A Verona sede Avis “a porte aperte” per la Giornata del donatore

Sede Avis aperta per la “Giornata mondiale del donatore”. L’idea è dell’Avis comunale di Verona.

“Dal 14 giugno del 2004 viene festeggiata la Giornata mondiale del donatore di sangue, proclamata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in onore della nascita, nel 1868, del biologo viennese Karl Landsteiner.

Nel 1901 egli scoprì 3 dei 4 gruppi sanguigni A, B, O e nel 1940, assieme all’immunologo A.Wiener, il fattore Rhesus, dividendolo in RH positivo (i possessori di questo fattore, circa l’85%) e RH negativo (il restante 15% circa di non possessori), elementi indispensabili nella compatibilità tra individui nelle trasfusioni di sangue.
A Landsteiner venne conferito nel 1930 il Nobel per la Medicina ed è grazie a Lui e ai suoi colleghi professionisti che da inizio Novecento si possono salvare milioni di vite e fare sempre maggiori avanzamenti nella medicina, nelle terapie e nella chirurgia. Ad oggi la necessità di sangue è un problema quotidiano. Il suo fabbisogno non si verifica solamente in presenza di condizioni o eventi eccezionali quali terremoti, disastri o incidenti, ma anche per interventi chirurgici, nella cura di malattie gravi quali tumori e leucemie e per trapianti di organi e tessuti. Il sangue costituisce per molti ammalati un fattore unico e insostituibile di sopravvivenza, non è riproducibile in laboratorio e dipende esclusivamente dalla donazione.

Un gesto gratuito, anonimo, periodico, responsabile e volontario da parte di persone maggiorenni, in buono stato di salute, di peso superiore ai 50 kg.

La giornata del 14 giugno, noi come Avis comunale di Verona, la festeggeremo nella sede di Via Ponte Aleardi 1, dalle ore 8.30 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 19.30 con open bar (aperitivo ore 12.30 e 18.30), gadget e volantini.

Sono invitati tutti i nostri donatori e i cittadini interessati a conoscere la donazione e il servizio che da 70 anni Avis offre a Verona”.

Giacomo Bonadiman, Silvia Refrontolotto e Ilenia Rossini

“In calo donatori e donazioni. Avis Veneto e Assessorato Sanità invitano a donare

Un grazie immenso a chi già dona, un invito a diventare donatore a chi non lo è! Perché senza sangue la sanità si ferma! 

Avis regionale Veneto e Assessorato regionale alla Sanità lanciano insieme l’invito al dono dei cittadini al dono, in occasione della Giornata mondiale del donatore, che si celebra il  14 giugno.

“Donatori e donazioni non bastano! Non crescono abbastanza le donazioni di sangue, i nuovi iscritti e i soci totali – spiega il presidente dell’Avis regionale Veneto, Giorgio Brunello, in vista della “Giornata mondiale del donatore” che si celebra il 14 giugno.

Una giornata che rischia di diventare “amara” per la nostra realtà veneta, specie con l’arrivo dell’estate, da sempre il periodo più critico per il settore trasfusionale,

Non è andata affatto meglio per le donazioni di plasma, passate da 30.823 del 2016 a 27.920 del 2017, con un -9.42%.

“Siamo di fronte a una tendenza nazionale – dice l’Assessore alla Sanità della Regione, Luca Colettoche va invertita con nuove azioni di sensibilizzazione. Pur in un momento di difficoltà, i veneti spiccano comunque per la loro generosità, tanto che l’autosufficienza regionale in sangue ed emocomponenti è stata confermata sia nel 2017 che nei primi mesi del 2018, rispondendo quindi alla domanda per le numerose e complesse attività sanitarie svolte in Veneto. Anche se, va sottolineato, calano seppur di poco, le trasfusioni di emazie grazie ad una più puntuale verifica dell’appropriatezza terapeutica ed all’implemetazione del Programma Patient Blood Manegement, attraverso il quale viene adottata una strategia a livello di Azienda sanitaria per ridurre i fattori di rischio trasfusionale ancor prima dell’eventuale trasfusione a seguito per esempio di un intervento chirurgico programmato”.

Quest’anno, al 30 aprile 2018, si è assistito ad una leggera ripresa: 58.250 donazioni di sangue intero rispetto alle 57.848 dei primi quattro mesi del 2017, con un più 0.69%.

La situazione è però diversa nelle varie province: Vicenza è in lieve calo, mentre Venezia è in ripresa, come Padova e Verona. Per Rovigo e Treviso la situazione non è cambiata e si conferma il decremento.

E questo proprio quando si assiste all’aumento delle donazioni di organi (anche grazie alla possibilità di esprimere la propria volontà a donare dopo la morte al rinnovo della carta d’identità) e di trapianti, che stanno facendo balzare il Veneto in cima alla classifica nazionale.

Una situazione preoccupante, perché senza sangue entra in crisi l’intera sanità veneta, e con essa il delicato settore dei trapianti stessi.

Una preoccupazione che diventa ancora più alta, perché stanno calando i donatori – spiega Brunello – dal momento che i nostri soci invecchiano e i giovani donano poco. I nuovi iscritti, nel 2017, erano già un migliaio in meno rispetto all’anno precedente: 9.737 contro i 10.927.

Tendenza che deve essere invertita. Le Avis, dalla regionale alle comunali, passando per le provinciali, ce la stanno mettendo tutta, anche con una presenza sempre più forte nelle scuole oltre con una miriade di iniziative diverse. Rinnovato anche il sito www.avisveneto.it e i social, per fornire più informazioni possibili su come diventare donatori.

Ad oggi, in Veneto, sono iscritti all’Avis regionale oltre 136mila soci-donatori.

“Non bastano –ribatte Brunello – donare il sangue è un gesto semplice, ma fondamentale. Un gesto generosa salva vita, che non ha alcun paragone. Nella giornata dedicata al donatore, Avis rivolge un grazie immenso a chi già lo compie e un invito forte a pensarci per chi non lo ha ancora fatto”.

 

 

Obbligo origine materia prima per latte, pasta, riso e pomodori. Ma la “materia prima” plasma, è meno importante?

Riportiamo da un comunicato stampa del MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) giunto oggi in redazione:

“Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stato firmato oggi dal Presidente del consiglio Paolo Gentiloni, in qualità di Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, e dal Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda il decreto con il quale si assicura l’applicabilità fino al 31 marzo 2020 dei decreti ministeriali che hanno introdotto l’obbligo di indicazione dell’origine della materia prima sull’etichetta del latte, della pasta, del riso e del pomodoro.

