Nel silenzio post terremoto, scrivere per raccontare

 

Concordia

Con la foto qui sopra – scattata l’11 giugno a Concordia sulla Secchia (Modena) – tentiamo solo di renderlo visivamente, il silenzio. È il cimitero del paese, distrutto. Ci è sembrato irreale il silenzio, lì nella “bassa” modenese colpita dal sisma del 20 e 29 maggio scorsi. Lo si “sente” (sì, lo si può ascoltare il silenzio) anche nelle strade aperte al traffico, anche dove i bambini giocano ancora, anche nelle code per il pranzo del “Campo Abruzzo”. E anche quando parlano con te, gli emiliani del cratere sismico, li percepisci continuamente in ascolto. Delle tue parole, certo, ma soprattutto delle vibrazioni o del rombo sordo con cui il terreno comunica le sue intenzioni, momento per momento.

Una casa a Cavezzo

Perché qui ormai occorre essere pronti ad “ascoltare”, attraverso le suole delle scarpe o le gambe delle sedie, ciò che questa terra finora generosa vuol fare della tua vita e del tuo paese. Parlano con i sensi continuamente all’erta lì a Cavezzo come a Mirandola, a Concordia come a San Felice sul Panaro, all’Avis di Modena come a San Possidonio. Ti sorridono, nonostante tutto. Ti sorridono e ti parlano, perché sei lì con loro, non per “sciacallaggio mediatico”, ma per documentare la realtà di ciò che è, di ciò che è stato e di ciò che può ancora accadere. Per raccontarlo ad altri volontari, semplicemente, senza cercare lo “scoop” a tutti i costi. E “ascoltando il silenzio” assieme a chi la notte dorme ancora con la famiglia nella tenda “quequa” o nella roulotte piazzata nel giardino della casa pur agibile, percepisci anche qualcosa che va ben oltre la paura. È l’orgoglio di essere “quelli della bassa”, quelli duri, quelli che non mollano, quelli che – certo – sanno piangere, ma non son capaci di compiangersi.

Subito dopo la prima “botta” che colpisce duro alcuni centri della “bassa” ferrarere-modenese (20 maggio, ore 4,04), l’Avis Emilia-Romagna inizia a far la conta dei danni. Per quanto riguarda le sedi-Centri di raccolta si segnalano problemi a Bondeno, Mirandola, Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Ferrara, Mirabello, Poggio Renatico, Cento. Quattro giorni dopo tutta l’Assemblea nazionale Avis a Montecatini Terme abbraccia i “fratelli di sangue” emiliani. Sette i morti del 20, tutti nel ferrarese, nella scossa di magnitudo 5,8 che ha lambito di striscio anche a nord del Po, fra il mantovano e il polesine. Ma il peggio deve ancora arrivare.

Una seconda forte scossa “gemella” colpisce ancor più duramente una ventina di centri della provincia di Modena il 29 maggio alle 9,04. La terra non risparmia niente e nessuno: capannoni, chiese, centri storici, case, scuole e… sedi Avis. I morti salgono ancora: 27 in totale, centinaia i feriti, 17mila gli sfollati e incalcolabili i “semi sfollati”. Sono coloro che, con la terra che trema 30-40 volte nelle 24 ore, ancor oggi durante la notte non si fidano più della propria casa, pur agibile. Si intensifica e si allarga l’immensa catena di solidarietà, anche avisina, già scattata il 20 maggio.

Giornale avisino, dalle Avis abbiamo iniziato per raccontare alcune storie fra le mille che si dipanano in occasioni simili. Come per L’Aquila 2009, la redazione è andata sul posto per documentare e informare, stavolta “rinforzata” da un collega del Gazzettino. Come in Abruzzo abbiamo sentito parlare cento idiomi diversi: il respiro dell’Italia! Quella reale. Un Paese che in solidarietà è sempre Uno e indiviso.

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Nella sezione “Speciale terremoto Emilia”  le cronache di “un giorno nella Bassa” di Michela Rossato e Gabriele Zanchin ed altri articoli.

Beppe Castellano


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