Oltre 200 “fratelli di sangue” per l’incontro con Traldi a Castelfranco

Una storia veneta, ma non solo veneta. Una storia di “sangue sano e sangue malato”, l’uno che cura l’altro, senza nulla chiedere. Una storia iniziata nel 1973, a Castelfranco Veneto, con l’arrivo di due medici da… Castelfranco Emilia. Furono chiamati da un grande “cacciatore di teste” di allora, un politico che vedeva lontano nel futuro: Domenico Sartor. Erano, sono, il prof. Agostino Traldi e il Dottor Giorgio Davoli. Una storia veneta. Una storia di “sangue sano e sangue malato”Appena arrivati a Castelfranco, furono subito seguiti da decine, centinaia di pazienti emofilici, che già avevano in cura da tutto il Paese. I due erano allievi del “padre” dell’ematologia in Italia, il Prof. Storti di Pavia. Iniziò così un nuovo modo di “fare” ematologia e medicina trasfusionale partendo dagli ammalati più esposti, gli emofilici, e cercando di assicurare loro terapie basate su plasma sicuro di donatori volontari e periodici. A Traldi e Davoli si unirono subito due giovani medici trevigiani: Giovanni Battista Gajo e Giorgio Tegon. Quest’ultimo è prematuramente scomparso a inizio novembre a Brescia ed è stato ricordato con affetto da tutti, insieme a tutti quelli che “sono lo stesso qui, oggi, con noi”.

Da sinistra: con il microfono il prof. Traldi, il dott. Davoli, il dott. Gajo.
Da sinistra: con il microfono il prof. Traldi, il dott. Davoli, il dott. Gajo.

Da allora partì una medicina trasfusionale che – nata dove nulla c’era ancora di definito – ha cambiato l’Avis facendo “scuola” sempre più in Veneto e in Italia. Oggi i medici “figli” di quella scuola, sono stati e sono primari in Ematologie e Centri Trasfusionali non solo regionali. I dirigenti Avis “figli” di quella scuola, lottano ancora con le armi della conoscenza a tutti i livelli. Sempre dalla parte dell’ammalato, gi avisini hanno contribuito con decisione a raggiungere l’autosufficienza nazionale di emoderivati “sani” per la cura dell’emofilia e non solo.

Abvs 186Ma centinaia sono poi i “figli” che a quella scuola di pensiero e a quel modo di essere e vivere la Medicina devono anche una vita normale: gli emofilici. Ce n’erano tantissimi, di questi ultimi, provenienti da ogni parte d’Italia, sabato 23 novembre all’Hotel Fior a Castelfranco dove hanno accolto il ritorno del professor Traldi. Significativa la loro dedica dietro il ritratto ad affresco che un’artista castellana (Luigina Mazzocca) realizzò nel 2000 e che è stato donato per l’occasione all’85enne “Prof”: A chi ci ha resi uomini, poi lottatori, e alla faccia di chi diceva che eravamo solo dei “malati”. Grazie Agostino”. Abvs 227E a seguire decine di firme a sottolineare un “grazie” e un impegno a continuare su una strada tracciata con lungimiranza.

L’invito di Avis regionale, provinciale di Treviso, Comunale di Castelfranco e LAGEV (Libera associazione genitori ed emofilici del Veneto) era quello di ripercorrere “Una storia… Veneta, una storia di Vita” lunga 40 anni. All’appello, oltre ai pazienti, hanno risposto più di un altro centinaio fra avisini, medici, amministratori sanitari, ex e nuovi infermieri del Centro. Ma non solo il passato è stato ripercorso, sintetizzato in una frase lapidaria del lucidissimo Traldi all’immenso abbraccio che gli è stato tributato dopo 10 anni di assenza dalla città: “Noi abbiamo fatto solo ciò che era giusto fare”. Il Centro di Castelfranco, diretto ora dal Dott. Giuseppe Tagariello, allievo di Traldi e Davoli cui è succeduto come primario dal 2003, guarda al presente e al futuro. Senza titoloLa nuova Ematologia dell’Ulss 8 è appena stata sancita come unità operativa complessa dalle schede sanitarie 2014 della Regione Veneto. Un annuncio che è stato dato ufficialmente dal nuovo direttore generale dell’Ulss 8, Bortolo Simoni, che ha aperto il convegno ed era presente per “imparare dalla storia”. Una “promozione” sul campo anche questa sottolineata lapidariamente dal “guerriero” Traldi, rivolgendosi all’ex allievo e attuale primario Giuseppe Tagariello: “Vuol dire che ve lo siete semplicemente meritato”!

Grazie poi al sostegno della stessa Ulss 8, delle Avis del Veneto, dell’Associazione progresso ematologico (formata da 32 Avis dell’Ulss 8), la Fondazione TES e l’Università di Padova proprio da Castelfranco potrebbe nascere una cura definitiva dell’Emofilia. Silvia Barbon, giovane ricercatrice della Fondazione TES, ha presentato le ricerche per l’utilizzo delle cellule staminali. Con il coordinamento del professor Pier Paolo Panigotto sono già in atto esperimenti di laboratorio per isolare cellule Epc progenitrici di quelle endoteliali da cellule sanguigne “sane” di donatori compatibili. La speranza ultima sarebbe di trapiantarle nelle nicchie staminali del fegato del paziente, dove potrebbero riprodursi sostituendo quelle malate e produrre autonomamente i fattori della coagulazione la cui carenza è alla base dell’emofilia. Proprio da Castelfranco, ancora una volta, potrebbe quindi partire: “una rivoluzione, una nuova e grande battaglia per gli ammalati – ha affermato Beppe Castellano, in veste di presidente Lagev – che come negli ultimi 40 anni va contro gli interessi di chi li vede solo come occasione di carriera o, peggio, di business”.

È una nuova frontiera tutta del volontariato – ha affermato il presidente regionale Avis Gino Foffano – che si innesta sulla tradizione traldiana del “sangue sano”, quello dei donatori, che può curare in sicurezza e stavolta potrebbe perfino guarire quello malato”. A Foffano e al vice presidente nazionale Alberto Argentoni, tra l’altro, si deve l’idea di fare il tradizionale incontro degli ex dirigenti Avis a Castelfranco, invitando il prof. Agostino Traldi. All’incontro, come avisini, non c’erano soltanto dirigenti del passato, ma anche del presente e del… futuro.

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Da una giovane donatrice dell’Abvs presente all’incontro, Barbara Iannotta della redazione di Dono&Vita, riportiamo un ulteriore articolo che integra e completa questo. È autrice anche di molte belle immagini dell’evento che potrete trovare sulla pagina Facebook di DONOEVITA.IT, insieme a quelle di Mimmo Lamacchia.

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