Nelle case di pietra dei trogloditi veneti. Un giorno a Nanto, fra i “covoli” dei Monti Berici

Vicenza non è solo la città dell’oro, del Palladio e città d’arte per antonomasia. C’è una Vicenza minore, che con i suoi reperti storici e archeologici parla di una realtà che ci fa scoprire un’epoca lontana non molto conosciuta. Qualche chilometro fuori città, a ridosso dei Monti Berici, esistono dei siti in cui sono stati fatti dei ritrovamenti assai interessanti. Ma andiamo con ordine: nella bassa vicentina, dove si snoda il Bacchiglione, fiume non sempre tranquillo, facile alle tracimazioni ed esondazioni, (come avvenuto nell’autunno del 2010), nel mezzo del terreno alluvionale c’è un piccolo paese di appena

La scritta incisa sulla roccia

tremila abitanti, ricco di storia. Non per il fatto di trovarsi nella fertile campagna già conosciuta dagli antichi Romani, tra vigneti e uliveti voluti e protetti dalla Comunità Europea, ma per una serie di grotte, o covoli, scavate nei colli Berici. Grotte che possono raccontare vicende di una zona formatasi con l’emersione dal mare milioni di anni fa. Il paese di cui parliamo è Nanto, famoso anche se poco conosciuto, per il Covolo misterioso di Balza. Lasciato il paese, molto raccolto e piacevole a vedersi e per viverci, ci arrampichiamo per una strada provinciale, asfaltata, che ci porta all’interno dei colli Berici. Dopo due, tre chilometri, il nostro accompagnatore, il presidente della Pro loco di Nanto, Lucio Penzo, ci fa procedere per una strada sterrata e, dopo un altro chilometro, ci fermiamo. E qui comincia il bello: ci inoltriamo in un fitto bosco, un po’ disagevole (meglio avere scarponcini da trekking), e dopo circa un quarto d’ora di cammino arriviamo alla nostra meta, il famoso Covolo misterioso di Balza, una di una serie di cinque grotte perfettamente nascoste da una vegetazione fitta e selvaggia. Bisogna farsi largo fra gli arbusti spogli per la stagione invernale e, seguendo le tracce del sentiero, arriviamo di fronte alla prima delle grotte naturali: una meraviglia! Sono grotte molto ampie, al riparo dalle intemperie, con l’entrata che sembra quasi un porticato naturale. Subito abbiamo l’impressione, anzi la certezza, che le grotte, anticamente, fossero abitate, e allora cerchiamo di saperne di più rivolgendo molte domande al presidente Penzo, da chi, e perché. Forse i primi ad abitare nelle grotte furono gli uomini preistorici, di cui non ci è giunta documentazione, però le grotte furono sicuramente rifugio di animali come l’orso speleo, le cui unghiate sono ben visibili in una di esse. Naturalmente la fantasia popolare fece credere che i covoli nascondessero anguane (ninfe), silbanelli (folletti), strie (streghe), striossi, orchi e quant’altro, ma la certezza che fossero abitate comincia con la scoperta di una scritta nella grotta più accogliente, la quale recita: “27 Ottobre 1509 fo fato questo da Anton Balza da Padova”. Presumibilmente, questo signore fu un fuggiasco padovano sottrattosi alle battaglie fra i padovani e i sanguinari Lanzichenecchi di Massimiliano I, che furono, nello stesso 1509, artefici del massacro di oltre mille persone, morte asfissiate nel vicino covolo di Mossano. Dopo questo periodo, le grotte furono abitate spesso da fuggiaschi rifugiatisi in questi covoli, fino all’ultima guerra mondiale. Nell’intervallo fra il 1500 e il 1945 vi trovarono riparo i gruppi che potevano essere facile preda di banditi e predoni, ecco allora che qualcuno pensò bene di rendere le strutture fortificate con spesse mura, come il covolo di Trene, dove dalle feritoie controllavano verso valle, da dove sarebbero potuti arrivare incursori e predatori. Poi, da una ricerca sul periodo della Lega di Cambrai contro la Serenissima Repubblica di Venezia, molti padovani trovarono rifugio nei covoli per sfuggire ai contendenti, specialmente contadini e poveri diavoli che nulla avevano da spartire con la guerra. In occasione della ricorrenza del cinquecentesimo anniversario dei cruenti fatti, la Pro loco ideò uno spettacolo a cui assistettero oltre mille persone, con il quale si rievocava la storia del covolo di Balza. Quest’anno il Comune, insieme alla Pro loco, ripeterà la felice esperienza sotto la direzione di Antonio Grigolin, il 30 ottobre, presso la piazzetta di Nanto. Artisti, figuranti, armigeri e orchestrali faranno rivivere la misteriosa storia di Balza dal 1509 ai giorni nostri. Sarà quella l’occasione per capire qualcosa di più sul mistero che tuttora avvolge questo territorio vicentino fino ad oggi praticamente ignorato. Con l’occasione si potranno conoscere altri particolari su questo angolo di paradiso dei colli Berici, come l’interessante uliveto voluto dalla Comunità Europea

L'entrata di una grotta

proprio a ridosso delle balze dei colli al riparo dal vento freddo del nord: già si è cominciato a raccoglierne i frutti, producendo un gustosissimo olio d’oliva. Non manca la possibilità di assaggiare i vini di Nanto, uno fra tutti il Tocai rosso, unico nella zona, prodotto dalle ormai famose cantine dell’azienda agricola Nani. La Pro loco di Nanto, che consorzia ventitrè consorelle del basso vicentino, mette a disposizione dei visitatori delle guide, che saranno ben liete di condurvi tra i misteri di Balza e dintorni, non dimenticando che con l’occasione si potranno degustare le prelibatezze delle cucine del basso vicentino in uno dei numerosi ristoranti e agriturismo della zona (Pro Loco: tel 0444 638188 www.colliberici.it). Lasciamo a voi il piacere di scoprire questa realtà, oltre alle grotte, che noi abbiamo visto, oltre che assieme al presidente della Pro loco Lucio Penzo, con il presidente dell’Avis provinciale di Vicenza, Enrico Iseppi. Un riverente saluto prima di ritornare a casa lo abbiamo rivolto alla chiesa della “Madonna dei miracoli” che già in occasione di violente pestilenze e incursioni barbare, ha protetto gli abitanti di Nanto.

Ottaviano Cereser

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