Si tratta di un provvedimento resosi necessario per evitare vuoti di disciplina e incertezze interpretative, in attesa della applicazione del regolamento di esecuzione in materia adottato dalla Commissione europea, prevista per il 1 aprile 2020, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione. Gli ulteriori mesi di sperimentazione di queste misure consentiranno di garantire trasparenza verso i consumatori e valorizzazione dei prodotti italiani”. 

Una misura sacrosanta per garantire la provenienza dei prodotti made in Italy e la loro genuinità e sicurezza alimentare. È indubbio che nel nostro Paese, da sud a nord, la cultura del cibo “sano” è millenaria. Ed è tanto l’impegno che ci mettono i nostri agricoltori nel garantire prodotti scevri da OGM e in linea con le rigide leggi italiane in materia di alimentazione.

Altrettanto impegno, se non addirittura di più, ci mettono donatori di sangue e plasma, associazioni e medici trasfusionisti per adeguarsi ogni giorno alle sacrosante norme in merito alla sicurezza del sangue e del plasma, “materia prima” quest’ultimo per la produzione di farmaci salvavita. Più volte è stato chiesto dalle associazioni di donatori (Avis in testa) e in più in occasioni pubbliche che “anche” sui plasmaderivati del Naip (Nuovo accordo interregionale plasma), con capofila la Regione Veneto, venisse apposto il pittogramma indicato dal Ministero della Salute.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale ormai due anni fa, il pittogramma certifica che il plasma usato per la produzione di plasmaderivati in c/lavorazione è “donato” da donatori volontari, non retribuiti, periodici e… italiani. E non fa parte, quindi, del fiume di plasma prodotto nel mondo da donatori retribuiti. Fatto sta che, mentre per uova, pasta, riso, e pomodori (importantissimi alimenti alla base della dieta mediterranea) si tratta di un OBBLIGO, per i plasmaderivati si tratta di una semplice “facoltà”  demandata alle Case farmaceutiche.

Finora, in Italia, l’unica regione che ha “semplicemente” chiesto e “semplicemente” ottenuto dall’azienda di plasmaderivazione di apporre il pittogramma è la Toscana. Lo stesso Accordo interregionale con capofila la stessa Toscana, e l’altro con capofila l’Emilia Romagna, hanno introdotto nel capitolato di gare in corso per la plasmaderivazione l’obbligo del pittogramma.

Il NAIP-Capofila Veneto, pur essendo stato molto efficiente e veloce nell’esperire e assegnare la gara di plasmaderivazione che permette, perfino, di inviare in tutta l’UE e teoricamente anche “valorizzare” i prodotti eccedenti non l’ha previsto. E tantomeno non ci risulta sia mai stata fatta una richiesta posteriore all’assegnazione della gara. Il latte delle Prealpi bellunesi, il riso vialone nano veronese DOP, il Riso del Delta del Po o i Bigoli, per esempio, avranno diritto a fregiarsi dell’indicazione di origine in Europa. Il plasma dei donatori veneti e delle altre regioni aderenti al NAIP per produrre farmaci salvavita, no… Che strano che è il mondo!

Beppe Castellano 

 

Pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato: Behring può lavorare plasma del Veneto e di altre 8 regioni del NAIP

La multinazionale australiana Behring CLS può lavorare e trasformare il plasma dei donatori del Veneto (ma anche di Valle D’Aosta, Friuli, Trentino, Alto Adige, Liguria, Umbria, Abruzzo e Basilicata) nei suoi stabilimenti di Berna, con stoccaggio e “logistica” in una collegata in Germania. La parola fine ad una vicenda che si trascina da ormai da più di due anni è stata messa (sembra) dalla sentenza dal Consiglio di Stato (secondo livello della Magistratura amministrativa) del 16 gennaio, pubblicata il 28 febbraio.

La sentenza del Consiglio di Stato in pratica ribalta la sentenza di primo grado del TAR del Veneto (23 agosto 2017) in cui si dava ragione a una delle aziende “concorrenti”, la Kedrion Spa di Lucca. Il Tar Veneto annullava l’assegnazione della gara di appalto per la lavorazione del plasma vinta dalla CLS Behring che già dal 1° maggio 2017 aveva però iniziato a ritirare il plasma dai Centri trasfusionali del Veneto e delle altre 8 fra regioni e province autonome. In totale (dati Centro nazionale sangue) i chilogrammi raccolti e inviati alla trasformazione da parte del NAIP nel 2017 sono esattamente 194.993.

Ma vale la pena di ripercorrere tutta la vicenda fin dall’inizio.

  • 2012 – Il Decreto ministero Salute del 12 aprile – adeguandosi alla normativa europea – dispone che il c/lavorazione del plasma Italiano possa e debba essere “aperto” anche ad aziende estere, in base alla legge 219/2005. Dalla metà degli anni ’80, infatti, una sola azienda – l’italiana Farma Biagini, poi Kedrion – poteva lavorare il plasma nazionale in un regime di sostanziale monopolio. La prima esperienza di c/lavorazione era partita proprio dal Veneto, sull’onda delle infezioni HIV “importate” con plasmaderivati commerciali esteri.
  • 2014 – Il 5 dicembre il Ministero della Salute individua i “Centri e Aziende di frazionamento e produzione di emoderivati autorizzati alla stipula delle convenzioni con le regioni e le Province autonome per la lavorazione del plasma raccolto sul territorio nazionale”. Vengono autorizzate cinque aziende multinazionali: Kedrion (sede centrale Italia), Behring (Australia), Grifols Italia (Spagna), Octapharma Italy (Svizzera) Baxter Manifactoring, oggi Baxter-Baxalta assorbita da Shire.
  • 2015 – È l’anno in cui si “aggregano” le Regioni in quattro Accordi Interregionali. Vedremo in coda all’articolo a che punto sono gli altri. L’ex AIP con capofila Veneto (che comprendeva oltre alle attuali anche le due grandi regioni di Toscana ed Emilia Romagna) si trasforma in NAIP a settembre. A Novembre 2015 il Veneto (Regione e CRAT) capofila, a tempo di record, indice la gara di aggiudicazione. Vi partecipano tre aziende: Behring. Kedrion, Grifols.
  • 2016 – Il 25 marzo, sempre a tempo di record, l’appalto per lavorare il plasma del NAIP viene assegnato al “miglior offerente”: la Behring. E qui si aprono le cateratte delle polemiche. Da più parti, anche interne alle associazioni di donatori, viene criticata la velocità eccessiva di pubblicazione ed assegnazione, anche sulla base dei parametri di punteggio in base a “qualità (10%) ed economicità (90%)” contenuti nel capitolato e che sarebbero stati del tutto stravolti dal successivo Nuovo Codice degli Appalti pubblici emanato proprio a primavera 2016. Inutile dire che le due aziende escluse ricorrono immediatamente al TAR del Veneto. Sei sono i ricorsi e controricorsi incrociati. Anche la Behring ricorre contro la Kedrion. quest’ultima, in particolare, punta sul fatto che la Behring ha uno dei suoi stabilimenti, in cui dovrebbe transitare il plasma italiano, in Germania. Qui è ammessa la donazione a pagamento e la legge italiana esclude stabilimenti in nazioni (anche UE) in cui è ammessa donazione a scopo di lucro.
  • 2017 – Il 23 agosto il TAR del Veneto sentenzia come: “la CLS Behring avrebbe dovuto essere esclusa dalla procedura di affidamento (…) pertanto l’aggiudicazione disposta a favore della CLS Behring deve essere annullata”. Ne abbiamo riferito sia sul sito, sia sulla “carta stampata“. Parte immediatamente il ricorso della Behring, della Regione Veneto e della “Azienda Zero” al Consiglio di Stato che in Veneto, con legge regionale 2016, si occupa di tutte le questioni inerenti la sanità.
  • 2018 – Il 16 gennaio si riunisce la terza sezione del CdS (giudici Lipari, Spiezia, Noccelli, Santoleri, Calderoni). Il 28 febbraio la ponderosa sentenza, 52 pagine in cui viene ripercorsa tutta la vicenda giuridico-legislativa, viene pubblicata col n. 01257/2018REG.PROV.COLL. In sostanza la sentenza accoglie in toto gli appelli di Behring, Regione Veneto e Azienda Zero azzerando quanto deciso dal TAR del Veneto. Dal CRAT del Veneto, per bocca del suo direttore Dott. Antonio Breda, un “no comment” motivato dal fatto che non aveva commentato neppure la sentenza del TAR.

