Avis lavora per gli ammalati anche nei nuovi scenari futuri

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Il Quarto Piano Sangue e plasma regionale, approvato ormai più di dieci anni fa,

è ancora attuale o andrebbe aggiornato?

Avis, con il suo bagaglio etico e solidale, opera costantemente per raggiungere i propri obiettivi e realizzare la propria missione, all’interno di un sistema estremamente articolato e complesso. Le sorprese negative che la programmazione regionale della raccolta del plasma nel 2014 ci ha riservato (-11% raccolto, -14% il trasfuso) ci obbligano ad analizzare la questione in maniera ineludibile. La programmazione regionale della raccolta del plasma è strettamente collegata a quella nazionale. In futuro dovremo considerare anche le dinamiche a livello europeo e mondiale. La partita è sempre più importante, in particolare nell’ottica delle imminenti gare europee per la lavorazione del plasma. Tuttavia, la base per la  programmazione di ogni sistema, per quanto ci riguarda, parte necessariamente da quella fatta dalle nostre Aziende sanitarie e dai Dipartimenti interaziendali. La revisione delle spese messa in atto da qualche anno per la congiuntura economica che il nostro Paese attraversa, prevede che anche in futuro ci troveremo ad agire con scarse risorse economiche. Giocoforza sarà trovare nuove strategie. Sono nuovi scenari che coinvolgono inevitabilmente anche le attività associative.

L’impatto socio-economico della sanità, l’evoluzione dei consumi sanitari, la trasformazione delle reti ospedaliere e dei loro settori specifici, i continui cambiamenti dei modelli organizzativi dei servizi e degli assetti infrastrutturali e logistici richiedono un certosino lavoro anche di programmazione per garantire i servizi necessari alle cure degli ammalati. Tutto ciò causa inevitabilmente anche meccanismi di competizione fra i nostri Dipartimenti e fra le Regioni, non sempre allineate a cause e obiettivi comuni che dovremmo, invece, tutti garantire. Lo scenario si complica ancor più quando analizziamo l’applicazione delle normative vigenti o di quelle che sarebbero necessarie per governare un sistema così mobile e complesso. In Italia, per esempio, dopo dieci anni non si è ancora concluso l’iter della legge 219 del 2005 relativa alle gare per la plasmaderivazione nazionale, fondamentale per superare le criticità presenti nei Servizi trasfusionali. A tutt’oggi, inoltre, manca ancora la  garanzia di tariffe di scambio uniformi per i prodotti plasmaderivati fra le nostre regioni, elemento fondamentale per creare stimoli e opportunità di crescita, oltre che per affrontare con successo i problemi ancora cogenti.

L’Avis sta operando in questo sistema complesso per migliorare il servizio di propria competenza. Un esempio è lo sviluppo della chiamata dei donatori, sempre più organizzata e in linea con le necessità terapeutiche, con una maggiore fidelizzazione dei donatori, cercando di fare rete attorno ai bisogni effettivi degli ammalati e favorendo il più possibile la flessibilità del servizio. Tutto questo ancora non basta. Siamo convinti della necessità che tutte le componenti del settore, data la complessità del sistema pubblico, debbano operare con una visione globale dei problemi, superando le logiche “dell’orticello”. A questo punto ci sorgono spontanee delle domande: il quarto Piano sangue e Plasma regionale approvato il 25 marzo 2004 è ancora attuale o va aggiornato? Perché l’Avis e le altre associazioni di donatori, in una fase di cambiamento così importante, non vengono più invitate a partecipare ai tavoli di programmazione e supporto per l’ottimizzazione del Servizio trasfusionale regionale (L.R. n° 98/1994)?

Nello specifico forse qualche risposta ci è dovuta! Non dimentichiamo che il futuro porterà all’ineludibile confronto, con l’introduzione di ulteriori e più impegnative norme europee che rischiano di creare momenti di criticità nel nostro sistema sangue. Anche se questo cambiamento in realtà può rappresentare una formidabile occasione di crescita e di rilancio del settore. Il  “modello Veneto”, per il passato punto di riferimento nazionale, deve quindi promuovere azioni di riordino e coinvolgere tutti gli attori del sistema (Avis compresa). E deve cogliere appieno le opportunità di questo cambiamento, assicurando ai nostri cittadini standard di prodotti e di servizio certi e trasparenti, in linea con i paesi europei più evoluti.

Gino Foffano, presidente Avis regionale Veneto

                                             

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