Centro Trasfusionale di Treviso senza primario

Il dottor Giovanni Battista Gajo dal 1° marzo 2012 non è più primario del Centro trasfusionale dell’Ulss 9 e direttore del Dipartimento trasfusionale provinciale. Dopo oltre 40 anni di carriera ha, infatti, deciso di andare in pensione. Legatissimo all’Avis e ai

Il dottor Gajo

donatori, ha fatto fare molti passi in avanti al sistema trasfusionale della Marca. Pur non senza qualche arrabbiatura. “La nostra professione, la nostra missione è quella di fare il medico, colui che, prima di tutto, non bada a spese e tempo per la salute dell’ammalato – sono le sue parole – Per chi, come noi, deve garantirla tramite il sangue è essenziale anche l’attenzione verso il donatore”.

Convinzione che in più occasioni ha fatto a pugni con burocrazia, gestione dei costi e del personale, da sempre le “spine nel fianco” del dott. Gajo. Un personale che, per esempio, a Treviso è rimasto quello del 2005 (anno del suo arrivo) pur con un’attività di raccolta e di medicina trasfusionale più che raddoppiata. Gajo era arrivato all’Ulss 9 proveniente dal primariato di San Donà e (1974/1999), dalla grande scuola cosiddetta “sangue sano-sangue malato” del Professor Agostino Traldi a Castelfranco Veneto.

Ho iniziato giovanissimo, col professor Traldi, a occuparmi di Ematologia dopo la specializzazione. Ematologia, lì, voleva dire essere continuamente a contatto con i malati – soprattutto emofilici, allora – e doverli curare con ciò che ci offrivano i donatori volontari, periodici e associati. Il donatore doveva star bene, per aiutare ammalati tanto particolari. Con la quasi certezza, allora, delle infezioni che ci arrivavano dall’estero. Anche da trasfusionisti, tutti noi abbiamo avuto sempre come fine di ogni azione il malato”. Dalla stessa “scuola” arrivano anche i primari dei Centri trasfusionali dell’Ulss 8 (Tagariello), dell’Ulss 7 (Dal Canton) e dell’Ulss di Feltre (Di Mambro).

La serata "a sorpresa"

Una filosofia vincente che Gajo ha applicato pienamente, pur tra le difficoltà economiche, nella “sua” Treviso, fin dai primissimi giorni in cui ha ricevuto l’incarico. “Quando è arrivato – racconta Gino Foffano, presidente Avis provinciale – ero appena stato eletto presidente. Il dottor Gajo ha saputo far fare al Centro trasfusionale di Treviso il salto di qualità, mettendo in atto una medicina trasfusionale degna di questo nome, valorizzando in maniera instancabile le nuove conoscenze medico-scientifiche, le risorse umane, la ricerca, ma anche l’Avis e i donatori. Lo ringraziamo tutti, certi che ci starà ancora vicino”.

La scorsa settimana Gajo è stato salutato, con una “serata a sorpresa”, da rappresentanti dell’Avis regionale e nazionale nonché delle provinciali di Treviso e Venezia. Era presente anche il Prof. Parnigotto, presidente della Fondazione TES. Il Sit di Treviso, infatti, negli ultimi anni ha impostato tramite l’Avis una strettissima collaborazione con TES sulla ricerca nel campo delle cellule staminali.

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