La situazione degli altri Accordi Interregionali italiani

RIPP Capofila Emilia Romagna con Calabria, Puglia e Sicilia (206.067 kg di plasma prodotti nel 2017). Ha concluso a fine 2017 l’assegnazione della gara (30% prezzo e 70% qualità) a un raggruppamento temporaneo di imprese (Kedrion-Italia e Grifols-Spagna). Anche in questo caso sono partiti subito i ricorsi delle aziende escluse, CLS Behring e Baxter-Baxalta, a TAR e Garante della Concorrenza. Per ora sembra bloccata anche questa.

PLA.NET Capofila è la Toscana con Lazio, Campania, Marche e Molise (181.135 kg di plasma nel 2017).  Il bando è stato pubblicato e si è chiuso. Le buste con le offerte sono state aperte il 31 gennaio. Tre le ditte che hanno partecipato: Kedrion, Grifols, Baxter. A breve dovrebbe giungere a conclusione. Anche qui ricorsi e controricorsi permettendo. “Nell’iter abbiamo coinvolto nel collegio tecnico  – ha detto Simona Carli del Centro regionale sangue Toscana – tutti gli attori del sistema, Associazioni in testa. È fondamentale arrivare alla fine di tutte le gare. Con i ricorsi incrociati sulle prime gare espletate stiamo pagando solo le vacanze agli avvocati, paralizzando il sistema nazionale”.

ACCORDO – Capofila è la Lombardia, “associata” con Piemonte e Sardegna (245.126 kg di plasma raccolti nel 2017). L’Accordo sembra essere ancora al palo. Sulla situazione, come ha amaramente denunciato al convegno di Verona del 20 gennaio scorso Giampietro Briola a nome di Avis Lombardia, non c’era alcuna notizia né tantomento la Regione ha mai interpellato le associazioni di donatori. Era assente allo stesso convegno il responsabile del Centro regionale sangue della Lombardia, Davide Rossi.

Ma perché tanto interesse da parte delle multinazionali del plasma per il dono dei volontari italiani? La risposta nell’inchiesta, già pubblicata nel numero a stampa di dicembre, che vi proponiamo qui online. (B.C.)

Il plasma sempre più risorsa strategica mondiale come acqua, energia e metalli rari. La sfida etica del “Sistema Italia”.

Solo chi avrà sufficiente disponibilità di “oro giallo”, nel prossimo decennio, sarà al sicuro dai “ricatti” del mercato internazionale, dalle sue oscillazioni di prezzo e da eventuali penurie di prodotti. Con ricadute, non solo economiche, che potrebbero essere tragiche per i propri cittadini.     

Solo gli Stati che avranno conservato la “proprietà” e il controllo di materia prima e prodotti derivati potranno assicurare a tutti i propri cittadini – e non solo, come vedremo – il diritto inalienabile alla Salute.

È chiaro, a questo punto, che non stiamo certamente parlando di “oro vero”, né tantomeno di catename, gioielli o “antiche” medaglie d’oro avisine, bensì di plasma e plasmaderivati.

Il plasma è ormai universalmente considerato una “materia prima strategica” al pari di acqua potabile, fonti energetiche e metalli rari. Altro che “donazione di serie B”, come qualcuno considera ancora la donazione di plasma!

E l’Italia? Come è messa? Ebbene, da questo punto di vista il nostro Paese è ormai forse fra i  migliori al mondo. Sotto il profilo della quantità e della qualità. Con il Piano quinquennale del Centro nazionale sangue dovremmo sfiorare nel 2020 l’autosufficienza anche per immunoglobuline e albumina (vedi tabella)

Finora questo è stato possibile, grazie anche a tutti voi donatori volontari, ai vostri dirigenti, alle vostre Associazioni e a quei 90 anni di “utopia” partiti dal dottor Vittorio Formentano nel 1927.

Siamo partiti dal Veneto, esattamente dal Seminario Internazionale che la Fiods (Federazione internazionale organizzazioni donatori di sangue) ha voluto organizzare a Castelbrando di Cison di Valmarino (TV) il  27 e 28 ottobre scorso, per dipanare questo servizio-inchiesta.

Ideale conclusione, sempre in Veneto, è stato il Seminario IL MODELLO ITALIANO DELLA DONAZIONE DI SANGUE, AUTOSUFFICIENZA ED ETICA. Il CONTO LAVORAZIONE DEL PLASMA IN ITALIA ALLA LUCE DEI NUOVI ACCORDI INTERREGIONALI PLASMA che si è svolto sabato 20 gennaio presso la Sala della Gran Guardia a Verona. A organizzarlo è l’Avis regionale Veneto.

