Ricerca sulle cellule staminali: da Belluno nuove prospettive grazie a Tes-Università-Ct Belluno-Abvs ed Avis

Il sangue umano contiene oltre a globuli rossi, bianchi, plasma e piastrine anche cellule staminali periferiche circolanti. Una scoperta recentissima, veneta, ma che apre nuove prospettive di studi e ricerche per arrivare a nuove terapie per molte malattie.

Una ricerca dell’Università di Padova, Dipartimento di scienze del Farmaco, in collaborazione con la Fondazione TES Onlus e il Servizio trasfusionale di Belluno, supportata dall’Abvs (Associazione bellunese volontari sangue) e dalle Avis del Veneto è stata portata avanti negli ultimi due anni. Con successo. Tanto da essere pubblicata sul “Journal of cellular and molecular medicine” il 5 gennaio 2018, aprendo rivoluzionarie prospettive nell’uso delle cellule staminali multipotenti, trovate nel sangue periferico, come farmaci innovativi.

Alla sala degli affreschi del Palazzo della Provincia di Belluno, mercoledì 7 febbraio, la prof.ssa Rosa Di Liddo, responsabile del progetto, ha presentato la ricerca. Si è partiti dall’utilizzo del gel leucopiastrinico, secondo il metodo messo a punto dai trasfusionisti del Sit di Belluno e già utilizzato a livello clinico, per arrivare ad ottenere in modo “standardizzato” le cellule staminali multipotenti. “Aver definito una procedura standard per moltiplicare le cellule staminali presenti nel sangue di donatori e quindi in ciascuno di noi rende possibile poter ricorrere alle staminali autoprodotte ogni volta che sia necessario, ricorrendo ad un semplice prelievo – ha spiegato la Di Liddo – Queste cellule potranno essere coltivate in laboratorio per aumentarne la disponibilità, sino all’occorrenza. Oggi siamo in grado di dare una fisionomia precisa alle staminali. Abbiamo verificato che queste cellule esprimono la potenzialità a migrare dal circolo sanguigno ai tessuti, sviluppano effetti antiinfiammatori e quindi possono partecipare alla risposta rigenerativa tessutale”. Un modo ulteriore per valorizzare il dono generoso dei donatori volontari, periodici e non remunerati non solo di Belluno, ma dell’intero Veneto.

“Abbiamo raggiunto un importante traguardo – ha detto il prof. Pier Paolo Parnigotto, presidente di Tes – ma siamo consapevoli che ci attende una ulteriore, fondamentale fase di ricerca. Il nuovo obiettivo è come indirizzare le nostre staminali, stimolandole ad esprimere le loro potenzialità rigenerative su organi o tessuti danneggiati”.

Ad introdurre la mattinata è stata Gina Bortot, presidente provinciale dell’Abvs, che da anni  sostiene il progetto di Tes in seno al Centro trasfusionale di Belluno: “Il riconoscimento internazionale per i risultati ottenuti è il segnale che la nostra fiducia è stata ben riposta e che tutti hanno lavorato al massimo e con entusiasmo. Ci sprona ancora di più sapere che questa non è altro che una tappa intermedia, che sono infinite le porte che questa ricerca ha aperto”.

Ospiti Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno, nonché donatore di sangue, il dott. Giovanni Maria Pittoni, direttore sanitario Ulss 1 Dolomiti, il dott. Stefano Capelli direttore della StrutturaTrasfusionale Ulss 1 e Giorgio Brunello, presidente dell’Avis regionale Veneto. “I risultati di oggi sono un esempio di quanto può fare la collaborazione tra associazioni, ricercatori, servizi, trasfusionali, cittadini – ha detto Brunello – questo è il modello dello spirito di volontariato, del gioco di squadra che mettendo insieme persone, risorse ed energie porta a risultati importanti per il bene di chi ha bisogno. Da Belluno, oggi, parte un’esperienza forte, importante con ricadute positive per tutti”.  

A moderare gli esperti il consigliere nazionale di Avis, Gino Foffano.

Presenti anche il responsabile del Crat, Antonio Breda, il dott. Gaetano Caloprisco, medici trasfusionisti e dirigenti associativi.

(Servizio e foto di Beppe Castellano e Michela Rossato)

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