Avis Regionale rinnova il suo impegno per la ricerca sull’Emofilia

Le Avis del Veneto e Fondazione TES di Padova puntano a una cura definitiva per l’Emofilia.

Su invito della Presidente di Fedemo, Cristina Cassone, Fondazione TES ha preso parte alla XI giornata mondiale dell’emofilia organizzata Lunedì 14 aprile a Roma. Il Prof. Pier Paolo Parnigotto e le due Ricercatrici TES, la Dott.ssa Silvia Barbon e la Dott.ssa Elena Stocco, hanno così avuto modo di interagire strettamente con il mondo italiano dell’emofilia stabilendo importanti contatti con medici e ricercatori che si occupano della gestione clinica dei pazienti emofilici e dello studio di future prospettive di terapia.

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Le ricercatrici di Fondazione TES: Silvia Barbon ed Elena Stocco

La notizia è stata data – proprio all’indomani della Giornata Mondiale dell’Emofilia – nel corso dell’Assemblea di Avis regionale Veneto, organizzata dall’Avis di Castelfranco Veneto; la prima, fin dal 1973, a sostenere uno dei più importanti Centri per l’Emofilia d’Italia, quello dell’ospedale di Castelfranco Veneto. Di Castelfranco anche l’APE (Avis per il Progresso ematologico) che riunisce Avis provinciale di Treviso e le 32 Avis comunali nel territorio compreso tra Castelfranco, Montebelluna, Asolo e la Pedemontana) e l’Ulss 8. APE, insieme ad Avis regionale, sostiene tramite una capillare raccolta fondi, due progetti di ricerca incentrate sull’emofilia.

La ricerca sulle cellule staminali progenitrici endoteliali (del fegato), in particolare, potrebbe portare in tempi ragionevolmente brevi (se supportata adeguatamente) a stimolare il rinnovamento della popolazione di cellule endoteliali che nel fegato del paziente emofilico non sono più in grado di produrre i fattori della coagulazione mancanti. Questo porterebbe alla guarigione definitiva dell’Emofilia, senza dover ricorrere – con la terapia sostitutiva – ai costosissimi farmaci, in particolare ricombinanti, che gli emofilici sono costretti periodicamente a infondersi.

Importantissima anche l’altra ricerca promossa da Fondazione TES sulla cartilagine di paziente emofilico come risorsa per il trapianto autologo, portata avanti dalla ricercatrice Elena Stocco. È stata la stessa Dott.ssa Stocco a intervenire Sabato 18 aprile a Castelfranco Veneto, nel corso della 43ª Assemblea regionale, illustrando i progressi che la Fondazione TES sta facendo grazie all’impegno di Avis. Di seguito l’intervento in Assemblea e la scheda delle ricerche in corso.

L’INTERVENTO DI FONDAZIONE TES IN ASSEMBLEA

Buongiorno a tutti, vorrei ringraziare il Presidente Gino Foffano per aver voluto qui oggi una rappresentanza della Fondazione TES. A me e alla Dott.ssa Barbon il compito di portare i saluti del Presidente della Fondazione, il Prof. Pier Paolo Parnigotto, che oggi non può essere presente.

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La dott.ssa Elena stocco in Assemblea

Con alcuni di voi c’è già stato modo di incontrarsi e di conoscersi, con molti altri ancora no, pertanto colgo l’occasione di questa assemblea per presentarmi.

Mi chiamo Elena Stocco, sono laureata in Farmacia presso l’università degli Studi di Padova dove ho conseguito poi un dottorato di ricerca in Biologia e Medicina della Rigenerazione e da quest’anno sono a tutti gli effetti una Ricercatrice della Fondazione TES. E’ presente in sala anche la seconda Ricercatrice della Fondazione, la Dott.ssa Silvia Barbon, la quale dopo la laurea in biologia ha seguito il mio stesso percorso di dottorato.

Attraverso Fondazione TES, il Prof. Parnigotto ha dato il via ad un progetto estremamente ambizioso proponendosi di creare nel territorio una sorta di rete tra le ULSS, l’Università ed il mondo del volontariato.

Le ULSS sono il luogo di interazione tra medico e paziente ovvero il luogo da cui scaturisce la domanda di salute.

L’Università è il luogo della ricerca scientifica d’eccellenza ossia lì dove, grazie alle competenze multidisciplinari dei ricercatori, è possibile trovare risposta a domande di salute ancora insolute, pensiamo alle malattie rare per cui non esiste cura o a tutte quelle patologie, anche largamente diffuse, per cui non esistono terapie risolutive.

Il mondo del volontariato infine, può costituire il nesso tra ULSS ed Università.

Grazie ad AVIS è possibile entrare nelle ULSS, stabilendo contatti in particolare con i Centri Trasfusionali, con gli ematologi e con tutte le figure sanitarie che ruotano attorno al paziente.

Grazie a TES, vista l’estrazione del suo Presidente e vista la Formazione di chi lavora per TES, è possibile percorrere un canale preferenziale per entrare nel mondo della ricerca scientifica d’avanguardia, rappresentata dall’Università.

AVIS e TES possono fare molto assieme e questa sinergia ha già prodotto dei risultati importanti. I nostri studi di rigenerazione di tessuti tramite tecniche di ingegneria tissutale sono stati infatti pubblicati in riviste scientifiche internazionali e Fondazione TES è oggi indicizzata come affiliazione nel database delle pubblicazioni scientifiche mondiali (“Pubmed”).

