Un “patto di sangue” donatori-pazienti lungo 40 anni che… continua

Fratelli di sangue da quarant’anni. È un legame strettissimo quello che congiunge i donatori del sangue e gli emofilici, un legame rinsaldato dall’incontro svoltosi a Castelfranco Veneto. Il luogo non è stato certo casuale: proprio a Castelfranco Veneto, il 3 settembre di quarant’anni fa, il professor Agostino Traldi, affermato ematologo, fondava il centro per la cura dell’emofilia e delle malattie del sangue dell’Ulss 8. Quarant’anni sono tanti se si guardano le foto sbiadite dei primi pazienti che hanno varcato la soglia del centro, se ci si sofferma sulle rughe, assenti sulle foto, o se si rivolge un pensiero a chi non ce l’ha fatta. Ma quarant’anni non sono nulla se ci si sofferma sugli sguardi dei presenti. Gli sguardi dei pazienti, di chi ci è passato, di chi è tornato, di chi è fiero di esserci, qui ed ora; gli sguardi del medici, degli infermieri e degli ex infermieri, di chi la sofferenza la tocca, o l’ha toccata con mano ogni giorno; gli sguardi dei donatori, di chi ha orgogliosamente dato una parte di sé, nel vero senso della parola; lo sguardo del professor Traldi, ancora combattivo e appassionato, perché guerrieri si nasce e non si smette mai.Abvs 121

Un incontro speciale e significativo, impreziosito dalla eccezionale presenza proprio del professor Agostino Traldi, in pensione dal 1998, affiancato dagli altri fondatori del centro: il dott. Piergiorgio Davoli, il dott. Giovanni Battista Gajo, dal ricordo del dott. Giorgio Tegon, recentemente scomparso, nonché dall’attuale primario dott. Giuseppe Tagariello. Organizzato congiuntamente dall’Avis regionale, dall’Avis provinciale di Treviso, dall’Avis comunale di Castelfranco e dalla Lagev, Libera associazione genitori ed emofilici del Veneto, l’occasione è stata anche quella di radunare tanti ex dirigenti Avis Veneto, da sempre legati a doppio filo alle vicende del centro.

Il presidente dell'Avis regionale Gino Foffano
Il presidente dell’Avis regionale Gino Foffano

Dopo l’introduzione di Beppe Castellano, è stato lasciato ampio spazio ai ricordi. La storia è quella di un centro diventato, grazie al coraggio ed alla combattività dei suoi padri fondatori e degli stessi pazienti, un punto di riferimento nazionale per gli emofilici. Merito dell’innovativo metodo adottato dal dott. Traldi che presupponeva l’utilizzo del plasma proveniente dai donatori delle Avis della Castellana, in sostituzione all’acquisto degli emoderivati provenienti dall’estero. Un percorso non facile e aspramente osteggiato dal sistema di immensi interessi economici. Ma non era certo il coraggio che mancava a chi, di questo progetto, ne aveva fatto una missione. Ideali che nemmeno i procedimenti giudiziari sono riusciti a minare perché, si sa, in Italia ogni innovazione deve passare attraverso il battesimo di fuoco di un processo. Come è stato raccontato durante l’incontro, assieme a innumerevoli altri episodi, in un certo periodo tali medici trasfusionisti-ematologi sono stati dei veri “fuorilegge”. Producevano infatti, quando la legge ancora non lo permetteva, “crioprecipitati” (Fattori VIII e IX per la terapia dell’emofilia) da plasma di donatori Avis. Li conservavano, occultandoli, poi nei frigoriferi della adiacente “casetta delle suore” per sottrarli ad eventuali ispezioni. Solo le multinazionali farmaceutiche, infatti, potevano produrre e commercializzare emoderivati. Tutti importati dall’estero e prodotti in gran parte da datori a pagamento.

La giovane ricercatrice di fondazione TES, Giulia Barbon
La giovane ricercatrice di fondazione TES, Silvia Barbon

Dagli aneddoti ai progetti per il futuro il passo è breve. E ancora una volta gli avisini sono pronti a sostenere i propri “fratelli di sangue”, seppur attraverso una strada diversa. La via è quella imboccata dalla dr.ssa Silvia Barbon, giovane ricercatrice della Fondazione Tes, che, grazie ai finanziamenti di Avis, Ape e della fondazione stessa, rappresentata all’evento dal prof. Pier Paolo Parnigotto, sta portando avanti una innovativa ricerca sulla possibilità di addivenire ad una cura definitiva per l’emofilia attraverso lo studio delle cellule staminali. Un percorso lungo, impegnativo, ma che non manca di entusiasmo. È ancora un atto d’amore quello degli avisini che, come affermato dal dott. Bernardino Spaliviero, responsabile del comitato medico di Avis nazionale, mettono in campo le lproprie risorse affinché i fratelli emofilici non abbiano un giorno più bisogno di loro. Un incontro che ha lasciato il segno in ciascuno dei numerosissimi presenti, ad ognuno per un motivo diverso, ed a tutti la voglia di ritrovarsi a celebrare i nuovi traguardi… magari tra meno di quarant’anni.

 Barbara Iannotta

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