Crisi economica e gestione del cambiamento

La crisi economica si sta ripercuotendo sul sistema sanitario e si teme interesserà anche i livelli essenziali di assistenza (LEA). Abbiamo capito che le risorse non sono illimitate e che si deve coniugare qualità e sicurezza con sostenibilità. A rigor di numeri, quest’anno nel Veneto non sono stati fatti tagli al Fondo Regionale per le Attività Trasfusionale  (FRAT) e questo è molto positivo ma nei fatti il turn over del personale, l’erogazione delle risorse, le attività di investimento si sono  rallentate e talora fermate. Per uscire dalla crisi sono necessari dei cambiamenti e  perciò si tratta di capire dove si deve agire e qual è il percorso più efficace. Avis è convinta che il risparmio non vada fatto sul donatore, sul personale dei servizi e nemmeno sull’organizzazione a rete del sistema.

All’associazione spetta il compito di informare e di comunicare in modo rigoroso e chiaro i cambiamenti in corso e quelli che avverranno. La chiusura di una sede di raccolta non più idonea e, quindi,  non accreditabile deve essere spiegata ai donatori e la soluzione alternativa va ricercata con cura e condivisa con tutti. Altro esempio: la modifica dei pannelli degli esami di idoneità che verrà introdotta deve essere spiegata con cura. Si modifica la periodicità di alcuni esami, si selezionano quelli più utili e si stabiliscono degli approfondimenti per alcuni gruppi di donatori  ma  si lascia sempre al medico la possibilità di effettuare  ulteriori esami , secondo “scienza e coscienza”.

È un’operazione di razionalizzazione che non toglie sicurezza al donatore, non si dovrebbe parlare semplicisticamente solo di tagli!. Creerebbe contrapposizioni inutili e disaffezioni insanabili.  Si sta, anche, parlando di sviluppo: senza sviluppo non c’è futuro! Dobbiamo però intenderci bene sul suo significato. Non possiamo più pensare che sia identificabile con la velocità o la quantità con cui cresce il numero di donazioni. Dobbiamo, invece,  orientarci sul miglioramento della qualità del sistema e non possiamo pensare che da questo ragionamento rimangano fuori la riorganizzazione delle strutture trasfusionali e della nostra realtà associativa.. Ci spingono  a  questo non soltanto la riduzione delle risorse disponibili ma anche la curva demografica della nostra società e la trasformazione culturale e negli  stili di vita dei cittadini.

Eccoci allora a delle conclusioni semplicistiche, ma che vogliono solo aprire la discussione associativa e con le altre componenti del sistema. La crisi può essere un momento di crescita solo se accettiamo di analizzare seriamente il sistema, lasciando perdere difesa di privilegi e auto referenzialità. I risparmi devono essere ben orientati. L’atto volontario del dono del sangue ha alla sua radice la relazione tra le persone. Dobbiamo saper garantire che all’interno del sistema trasfusionale ci sia il giusto clima di rispetto del donatore e di condivisione dell’obiettivo principale: la salute dell’ammalato.

Il rapporto tra associazione e socio  deve crescere e porre le basi per garantire vera partecipazione,  trasparenza,  adeguata comunicazione e utilizzo efficace delle risorse messe a disposizione. Lo sviluppo deve vedere un progetto condiviso di nuovo sistema trasfusionale veneto, sostenibile ed efficiente. Dobbiamo pensare a migliorare il lavoro in rete già dal livello dipartimentale, a razionalizzare l’organizzazione dei centri di validazione e di lavorazione del sangue, a garantire la sopravvivenza della medicina trasfusionale. Come Associazione dobbiamo pensare di coniugare l’indispensabile attività locale con dei sistemi di qualità e di comunicazione che  non possono  che essere unitari, per la loro complessità e impatto globale che hanno sul sistema.

Ma, ancora, dobbiamo pensare a un modello nuovo di fare associazione, più vicino alle caratteristiche dell’attuale società e ai suoi modelli di relazione tra persone. Si dice che la forza più potente di cambiamento nel mondo sia l’inerzia! In realtà senza una passione forte, un investimento culturale diffuso  e la disponibilità collettiva al ripensamento, non si cambia positivamente nulla!

Alberto Argentoni

02/12/2011

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