Qualità, vigilanza, responsabilità: inizia da qui il nostro impegno. L’editoriale del numero di settembre di Giorgio Brunello

Qualità, vigilanza e responsabilità. Vorrei iniziare da queste tre parole questo mio intervento. Siamo in un momento delicato, le donazioni diminuiscono e il fabbisogno di sangue aumenta. È un fenomeno che mette in crisi tutto il sistema trasfusionale italiano e, di riflesso, anche l’intera Sanità. La nostra regione non si può chiamare fuori, perché da sempre svolge un ruolo rilevante nell’autosufficienza nazionale.

Eravamo sempre fra i primi nell’offrire sangue alle altre regioni, dopo avere assicurato quello necessario ai nostri ammalati. Oggi non siamo più nelle condizioni di farlo pienamente. Siamo tra le regioni dove il sistema pubblico e quello associativo hanno saputo creare un modello virtuoso che ha tenuto anche di fronte a problemi importanti e momenti di crisi. Ce lo invidiavano e ce lo invidiano ancora in molti, ma adesso tutto questo non basta più, è indispensabile un rinnovato e aggiuntivo impegno di tutti.

Uno dei motivi dell’aumento dei consumi di sangue è il miglioramento degli impianti e delle tecnologie e il numero dei trapianti. Siamo contenti che la qualità dei servizi sanitari assicuri un miglior benessere, una migliore qualità della vita, una vita più lunga. Per volontari come noi, che guardano prima di tutto all’ammalato, questa è la vera soddisfazione.

Ma il sangue non si compra al supermercato. E per fortuna! Altrimenti, in mano al “mercato”, potremmo avere “qualità da discount” per molti, mentre altri, privilegiati, potrebbero comprare prodotti Dop e Doc da “allevamenti selezionati e Bio”.

Le battaglie di questi decenni hanno garantito che il sangue e i suoi derivati siano dei beni etici, non possano essere oggetto di commercializzazione. Il sangue viene donato da persone sempre più responsabili e coscienti del loro gesto, ma non possiamo darlo a comando!

Oggi abbiamo bisogno di venti sacche, domani cinque e dopodomani cento, donatori, rispondete a queste richieste! Quante volte abbiano sentito donatori che protestano per le continue richieste di rispondere alle emergenze: “non siamo vacche da mungere”.

Tutti i donatori hanno a cuore gli ammalati, ma abbiamo bisogno di seria programmazione e rassicuriamo tutti che come sempre risponderemo prontamente e adeguatamente.

Abbiamo voluto che su questo numero si tentasse un approfondimento sulle possibili cause del calo delle donazioni e alcuni indicatori, pur se non ancora sufficientemente raffinati, indicano già quali possono essere le tendenze e le motivazioni. Vi lascio agli articoli delle prossime pagine, possono essere anche spunto per approfondire la discussione anche sul giornale.

Volevo però indicare la via della qualità come una strada da percorrere coinvolgendo tutti. Sappiamo che la qualità dei servizi trasfusionali ha avuto una accelerazione importante negli ultimi anni. Qualificazione dei servizi e accreditamento dei Centri trasfusionali e di raccolta hanno portato a livelli di eccellenza il Sistema sangue.

Anche noi ne siamo stati coinvolti pesantemente e ci siamo impegnati al massimo in questo senso perché la salute degli ammalati e dei nostri donatori viene al primo posto. Una delle cause del calo di donazione è dovuta infatti all’aumento delle sospensioni e autosospensioni dalle donazione per svariati motivi.

Qualità è però non solo quella che scaturisce dalle procedure tecniche e dalla strumentazione. Sono passaggi che non ci competono e che spesso non vediamo neanche. Per i donatori “qualità” vuol dire anche trovare un clima favorevole al momento del loro generoso gesto. Sembra banale dirlo, ma è necessario incontrare persone accoglienti quando andiamo a donare, attente a ciò che facciamo, pronte a rispondere ai quesiti che poniamo anticipando anche i problemi che possono sorgere. Questi comportamenti riguardano in primis, ovviamente, il personale dei Centri di raccolta Avis, ma anche e soprattutto quello dei Centri trasfusionali.

Non sempre questo accade e vi chiedo di vigilare segnalando ogni inefficienza o problema alla vostra Avis comunale e se necessario a me direttamente. Qualche settimana fa, nel veronese, è accaduto un caso che abbiamo prontamente risolto, grazie all’intervento congiunto con il nostro direttore sanitario dott. Giovanni Lenzo.

Sul fronte della qualità dobbiamo vigilare e attueremo tutto quello che sta nelle nostre competenze per assicurare che si vada a donare “in famiglia”. Chiediamo con forza anche che le aperture dei Centri siano coerenti con le disponibilità dei donatori. Dobbiamo programmare tutti insieme (volontari e operatori del Sistema) per evitare che i costi aumentino, ma come volontari non possiamo neanche adattarci supinamente alle, scarse, disponibilità dei servizi pubblici. In questo caso vale la regola che il “fornitore” dei servizi deve rispondere alle esigenze dei clienti. Ricordando anche che non siamo esattamente ”clienti”, ma partner importanti del sistema trasfusionale e della Sanità di “tutti”. È questa un’altra battaglia che dovremo affrontare insieme.

Scusatemi se mi ripeto, ma devo però concludere lasciandovi il solito richiamo al senso di responsabilità che tutti voi avete sempre dimostrato, ma che vi chiedo di aumentare. Andate a donare più spesso, invitate vostri conoscenti a diventare donatori, studiatele e studiamole tutte, portate ognuno almeno un nuovo donatore a entrare nella nostra, grande famiglia che deve crescere ancora. Non per l’Avis, ma per chi dell’Avis ha sempre avuto bisogno in questi 90 anni: gli ammalati. E buona donazione, a tutti.

(dal n° 3 – settembre 2017)

Giorgio Brunello, Presidente Avis regionale Veneto

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