Manovra Sanità: a rischio anche il Sistema trasfusionale veneto.

L’allarme nel corso della 43ª Assemblea regionale Avis. Oggi, 23 aprile, anche i ventilati tagli all’esame della Conferenza Stato Regioni.

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Un momento della 43ª Assemblea di Avis Veneto


L’Avis regionale, nel corso della sua 43ª Assemblea svoltasi a Castelfranco Veneto sabato 18 aprile, ha invitato tutti gli amministratori della Regione Veneto e tutti i rappresentanti veneti in Parlamento a prendere netta posizione contro la ventilata riduzione delle tariffe di cessione di sacche di sangue fra le regioni eccedentarie e quelle non autosufficienti e il taglio, previsto del 4%, delle risorse destinate per legge alle Associazioni e Federazioni di donatori volontari e periodici. Tali misure non potrebbero che mettere seriamente in pericolo l’autosufficienza regionale e nazionale che, non dimentichiamolo, è alla base del buon funzionamento dell’intera Sanità.

Se ne parlerà proprio oggi, 23 aprile, in Conferenza Stato-Regioni. All’Ordine del giorno, in particolare, la proposta di Riparto fondi per le attività trasfusionali e la produzione di emoderivati che il Centro nazionale sangue ha trasmesso a marzo per gli 858.969,00 euro che dovrebbero essere stanziati nel 2015 per l’intero comparto trasfusionale nazionale.   

L’opera che ogni giorno le circa 380 Avis del Veneto, con i loro oltre 140mila soci, svolgono nello spirito del puro volontariato, non può essere considerata alla stregua di una azienda “for profit” fornitrice di “beni e servizi”.

L’impegno disinteressato che, ogni giorno dell’anno festivi compresi, centinaia di dirigenti del volontariato del sangue Avis profondono per assicurare a TUTTI gli ammalati ciò di cui necessitano per vivere e guarire (sangue, emocomponenti, plasmaderivati) non possono essere considerati “fornitori di beni e servizi”.

È fatto divieto per legge, in Italia, di “commercializzare il sangue e i suoi componenti”, essendo tra l’altro “esclusivamente pubblici la natura e il governo delle attività trasfusionali” (legge 219/2005).

Foffano2015
Il presidente regionale Gino Foffano

Appare quindi quanto mai bizzarro inserire la donazione volontaria di sangue in un elenco sostanzialmente “merceologico”. Il sangue è un bene primario per tutti gli ammalati e i cittadini ed è gestito in un sistema solidale “a rete” totalmente pubblico. Le tariffe di rimborso per le attività associative, nel nostro Veneto, sono inoltre ferme da dieci anni, tranne che per un parziale aggiornamento Istat sospeso, tra l’altro, dal 2012“.

È quanto ha dichiarato, nel corso della 43ª Assemblea, il presidente dell’Avis regionale Veneto Gino Foffano, in merito alla Manovra Sanità resa nota dal governo venerdì 17 aprile. In questo appoggiando, a nome degli oltre 140mila donatori del Veneto, quanto immediatamente diffuso alla stampa da parte del Civis nazionale (Avis, Fidas, Fratres, Gruppo donatori Croce Rossa) e dallo stesso Direttore del Centro nazionale sangue (CNS), Giuliano Grazzini.

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