Un sistema trasfusionale all’avanguardia, un convegno e un “addio”

Dono e Vita

È iniziato stamane presso l’Istituto Superiore di Sanità, e terminerà nel pomeriggio alle 17, il convegno “Il Sistema Sangue Europeo: l’Italia entra in Circolo”. È stato organizzato dall’ISS per concludere il percorso di accreditamento e certificazione dei Centri trasfusionali italiani, portato avanti faticosamente in questi ultimi anni dal Centro Nazionale Sangue. Sono presenti tutti i presidenti nazionali delle associazioni di donatori volontari (Vincenzo Saturni per l’Avis), il presidente della Simti Claudio Velati e tutti i protagonisti ai massimi livelli del mondo trasfusionale italiano.DSC_0005

Un mondo che è radicalmente cambiato, portato all’avanguardia europea e mondiale (come ha dichiarato il dottor R. Guerra, (direttore generale della prevenzione sanitaria, Ministero della Salute) grazie alla tenacia e alla professionalità del Dottor Giuliano Grazzini, direttore e fondatore del Centro Nazionale Sangue. Il dottor Grazzini dal 30 giugno ha lasciato l’incarico e il convegno di oggi, per tutti i numerosissimi relatori e presenti al Convegno, è un’occasione anche per festeggiarlo. Noi di Dono&Vita, come sempre, lo facciamo raccontando i fatti e la storia, con un’intervista in esclusiva pubblicata sull’ultimo numero di giugno 2015.DSC_0016

Otto anni di Cns e finalmente il Paese è “rete trasfusionale”

di Beppe Castellano

Era febbraio del 2007, la Legge Trasfusionale del 219 del 2005, tanto faticosamente redatta negli anni precedenti, muoveva i suoi primi, concreti, passi. Tappa fondamentale fu la nomina del direttore dell’istituendo Centro nazionale sangue che avrebbe dovuto coordinare tutto il complesso – e allora in verità piuttosto scombinato – Sistema trasfusionale. Il Ministero scelse il dottor Giuliano Grazzini, toscano verace di Lucca. Dono&Vita, ancor prima che si insediasse e “mettesse su” il nascente Cns, mentre era di passaggio a Verona quel febbraio, lo intervistò in anteprima nazionale (qui a lato).

Dal primo luglio di quest’anno Giuliano Grazzini ha lasciato il suo incarico. Ha scelto di “andare in pensione” (si fa per dire, come vedremo) o, almeno, di non essere più sotto pressione continuamente.

Il mondo, nel frattempo, è cambiato. Ma il “mondo trasfusionale” è invece evoluto in senso contrario e positivo,  nonostante i tagli che dall’inizio della crisi economica nel 2008 hanno falcidiato anche tutta la Sanità o, meglio, le 21 “diverse” Sanità regionali. Non lo diciamo noi, ma lo ha dichiarato a Dono&Vita la dottoressa Maria Rita Tamburrini, Direzione generale della Prevenzione sanitaria, Ministero della salute:

DSC_0030“Il Dottor Grazzini ha avuto il merito di portare il sistema trasfusionale italiano ai livelli attuali partendo da zero – ci ha detto la dottoressa Tamborrini (nella foto, al convegno, la prima da sinistra) – nel 2005 (emanata la nuova legge, ndr) non c’era nulla… Il Cns l’ha costruito da zero e, grazie anche ai suoi collaboratori, l’ha fatto crescere fino ad arrivare alla costruzione di una rete trasfusionale nazionale degna di questo nome. È iniziata con il Cns ed è stata in questi anni un grande successo. La riqualificazione del nostro Sistema trasfusionale è riuscita come ci si aspettava. Mettere insieme le 21 regioni con uno stesso sistema di qualità non era una cosa semplice. È grazie al Centro nazionale sangue, tutto nel suo insieme, diretto da Grazzini – continua Tamborrini – che siamo riusciti ad avere un Sistema trasfusionale all’avanguardia. È l’attività del Cns: tecnica, scientifica, di formazione, di coordinamento di questi anni ci ha permesso di giungere a un punto di arrivo, il Plasma master file, richiestoci dall’Europa, ma anche di nuova partenza”.

E a proposito di partenze, non potevamo certo fare a meno, come periodico Avis, di finire anche noi il lavoro cominciato e “braccare” Grazzini per ottenere l’ultima intervista da Direttore Cns.

Dottor Grazzini: giugno 2007 – giugno 2015. Otto anni di vera e propria “rivoluzione” dei Sistema trasfusionale italiano partendo dal nulla: facciamo un po’ di storia?