Ma torniamo all’interessante incontro Fiods di ottobre. Dopo i saluti del presidente Fiods Gianfranco Massaro, il convegno è stato aperto da una lezione magistrale del dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue.

Particolarmente interessante la mole di dati a livello mondiale che  sono stati illustrati da Liumbruno e dagli altri esperti internazionali invitati da Gianfranco Massaro. L’accento è stato posto, in particolare, sulla risorsa plasma e plasmaderivati, la cui richiesta nel mondo continua ad aumentare in modo esponenziale.

“Una risorsa davvero strategica – ha affermato Liumbruno – al pari dell’energia e dell’acqua potabile. Una ricchezza per tutti che viene volontariamente donata da quasi 2 milioni di volontari in Italia”.

Quello del plasma è un mercato destinato a toccare, a livello mondiale cifre iperboliche. Sotto il profilo economico, l’Agenzia di ricerche di mercato “Market Research Future” ha aggiornato proprio a gennaio 2018 le previsioni per il mercato globale dei medicinali plasmaderivati. Toccherà nel 2023 laa cifra di 58,2 miliardi di dollari, con una crescita annua percentuale (dal 2017) del 7,52%. In pratica il doppio del giro d’affari dei dieci maggiori Paesi produttori ed esportatori di armi (legali) nel 2014.

È ovvio, quindi, come a livello planetario la battaglia fra le “sette sorelle” per accaparrarsi quanta più “materia prima” possibile (meglio se di alta qualità com’è quella italiana) sarà ancor più senza esclusione di colpi.

Così come lo sarà la battaglia per ampliare le proprie quote di mercato, in particolare nei grandi Paesi emergenti. E per i medicinali che riguardano malattie rare, ma “lucrose”, come l’Emofilia.

L’Italia è fra i produttori di plasma più importanti in Europa. Questo nonostante raccolga, a differenza di altri Paesi anche dell’Unione Europea, esclusivamente da donatori volontari, non remunerati, periodici e per la maggior parte associati.

È la legge che lo impone, una legge – la 219 del 2005 – fortemente voluta dalle Associazioni di volontariato dei donatori. E tutto il plasma nazionale – un quarto del quale è ottenuto con plasmaferesi – è inviato al frazionamento per essere trasformato in medicinali plasmaderivati come: Immunoglobuline, albumina, Fattori (VIII e IX) della coagulazione per l’Emofilia, antitrombina, ecc.

E questo per rimanere solo agli attuali utilizzi dei componenti del plasma. “L’oro giallo”, infatti, sarà sempre più prezioso via via che si studiano nuovi utilizzi dei suoi componenti.  È una vera “miniera d’oro”, in prospettiva, per curare tantissime malattie.

In Italia, lo ricordiamo, materia prima e prodotti trasformati restano sempre, esclusivamente di proprietà delle Regioni, quindi pubblica. Questo grazie al C/lavorazione “nato” proprio in Veneto a metà degli anni ’80. Non è ammesso nel nostro Paese, in nessun modo, trarre profitto da sangue e suoi componenti.

L’Italia, come vediamo nella tabella, è al 7° posto al mondo come raccolta di plasma inviato al frazionamento. Inarrivabili in testa alla classifica vi sono però tre Paesi. Se uno sono gli USA, due appartengono all’Unione Europea: Germania e Repubblica Ceca. Qui è ammessa la dazione retribuita di plasma.

Nell’altra tabella (fonte la stessa PPTA delle Case farmaceutiche che descriviamo qui) il trend dei fabbisogni di plasma per produrre Immunoglobuline (rosa), Albumina (blu) e Fattore VIII (verde) fino al 2014. La linea di crescita dei fabbisogni per i tre farmaci si sta impennando e crescerà in proporzione ancor più nei prossimi anni. Tanto che anche le stesse Aziende farmaceutiche studiano nuove strategie per incrementare la raccolta globale di plasma. L’obiettivo di Fiods, quindi di tutte le Associazioni di volontari del sangue e del plasma aderenti, secondo il presidente Massaro non può essere che quello “di consolidare i risultati raggiunti nei Paesi sviluppati; agire affinché più Paesi possibile possano disporre di sangue sufficiente da donatori non remunerati e anche per l’autosufficienza nella raccolta del plasma per la trasformazione industriale. Un modello virtuoso ed etico è quello italiano che continua a basarsi sulla donazione non remunerata e sul controllo della “materia prima” plasma che resta di proprietà pubblica, quindi di tutti i cittadini”. Donatori o riceventi che siano. Un modello da difendere strenuamente, come viene più volte ripetuto coralmente da politici, esperti e associativi.

Verso l’autosufficienza per mettersi al riparo da crisi mondiali

I medicinali derivati ​​dal plasma (MPD) come le immunoglobuline e i fattori di coagulazione sono indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità come farmaci essenziali. Questi e altri MPD sono fondamentali per la profilassi e il trattamento di pazienti con disturbi emorragici, deficienze immunitarie, malattie autoimmuni e infiammatorie e una varietà di altre malattie.

Se l’attenzione nell’uso di sangue (come il Patient Blood Management in Italia) nei paesi sviluppati sta riducendo lentamente il fabbisogno di globuli rossi e quindi i volumi di raccolta di sangue intero (con conseguente flessione del plasma da separazione per il frazionamento industriale), la necessità di MPD in tutto il mondo continua ad aumentare in modo deciso.

La maggior parte del plasma per la produzione di MPD arriva dall’industria statunitense che lo raccoglie da donatori retribuiti.

Lo squilibrio geografico nella raccolta di plasma è fonte di preoccupazioni. Le eventuali interruzioni locali delle forniture di plasma potrebbero causare carenze regionali e globali di medicinali plasmaderivati vitali. Il plasma rientra nella definizione di “risorsa strategica”, ovvero “materia prima economicamente importante soggetta a un rischio più elevato di interruzione dell’erogazione”. Una risorsa, quindi, paragonabile all’energia e all’acqua potabile. Ancora più preziosa lo è in Italia, dopo gli sforzi fatti per la sicurezza negli ultimi 30 anni.

Le raccolte di plasma andrebbero aumentate al di fuori degli Stati Uniti, anche nei paesi a basso e medio reddito. È quindi necessario creare cultura della donazione in questi Paesi, per rafforzare la raccolta di plasma di qualità. Ciò richiederà forti politiche nazionali e regionali. Anche con progetti di cooperazione fra Paesi, come l’Italia, dove il volontariato puro è alla base di tutto e Paesi dove, perfino il sangue, ancora si “compra e vende”.

