Quando un filo rosso d’amore “scorre” in Avis. Storia di Monia e Claudio

DSC_0100Dieci anni di convivenza, i dolcetti per San Valentino, un anello come promessa e poi l’incidente, il buio, la paura. E la rinascita. Sembra uscita dalla penna di uno sceneggiatore, ma è tutta vera. È la storia d’amore e di generosità di due trevigiani: Monia Bordignon (31 anni) e Claudio De Nicola (40). Venerdì 25 ottobre, nel Municipio di Ponzano Veneto (Tv), convoleranno a nozze anche grazie a tanti donatori di sangue. La storia inizia come quella di due giovani come tanti: si incontrano, si conoscono, si innamorano, decidono di vivere insieme. Ma un giorno – è il 14 febbraio del 2012 – tornando dal lavoro, Claudio ha un incidente in scooter a poca distanza da casa. Un’auto pirata gli taglia la strada, lo fa volare sull’asfalto, poi scappa. È un martedì, è San Valentino, Monia lo aspettava preparando dolcetti speciali. Il giorno prima, lunedì, lei aveva donato il sangue; giovedì avrebbe dovuto donare Claudio. Sono entrambi donatori, iscritti all’Avis di Villorba. Ma quell’incidente sconvolge tutto. Capovolge tutta la vita. Claudio in un primo momento sembrava ferito solo leggermente. Viene portato all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso cosciente, ma subito peggiora. Monia, che è “solo” convivente, non è considerata una familiare, non ha i diritti di una moglie. E resta per ore in Pronto soccorso, senza notizie. Nessuno può dirle e le dice nulla sulle reali condizioni di Claudio. Lei è convinta che si tratti solo di un braccio rotto, ma la realtà è ben più drammatica. Claudio ha sì un braccio rotto, ma ha anche perso un rene ed ha un tratto di intestino danneggiato da un’emorragia interna.

Quando il medico, finalmente, mi ha detto che in sala operatoria hanno rischiato di perderlo un paio di volte mi è crollato il mondo addosso – racconta Monia – il mio Claudio aveva rischiato la vita”. A salvarlo, oltre alla professionalità dei medici, hanno contribuito anche una ventina di sacche di sangue e plasma fresco. Lo riporta la cartella trasfusionale di cui Monia conserva gelosamente una copia. Furono più di una decina nelle primissime ore di ricovero, 13 di sangue intero e 6 di plasma in tutto.

Da donatore sono diventato un ricevente – dice Claudio – altri donatori, com’ero io e com’è ancora Monia, mi hanno salvato”. Ai cronisti sorge spontanea in mente la domanda: non è che per caso la “donazione di San Valentino” effettuata da Monia il giorno prima dell’incidente, sia anch’essa andata a Claudio? Certamente no, sia per i tempi di validazione necessari, sia soprattutto perché di due gruppi sanguigni differenti. Ma qualcun altro ha certo beneficiato di quel disinteressato, e abituale, atto d’amore.

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Silvia Barbon

Ora, a più di un anno da quel giorno, passata la fase critica e la convalescenza, Monia e Claudio hanno deciso di fare il grande passo. E hanno l’Avis, ancor più di prima, nel cuore. Al posto delle inutili bomboniere, hanno infatti deciso di fare una donazione all’Avis provinciale di Treviso. Sarà finalizzata al progetto “Adotta un ricercatore” della Fondazione Tes e a una ricerca sulle cellule staminali per la cura dell’Emofilia. Il dono di Monia e Claudio contribuirà a sostenere il lavoro della giovane ricercatrice Silvia Barbon la quale, coincidenza nelle coincidenze, la sera stessa delle nozze, sarà impegnata in una conferenza Avis sul progetto a pochi chilometri di distanza: Oderzo. 

In Avis provinciale il gesto, che sarà spiegato agli invitati al matrimonio tramite un biglietto con la presentazione della ricerca, ha piacevolmente sorpreso un po’ tutti. 

È la prima volta che ci capita una cosa simile – dice la presidente, Vanda Pradal, che ha voluto ricevere personalmente i giovani – è una cosa bellissima. Questi ragazzi hanno capito il valore straordinario del dono in tutte le sue varianti, sono la dimostrazione che si dona perché si vuol donare e basta, senza alcun altro scopo”. Colpito dal gesto anche il direttore sanitario dell’Avis provinciale, dott. Alessandro Spigariol, medico presso il Centro trasfusionale del Ca’ Foncello di Treviso, che agli sposi ha rivolto un ringraziamento, sia personale, sia a nome di tutto lo staff medico.DSC_0090

Per il matrimonio, venerdì, a sposi è invitati è stato inviato il seguente messaggio a nome di tutti i 33mila avisini della Marca:

La vostra donazione andrà a finanziare un progetto della fondazione T.E.S. di Caselle di Selvazzano (PD), presidente il prof. Pier Paolo Pernigottoin e l’Università di Padova. Il Progetto è finanziato anche con fondi Avis, concerne l’attività di ricerca sul sangue periferico, vedasi specifica allegata. L’attività di ricerca viene svolta in un progetto denominato “adotta un ricercatore”  e la dottoressa Silvia Barbon è la persona dedicata al progetto che andrete a sostenere.

Quando tu hai una cosa, questa può esserti tolta. [….] Ma quando tu la doni, l’hai donata. Nessun ladro te la può rubare. E allora sarà tua per sempre. Questo è donare. (James Joyce, Esuli, 1918).

L’Avis provinciale di Treviso è grata di poter partecipare a questo momento che profuma del “per sempre” di chi appartiene al dono.

Ma alla fine i più stupiti di “aver stupito” si sono rivelati proprio Monia e Claudio, sorpresi di incontrare la redazione armata di penna e macchina fotografica per una storia, per loro, tanto “normale”. Ma sono proprio queste, le storie “normali”, quelle che varrebbe la pena di raccontare ogni giorno. Loro erano “normalmente” diventati donatori grazie alle iniziative di sensibilizzazione organizzate dall’Avis nel loro Comune. Ora si augurano, con una “normale” testimonianza, di poter convincere anche altri a donare sangue. Con un paio di amici pare proprio che ci siano già riusciti. Noi di Dono&Vita, insieme a tutti i 130mila avisini del Veneto, non possiamo che far loro tanti auguri e figli… donatori.

 Michela Rossato

(Ph. Beppe Castellano) 
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