Da Avis ricevi più di ciò che dai…

INTERVISTA AL PRESIDENTE REGIONALE USCENTE ALBERTO ARGENTONI

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Il presidente Argentoni

Alberto Argentoni, presidente regionale eletto dopo l’assemblea regionale di Castelfranco Veneto 2005, è giunto alla fine dei suoi due mandati. Otto anni in cui il mondo, l’Italia, il Veneto stesso sono cambiati profondamente. Otto anni in cui anche l’Avis è cambiata in modo a volte rutilante, ma in cui sicuramente è cresciuta. In “numeri” di forza associativa – come vedremo – e in donazioni, ma soprattutto in consapevolezza, cultura associativa e attività che vanno ben oltre i confini del Veneto e del Paese. Anni in cui, soprattutto gli ultimi, si è cominciato a fare i conti con la crisi e con i “tagli” alla Sanità in generale e al welfare in particolare.

Esempio eclatante: gli aumenti delle tariffe postali per i periodici del Terzo settore che dal 2010 hanno messo in ginocchio (e il più delle volte fatto “morire”) centinaia di testate del volontariato in Italia. Da “Dono&Vita”, fra i pochi sopravvissuti grazie a chi (presidente, esecutivo, consiglio regionale e da gran parte delle Avis provinciali e comunali) ci ha creduto fino in fondo siamo partiti con l’intervista-chiacchierata su questo lungo percorso che termina a Vicenza il 20 aprile. Più esattamente dalle copertine di questi otto anni della presidenza Argentoni.

Eccoli qua, presidente, sono un bel mucchio. Otto anni di parole, ma soprattutto di fatti, per Avis regionale.

Ma quanti sono? Davvero un bella pila… abbiamo scritto tanto, ma raccontando il tanto che hanno fatto tutte le Avis e non solo.

Ecco, diamo un po’ di “numeri”? All’inizio del tuo primo mandato i soci Avis-Abvs erano poco più di 122mila, con oltre 197mila donazioni. Oggi (ci basiamo sui dati 2011, per una stima del 2012 ) “lasci” quasi 140mila soci e poco meno di 230mila donazioni. Soddisfatto?

Sono bei numeri. sì. Soprattutto se pensiamo che abbiamo messo tutto l’impegno possibile nell’assicurare il necessario supporto trasfusionale ai nostri ammalati e non solo. Anche l’apporto del Veneto – che ha “tenuto” come incremento di donazioni/consumi rispetto ad altre grandi regioni – all’autosufficienza nazionale è cresciuto: quest’anno abbiamo superato le 16mila unità inviate fuori regione. Deve essere motivo di soddisfazione per tutti i nostri donatori e dirigenti.

AVIS REGIONALE VENETO E ABVS – DATI STATISTICI AL 31/12/2012

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Tanti donatori in più, impegnati e convinti nel donare, ma forse meno “presenti” nella vita associativa?

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una mezza rivoluzione, parlo come figura del donatore periodico. Sono entrati tantissime nuove leve, giovani perlopiù e tante donne. Il periodo di crisi, anche lavorativa, ci mostra un nuovo “tipo” di donatore. Con meno tempo per partecipare attivamente alla vita associativa, ma con le stesse, se non rafforzate, motivazioni etiche.

Tu hai partecipato anche alla stesura della nascente “Carta Etica” di Avis nazionale. Quali, appunto, le nuove motivazioni di chi diventa donatore?

Dopo 85 anni dalla fondazione dell’Avis le “basi” sono sostanzialmente le stesse: fare qualcosa per gli altri. Ma è molto più complicato oggi, soprattutto nei grandi centri, fare “comunità”. È un donatore molto più informato, grazie anche alle nuove forme di comunicazione. Come associazione dobbiamo stare al passo coi tempi, quando non si riesce a coinvolgere il socio con i metodi tradizionali bisogna imparare a usare i nuovi mezzi: insomma passare dalla “comunità” alla “community”. Qui siamo, obiettivamente, ancora un po’ indietro. Certo, la nostra “forza” – soprattutto nei piccoli centri – è ancora il contatto umano e il radicamento sul territorio, ma oggi questa forza può trasformarsi in debolezza. I giovani si trovano e comunicano in modo “globale”, si confrontano per agire, anche a distanza. Dobbiamo imparare a metterci ancora di più in gioco trovando nuove strade di coinvolgimento e aggregazione. Forse siamo ancora un po’ troppo legati alle nostre piccole realtà e tradizioni.

Potranno avere un ruolo, in questo senso, per il contatto diretto Avis-socio gli Uffici di chiamata?

Sono un servizio importantissimo sia per il donatore – che può meglio organizzare anche il suo, di tempo – sia per i Servizi trasfusionali che possono meglio gestire le donazioni rispetto ai fabbisogni reali. Noi, che come associazioni siamo “titolari” della chiamata, non dobbiamo limitarci al “servizio”, ma possiamo trasformare il momento del contatto con la chiamata in un momento di promozione e informazione. Ma per far ciò c’è bisogno di messaggi brevi e chiari e di operatori (volontari o meno) preparati e formati in questo senso. È una delle prossime sfide.

Sistema trasfusionale del Veneto e i rapporti con le istituzioni. Breve commento sugli ultimi otto anni?