Vitale è quindi un equo equilibrio dell’offerta internazionale di plasma per ridurre il rischio di carenza improvvisa di approvvigionamento in tutto il mondo. Pensiamo all’America First di Trump. Gli USA “producono” i due terzi del plasma destinato al frazionamento. E se per qualsiasi ragione, di approvvigionamento o speculative, gli Stati Uniti chiudessero i “rubinetti”  da un momento all’altro?

La sfida vera dei prossimi anni anche in Unione Europea – dove le case farmaceutiche esercitano un potere di lobbyng molto maggiore rispetto al volontariato – sarà su questo terreno: plasma “etico” o commerciale?

Le “sette sorelle” del mercato mondiale del plasma

Le “sette sorelle” è un termine coniato da Enrico Mattei, “padre” dell’Eni nell’immediato dopoguerra. Erano le compagnie petrolifere che si spartivano, a livello mondiale, l’estrazione, la lavorazione e il commercio del petrolio nel mondo. Erano tutte statunitensi o inglesi.

Oggi, combinazione, le aziende multinazionali che si occupano di raccolta e successiva plasmaderivazione sono ancora sette. Ne abbiamo ricostruito una “mappa”, con tutti i centri di “plasmaproduzione”.

La fonte è una presentazione svolta a un convegno della Ppta (Plasma protein Therapeutics association) che riunisce le aziende che si spartiscono il commercio mondiale di plasmaderivati. Si è svolto a Malta a maggio 2017 e la presentazione è “pubblica”, l’abbiamo infatti reperita su internet. Eccole, comunque, le 7 maggiori aziende, in ordine secondo il numero di “centri di raccolta” presso cui si riforniscono. Sono esclusi da questo computo, naturalmente, i nostri Centri trasfusionali pubblici.

Grifols – Spagna. Stabilimenti in Spagna e USA. 187 centri di plasmaferesi nel mondo.

Cls-Behring – Australia. Stabilimenti di trasformazione in USA, Australia, Germania, Svizzera. 172 centri di plasmaferesi nel mondo.

Shire (ex Baxalta-Baxter) – Sede: USA. Stabilimenti in USA, Austria, Belgio, Svizzera e Italia. 95 centri di plasmaferesi nel mondo.

BPL – Sede: Gran Bretagna dove ha gli stabilimenti. 38 centri di plasmaferesi.

BioTest – Sede: Germania. Stabilimenti in Germania. 33 centri di plasmaferesi.

Kedrion – Sede: Italia. Stabilimenti di trasformazione in Italia, USA, Ungheria. 19 centri di plasmaferesi nel mondo.

Emergent Biosolution – Sede Canada. Stabilimento, Canada. Centro di plasmaferesi, Canada.

I centri di plasmaferesi sono costituiti a una vera e propria “galassia” di società e aziende controllate o “opzionate” dalle sette sorelle. Eccone qui sotto la mappa.

 

Ricerca sulle cellule staminali: da Belluno nuove prospettive grazie a Tes-Università-Ct Belluno-Abvs ed Avis

Il sangue umano contiene oltre a globuli rossi, bianchi, plasma e piastrine anche cellule staminali periferiche circolanti. Una scoperta recentissima, veneta, ma che apre nuove prospettive di studi e ricerche per arrivare a nuove terapie per molte malattie.

Una ricerca dell’Università di Padova, Dipartimento di scienze del Farmaco, in collaborazione con la Fondazione TES Onlus e il Servizio trasfusionale di Belluno, supportata dall’Abvs (Associazione bellunese volontari sangue) e dalle Avis del Veneto è stata portata avanti negli ultimi due anni. Con successo. Tanto da essere pubblicata sul “Journal of cellular and molecular medicine” il 5 gennaio 2018, aprendo rivoluzionarie prospettive nell’uso delle cellule staminali multipotenti, trovate nel sangue periferico, come farmaci innovativi.

Alla sala degli affreschi del Palazzo della Provincia di Belluno, mercoledì 7 febbraio, la prof.ssa Rosa Di Liddo, responsabile del progetto, ha presentato la ricerca. Si è partiti dall’utilizzo del gel leucopiastrinico, secondo il metodo messo a punto dai trasfusionisti del Sit di Belluno e già utilizzato a livello clinico, per arrivare ad ottenere in modo “standardizzato” le cellule staminali multipotenti. “Aver definito una procedura standard per moltiplicare le cellule staminali presenti nel sangue di donatori e quindi in ciascuno di noi rende possibile poter ricorrere alle staminali autoprodotte ogni volta che sia necessario, ricorrendo ad un semplice prelievo – ha spiegato la Di Liddo – Queste cellule potranno essere coltivate in laboratorio per aumentarne la disponibilità, sino all’occorrenza. Oggi siamo in grado di dare una fisionomia precisa alle staminali. Abbiamo verificato che queste cellule esprimono la potenzialità a migrare dal circolo sanguigno ai tessuti, sviluppano effetti antiinfiammatori e quindi possono partecipare alla risposta rigenerativa tessutale”. Un modo ulteriore per valorizzare il dono generoso dei donatori volontari, periodici e non remunerati non solo di Belluno, ma dell’intero Veneto.

“Abbiamo raggiunto un importante traguardo – ha detto il prof. Pier Paolo Parnigotto, presidente di Tes – ma siamo consapevoli che ci attende una ulteriore, fondamentale fase di ricerca. Il nuovo obiettivo è come indirizzare le nostre staminali, stimolandole ad esprimere le loro potenzialità rigenerative su organi o tessuti danneggiati”.

Ad introdurre la mattinata è stata Gina Bortot, presidente provinciale dell’Abvs, che da anni  sostiene il progetto di Tes in seno al Centro trasfusionale di Belluno: “Il riconoscimento internazionale per i risultati ottenuti è il segnale che la nostra fiducia è stata ben riposta e che tutti hanno lavorato al massimo e con entusiasmo. Ci sprona ancora di più sapere che questa non è altro che una tappa intermedia, che sono infinite le porte che questa ricerca ha aperto”.

Ospiti Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno, nonché donatore di sangue, il dott. Giovanni Maria Pittoni, direttore sanitario Ulss 1 Dolomiti, il dott. Stefano Capelli direttore della StrutturaTrasfusionale Ulss 1 e Giorgio Brunello, presidente dell’Avis regionale Veneto. “I risultati di oggi sono un esempio di quanto può fare la collaborazione tra associazioni, ricercatori, servizi, trasfusionali, cittadini – ha detto Brunello – questo è il modello dello spirito di volontariato, del gioco di squadra che mettendo insieme persone, risorse ed energie porta a risultati importanti per il bene di chi ha bisogno. Da Belluno, oggi, parte un’esperienza forte, importante con ricadute positive per tutti”.  

