Il plasma “non si vende e non si compra”. Anche dal Veneto si fa chiarezza e non solo in chiave COVID-19.

Ieri, primo giugno, la diuturna conferenza stampa di Luca Zaia, governatore del Veneto, è stata quasi interamente dedicata al plasma iperimmune anti COVID-19. Ma non solo. È stato chiarito anche il funzionamento del “sistema plasma nazionale” che NON AMMETTE in nessuna forma la vendita di plasma o sangue. Protagonista è stata la dottoressa Giustina De Silvestro, responsabile del Dipartimento interaziendale di medicina trasfusionale di Padova (Dimt), cui fa capo la ricerca Plasma-Covid del Veneto. La De Silvestro ha dapprima illustrato la situazione in Regione per quanto riguarda il plasma iperimmune.

I Centri in Veneto per il plasma anti Covid-19

Dopo Padova, Dimt coordinatore del progetto, si sono attivati a inizio maggio i Dimt di Verona e Vicenza. Stanno partendo anche quelli di Venezia e Treviso. Il tutto seguendo il rigido protocollo emanato a fine marzo dal Centro nazionale sangue e dalla Simti (Società Italiana Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), la Società scientifica dei trasfusionisti. Il Veneto è partito già dai primi di aprile in collaborazione con i più noti Centri balzati agli onori della cronaca (e in parte della disinformazione) di Pavia, Mantova, Pisa, ma senza troppa enfasi o fretta. Lo scopo è di creare una Banca del Plasma iperimmune (contenente gli anticorpi anti COVID-19), donato dai soggetti guariti. 

Pazienti ed ex pazienti-donatori.

Ad oggi sono 23 i pazienti gravi trattati con il plasma. Di questi solo uno è deceduto (era da 14 giorni in rianimazione con altre patologie), mentre tutti gli altri hanno avuto benefici dal trattamento. Circa 200 i donatori-ex pazienti che hanno donato plasma ad alto titolo di anticorpi, altri 350 sono in lista d’attesa solo a Padova. La selezione dei donatori ex Covid è rigorosa come e più dei “normali” donatori periodici di sangue e plasma. Molti ex pazienti non rientrano nella fascia di età prevista per legge. Il Covid-19, come noto, ha colpito in gran parte gli ultra 65enni. Persone quindi non idonee alla donazione. Oltre ai normali parametri di idoneità richiesti per i donatori periodici, è necessario un alto titolo di anticorpi nel plasma. Non tutti i guariti sono quindi idonei a donare il plasma iperimmune. “Solo il 33%, finora, ha l’alto titolo di anticorpi necessario, superiore al parametro di 160 – ha detto la De Silvestro – mentre il 50% supera il parametro di 80″.

Tre donatori per curare due pazienti

“Da ogni donatore ex paziente – ha spiegato la dottoressa De Silvestro – si ricavano 600 cc di plasma, circa tre unità terapeutiche”. Alla data del 1° giugno ne erano state bancate 481, mentre 101 sono quelle trasfuse ai 23 pazienti sottoposti a terapia plasmatica sperimentale. “Per ogni due pazienti in trattamento – ha specificato Giustina De Silvestro – ci servono quindi almeno tre donatori idonei”. La dottoressa ha però spiegato come “Anche i donatori con anticorpi fra 80 e 160 vengono prelevati. Il plasma non viene utilizzato al momento per uso clinico, bensì conservato come quello “normale” (congelato a -80°, ndr). La prospettiva è un ulteriore step del progetto: l’invio alla lavorazione industriale in c/lavorazione per ricavare immunoglobuline specifiche anti COVID-19″.

Dono&Vita e la lotta alla disinformazione

Fra i giornalisti presenti non poteva mancare il direttore di “Dono&Vita”. Il nostro periodico ha chiesto alla dottoressa De Silvestro di spiegare: 1) se è in fase di risoluzione l’annoso problema della carenza di personale nei Centri trasfusionali veneti; 2) di chiarire come funziona il “Sistema Plasma e plasmaderivati” in Italia e nel Veneto con il c/lavorazione; 3) il livello di sicurezza raggiunto dall’Italia grazie alle donazioni basate esclusivamente su donatori periodici, volontari e non retribuiti. Il video con la mini-intervista sulla pagina Facebook di Dono&Vita.

 

 

 

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