Grazie a voi donatori sono rinata per due volte. Con una speranza…

Avevo solo 11 anni quando un mostro è entrato nella mia vita con prepotenza: si chiamava leucemia mieloide acuta e aveva scelto me, il mio corpo acerbo di bambina, i miei sogni.

All’inizio non mi rendevo conto della gravità del mio stato di salute. Da un paio d’anni mi ero trasferita dalla Sicilia a Verona e a scuola i compagni non mi accettavano. “Terrona, sei una terrona” mi gridavano. Così quel ricovero inaspettato per me non fu un dramma, ma una sorta di gita che mi avrebbe tenuta per qualche giorno lontana dai banchi. In ospedale, tutto mi sembrava bellissimo: i medici erano affettuosi con me, i miei genitori e i miei fratelli non mi lasciavano mai sola. A quell’età, basta poco per essere felice, non ti chiedi il perché di certe attenzioni eccessive.

Con il passare dei giorni, la mia salute peggiorò, allora capii che quello non era un gioco. C’era in ballo la mia vita, e dovevo lottare con tutta me stessa per non perderla.

Vomitavo continuamente, non mi reggevo in piedi.

Nel frattempo venivo sottoposta a esami invasivi e terapie dolorose, come quattro cicli di chemioterapia, senza i quali sarei morta.

Ero a pezzi, vedevo il mio corpo spegnersi giorno dopo giorno, i miei riccioli sfibrarsi e cadere per terra come foglie al vento.

Il 21 maggio del 2000, a quasi 12 anni, mi vennero trapiantate le cellule emopoietiche da un donatore non consanguineo, anonimo.

Da quel momento tornai a sorridere. Qualche mese più tardi, dopo estenuanti ricerche, scoprii che l’uomo che mi aveva salvata era il noto conduttore Fabrizio Frizzi.

Testarda come sono, feci di tutto per incontrarlo, fino a quando ci riuscii. Oggi il “mio fratellone”, così mi piace chiamarlo, è una figura importante nella mia vita. Grazie a lui, fino alla primavera del 2013 ho vissuto in modo sereno.

Poi, il 20 maggio, durante un controllo di routine, ho scoperto una verità che è piombata nella mia vita come un macigno: mi è stata diagnosticata la leucemia linfoblastica acuta, una forma che, di solito, colpisce i bambini. Ma come, proprio io, che già avevo avuto una leucemia, dovevo essere colpita da una seconda? Uno tra i pochi casi al mondo.

Ho faticato a capire che stava succedendo di nuovo. Un altro calvario mi aspettava.

Mi hanno ricoverata in ospedale, sottoponendomi a tre cicli di chemioterapia che, però, non mi hanno evitato un secondo trapianto.

Dopo mesi di esami e controlli, il 26 novembre del 2013, sono rinata per la seconda volta. E’ successo quando ho ricevuto le cellule staminali emopoietiche da un nuovo donatore di cui, per motivi di privacy, non conosco l’identità, ma gli sarò grata per tutta la vita. Per me è il mio secondo “fratellone”, il mio angelo. Sì proprio così, i donatori sono tutti degli angeli.

La ripresa non è stata facile: dopo il trapianto sono stata malissimo.

Per circa un mese, non riuscivo a mangiare né ad alzarmi dal letto. C’erano giorni in cui temevo di non farcela, poi mi bastava guardare i raggi del sole filtrare dalla finestra, per capire che non potevo mollare.

ValeriaAlla fine del 2013 mi hanno dimessa,

Così, come un bambino che muove i primi passi, sono tornata alla vita. Quella stessa vita che già due volte ho rischiato di perdere, ma alla quale mi sono aggrappata con tutte le forze.

Oggi, più che mai, mi batto per far sì che i donatori di sangue e di midollo osseo siano sempre più numerosi. E che continuino a regalare speranze di vita a chi non sta bene.

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