A moderare gli esperti il consigliere nazionale di Avis, Gino Foffano.

Presenti anche il responsabile del Crat, Antonio Breda, il dott. Gaetano Caloprisco, medici trasfusionisti e dirigenti associativi.

(Servizio e foto di Beppe Castellano e Michela Rossato)

Plasmaderivati: il settore sempre più attuale e strategico, anche economicamente

La donazione di plasma sta acquisendo sempre più importanza per il Servizio sanitario nazionale.

Ce la farà l’Italia a essere autosufficiente nei prossimi dieci anni, per quanto riguarda i medicinali derivati dal plasma? E riuscirà, in un mondo sempre più rivolto verso il “mercato”, a continuare a fornire ai propri cittadini plasmaderivati donati da donatori volontari, periodici e non remunerati?

Tutta l’Italia trasfusionale è arrivata sabato 20 gennaio a Verona, al Palazzo della Gran Guardia, in un convegno organizzato dall’Avis Veneto e dalle altre Avis regionali aderenti al consorzio Naip proprio per fare il punto della situazione sul “sistema plasma” nazionale.

Un settore, quello dei medicinali plasmaderivati, sempre più attuale e soprattutto strategico, sia economicamente, sia sotto il profilo della salute dei cittadini. Lo hanno sottolineato più relatori – come il direttore del Centro nazionale Sangue, Giancarlo Maria Liumbruno e Giorgio Brunello, presidente di Avis Veneto – affermando come nei prossimi dieci anni i medicinali salvavita derivati dal plasma umano saranno sempre più rari e preziosi, vista la domanda mondiale in netta e costante ascesa.

Se in molti Stati esteri, anche dell’Unione Europea, è permessa la donazione di plasma a pagamento, l’Italia ha sviluppato un sistema del tutto originale e unico, in cui il plasma e i medicinali derivati non sono in alcun modo fonte di lucro. Le regioni italiane riunite in quattro “consorzi” (Naip, Planet, Ripp  e Accordo) inviano, infatti, il plasma dei propri donatori alla trasformazione in aziende farmaceutiche specializzate, ma in  conto lavorazione. Sia la materia prima, sia i prodotti derivati restano sempre e in ogni caso – dalla vena del donatore a quella dell’ammalato – di “proprietà” del Servizio sanitario pubblico. Una formula “inventata” proprio in Veneto a metà degli anni ’80 e che è divenuta patrimonio di tutto il Paese.

Un metodo che salvaguarda la sicurezza trasfusionale e il dono etico dei donatori, oltre a garantire che in nessun modo il sangue e plasma donati possano essere mercificati.

L’Italia è su una buona strada per affrancarsi quasi del tutto dal mercato dei plasmaderivati, grazie soprattutto alla generosità di un milione e 700mila donatori volontari, non remunerati e periodici. Un sistema serio, infatti, si fonda non sull’improvvisazione e sull’emozione del momento, ma su una programmazione “solidale”.

Nel corso del convegno sono state messe a confronto le esperienze dei quattro accordi interregionali (con capofila Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lombardia) con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato i rispettivi responsabili dei Centri regionali sangue e i rappresentanti associativi delle Regioni.

Con le nuove gare di assegnazione del Conto lavorazione alle aziende farmaceutiche, i risparmi in termini economici per le regioni saranno molto consistenti (si parla di 8 milioni annui per grandi regioni come Emilia e Veneto), così come la disponibilità di nuovi prodotti plasmaderivati. Vitale sarà ora organizzare un sistema di compensazione nazionale fra le quattro aggregazioni, per lo scambio etico a prezzi di costo dei vari prodotti.

Per quanto riguarda gli eventuali prodotti in surplus, particolare attenzione è stata dedicata ai progetti di cooperazione internazionale – in particolare nel campo dell’emofilia – verso Paesi in via di sviluppo dove nessun tipo di cura può essere attuato per i pazienti emofilici. Di questo ha parlato anche Luigi Ambroso, a nome della Federazione nazionale Associazioni Emofilici. A chiudere il convegno, che era stato aperto dall’intervento dell’Assessore alla Salute del Veneto, Luca Coletto, è stato il presidente nazionale dell’Avis Alberto Argentoni. (m.r.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ufficio stampa Avis Veneto – redazione Dono&Vita

 

 

Massimi esperti a Verona: il 20 gennaio seminario su donazione e nuovi accordi interregionali Plasma

Sarà Verona, sabato 20 gennaio, ad ospitare il seminario “Il modello italiano di donazione di sangue, autosufficienza ed etica. Il conto lavorazione del plasma in Italia alla luce dei nuovi accordi interregionali plasma”. Organizzato insieme da Avis nazionale, Avis regionale Veneto con le altre Avis regionale aderenti al Naip (Abruzzo, Alto Adige, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Trentino, Umbria, Valle d’Aosta) e dal Centro Nazionale sangue, vedrà l’intervento dei massimi esperti del sistema trasfusionale italiano. Di seguito il programma della mattinata, con tutti i relatori.

Ore 9.20 introduzione del moderatore della giornata – Giorgio Brunello (Presidente Avis regionale Veneto).

Ore 9.35 saluti delle autorità: Assessore regionale sanità della Regione Veneto (Luca Coletto) e Sindaco di Verona (Federico Sboarina)

Ore 10.00 Presentazione del piano nazionale plasma e prospettive – Giancarlo Maria Liumbruno (Direttore Centro Nazionale Sangue)

Ore 10.20 Il punto di vista degli utilizzatori degli emoderivati (Cristina Cassone – Presidente di FedEmo – Federazione delle Associazioni Emofilici)

Ore 10.35 lo stato dell’arte nell’applicazione degli accordi interregionali plasma; intervengono i Direttori dei Centri regionali sangue capofila degli Accordi: Antonio Breda per il Veneto, Simona Carli per la Toscana, Vanda Randi per l’Emilia Romagna e Davide Rossi per la Lombardia.

