Pronto il “marchio” per plasmaderivati “Doc”. Ufficializzato il 16 giugno?

Dono e Vita

I medicinali plasmaderivati italiani, ottenuti in conto lavorazione dal plasma dei donatori volontari, potranno fregiarsi di uno speciale pittogramma che ne attesterà e ne certificherà l’origine “Docg”. Ne ha dato l’annuncio all’80ª Assemblea nazionale Avis, venerdì 20 maggio, il dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue. La giuria del concorso, riservato agli studenti dell’Unione Europea bandito a fine 2015 dal Ministero della Salute, ha già selezionato infatti un vincitore (o un gruppo di vincitori, visto che era aperto anche a intere classi e associazioni) che però è ancora “top secret”.

plsmaderivati

“Di certo, ha dichiarato il dottor Liumbruno – raggiunto dopo l’annuncio in assemblea dalla nostra redazione – posso dire che è molto bello e significativo”. Sarà probabilmente la stessa Ministra Beatrice Lorenzin a presentarlo ufficialmente a breve. “Come ipotesi – ha dichiarato Liumbruno al nostro giornale – si è pensato che miglior occasione non possa esserci che la manifestazione in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue che stiamo organizzando a Roma il 16 giugno prossimo”.

Il pittogramma, quindi, come riportato in pratica nel bando di concorso del Ministero della Salute “verrà stampato su tutte le confezioni esterne dei medicinali plasmaderivati distribuiti n Italia e prodotti da plasma nazionale, favorendo così la promozione della conoscenza e del ruolo sociale della donazione di sangue volontaria, anonima, solidaristica, responsabile e non retribuita”.

Plasma fresco
Plasma appena raccolto

In pratica si tratta del famoso marchio “A Denominazione di Origine Controllata e Garantita” per il plasma nazionale. È fin dal 1986, anno della primissima convenzione di c/lavorazione del plasma di una Regione (il Veneto, per l’esattezza) che i nostri donatori e loro dirigenti chiedono una “certificazione di origine” per valorizzare il proprio dono. Un esperimento “corsaro” venne tentato proprio dal Veneto in quegli anni, facendo applicare un’etichetta (da Plasma Veneto) sui prodotti. L’alzata di scudi e le minacce di denuncia da parte di tutte le multinazionali farmaceutiche – che continuavano ad immettere sul mercato medicinali d’importazione da plasma di dubbia provenienza – fece fare immediata marcia indietro alla Regione Veneto. Sarà finalmente obbligatorio, ora, il marchio di qualità e provenienza per i plasmaderivati italiani? In Francia già lo è da tempo.

“Non sarà obbligatorio per legge – ha precisato lo stesso dottor Liumbruno – teoricamente inserirlo sarà facoltà delle aziende di plasmaderivazione che si aggiudicheranno la produzione dei plasmaderviati dai vari Accordi interregionali. Certo possono avere ampia facoltà le Regioni nel poter imporre alle case farmaceutiche tale obbligo in fase di indizione di gara”.

Tre delle nuove aggregazioni di Regioni per la plasmaderivazione, in questo senso, hanno ancora in corso l’iter per le gare d’appalto. Sarebbero in tempo, quindi, a inserirlo nei capitolati. Quella con capofila il Veneto, invece, ha già concluso la gara assegnando la trasformazione del plasma alla CLS Behring. Sarebbe quindi necessario che, pur non obbligata dalla gara già conclusa, l’azienda stessa adottasse autonomamente il pittogramma “Plasma Doc” non appena disponibile. Lo meritano per il proprio impegno di ogni giorno i Donatori volontari di tutte le regioni aderenti e, in particolare, quelli del Veneto. Regione che per prima si è battuta, proprio da metà degli anni ’80, perché il plasma nazionale (più sicuro già allora di quello “a pagamento” proveniente dall’estero che tanti lutti ci ha portato) fosse valorizzato al massimo.

Beppe Castellano

Inizia a Donare per salvare una VitaDona su AvisVeneto.it