Grazie all’impegno di voi tutti, centrato l’obiettivo 2010

I dati preliminari a consuntivo del 2010 ci dicono che è andata bene, consentendoci un buon recupero sul difficile 2009. Siamo stati in parte fortunati, perché la temuta pandemia di influenza di inizio 2010 alla fine non c’è stata, ma nel complesso è legittimo dirci che siamo stati bravi. Abbiamo ottenuto un significativo +3,3% delle donazioni di sangue, superando anche l’obiettivo programmato del +3%. Tutti, in ogni parte del Veneto, hanno aumentato le donazioni, con impegno davvero grande di ogni struttura  Avis, dalla più piccola Comunale, alla più strutturata Provinciale.

Anche le strutture trasfusionali hanno profuso un impegno  non indifferente, consentendo ai donatori, senza aumenti di personale, di incrementare  le donazioni. Insomma il Sistema Trasfusionale veneto ha riassorbito l’impatto del vistoso incremento dei consumi che si era verificato, inaspettato, nel 2009, con un aumento delle trasfusioni agli ammalati del 6,3%, quasi 14.000 sacche in più. In effetti all’allarme generale lanciato in Veneto all’inizio del 2010 ha fatto seguito oltre al buon recupero delle donazioni anche un rallentamento dell’incremento dei consumi, aumentati nel 2010 “solo” dello 0,4%, “appena” 844 sacche.

Recuperato il margine operativo


Per garantire la tranquillità trasfusionale bisogna che nelle emoteche dei nostri ospedali ci siano sempre delle scorte sufficienti, che vanno continuamente avvicendate perché dopo 40 giorni le sacche di emazie scadono. L’insieme delle scorte rappresenta il margine operativo importante in situazioni di emergenza imprevedibili. Dall’esperienza degli ultimi 15 anni possiamo ritenere che nel Veneto questo margine operativo si aggira intorno alle 10.000 unità di sacche all’anno. Nel 2009 eravamo scesi sotto le 9.000, ma nel 2010 siamo ritornati sopra le 17.000, recuperando quindi una sostanziale stabilità. Queste scorte non vengono mai perdute perché il Veneto attraverso meccanismi convenzionali supporta aree carenti del nostro Paese. Le cessioni extraVeneto, il nostro contributo all’autosufficienza nazionale, che si era necessariamente ridotto nel 2009, è incrementato nel 2010 arrivando a 14.238 sacche.  Una bella, buona e legittima soddisfazione.

Il 2011: obiettivo +2%

Non abbassare la guardia. E’ previsto un ulteriore incremento dei consumi e quindi è stato programmato un +2% delle donazioni. L’anno 2011 è iniziato male, con l’epidemia influenzale che porta con sé un incremento delle trasfusioni agli ammalati in situazioni critiche e un cale delle donazioni perché anche i donatori se la pigliano (l’influenza). Il combinato dell’invecchiamento della popolazione e del miglioramento progressivo della qualità sanitaria con interventi chirurgici e terapie mediche innovative, ma con necessario supporto trasfusionale, porta ad un necessario e progressivo incremento delle donazioni di sangue per il quale è necessario attrezzarsi.

Migliorare l’indice donazionale

Senza ridurre l’impegno a trovare nuovi donatori, soprattutto fra i nostri giovani, è però necessario ottenere una maggiore frequenza delle donazioni da parte di chi è già donatore. In questo è ampiamente dimostrata l’utilità degli Uffici di chiamata, gestiti direttamente dai volontari Avis, con colloqui telefonici diretti con i donatori. Essi sono presenti già su buona parte del territorio veneto, ma vanno generalizzati. La rete degli Uffici di chiamata deve coprire tutto il nostro territorio, è un investimento sulle persone e sulla qualità del rapporto diretto con il singolo donatore di sangue che ovunque viene realizzato dà buoni frutti.

 

 

 

Introdurre al dono i nuovi cittadini

È la sfida più importante soprattutto in prospettiva. La persone che risiedono ormai stabilmente in Veneto, provenendo da molti paesi di ogni parte del mondo soprattutto negli ultimi 10 anni, hanno ormai superato la soglia del 10% della popolazione veneta. Sono persone che concorrono a pieno titolo alla costruzione del benessere diffuso presente nella nostra regione, nonostante la crisi economica che ci preoccupa tutti, con riguardo particolare al futuro delle nuove generazioni. Queste persone sono mediamente più sane della nostra gente, altrimenti non avrebbero avuto la forza ed il coraggio per migrare dal loro paese d’origine, ma anche loro si ammalano e hanno bisogno di trasfusioni. Inoltre esistono problemi talora complessi ematologici che riguardano i gruppi e sottogruppi sanguigni, con incompatibilità e necessità di trovare donatori fra i loro connazionali. Inoltre rappresentano una ineludibile compensazione alla riduzione demografica sempre più rilevante delle nostre nuove generazioni, conseguente alla caduta della natalità. In molte parti d’Italia e del Veneto in particolare, si stanno realizzando incontri, convegni e iniziative mirate all’ingresso di questi nuovi cittadini nella donazione del sangue secondo i principi etici della nostra associazione: dono anonimo, volontario, non remunerato, consapevole, responsabile, periodico ed associato. Gli inizi appaiono promettenti nello spirito dell’integrazione completa e solidale, anche con assunzione di responsabilità sociale nel nostro Paese. Un campo vasto e nuovo che tutti insieme dobbiamo e vogliamo arare.

Bernardino Spaliviero

 


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