Ore 11.15 Il punto di vista delle associazioni dei donatori di sangue, intervengono:   

  • NAIP capofila Veneto – Alessandro Casale (Presidente Avis regionale Liguria)
  • PLA.NET capofila Toscana – Luciano Franchi (Vicepresidente Avis regionale Toscana)
  • RIPP capofila Emilia Romagna – Renzo Angeli (Vicepresidente Avis regionale Emilia Romagna)
  • ACCORDO capofila Lombardia – Gianpietro Briola (Avis regionale Lombardia)

    Ore 11.45 sinergie da attuare per la compensazione tra i differenti accordi e come assicurare i principi etici nella lavorazione e in tutta la filiera

    Alberto Argentoni (Presidente Avis nazionale)

Ore 12.10 dibattito
Ore 13.00 conclusioni e buffet

Segreteria organizzativa Avis regionale Veneto 0422 405088 email avis.veneto@avis.it

Plasmaferesi e Pfas: basta confusione, si faccia chiarezza senza allarmismi con un confronto tecnico-scientifico

Sulla questione delle plasmaferesi e delle polemiche politiche fra Regione Veneto e Ministero della Salute, è intervenuto Giorgio Brunello, presidente dell’Avis regionale del Veneto.

“Qualche infelice intervento ha messo sullo stesso piano, in questi ultimi giorni, la plasmaferesi produttiva (il dono volontario, non remunerato, anonimo e gratuito di plasma) e la plasmaferesi terapeutica .  Sulla stampa sono apparse affermazioni virgolettate, tratte da comunicati stampa ufficiali della Regione, in cui si affermava testualmente che “il regime applicato in Veneto per la rimozione dei Pfas è di gran lunga meno invasivo di quello applicato nei donatori di sangue”… Per una corretta informazione, occorreva aggiungere …”di molti Paesi Europei”. Così è ben specificato nel documento del CRAT (Coordinamento regionale attività trasfusionali) e dei 7 responsabili trasfusionisti dei Dipartimenti trasfusionali provinciali. 

A differenza dell’Italia, dove è vietato per legge, in quei Paesi europei (Germania, Austria, Repubblica Ceca, ecc…) la donazione di plasma è a pagamento. Gestita da aziende private a scopo di lucro. I “datori” possono essere infatti sottoposti fino a oltre 100 procedure l’anno, addirittura ogni 2-3 giorni. In Italia ciò non è permesso. Per legge fra una donazione di plasma e l’altra devono trascorrere almeno 14 giorni. Questo per la tutela della salute del donatore. Le stesse Associazioni consigliano spesso un intervallo più lungo, puntando più sul numero di donatori attivi che sulle donazioni pro capite. 

A nome degli oltre 137mila soci di Avis e Abvs Veneto e delle loro famiglie, invitiamo caldamente tutte le Istituzioni a riportare il dialogo-confronto su un piano strettamente tecnico-scientifico e non politico. Come anche richiamato dal direttore del Centro regionale Sangue e dai direttori dei Dipartimenti provinciali di Medicina Trasfusionale in un loro documento ufficiale.

Questo per rispetto sia degli ammalati sottoposti ogni giorno a plasmaferesi terapeutica per altre malattie, sia dei nostri concittadini veneti residenti nelle zone inquinate da Pfas, sia per rispettare la generosità dei donatori volontari avisini che ogni anno effettuano circa 34mila donazioni di plasma e piastrine tramite plasmaferesi e oltre 186mila donazioni di sangue intero. In media ogni giorno, feste comprese, oltre 800 donatori Avis vanno a donare per chi ha bisogno.

Inutili allarmismi, strumentali ad altre vicende, confondono i nostri donatori e mettono a rischio l’approvvigionamento di una delle risorse “strategiche” per la Salute di tutti. Proprio in un periodo in cui le donazioni (in particolare di plasma) sono in calo rinnoviamo l’invito a donare. La donazione in Italia e in Veneto è la più sicura al mondo sia per i donatori, sia per i riceventi. Molti dei quali trascorreranno le festività nei nostri ospedali.”

La donazione di plasma in aferesi in Italia.

È un prelievo effettuato tramite un’apparecchiatura (separatore cellulare) che immediatamente separa la parte corpuscolata dalla componente liquida che viene raccolta in una sacca di circa 600-700 ml. La parte corpuscolata (globuli rossi) viene reinfusa nel donatore. Il volume di liquido che si perde con la donazione viene ricostituito grazie a meccanismi naturali di recupero, l’infusione di soluzione fisiologica (solo se necessario) e l’assunzione di liquidi. Normalmente il volume di liquido che viene perso viene reintegrato nel donatore attraverso l’assunzione di liquidi prima e dopo il prelievo.  La procedura di prelievo dura circa 40 minuti. La donazione di sangue o di plasma è assolutamente sicura per la salute del donatore. Il suo stato di salute viene accuratamente controllato prima di ogni donazione. In Italia non è possibile per Legge effettuare un’altra donazione di plasma prima che siano trascorse due settimane. Nei Paesi del mondo dove vengono remunerate le donazioni può essere effettuato il prelievo ogni 2-3 giorni.

(Fonte: www.plasmitalia.it – Centro nazionale sangue)

La plasmaferesi terapeutica.

Tecniche/modalità di esecuzione: la plasmaferesi si esegue utilizzando strumenti computerizzati, denominati separatori cellulari che sono collegati al paziente attraverso due accessi venosi: uno per il prelievo ed un altro per la reinfusione, con un ciclo continuo.

Il sangue prelevato viene centrifugato e separato (all’interno del separatore) nelle sue componenti: plasmatica e cellulare. La componente plasmatica viene convogliata in un sacca di scarto e sostituita con soluzioni diverse a seconda della patologia del paziente:

• Soluzione fisiologica con albumina umana purificata al 4%

• Plasma fresco congelato.

La componente cellulare (globuli rossi) viene reinfusa al paziente insieme alle soluzioni sostitutive.

Usualmente vengono utilizzati gli accessi venosi degli arti superiori.

Qualora il paziente non ne disponga di due idonei è necessario ricorrere al posizionamento di un catetere venoso centrale, cioè di un piccolo tubo flessibile e resistente che viene introdotto nelle grosse vene (succlavia, giugulare interna, femorale…) fino a raggiungere il cuore e rappresenta un sistema sicuro ed efficace per poter effettuare la procedura aferetica. Detto catetere viene impiantato in anestesia locale e lasciato in sede il tempo necessario (da alcuni giorni a diversi mesi). La procedura ha una durata di circa 90- 120 minuti

Decorso post-plasmaferesi: al termine del trattamento è sufficiente attendere 20-30 minuti circa, prima di rientrare al proprio domicilio (a meno che non si risulti ricoverato per patologie concomitanti che lo richiedono).

(Fonte: “Informazioni per il paziente sulla plasmaferesi terapeutica” – Consenso informato, Servizio di Immunoematologia e Trasfusionale Ospedale Perugia)

In ambedue i casi, naturalmente, si utilizzano circuiti provvisti di aghi e filtri monouso e sterili. Inoltre sostanze anticoagulanti (es. ACD-A) per impedire che il sangue coaguli all’interno del circuito.