I problemi da risolvere non sono mai mancati, ma abbiamo tenuto botta e abbiamo cercato di superarli al meglio. A mio parere, però, da parte dei tecnici e delle istituzioni se fino a un certo punto si è riusciti a far crescere il sistema (diciamo fino alla formazione del Frat), da qualche anno si è persa un po’ per strada la capacità di innovare e di fare ulteriori progressi.

Insomma il Veneto-Regione si è un po’ adagiata sugli allori in campo trasfusionale?

Se non “adagiati”, sicuramente si è un po’ persa la capacità di incidere, di trovare soluzioni nuove per far evolvere il sistema anticipando i tempi com’è sempre stata, in questo settore, prerogativa del Veneto. L’altalena di politici e tecnici, con più o meno capacità di incidere, ci ha un po’ penalizzati. Innovare si può, su “spinta” nostra (che non è mai mancata) “passione” da parte dei tecnici e la classe politica che recepisce i problemi. Se manca uno di questi fattori, ecco che si resta a un buon livello, ma non ci sono quei “colpi d’ala” necessari per crescere e rimanere all’avanguardia. Ora qualcosa sembra muoversi, per esempio sui Plasmaderivati, con prospettive nuove.

Passiamo ad un bilancio personale prettamente associativo. Quali i tuoi ricordi più belli, di quanto sei riuscito a fare in questi anni?

Intanto di quanto “siamo” riusciti a fare. Devo infatti ringraziare il gruppo dell’Esecutivo e dei collaboratori, sempre un po’ “matti” anche loro nel seguirmi. Abbiamo messo in campo tanti progetti, più o meno riusciti, ma tutti – ci tengo a dirlo – finanziati con fondi trovati fuori dalla “routine” delle attività associative. Alcuni hanno avuto un certo successo, altri non sono stati recepiti a sufficienza dalle provinciali e comunali. Questo probabilmente anche per la penuria – come si diceva prima – di risorse umane da far partecipare ai convegni o alle attività di formazione.

Parte dell'esecutivo regionale uscente
Parte dell’esecutivo regionale uscente

Va bene, non vuoi dircelo. E se ti citiamo due tue vere “invenzioni” personali in cui ti sei speso in prima persona? Parliano della Festa regionale per la Giornata mondiale del Donatore di sangue (la prima a Villa Pisani di Stra nel 2006) e la Fondazione TES per la ricerca sulle cellule staminali a cui le Avis hanno dato una vera e propria “trasfusione” di idee e fondi?

La collaborazione Avis-TES è nata fra il 2007 e 2008. Sono stato agevolato dal mio essere medico e dal credere in un collegamento alla pari con l’Università. Poi ad aiutarci c’è stato da subito l’entusiasmo di moltissimi dirigenti e donatori stessi. Quando si parla di ricerca “pura” a fni di solidarietà, la risposta e l’interesse anche culturale delle Avis e dei donbatori soprattutto giovani è concreto, reale. Dovunque si sia parlato o si parli di TES e di ricerca applicata c’è stato sempre un grande interesse e coinvolgimento diretto. Per quanto riguarda la Festa regionale è ormai divenuta una vera tradizione e riusciamo ogni anno ad aggregare centinaia e migliaia di donatori e non donatori da ogni parte della Regione.

La Festa regionale (Giornata mondiale del Donatore) 2012 a Pianezze di Valdobbiadene
La Festa regionale (Giornata mondiale del Donatore) 2012 a Pianezze di Valdobbiadene

Tra l’altro è stata la prima di questo genere in Italia…

Come regionale, sì. È anche un indice della compattezza e dell’unitarietà della nostra Avis, sia pur con tutti i miei limiti dovuti al mio carattere un po’ spigoloso.

Che cosa farai dopo, ormai “scaduto” da Presidente regionale? Oltre, naturalmente, a essere ovviamente “assunto” come redattore in Dono&Vita? Sia ben chiaro: stesso stipendio da… presidente = zero.

Qualcuno mi “chiama” in nazionale, ma si vedrà. Intanto mi sono messo a disposizione della mia Provinciale. La proposta di “lavoro” come redattore la accetto volentieri. Mi piace e mi diverte scrivere e ho avuto grandi soddisfazioni in questi anni con Dono&Vita. Quel che mi dispiace è che, causa l’aumento delle spese per le Avis di base, parte dei nostri soci ne sono rimasti privi. Dono&Vita, tra l’altro, non è stato sostituito – per informare i donatori su ciò che accade e perché accade – da nessun altro tipo di mezzo informativo aggiornato e tempestivo. Poniamoci noi tutti, come redazione che ha pur già dato il massimo, l’obiettivo di migliorare – anche a livello web – la già alta qualità dell’informazione e fare in modo che il flusso di notizie sia sempre più libero.

Ultima domanda. L’impegno come presidente di una grande regionale porta via tempo anche alla vita privata e costa fatica e grattacapi. Rimpianti? Lo rifaresti?

Assolutamente non ho rimpianti, ho avuto la fortuna di avere a fianco ottimi amici in esecutivo e collaboratori. Non posso che ripeterlo, ho avuto tante soddisfazioni e vi assicuro che da Avis ricevi molto più di quello che dai…

Intervista di Beppe Castellano

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