Situazione trasfusionale Veneto: bonaccia prima dell’uragano?

Come scrive il presidente regionale Alberto Argentoni nell’Editoriale, tutto finora va bene in Veneto. E ne possiamo essere orgogliosi. Ma è calma (molto apparente) o bonaccia prima della tempesta? Vediamo la situazione. Nell’ultimo numero avevamo scritto che, dall’analisi dei dati SIRT (la rete informatica del Sistema Trasfusionale veneto), a conclusione del 2010 si evidenziava un soddisfacente recupero di tranquillità nel dinamico equilibrio fra le donazioni di sangue dei donatori e le trasfusioni agli ammalati, che tanto allarme aveva generato nel 2009 per l’imprevisto, inedito e vistoso incremento delle necessità di sangue. Anche il plasma conferito alla Kedrion per ottenere i plasmaderivati è aumentato nel 2010 del +3,4%. Tutto bene dunque? Non è facile spiegarlo, ma ci attendono tempi difficili e complicati. L’avvio del 2011 è stato negativo, come evidente dalle tabelle del 1° trimestre, anche per la ricomparsa dell’epidemia influenzale che ci aveva risparmiato l’anno scorso e che ovviamente ha coinvolto pure i donatori; con il passare dei mesi abbiamo recuperato l’equilibrio, ma più per un contenimento dei consumi. La novità non è quindi il rallentamento dell’incremento delle donazioni, previsto per vari motivi  già più volte spiegati, ma il rallentamento della dinamica dei consumi; anche il dato del plasma conferito alla Kedrion, nei primi cinque mesi, vedono l’incremento del plasma conferito “solo” dello 0,7%. Ci si domanda se questo è conseguente a riduzione dell’attività sanitaria negli ospedali veneti, ad esempio nei trapianti d’organo, o se è conseguenza positiva di minori esigenze per incidenti stradali o sul lavoro, o per complicanze chirurgiche; il sistema informatico non è ancora in grado di farci capire.


 

 

 

 

 

 

La preoccupazione per l’estate

Comunque sia, le esigenze trasfusionali degli ammalati veneti nell’avvio contraddittorio del 2011 sono state soddisfatte e così pure gli impegni presi con regioni carenti nell’ambito della programmazione per l’autosufficienza nazionale. Non è affatto poco e non era nemmeno scontato. Complimenti a tutti per l’ottimo lavoro; non ce ne mancherà anche per il futuro.In effetti la preoccupazione è per l’estate, quando come sempre si ridurranno le donazioni; può far capolino la carenza di unità di sangue per gli ammalati; è già accaduto in passato. Grande attenzione e vigilanza dunque, pur senza allarmismi; gli uffici di chiamata avranno certamente un ruolo rilevante.

