Avis, Ape e Tes insieme per la ricerca sull’emofilia

La firma dell’accordo Ulss 8 – Avis – Ape – Tes

È stata firmata a Castelfranco Veneto (Tv) la convenzione che di fatto darà il via ad una ricerca innovativa sulla rigenerazione delle cellule nel delicatissimo campo ematologico. La firma è a quattro mani, perchè quattro sono le realtà coinvolte nel progetto. L’Ulss 8 (ha firmato il direttore generale dott. Renato Mason) di Asolo-Castelfranco-Montebelluna mette a disposizione i locali e le attrezzature del Centro trasfusionale e le reparto di Ematologia dell’ospedale di Castelfranco, Tes- Fondazione per la biologia e la medicina della rigenerazione (ha firmato il presidente prof. Pierpaolo Parnigotto) mette le risorse umane ed economiche assieme ad Avis regionale in rappresentanza di tutte le Avis venete (ha firmato il presidente regionale dott. Alberto Argentoni) e ad Ape (ha firmato il presidente Paolo Targhetta).

Il progetto è quindi co-finanziato, nasce da un’idea condivisa dall’ematologia castellana diretta dal dottor Giuseppe Tagariello (responsabile del comitato tecnico-scientifico di APE) e da TES nella persona del suo presidente professor Parnigotto, costerà intorno ai 50 mila euro l’anno e sarà sviluppato nell’arco di più anni, probabilmente 3-4. Ci saranno periodiche valutazioni sullo stato di avanzamento della ricerca e sui risultati.

La ricerca sull’artropatia emofilica

Il progetto, nato su proposta dell’Avis provinciale ad Ape e Tes, rappresenta la prosecuzione delle ricerche condotte presso il Centro per le Malattie del sangue-Centro per l’emofilia dell’ospedale di Castelfranco nella sua lunga esperienza della cura dell’artropatia emofilica dal dottor Tagariello e il suo gruppo e dal dottor Alberto Ricciardi, primario ortopedico. Finora la maggior parte delle proposte terapeutiche offerte ai pazienti emofilici sono state la sinoviectomia  chirurgica (sino agli anni ’90) e la sinoviortesi chimica o radio-isotopica più di recente. Di pari passo si è sviluppata, nei casi più avanzati ed irreversibili, un’esperienza ormai consolidata nella sostituzione protesica delle articolazioni irrimediabilmente compromesse. Ultimamente, in pazienti con condropatia iniziale (lesioni minime cartilaginee), si sta facendo strada un approccio conservativo “biologico”. Queste metodologie prevedono la possibilità di espiantare cellule cartilaginee del soggetto malato e, dopo coltivazione “ex vivo”, il tessuto ottenuto può essere successivamente re-inserito a scopo riparatorio nelle cartilagini danneggiate.

 

Ricerca sulla cura dell’emofilia

 

 

Il numeroso pubblico con presidenti Avis, medici, dirigenti Ulss

 

 

 

Questo ambizioso progetto di ricerca propone il ricorso alla terapia cellulare. Obiettivo è isolare i progenitori endoteliali da sangue periferico umano e di verificarne in vitro la capacità di produrre i fattori VIII e IX. L’emofilia, infatti, è una malattia genetica ereditaria legata al cromosoma X dovuta ad una alterazione del gene che codifica per i fattori coagulanti VIII o IX rispettivamente per emofilia A e B. Studi hanno dimostrato che tra i maggiori siti di produzione del fattore VIII ci sono le cellule endoteliali dei sinusoidi epatici. La terapia attuale per il trattamento dell’emofilia si basa sulla somministrazione dei fattori di coagulazione mancanti, mentre futuri approcci clinici prevedono lo sviluppo di terapia genica o cellulare.

I dati preliminari ottenuti in vitro potrebbero in futuro, se confermati, permettere  in l’impiego di tali cellule in una sperimentazione in vivo su modello animale emofilico. Lo scopo della ricerca sarebbe quindi quello di permettere al paziente la produzione “endogena” di fattore VIII o IX anziché la somministrazione sostitutiva endovenosa con concentrati della coagulazione come avviene oggi.

 

“La firma di oggi rappresenta una stupenda dimostrazione di quanto possa fare la collaborazione tra diverse realtà, tra Avis –ha sottolineato Alberto Argentoni, presidente di Avis regionale – Lavorare in rete, mettere insieme risorse umane ed economiche per il conseguimento di un obiettivo comune, specie quando questo riguarda la salute dei cittadini e la ricerca, è fondamentale in questi tempi di difficoltà. L’Italia è fanalino di coda in Europa per i finanziamenti  pubblici alla ricerca scientifica e iniziative come questa sono un esempio da seguire”.

 

“E’ bello che il nostro volontariato del sangue Avis abbia fatto questa scelta di andare oltre la pur insostituibile donazione del sangue– commenta Paolo Targhetta, presidente di Ape- di venire incontro, tutti insieme, alla ricerca, per dare speranza a chi è malato, con risultati che speriamo possano cambiare tante vite. Ape, con le sue 32 Avis del territorio dell’Ulss 8, è orgogliosa di poter contribuire ad una ricerca così importante”.

 

 

 

 

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