“Nulla nulla, proprio no, dai… Per prima cosa siamo però partiti dai dati di sistema, omogenei, che non c’erano. Cosa essenziale  per poter governare tutta la complessa macchina trasfusionale italiana. Poi a bbiamo iniziato un lavoro intenso di coordinamento, in stretta collaborazione con il Ministero della Salute, per porre le basi della costruzione di una reale rete trasfusionale italiana”.

Con il sistema federalista delle “Sanità regionali” la cosa non era semplice…

“Certamente no, lo sapevamo già che la cosa non sarebbe stata facile, credo però che siamo riusciti a realizzaree tutto il realizzabile. E forse anche di più, grazie alla sinergia che – non smetterò mai di dirlo – c’è stata con le istituzioni, i colleghi professionisti e le associazioni di donatori volontari”.

Per la dottoressa Tamburrini è un grande punto di arrivo ma anche di ripartenza…

“Certamente di ripartenza. Abbiamo lavorato, tutti, per la qualità,  sulla formazione, per dare all’autosufficienza una struttura tecnico-scientifica in un sistema di programmazione che potesse avere una sua logica “nazionale”. Perché la legge è e sempre propugnerà l’autosufficienza non frazionabile, sovraziendale e sovraregionale”.

Questo anche a livello di qualità e sicurezza…

“Qualità e sicurezza non possono che essere di livello omogeneo in qualunque parte del Paese, questo è stato il nostro lavoro anche negli ultimi anni con il grande sforzo di tutti su accreditamento e certificazione europeo.

Eredità di otto anni, quindi, che lascerà a chi seguirà?

“Non lasciamo certo un sistema perfetto, ma certamente lasciamo un Sistema trasfusionale con una “entropia positiva”, che “bolle” positivamente e canalizzato su un giusto percorso. Chi proseguirà il cammino dovrà a mio avviso mettere a frutto tutto ciò che di positivo si è riuscito a fare”.

L’ultima cosa portata avanti dal direttore Grazzini è stato il nuovo, emanando, questionario pre-donazione che dovrebbe vedere la luce entro l’estate.

“Una delle ultime è stato il fatto di rispondere sempre più ai dettami di massima sicurezza per il sangue e suoi derivati. È stato un grande lavoro di ricerca, coordinato da noi sul territorio con i Servizi trasfusionali. Questo per avere una selezione dei donatori sempre più accurata e che dia sempre maggiori garanzie al paziente. Le garanzie di sicurezza che l’ammalato ricevente attende. Non dimentichiamolo mai, per chi lavoriamo tutti. Il paziente si attende da noi e ha il diritto di ricevere:

a) che il sangue e i suoi componenti e derivati ci siano quando ne ha bisogno;

b) che tale terapia dia gli esiti attesi e che deve dare, che sia di buona qualità;

c) che non porti ulteriori malattie e che sia quindi totalmente sicuro.

Questi sono i tre imperativi a cui tutto il Sistema trasfusionale deve rispondere. E qualità è tutto ciò che, tutti insieme, abbiamo fatto per l’accreditamento dei centri. È nostro dovere garantire ai cittadini standard di prodotti e di servizi certi, verificati, trasparenti e conformi agli standard europei. In questo un grosso pungolo e impegno diretto è venuto dalle associazioni di donatori, che ringrazio insieme ai colleghi”.DSC_0010

La domanda sorge spontanea, conoscendo il soggetto che, “ a riposo”, è difficile che rimanga. Che progetti ha il dottor Grazzini dopo il primo (anzi il 7) luglio?

“Dopo farò certamente qualcosa ancora nel settore, mettendomi a disposizione del Sistema a titolo praticamente gratuito. Cercherò di lavorare su un altro piano, dando il mio contributo a livello esperenziale. Lavorerò molto per la formazione in medicina trasfusionale di alto livello. In particolare per i master in medicina trasfusionale delle Università di Firenze e Napoli, le uniche in Italia in cui sono presenti questi corsi. Con il patrocinio di fiods, poi, abbiamo pensato di “internazionalizzare” questo master in collaborazione con l’Università di Buenos Aires e con il Sistema sangue francese che da già un forte contributo all’Argentina in termini di conoscenza. Un progetto che sta nascendo e in cui ci sia condivisione di scienza, di esperienze, di competenze. Perché se in Europa si chiede omogeneità e pari sicurezza, questo deve essere esteso al resto del mondo”.

A corredo dell’intervista le dichiarazioni di Grazzini raccolte in tempo reale a Roma da Alessandra Luppi (Ufficio Comunicazione Avis Emilia Romagna) e Beppe Castellano.

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