A ciascuno le proprie competenze, ma anche le proprie responsabilità

di Giorgio Brunello, presidente Avis regionale Veneto

Abbiamo sempre a cuore la salute degli ammalati e le nostre Avis da tempo sanno che fare volontariato non vuol dire solo essere generosi ma anche competenti e organizzati; a fronte della diminuzione di donazioni e donatori le Avis venete stanno rispondendo con una migliore organizzazione della chiamata, della prenotazione e negli ultimi tempi si stanno intensificando le presenze per svolgere l’accoglienza presso i Centri trasfusionali. Insomma un impegno forte per invertire le tendenze al ribasso, calano donatori e donazioni. Questa è una caratteristica del volontariato veneto, impegno concreto, in silenzio si lavora e si aiutano ammalati e cittadini a stare meglio, a vivere con dignità e migliorare il loro benessere.

Il presidente Avis regionale Brunello, con l’assessore alla Salute del Veneto Luca Coletto in un convegno di inizio anno.

Sappiamo anche che senza una buona programmazione, pianificazione, azione di monitoraggio e verifica non riusciamo a capire se le azioni che abbiamo intrapreso sono efficaci e questo vale per la promozione del dono, la ricerca donatori, la comunicazione, la fidelizzazione donatori, la raccolta dove Avis la svolge, insomma per tutte le nostre attività.

Solitamente appunto i volontari operano in silenzio, pensano a come fare meglio solidarietà, ma quando serve occorre anche vigilare e denunciare.

Il nostro modo di agire è un impegno costante anche nelle altre parti del sistema sanitario e sociale? Ce lo stiamo ponendo con molta attenzione perché in questi mesi abbiamo assistito a una politica che faceva a gara per raccontarci che se votavamo questi o quelli avremmo risolto tutti i problemi e alla copertura della spesa ci avrebbero pensato dopo. Notiamo che tutti mettono al centro e c’è un grande dibattito sulla programmazione (Documento Economico Finanziario, Bilanci di Previsione) e quasi mai vediamo dare rilevanza ai bilanci consuntivi che consentirebbero di valutare gli scostamenti rispetto a quanto preventivato, capire i risultati dell’azione svolta, “correggere il tiro” se si sono commessi errori. Anche la più piccola delle nostre Avis quando approva preventivi e consuntivi li mette a confronto, discute e si confronta anche animatamente.

Come si sa bene in sanità le tecnologie contano sempre di più, ma sono ben poco senza le competenze del personale sanitario e il rapporto umano medico-paziente e medico-donatore, fiduciario e trasparente. E questo vale ancora di più quando il personale sanitario ha a che fare con una persona sana che volontariamente e disinteressatamente si reca a donare.

Ma si tratta solo di parole vane se nei Centri trasfusionali, come anche in molti altre specialità sanitarie, i medici mancano o sono pochi per far bene il loro lavoro.

Nel numero di Dono&Vita di giugno abbiamo voluto affrontare proprio questo argomento. Se non ci sono medici, la qualità del servizio cala, le idoneità non si fanno, gli esami arrivano tardi, le aperture dei Centri non tengono conto delle disponibilità dei donatori, insomma si fa molta, troppa fatica a donare.

Quale programmazione è stata fatta anni addietro per assicurare il numero di medici che oggi serve? Il Ministero e le Università, chi ha responsabilità formative, quanto ha tenuto conto della domanda di personale proveniente dalle organizzazioni pubbliche e private? Ancora, non vi è traccia di risposte a richieste specifiche per il trasfusionale. Così facendo i medici vanno in pensione, gli infermieri scarseggiano e i Centri trasfusionali chiuderanno?

Il dottor Antonio Breda, responsabile del Crat Veneto (Coordinamento regionale attività trasfusionali)

Ci confrontiamo con la struttura politica e tecnica sia regionale, sia locale. Ai nostri convegni partecipano presidenti, sindaci, assessori, insomma spesso sono con noi le massime autorità regionali e locali. Con i responsabili tecnici ci si confronta sul piano tecnico e con i responsabili politici sul piano delle strategie e degli interessi della Comunità. Tutti ci ringraziano sempre, ogni volta, per il sangue e il plasma che i generosi donatori veneti offrono alle comunità e per il lavoro dei dirigenti associativi, tutti orientati ad assicurare il sangue, emocomponenti e farmaci plasmaderivati agli ammalati.

Li ringraziamo per le… lodi, ma ci piacerebbero meno ringraziamenti e più concretezza nella soluzione dei problemi. Ci gratificherebbero meglio più pianificazione e progettazione condivisa. Non basta essere invitati ai tavoli, ma occorre avere pari dignità, ciascuno ovviamente con le proprie specifiche competenze. Il Sistema Veneto ha funzionato bene finora proprio perché le associazioni sono state coinvolte anche nella formulazione delle leggi e provvedimenti tecnico attuativi.

Crediamo sia venuto il momento di cambiare perché i donatori fanno la loro parte, i dirigenti associativi dedicano il loro tempo, competente e qualificato ma solo insieme alla politica e alle strutture tecniche potremo superare le criticità attuali.

Continuiamo a donare, ancora più di ieri, con maggiore frequenza, con la passione di sempre consapevoli che chi chiede il nostro dono sono solo gli ammalati ma vigileremo ancora più di ieri perché ciascuno faccia la sua parte. Noi continuiamo a donare, sempre.

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