Plasmaferesi e Pfas: basta confusione, si faccia chiarezza senza allarmismi con un confronto tecnico-scientifico

Sulla questione delle plasmaferesi e delle polemiche politiche fra Regione Veneto e Ministero della Salute, è intervenuto Giorgio Brunello, presidente dell’Avis regionale del Veneto.

“Qualche infelice intervento ha messo sullo stesso piano, in questi ultimi giorni, la plasmaferesi produttiva (il dono volontario, non remunerato, anonimo e gratuito di plasma) e la plasmaferesi terapeutica .  Sulla stampa sono apparse affermazioni virgolettate, tratte da comunicati stampa ufficiali della Regione, in cui si affermava testualmente che “il regime applicato in Veneto per la rimozione dei Pfas è di gran lunga meno invasivo di quello applicato nei donatori di sangue”… Per una corretta informazione, occorreva aggiungere …”di molti Paesi Europei”. Così è ben specificato nel documento del CRAT (Coordinamento regionale attività trasfusionali) e dei 7 responsabili trasfusionisti dei Dipartimenti trasfusionali provinciali. 

A differenza dell’Italia, dove è vietato per legge, in quei Paesi europei (Germania, Austria, Repubblica Ceca, ecc…) la donazione di plasma è a pagamento. Gestita da aziende private a scopo di lucro. I “datori” possono essere infatti sottoposti fino a oltre 100 procedure l’anno, addirittura ogni 2-3 giorni. In Italia ciò non è permesso. Per legge fra una donazione di plasma e l’altra devono trascorrere almeno 14 giorni. Questo per la tutela della salute del donatore. Le stesse Associazioni consigliano spesso un intervallo più lungo, puntando più sul numero di donatori attivi che sulle donazioni pro capite. 

A nome degli oltre 137mila soci di Avis e Abvs Veneto e delle loro famiglie, invitiamo caldamente tutte le Istituzioni a riportare il dialogo-confronto su un piano strettamente tecnico-scientifico e non politico. Come anche richiamato dal direttore del Centro regionale Sangue e dai direttori dei Dipartimenti provinciali di Medicina Trasfusionale in un loro documento ufficiale.

Questo per rispetto sia degli ammalati sottoposti ogni giorno a plasmaferesi terapeutica per altre malattie, sia dei nostri concittadini veneti residenti nelle zone inquinate da Pfas, sia per rispettare la generosità dei donatori volontari avisini che ogni anno effettuano circa 34mila donazioni di plasma e piastrine tramite plasmaferesi e oltre 186mila donazioni di sangue intero. In media ogni giorno, feste comprese, oltre 800 donatori Avis vanno a donare per chi ha bisogno.

Inutili allarmismi, strumentali ad altre vicende, confondono i nostri donatori e mettono a rischio l’approvvigionamento di una delle risorse “strategiche” per la Salute di tutti. Proprio in un periodo in cui le donazioni (in particolare di plasma) sono in calo rinnoviamo l’invito a donare. La donazione in Italia e in Veneto è la più sicura al mondo sia per i donatori, sia per i riceventi. Molti dei quali trascorreranno le festività nei nostri ospedali.”

La donazione di plasma in aferesi in Italia.

È un prelievo effettuato tramite un’apparecchiatura (separatore cellulare) che immediatamente separa la parte corpuscolata dalla componente liquida che viene raccolta in una sacca di circa 600-700 ml. La parte corpuscolata (globuli rossi) viene reinfusa nel donatore. Il volume di liquido che si perde con la donazione viene ricostituito grazie a meccanismi naturali di recupero, l’infusione di soluzione fisiologica (solo se necessario) e l’assunzione di liquidi. Normalmente il volume di liquido che viene perso viene reintegrato nel donatore attraverso l’assunzione di liquidi prima e dopo il prelievo.  La procedura di prelievo dura circa 40 minuti. La donazione di sangue o di plasma è assolutamente sicura per la salute del donatore. Il suo stato di salute viene accuratamente controllato prima di ogni donazione. In Italia non è possibile per Legge effettuare un’altra donazione di plasma prima che siano trascorse due settimane. Nei Paesi del mondo dove vengono remunerate le donazioni può essere effettuato il prelievo ogni 2-3 giorni.

(Fonte: www.plasmitalia.it – Centro nazionale sangue)

La plasmaferesi terapeutica.

Tecniche/modalità di esecuzione: la plasmaferesi si esegue utilizzando strumenti computerizzati, denominati separatori cellulari che sono collegati al paziente attraverso due accessi venosi: uno per il prelievo ed un altro per la reinfusione, con un ciclo continuo.

Il sangue prelevato viene centrifugato e separato (all’interno del separatore) nelle sue componenti: plasmatica e cellulare. La componente plasmatica viene convogliata in un sacca di scarto e sostituita con soluzioni diverse a seconda della patologia del paziente:

• Soluzione fisiologica con albumina umana purificata al 4%

• Plasma fresco congelato.

La componente cellulare (globuli rossi) viene reinfusa al paziente insieme alle soluzioni sostitutive.

Usualmente vengono utilizzati gli accessi venosi degli arti superiori.

Qualora il paziente non ne disponga di due idonei è necessario ricorrere al posizionamento di un catetere venoso centrale, cioè di un piccolo tubo flessibile e resistente che viene introdotto nelle grosse vene (succlavia, giugulare interna, femorale…) fino a raggiungere il cuore e rappresenta un sistema sicuro ed efficace per poter effettuare la procedura aferetica. Detto catetere viene impiantato in anestesia locale e lasciato in sede il tempo necessario (da alcuni giorni a diversi mesi). La procedura ha una durata di circa 90- 120 minuti

Decorso post-plasmaferesi: al termine del trattamento è sufficiente attendere 20-30 minuti circa, prima di rientrare al proprio domicilio (a meno che non si risulti ricoverato per patologie concomitanti che lo richiedono).

(Fonte: “Informazioni per il paziente sulla plasmaferesi terapeutica” – Consenso informato, Servizio di Immunoematologia e Trasfusionale Ospedale Perugia)

In ambedue i casi, naturalmente, si utilizzano circuiti provvisti di aghi e filtri monouso e sterili. Inoltre sostanze anticoagulanti (es. ACD-A) per impedire che il sangue coaguli all’interno del circuito.

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