Aperto il cinquantesimo di Avis Veneto: sfide e ricordi a Venezia

18 febbraio 1968- 18 febbraio 2018.

L’Avis regionale Veneto ha aperto ufficialmente oggi a Venezia, alla Scuola Grande di San Teodoro, il suo cinquantesimo anno di fondazione.

Un appuntamento importante, festeggiato attraverso i ricordi e le testimonianze di chi ha guidato la Regionale dalla nascita ai nostri giorni, ma anche attraverso una riflessione sui cambiamenti che coinvolgeranno tutto il mondo del volontariato con la riforma del Terzo Settore. Ad approfondire tale riflessione, oltre all’attuale presidente di Avis Veneto, Giorgio Brunello, sono intervenuti il prof. Massimo Santinello, docente all’Università di Padova, (Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e socializzazione) e Paolo Alfier  del Forum del Terzo settore del Veneto). Tra gli ospiti anche rappresentanti della conferenza del volontariato del Veneto, dei Centri Servizi del Volontariato del Veneto, del gruppo donatori di sangue del Consiglio regionale, di altre associazioni del dono.

“Questa giornata non è solo una celebrazione, ma un’occasione per riflettere sul grande valore del dono – ha detto Brunello – e ribadire che l’impegno solidale deve essere al centro dell’agire di tutti coloro che intendono impegnarsi a favore dei più fragili, gli ammalati, di chi si trova in stato di bisogno e, più in generale, a favore della comunità”.

Attraverso le parole degli ex presidenti dell’Avis Veneto Franco Vettoretti  (presidente dal 1981 all’87), Gabriele Orcalli (1987-93), Rino Rosso (1993-1998), Maurizio Bonotto (1999-2004), Alberto Argentoni (dal 2005 al 2013) e Gino Foffano (2013-2017) si è ripercorsa la storia della più grande associazione di volontariato della regione,  di come impegno e passione sono stati vissuti e hanno inciso sulla sua crescita. Prima di loro erano stati Luigi Benedetti e Dino Fabris (1968-1981) a far muovere i primi passi alla neo Avis regionale.

Sono state tante le sfide (dalle “battaglie” con le istituzioni e i medici al Piano Sangue, al consorzio per la lavorazione del plasma, dai gemellaggi con Basilicata e Slovenia alla cooperazione internazionale, dal nuovo slancio al periodico al fondo per dare sostegno a campagne e azioni strategiche di comunicazione, alla ricerca scientifica…), tanti i cambiamenti, tante le conquiste raggiunte. Così come le difficoltà, gli scontri accesi e le nottate a discutere, perché quando l’obiettivo finale è il malato, non ci si può e non ci si deve risparmiare. Non esistono campanili, non esistono confini.

“L’Avis Veneta in questi 50 anni ha saputo guardare a se stessa, ma anche fuori, diventando spesso un punto di riferimento per altre regioni e realtà – è stato detto – e questa deve continuare ad essere la sua caratteristica, pur tra nuove difficoltà e nuovi scenari”. 

Oggi conta oltre 131 mila soci, una media di 600 donatori che donano ogni giorno nei Centri trasfusionali e nei Centri di raccolta, in ogni angolo del Veneto, una media di 220 mila donazioni all’anno, 6 sedi provinciali, oltre 300 sedi comunali e il contributo dell’Abvs (Associazione bellunese donatori sangue) affiliata con i suoi oltre 6 mila soci.

Un suo ex presidente, Alberto Argentoni, guida oggi l’Avis nazionale.

La grande sfida dell’amore per il prossimo…continua!

Servizio di Michela Rossato    Foto di Beppe Castellano

 

 

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