Pfas, Regione Veneto, plasmaferesi terapeutiche e la sicurezza di donare plasma in aferesi. Facciamo chiarezza.

È di questi giorni la polemica fra la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin e i vertici politici del Veneto (il governatore Luca Zaia e l’assessore Luca Coletto) e sanitari (direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan). Riguarda la questione Pfas e le plasmaferesi terapeutiche impropriamente associate alle “vostre” plasmaferesi per donare. Alcune dichiarazioni anche sulla stampa di Zaia, Coletto e Mantoan hanno messo infatti in allarme molti nostri donatori. Vogliamo tranquillizzare tutti i donatori sull’estrema sicurezza della procedura per donare plasma in aferesi. A tale proposito, per evitare ulteriori confusione, riportiamo il testo integrale dela nota chiarificatrice congiunt di Centro Nazionale Sangue, Civis (Avis, Fidas, Fratres, donatori Croce Rossa sedi nazionali) e SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia) che riunisce tutti i medici trasfusionisti italiani e i professionisti che operano in ambito trasfusionale.

Pfas, improprio paragonare plasmaferesi per donazione e per terapia

Uso tecnica per rimozione inquinanti chimici non ha solide basi scientifiche

 La donazione di plasma attraverso procedure aferetiche (plasmaferesi produttiva) è assolutamente sicura e non invasiva. Paragonare la plasmaferesi con finalità terapeutica, utilizzata in regione Veneto per la rimozione dal sangue di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas e Pfoa), a quella che si impiega ogni giorno, in centinaia di donatori per le donazioni di plasma, è decisamente fuori luogo e rischia di generare equivoci. La donazione di plasma è, infatti, assolutamente sicura, non “invasiva” e fondamentale per la salute di migliaia di pazienti. Lo sottolineano in una nota congiunta il Centro Nazionale Sangue, la Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia (Simti) e il Civis, il Comitato Interassociativo del Volontariato Italiano del Sangue (AVIS, CRI, FIDAS e FRATRES), ribadendo che non ci sono solide evidenze scientifiche a supporto della modalità scelta dai sanitari veneti.

 “Non appare corretto paragonare procedure con profili di invasività e anche di sicurezza assai difficilmente correlabili – sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del CNS -. Plasmaferesi terapeutica e donazione di plasma mediante aferesi hanno finalità e modalità tecniche di esecuzione totalmente diverse e quindi non sono raffrontabili”.

La plasmaferesi utilizzata per la donazione di plasma è una procedura definita dal DM Salute del 2 novembre 2015, sulla base di robuste evidenze scientifiche che garantiscono la sicurezza del donatore. Tale decreto recepisce anche le raccomandazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da altri Organismi Istituzionali europei ed internazionali. Il provvedimento definisce i requisiti fisici per l’accettazione del donatore di sangue intero e di emocomponenti mediante aferesi, gli intervalli di donazione per l’accettazione del candidato donatore di sangue intero e di emocomponenti mediante aferesi nonché le modalità per la raccolta degli stessi e i volumi di plasma e di emocomponenti che possono essere donati.

Nel caso delle procedure di plasmaferesi terapeutica utilizzate in regione Veneto la finalità è quella di separare la componente liquida del sangue (il plasma) dalla componente cellulare rimuovendo così sostanze presenti nel plasma stesso, che viene sostituito da liquidi che servono per mantenere, a un livello normale, il volume totale del sangue circolante (volemia). “Voler identificare come analoghe queste due procedure molto diverse – afferma il portavoce pro tempore CIVIS Sergio Ballestracci – rischia di mettere in dubbio la sicurezza della donazione volontaria e responsabile del plasma, associandola a tecniche terapeutiche e invasive”.

I protocolli di trattamento aferetico variano a seconda delle indicazioni e possono prevedere diverse sedute a seconda delle condizioni del paziente e della risposta alla terapia. A tal riguardo, le più recenti linee guida sull’impiego dell’aferesi terapeutica nella pratica clinica (Schwartz J, et al. Guidelines on the Use of Therapeutic Apheresis in Clinical Practice-Evidence-Based Approach from the Writing Committee of the American Society for Apheresis: The Seventh Special Issue. J Clin Apher. 2016 Jun;31(3):149-62) riportano un totale di 179 potenziali indicazioni cliniche delle procedure di aferesi terapeutica con differenti gradi di evidenza scientifica e forza di raccomandazione e non includono specificamente la rimozione dei suddetti contaminanti tra le indicazioni all’uso della plasmaferesi terapeutica basate su consolidate evidenze scientifiche.

“In particolare – spiega il presidente SIMTI Pierluigi Berti – all’utilizzo di protocolli su procedure di scambio plasmatico terapeutico, in caso di avvelenamento da sostanze chimiche o da farmaci che si legano a proteine plasmatiche, è attribuito un livello di evidenza molto basso. É il caso di sottolineare, inoltre, come la procedura di scambio plasmatico terapeutico sia una procedura non esente da potenziali effetti collaterali, soprattutto se paragonata alla donazione mediante aferesi produttiva, anche in considerazione del diverso volume di plasma raccolto, che può raggiungere o superare l’intero volume di plasma del paziente ed è di almeno 4-5 volte superiore al volume di plasma ‘donato’ dai donatori in una singola procedura di donazione”.

 

ALCUNE CIFRE SULLA DONAZIONE DI PLASMA

“Il plasma è una risorsa “strategica” per il Servizio Sanitario Nazionale – aggiunge Liumbruno -, perché i farmaci plasmaderivati esercitano un ruolo chiave, e talora non sostituibile, nel trattamento di molte condizioni cliniche acute e croniche”. Nel 2016 le Regioni e Province Autonome italiane hanno conferito al frazionamento industriale oltre 800 mila chilogrammi di plasma raccolto dalla Rete Trasfusionale nazionale per la produzione di medicinali plasmaderivati. Il Centro Nazionale Sangue, le Associazioni e Federazioni dei Donatori e le Società scientifiche interessate sono impegnate per aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’importanza di questa donazione in considerazione del fatto che, secondo il Piano Nazionale Plasma, in cinque anni la raccolta dovrà aumentare dell’11% per garantire l’autosufficienza nazionale. In Italia, il grado di sicurezza della raccolta di emocomponenti, ivi compresa la raccolta selettiva di plasma (plasmaferesi produttiva) ha raggiunto, da molti anni, livelli estremamente elevati, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue.”

 

Inizia a Donare per salvare una VitaDona su AvisVeneto.it