Guardare avanti, andare oltre

Pochi ancora, solo i più accorti, hanno percepito che la situazione trasfusionale italiana sta di fatto galleggiando. Dopo la potente spinta nata dall’irruzione delle tragedie AIDS ed Epatite C degli anni ’80, che ha consentito la nascita del “Conto Lavoro” e degli Accordi Interregionali, stiamo assistendo ad una inutile dissipazione degli anni. In particolare dopo la legge 219/2005 ci dovevano essere, entro 6-12 mesi, tutta una serie di atti governativi regionali e soprattutto nazionali che a tambur battente rigirassero il Sistema trasfusionale italiano portandolo a norma europea e nel terzo millennio. E’ un ritardo squisitamente politico, una carenza di governo, che rischia di far perdere il treno dello sviluppo. L’Accordo Stato-Regioni del 16.12.2010 ha infine sbloccato l’incanto, ma solo in parte. Siamo in attesa che il Ministro della Salute firmi non uno, bensì 5 decreti ministeriali per dare l’operatività prevista dalla 219/2005 necessaria a rimettere in corsa il cambiamento del sonnacchioso e dispersivo Sistema trasfusionale. E si badi bene che nessuno mette in dubbio la qualità e la sicurezza del sangue trasfuso, frutto sia dell’affidabilità dei donatori  italiani  che della competenza e professionalità del personale sanitario. Si discute di organizzazione, di gestione, di controllo di qualità, di reazioni avverse, di sostenibilità economica, di efficienza ed efficacia, di integrazione e compenetrazione fra Sistema trasfusionale pubblico e raccolta associativa in convenzione. Perché è ormai evidente a tutti che l’uso non efficiente delle risorse strumentali, degli impianti e del personale rende insostenibile l’intero sistema; se a questo si aggiunge l’uso inappropriato del dono, a partire dai farmaci plasmaderivati, con la realtà assai discutibile anche di consumo di prodotti commerciali di importazione pur in presenza di prodotto di proprietà delle Regioni stesse e frutto del dono non remunerato, si capisce che siamo su una china scivolosa dalla quale bisogna uscire al più presto. La riorganizzazione complessiva della rete trasfusionale, accentrando le fasi di lavorazione del sangue donato, mantenendo solo la raccolta, cioè la donazione dei donatori, periferizzata è ormai ineludibile. La chiusura delle sale prelievo pubbliche, o anche solo il loro ridimensionamento operativo, per mancanza di personale, magari in estate nel momento di maggiore difficoltà, è dietro l’angolo, anzi è già iniziata.

 

Raffronto donato-trasfuso

Autorizzazione – AccreditamentoPlasma Master File (PMF)

Entro la fine del 2014 dovrà essere conclusa la fase di autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria delle strutture trasfusionali pubbliche e delle associazioni, nel rispetto dei “Requisiti minimi” stabiliti dall’Accordo Stato-Regioni del 16-12-2010. Anche prima di tale data si dovrebbero poter effettuare le gare europee per la lavorazione del plasma, superando così il monopolio industriale di fatto oggi presente, sempre che il ministro firmi i necessari decreti, tecnicamente già pronti. Ma per poter davvero fare le gare europee è necessario che il plasma rispetti le norme europee sul PMF, che è un documento a se stante dell’Industria alla quale verrà poi conferito il plasma; nell’ambito di queste norme è previsto il rispetto dei requisiti minimi dell’Accordo Stato-Regioni del 16.12.2010. Altrimenti si ritorna al conferimento solo in ambito nazionale, permanendo quindi il monopolio di fatto esistente. Se siete riusciti  a seguire il ragionamento siete davvero bravi! Un classico circolo vizioso che si è creato (apposta?) per il ritardo nel governo del settore.Il Veneto è però partito in anticipo grazie a proprie delibere regionali (già nel 2006) ed è prevedibile che riesca a concludere il percorso autorizzativo entro il primo semestre 2012, potendo quindi teoricamente aprire il percorso della gara europea magari insieme alle altre regioni che avranno compiuto il medesimo iter, esaurendosi così l’attuale Accordo Interregionale Plasma (AIP) nato nel 1999. Già ci si confronta per costituire un gruppo di lavoro dedicato alla predisposizione di un nuovo capitolato di gara.Conclusioni: lavorare, lavorare, lavorare,….e donare pensando agli ammalatiCome si può capire non abbiamo molte scelte. Abbiamo la consapevolezza che stiamo predisponendo il futuro dei nostri figli, in un contesto complesso e globale, sovranazionale e articolato a livello regionale. La crisi economica e le normative europee non ci consentono più di rinviare, semmai ci si può rimproverare tutti di aver accumulato ritardi di alcuni anni. Ogni dirigente ai diversi livelli segua gli sviluppi con consapevolezza e disponibilità. Però intanto pensiamo alle esigenze concrete ed immediate degli ammalati; ogni donatore e donatrice faccia la sua parte andando a donare: in estate gli ammalati non vanno in ferie. Buona donazione a tutti/e.

Bernardino Spaliviero

 

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