Dimt di Vicenza: gioie e dolori. Intervista alla responsabile Alberta Alghisi

La dott.ssa Alberta Alghisi dirige il DIMT (Dipartimento medicina trasfusionale) della provincia di Vicenza. Grazie al collaboratore Enrico Iseppi,  facciamo il punto della situazione nel vicentino con alcune domande alla responsabile.

Qual è la situazione attuale nella provincia di Vicenza, quali problematiche e difficoltà?

Da gennaio a luglio 2017, rispetto allo stesso periodo del 2016, abbiamo registrato un aumento delle donazioni pari al 1,8%. Nonostante ciò, essendosi verificato un ancor più importante aumento delle necessità trasfusionali, nei primi mesi dell’anno siamo spesso stati in situazioni di carenza e questa situazione ci ha talvolta impedito di inviare a Padova le unità concordate in sede di programmazione regionale. Negli ultimi mesi abbiamo un po’ recuperato, ma resta fondamentale che le associazioni  spingano i soci a prenotarsi, riempiendo le agende e garantendo un costante afflusso di donatori.

Quali difficoltà si stanno incontrando nella suddivisione della provincia di Vicenza in 2 Ulss?

Nessuna difficoltà: il Dipartimento oggi  funziona bene, siamo una squadra all’interno della quale non ci sono né protagonismi, né personalismi. La Regione ci ha garantito le sostituzioni del personale medico e sanitario che è venuto meno per trasferimenti o pensionamenti e questo permette di lavorare bene e di mantenere tutta l’attività. Le Direzioni delle due Ulss sono attente alle problematiche del Dipartimento e ci supportano.

Il rapporto con le associazioni dei donatori?

E’ molto buono: si è instaurata una buona dialettica sia di confronto che di scambio di idee. Il sistema che le associazioni hanno scelto per la chiamata dei donatori è veramente buono, semplice ed efficace: qualsiasi socio può prenotarsi per la donazione o farsi prenotare dalla propria associazione di appartenenza. Abbiamo razionalizzato l’attività riducendo quasi del tutto i tempi di attesa. Purtroppo, può ancora succedere che non si riesca ad essere del tutto “puntuali” rispetto all’orario della prenotazione, per vari motivi. Raramente organizzativi (come tutti i sistemi informatici anche il nostro talvolta si ferma), più frequentemente legate a problematiche di tipo sanitario (alcuni donatori richiedono più tempo per la valutazione durante la visita medica, alcune volte il medico deve intervenire per prestare assistenza a seguito di malori avvenuti in corso di donazione…): vorrei ribadire a questo proposito che la donazione è un atto sanitario e come tale va considerato e gestito. Vi garantisco che tutto il personale che lavora nei Centri Raccolta lo fa con il massimo impegno e dedizione.

Come vede il futuro a programmi e accordi, come si può migliorare il sistema, quali gli obiettivi a medio e lungo termine?

Il futuro sicuramente sarà impegnativo, a breve verrà discussa a livello regionale la programmazione della raccolta per il prossimo anno. Nel 2017 Vicenza ha supportato Padova nel suo fabbisogno di sangue, mentre le altre provincie sono impegnate a supportare Verona (che come Padova, essendo sede universitaria, richiama pazienti da tutta Italia), la regione Lazio e la Sardegna. All’interno dell’Osst (Organismo di supporto scientifico e tecnico), a cui partecipano anche i rappresentanti delle associazioni dei donatori, si è concordato che queste continuino nel loro impegno volto alla fidelizzazione dei donatori. Infatti, a fronte di un elevato numero di aspiranti donatori, una gran parte non si presenta poi per effettuare la prima donazione e un altro considerevole numero non continua a donare.

Attualmente, i donatori della nostra provincia donano mediamente 1,86 volte all’anno a testa, basterebbe aumentare anche solo lievemente questa frequenza, senza che vi sia ovviamente alcuna controindicazione di tipo sanitario, per garantire il sangue necessario a livello dipartimentale, regionale e per far fronte agli impegni presi con le regioni carenti. Gli obiettivi rimangono sempre gli stessi: garantire che tutti i nostri pazienti abbiano sangue, plasma e piastrine, migliorare ancora l’organizzazione all’interno del Dipartimento e il dialogo con le associazioni.

Le sue impressioni finali, quindi…

Sono più che positive! Nonostante l’impegno e la responsabilità che mi compete, il lavoro mi gratifica, i rapporti con il personale sanitario e con le direzioni sono ottimi e, grazie alla collaborazione di tutti, mi sento parte di una squadra che funziona.

 

 

 

 

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