazione completa e solidale, anche con assunzione di responsabilità sociale nel nostro Paese. Un campo vasto e nuovo che tutti insieme dobbiamo e vogliamo arare.

Bernardino Spaliviero

 


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