Progetto Bessy: “radiografia” del dono in tre regioni e tre Nazioni

Il gruppo dei convegnisti a Spalato

Bessy è un progetto che mette assieme le Associazioni dei donatori di sangue e li servizi trasfusionali di Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Slovenia, Croazia e Albania. L’obiettivo è quello di creare una rete tra queste realtà per scambiare esperienze, buone pratiche, materiali e idee. La scorsa settimana io e una delegazione di Avis Veneto abbiamo partecipato al meeting di metà percorso.  Questo incontro serviva per fare il punto sul lavoro fatto e condividere il programma per il prossimo anno. Il meeting si è tenuto a Spalato, in Croazia, dove siamo stati ospiti della Croce Rossa nazionale.

Nei Paesi dell’Est,  la Croce Rossa svolge il medesimo ruolo di Avis in Italia: promuove il dono del sangue, organizza i donatori in gruppi, coordina la raccolta del sangue. Ma c’è una differenza sostanziale.  Avis è un’organizzazione non governativa, autonoma e indipendente, guidata da volontari mentre la Croce Rossa è un organizzazione statale, braccio operativo del ministero, guidata da personale dipendente (anche se il presidente nazionale che abbiamo conosciuto è un volontario). Come abbiamo già detto molte volte, la nostra legislazione sul volontariato del sangue è veramente diversa e, a mio parere, superiore a quella degli altri paesi europei. Una cosa di cui andare fieri!

Quando ci confrontiamo e Avis può parlare di partecipazione alla programmazione della raccolta, di autonomia nell’organizzazione e di risorse dedicate, i dirigenti delle organizzazioni straniere strabuzzano gli occhi e ci chiedono di ripetere. Pensano di non aver capito bene e se fosse per il mio inglese potrebbe essere anche  possibile ma poi gli interpreti confermano il contenuto dell’informazione. A quel punto ci sono due reazioni: i volontari chiedono di approfondire mentre i governativi ci guardano con scetticismo e borbottano tra di loro. Penso si chiedano dove lo Stato trovi le risorse per questa organizzazione e se ne valga la pena. Affermano che da loro i donatori ci sono lo stesso anche senza questi “privilegi”. Allora ci dobbiamo affrettare a spiegare che l’Italia è un paese molto più grande dei loro, che l’autosufficienza non c’è in tutte le regioni, che il sistema trasfusionale pubblico non riesce a raccogliere tutto il sangue disponibile e  che l’investimento nel volontariato è particolarmente proficuo per la società.

Tre presidenti Avis: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna

Una ricerca scientifica finanziata dalla Comunità Europea nel 2011, anno europeo del volontariato, ha stimato che per ogni euro investito nel volontariato vengono “prodotte” attività per almeno sette euro. Per non parlare del contributo all’identità culturale, all’aggregazione sociale, all’educazione civica e alla sussidiarietà . Tutte cose che il volontario produce e che, a mio parere, non hanno prezzo!  Proprio per avvalorare questa ipotesi abbiano voluto che nel progetto Bessy fosse prevista una ricerca scientifica sul capitale sociale prodotto dal volontariato. Non è qui possibile riassumere i risultati di questa complessa ricerca,ma confermano che le Associazioni dei donatori di sangue hanno una eccellente reputazione, un patrimonio valoriale ampiamente condiviso e che i donatori hanno una maggiore capacità di cooperazione e di responsabilizzazione oltre che  stili di vita più salutari.  Qualcuno ha detto che lo sapevamo già. E’ vero, noi ne siamo convinti da sempre, ma qualcuno poteva accusarci di autoreferenzialità mentre qui abbiamo dei dati significativi per numero di interviste, provenienti da aree diverse, validati da ricercatori universitari.

Finisco con un aneddoto: Spalato è una città della Dalmazia che per qualche secolo è stata governata dalla Serenissima di Venezia. Girando per la città vecchia si possono ammirare delle tracce di questa presenza (i resti dei  bastioni fortificati, alcuni bei palazzi in stile)  e sentire dei termini del dialetto locale che richiamano o sono i medesimi di quello nostro. Non ho visto, però, nessuna effige del nostro Leone di S.Marco.  Svista  personale o un fatto sospetto? Pertanto,  alla fine della mia presentazione durante l’ultima sessione del meeting,  ho voluto inserire una diapositiva con l’immagine del Leon …  ad ogni buon conto!

Alberto Argentoni

 

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