Tra i progetti di Fondazione TES che AVIS sostiene ce n’è uno a cui sono particolarmente affezionata, poiché è stato l’oggetto della mia tesi di dottorato. AVIS è stato infatti il nostro nesso con il Centro Trasfusionale e per l’Emofilia dell’Ospedale di Castelfranco Veneto il quale ha dato voce all’esigenza di identificare una nuova strategia volta a migliorare le complicanze articolari nei pazienti Emofilici. Lavorando nei laboratori dell’Università è stato possibile ottenere in questo ultimo anno e mezzo dei risultati significativi in merito, i quali sono stati presentati con soddisfazione a diversi Congressi nazionali ed internazionali.

Recentemente anche ABVS ci ha dato un aiuto ed una fiducia importanti stanziando dei fondi per permetterci di realizzare, in collaborazione con l’ULSS di Belluno, un progetto di ricerca con protagonista il gel piastrinico nella rigenerazione dei tessuti.

Vorremmo quindi ringraziare AVIS perché con il suo sostegno ci ha permesso di raggiungere questi primi traguardi; ciò che ci auspichiamo è che questa sinergia continui.

Infine vorrei chiudere questo breve intervento con quello che è il motto di Fondazione TES, un principio che abbiamo riscontrato essere pienamente condiviso anche da AVIS: “VOLONTARIATO E SCIENZA INSIEME PER L’UOMO”.

LE RICERCHE IN ATTO SULLEMOFILIA DI FONDAZIONE TES

Silvia Barbon, 29 anni, di Roncade (Tv) è laureata in Biologia Evoluzionistica. Dopo il dottorato di ricerca in Biologia e Medicina della rigenerazione, che consegue nell’aprile 2013, ottiene una borsa di studio post-doc presso la Fondazione Tes Onlus di Padova. La sua attività di ricerca si focalizza sulla popolazione di cellule staminali isolate da sangue periferico umano e animale per applicazioni di ingegneria tessutale.

 

Dott.ssa Silvia Barbon

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Roma, con il Prof. Parnigotto alla Giornata Mondiale Emofilia

Elena Stocco ha 29 anni, è di San Martino di Lupari (Pd) e si è laureata nel 2011 in Farmacia presso l’’niversità degli Studi di Padova; ad ottobre dello stesso anno ho superato l’esame di ammissione alla Scuola di dottorato di ricerca in biologia e medicina della rigenerazione (UniPd), percorso triennale che termina a dicembre e che ha svolto presso il laboratorio di chimica e biotecnologia delle proteine e biopolimeri nanostrutturati del Prof. Claudio Grandi. 

La mia ricerca si chiama “Condrociti da cartilagine di paziente emofilico come risorsa per il trapianto autologo. Uno studio in laboratorio”. L’emofilia è una malattia genetica rara che si caratterizza per la carenza, o nei casi più gravi per la mancanza, di un fattore della coagulazione. Esistono due tipi di emofilia: l’emofilia A causata dalla carenza/mancanza del fattore VIII e l’emofilia B causata dalla carenza/mancanza del fattore IX. La conseguenza di questa anomalia è che il sangue non coagula normalmente e ciò porta i pazienti emofilici a soffrire di emorragie frequenti, anche spontanee. Le articolazioni (soprattutto ginocchia, caviglie, gomito) sono il bersaglio più colpito: quando il sangue si riversa nell’articolazione (emartro) provoca infiammazione, dolore, difficoltà nel movimento ed esercita un effetto tossico che danneggia le cartilagini fino a distruggerle. È possibile ridurre i sintomi dolorosi, tuttavia per la maggior parte dei pazienti emofilici l’impianto della protesi è spesso inevitabile. Esiste una scienza d’avanguardia, chiamata Ingegneria Tissutale, che aiuta l’organismo a rigenerare i tessuti danneggiati sfruttando le cellule del paziente (autologhe) e combinandole in laboratorio con delle strutture di sostegno. L’obiettivo è quello di creare dei sistemi “intelligenti” capaci, dopo impianto nel paziente, di promuovere la rigenerazione del tessuto e degradarsi nel tempo fino a scomparire, una volta riparato il danno. In questo progetto abbiamo pensato ad una strategia di questo tipo con la prospettiva di poter bloccare lo sviluppo dell’artropatia nell’emofilico. La ricerca si è quindi svolta in due fasi: inizialmente abbiamo isolato e studiato le cellule della cartilagine (condrociti) da emofilico per capire se fossero uguali o diverse rispetto a quelle di pazienti sani; in un secondo momento abbiamo sviluppato un prototipo di protesi con delle caratteristiche adeguate a mimare la cartilagine. Ciò è stato fatto unendo le potenzialità di un nuovo materiale sintetico e biodegradabile che abbiamo recentemente brevettato, con quelle di un tessuto ottenuto dal cordone ombelicale umano (Gelatina di Wharton) e solitamente considerato prodotto di scarto. Dallo studio è emerso che in vitro i condrociti dell’emofilico hanno caratteristiche e comportamento simili ai condrociti del donatore sano e che il nostro modello di protesi derivato dal cordone ombelicale è capace di favorire la crescita delle cellule.

Ulteriori studi e valutazioni sono sicuramente necessarie, ma questo è per noi già un buon punto di partenza.

Dott.ssa Elena Stocco

http://www.fondazionetes.it

 

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