Obbligo origine materia prima per latte, pasta, riso e pomodori. Ma la “materia prima” plasma, è meno importante?

Riportiamo da un comunicato stampa del MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) giunto oggi in redazione:

“Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stato firmato oggi dal Presidente del consiglio Paolo Gentiloni, in qualità di Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, e dal Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda il decreto con il quale si assicura l’applicabilità fino al 31 marzo 2020 dei decreti ministeriali che hanno introdotto l’obbligo di indicazione dell’origine della materia prima sull’etichetta del latte, della pasta, del riso e del pomodoro.

Si tratta di un provvedimento resosi necessario per evitare vuoti di disciplina e incertezze interpretative, in attesa della applicazione del regolamento di esecuzione in materia adottato dalla Commissione europea, prevista per il 1 aprile 2020, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione. Gli ulteriori mesi di sperimentazione di queste misure consentiranno di garantire trasparenza verso i consumatori e valorizzazione dei prodotti italiani”. 

Una misura sacrosanta per garantire la provenienza dei prodotti made in Italy e la loro genuinità e sicurezza alimentare. È indubbio che nel nostro Paese, da sud a nord, la cultura del cibo “sano” è millenaria. Ed è tanto l’impegno che ci mettono i nostri agricoltori nel garantire prodotti scevri da OGM e in linea con le rigide leggi italiane in materia di alimentazione.

Altrettanto impegno, se non addirittura di più, ci mettono donatori di sangue e plasma, associazioni e medici trasfusionisti per adeguarsi ogni giorno alle sacrosante norme in merito alla sicurezza del sangue e del plasma, “materia prima” quest’ultimo per la produzione di farmaci salvavita. Più volte è stato chiesto dalle associazioni di donatori (Avis in testa) e in più in occasioni pubbliche che “anche” sui plasmaderivati del Naip (Nuovo accordo interregionale plasma), con capofila la Regione Veneto, venisse apposto il pittogramma indicato dal Ministero della Salute.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale ormai due anni fa, il pittogramma certifica che il plasma usato per la produzione di plasmaderivati in c/lavorazione è “donato” da donatori volontari, non retribuiti, periodici e… italiani. E non fa parte, quindi, del fiume di plasma prodotto nel mondo da donatori retribuiti. Fatto sta che, mentre per uova, pasta, riso, e pomodori (importantissimi alimenti alla base della dieta mediterranea) si tratta di un OBBLIGO, per i plasmaderivati si tratta di una semplice “facoltà”  demandata alle Case farmaceutiche.

Finora, in Italia, l’unica regione che ha “semplicemente” chiesto e “semplicemente” ottenuto dall’azienda di plasmaderivazione di apporre il pittogramma è la Toscana. Lo stesso Accordo interregionale con capofila la stessa Toscana, e l’altro con capofila l’Emilia Romagna, hanno introdotto nel capitolato di gare in corso per la plasmaderivazione l’obbligo del pittogramma.

Il NAIP-Capofila Veneto, pur essendo stato molto efficiente e veloce nell’esperire e assegnare la gara di plasmaderivazione che permette, perfino, di inviare in tutta l’UE e teoricamente anche “valorizzare” i prodotti eccedenti non l’ha previsto. E tantomeno non ci risulta sia mai stata fatta una richiesta posteriore all’assegnazione della gara. Il latte delle Prealpi bellunesi, il riso vialone nano veronese DOP, il Riso del Delta del Po o i Bigoli, per esempio, avranno diritto a fregiarsi dell’indicazione di origine in Europa. Il plasma dei donatori veneti e delle altre regioni aderenti al NAIP per produrre farmaci salvavita, no… Che strano che è il mondo!

Beppe Castellano 

 

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